La rabbia degli esclusi. Di Marco Pannella e di Antonio Di Pietro che non potranno correre alle primarie del Partito democratico. Che avrebbero voluto ma che sono stati stoppati. "Volete correre per il nuovo partito? Sciogliete i vostri" si sono sentiti dire dal comitato che, regolamento alla mano, decide le candidature per la corsa alla segreteria della costituenda formazione politica.
E oggi l'ex pm attacca: "Il Pd ha perso un'ottima occasione per potersi qualificare tale. Un partito, per potersi definire davvero democratico deve essere aperto e pluralista altrimenti semplicemente non è". Per il ministro, che avrebbe ottenuto il via libera di Prodi, la motivazione con cui è stato escluso è semplicemente "un furbo espediente per non avere tra i piedi un concorrente vero e reale, un candidato che avrebbe rotto le uova nel paniere, che avrebbe potuto rimettere in discussione gli equilibri precostituiti". Ma il ministro va anche oltre: "Con il tempo e a mente serena bisognerà riflettere sulle reali motivazioni di questo diniego (che, in realtà, sono molto gravi e per certi versi inconfessabili) e trarne le inevitabili conseguenze, anche sulla opportunità di restare o meno in una coalizione che di fatto ci respinge!".
Ma anche in casa radicale c'è fermento. L'esclusione di Marco Pannella non è stata ancora digerita e oggi,Emma Bonino, insiste: "Il problema, più che tecnico, è tutto politico". Contesta le motivazioni, l'esponente radicale, parla di "arroccamento" di Ds e Margherita. E promette battaglia: "Questa decisione dimostra che si tratta della mera fusione di due oligarchie. Noi useremo le possibilità di ricorso, sperando che le nostre ragioni, che poi dovrebbero essere le loro, facciano breccia". Ricorso che, invece, Di Pietro non farà. Non nascondendo, però, le conseguenze politiche della sua esclusione: "Con il tempo - dice il leader dell'Italia dei valori - bisognerà riflettere sulle reali motivazioni di questo diniego e trarne le inevitabili conseguenze. Per ora una cosa è certa: chi non ci vuole non ci merita!".
Tocca a Maurizio Migliavacca, uno dei coordinatori del comitato per il 14 ottobre, rispondere. Ed è un riaffermare dic ose già dette più volte. "Se dei leader nazionali vogliono partecipare alle primarie del 14 ottobre devono riconoscere le regole che valgono per tutti e impegnarsi concretamente per il superamento dei loro partiti". Quindi, chi ha ancora un partito alle spalle, non può pensare di candidarsi alla guida di un altro.
Sinceramente non ci sorge affatto strano che un partito come i DS, a denominazione democratica e d'ispirazione Stalinista, non abbia accettato le succitate candidature, è una questione di democrazia, e bene lo sa l'amico Veltroni (ex-PCI - e seguace di coloro i quali furono finanziati per anni da Mosca) che gente, troppo democratica come Di Pietro o troppo fuori dalle gerarchie russe come un RADICALE, non può concorrere alla guida di un nuovo Soviet che si va a creare in Italia...
Quindi amaregiati e "incazzati" ci batteremo il più possibile per riuscire a smascherare questi luridi lerci e schifosi COMPAGNI che infestano le nostre scuole,città,università ecc....
Inviato da: niki_gigio
il 31/10/2007 alle 13:35
Inviato da: ninaciminelli
il 30/07/2007 alle 14:11
Inviato da: ladyalainie
il 19/06/2007 alle 16:14
Inviato da: PEANO0
il 10/06/2007 alle 00:32
Inviato da: mimmobeach86
il 09/06/2007 alle 11:23