MESSAGGI INDECIFRATI

IL PARADOSSO DEL MENTITORE

Creato da BLACKAENIMA il 03/03/2011

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AFRODITE

Post n°132 pubblicato il 22 Novembre 2023 da BLACKAENIMA

 

... L'imperfezione è bellezza, la pazzia è genialità,

ed è meglio essere assolutamente ridicoli che assolutamente noiosi.

Hollywood è un posto dove ti pagano mille dollari per un bacio e cinquanta centesimi per la tua anima...

Quel che ho dentro nessuno lo vede. Ho pensieri bellissimi che pesano come una lapide. 

Ma la gente non mi vede!

Vede solo i suoi pensieri più reconditi e li sublima attraverso di me,

presumendo che io ne sia l'incarnazione...

 

 

Norma Jeane Mortenson

conosciuta in tutto il mondo come Marilyn Monroe

nacque il primo giugno del 1926, alle 9,30 del mattino.

Si ipotizzò che la madre fosse rimasta incinta dopo uno stupro. Alcuni mesi dopo il parto, la bambina venne battezzata come "Norma Jeane Mortenson Baker"; molti biografi suggeriscono che Gladys, la madre, le abbia dato i suoi cognomi per evitare che venisse dichiarata illegittima. Marilyn (pseudonimo di Norma Jeane) trascorre un' infanzia estremamente povera e infelice. Fra le altre cose, Gladys accoltellò un'amica e sottopose Marilyn a percosse e punizioni assurde. Un altro choc fu per la bambina quando il suo cane venne ucciso a fucilate da un vicino di casa; quell'episodio le provocò una balbuzie nervosa durata parecchio tempo. Per questo e altri motivi Marilyn fu bullizzata a scuola. Dopo il ricovero della madre in un istituto psichiatrico, passa dall'orfanotrofio a una famiglia adottiva all'altra. A sedici anni, lascia la scuola senza diplomarsi e spera di trovare la felicità sposando un giovane operaio conosciuto nella fabbrica dove lavorano entrambi. Il matrimonio finisce quando il ragazzo parte per la guerra e lei, notata da un fotografo, posa per alcuni scatti che le aprono le porte dell'industria cinematografica. La sua insicurezza era naturale e candida come la sua esplosiva e disinibita sessualità: l'una non poteva esistere senza l'altra.

"Era un fiore di creatura: tutta morbida e bianca, 

compatta come un albero giovane.

Quando seppi che l'avevano ammazzata, sembrò anche a me di morire un po"

dirà la Magnani dopo la sua morte.

La personalità di Marilyn è una calamita che attira e respinge, in modo incontrollato, coloro che le sono accanto e che inevitabilmente cadono preda di una attrazione mista a paura, folgorati e paralizzati, accecati e oscurati dalla sua luminosità. Impalpabile, non comprensibile, sempre altrove mentalmente, Norma Jeane Mortenson sfugge alla catalogazione dei più, apparendo "vuota e stupida" solo all'occhio frettoloso e superficiale. La sua "vuotezza" è in realtà uno spontaneo scoprirsi, denudarsi, totalmente privo di malizia. Da ragazza preferiva farsi vedere nuda perché si vergognava dei suoi vestiti da orfanatrofio. Da adolescente, priva da sempre di una figura paterna, capisce che il suo corpo è uno strumento di potere nei confronti degli uomini e perciò lo usa, seppur con distacco e ironia. Attiva, intraprendente, sicura e volitiva quando si trattava di aiutare il prossimo. Timida con complessi di inferiorità, quando la interrogano su se stessa. Resta zitta per paura di dire sciocchezze, torturata dalla condanna di dover apparire stupida per avere attenzione. La stereotipizzazione operata da Hollywood, che le cucì addosso il ruolo della fatalona poco arguta, fece sì che l'opinione pubblica, come spesso accade in tali casi, confondesse la persona con il personaggio. 

Lei: Marilyn

C'è una bellissima poesia di Pier Paolo Pasolini a lei dedicata all'interno della prima parte del documentario "La Rabbia". Ed è così che mi piace ricordare questo dolcissimo petalo di rosa, Norma Jean. Forse nessuno è mai riuscito a intravedere tra le pieghe di quel biondo platino il suo animo fragile sopravvissuto solo apparentemente ad un'infanzia e adolescenza devastanti. Il successo, in molti casi, non riesce a rimarginare certe ferite e mancanze particolarmente profonde.

Muore le prime ore della notte del 5 agosto 1962, SUICIDATA.

Il dolore degli altri non è mai facile da capire.

Del mondo antico e del mondo futuro
era rimasta solo la bellezza, e tu,
povera sorellina minore,
tu sorellina più piccola,

quella bellezza l'avevi addosso umilmente,
e la tua anima di figlia di piccola gente,
non ha mai saputo di averla,
perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

Il mondo te l'ha insegnata,
Così la tua bellezza divenne sua.

Del pauroso mondo antico e del pauroso mondo futuro
era rimasta sola la bellezza, e tu
te la sei portata dietro come un sorriso obbediente.
L'obbedienza richiede troppe lacrime inghiottite,
il darsi agli altri, troppi allegri sguardi
che chiedono la loro pietà!

Così ti sei portata via la tua bellezza.
Come un pulviscolo d'oro.

Dello stupido mondo antico e del feroce mondo futuro
era rimasta una bellezza che non si vergognava
di alludere ai piccoli seni di sorellina,
al piccolo ventre così facilmente nudo.

E per questo era bellezza, 
la stessa che hanno le dolci ragazze del tuo mondo, 
le figlie dei commercianti. 

Sparì come una colombella d'oro.

Il mondo te l'ha insegnata e così la tua bellezza non fu più bellezza.

Ma tu continuavi a essere bambina,
sciocca come l'antichità, crudele come il futuro,
e fra te e la tua bellezza posseduta dal Potere
si mise tutta la stupidità e la crudeltà del presente.
La portavi sempre dietro come un sorriso tra le lacrime,
impudica per passività, indecente per obbedienza.
La tua bellezza sopravvissuta dal mondo antico,

richiesta dal mondo futuro, posseduta
dal mondo presente, divenne un male mortale.

Ora i fratelli maggiori, finalmente, si voltano,
smettono per un momento i loro maledetti giochi,
escono dalla loro inesorabile distrazione,
e si chiedono: «È possibile che Marilyn,
la piccola Marilyn, ci abbia indicato la strada?»

Ora sei tu,
quella che non conta nulla,

poverina, col suo sorriso,
sei tu la prima

oltre le porte del mondo abbandonato al suo destino di morte.

 

 

 
 
 
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