Creato da Uncerchioblu il 27/08/2008

Io.. Il mio viaggio

Se un giorno ti verrà rimproverato che il tuo lavoro non è stato fatto con professionalità, rispondi: che l'Arca di Noè è stata costruita da dilettanti e il Titanic da professionisti....

 

 

Le mani di Osmai

Post n°12 pubblicato il 09 Aprile 2009 da Uncerchioblu

MI infilo in auto, sono diretto a L'Aquila. Mi viene in mente Edgar Lee Masters e il suo Spoon River. Penso: "Se ognuno di questi morti potesse raccontare la sua storia chissà cosa ne uscirebbe fuori". Già, chissà cosa. Attraverso la città senza vederla, senza toccarla.
Voglio invece incontrare gli immigrati macedoni che risiedono in questi paesini da vent'anni. Ho appena letto un titolo di giornale: "Il mistero dei macedoni scomparsi". Già la morte è un mistero, questi corpi svaniti lo rendono ancora più inafferrabile, incredibile.
Nicola, il mio Cicerone, un uomo buono e sapiente, mi conduce a Paganica, paesone a sud della città capoluogo disteso su un pendio dolce della valle dell'Aterno. Ci aspetta un ragazzo di 23 anni, magro come un arbusto. Jimmy il macedone lo chiamano: ha mamma e papà che lavorano qui da anni. Anche lui naturalmente lavora, fa l'operaio. "La mia casa stava cascando e mi sono calato giù dal lampione". Eccolo il lampione. Agile come una lepre, non ha atteso che la terra smettesse di sollevarlo. Si è tuffato, calato, come fanno oggi i vigili del fuoco del Saf, il soccorso alpino, per provare a salvare gli irragiungibili.
Jimmy adesso sta aspettando che i carabinieri gli permettano di entrare in casa e prendere i suoi documenti di cittadino residente, lavoratore in regola, contribuente onesto. Mi spiega: "Alcuni amici sono andati via senza attendere le tende, è vero. Ma non sono spariti... Sono corsi da nostri connazionali a Terni, o anche a Rimini, pure a Ravenna. Per stare insieme, per trovare un po' di conforto, una casa".
Non sono morti e non c'è mistero. Hanno lasciato prima che giungesse la Protezione civile. I loro nomi sono nei registri dell'anagrafe, la loro vita per il momento è altrove. "Ma gli altri macedoni li trovi a Poggio Picenze. Sono più di vent'anni che abitano lì, sono tutti riuniti".
Poggio Picenze, cinque chilometri più a est, è il luogo dell'incontro con un eroe primitivo, una figura quasi biblica. Raggiungo la tendopoli attraverso un campo incolto. Li vedo finalmente. I macedoni sono tutti qua. In gruppo. Sono tutti uomini.
Prima che io chieda mi indicano lui. Osmai Madi ha 42 anni, è muratore. I graffi gli segnano il corpo, mani e piedi imbavagliate da garze, le lacrime agli occhi. Ha un fisico da rugbista. In tanti, in undici dovranno ringraziare le sue mani e le sue spalle. Ha osato ciò che nessuno di noi potrebbe immaginare come possibile.
Inizia a parlare calmo, tranquillo: "Casa mia era un cumulo di macerie, in un attimo è crollata. Tutta la mia famiglia è stata sepolta. Gridava la mia moglie. Però ho prima sollevato le lastre di cemento e trascinato la mia prima figlia verso la strada. Poi sono corso da lei. Mi sono fatto male, vedi le mani? Vedi i piedi? Quando ho finito con lei mi sono diretto verso Valbona, la mia ultima ragazza. Ho scavato e scavato ma non c'è stato niente da fare, Valbona non si muoveva, e io non potevo aiutarla".
Valbona era morta e Osmai anziché piangerla e disperarsi e maledire la terra e il cielo, l'Italia e il lavoro, maledetto lavoro che a Tentovo - la sua città - non si trova, ha osato dove nessuno avrebbe mai potuto solo correre col pensiero.
Osmai ha lasciato la sua Valbona, la sua figlia morta. Ha lasciato la morte al suo posto ed è corso a soccorrere la vita. Non la sua ma quella dei suoi compagni: di suo cognato, delle nipoti, di Renza, Almiz, Zonura, tutti nati all'Aquila. Figlioletti di macedoni. Immigrati di seconda generazione. Per undici volte le spalle e le mani di Osmai, questo Cristo trafitto, hanno trascinato via corpi feriti ma in vita, bimbi impauriti ma forti, mogli angosciate, nonne in lacrime.
Chi avrebbe mai potuto immaginare. Dico e chiedo: chi? Chi di noi avrebbe la forza di lasciare sua figlia oramai persa e voltarsi verso l'altro bisognoso, ancora in pericolo. Chi di voi? "La mia Valbona non c'è più". Singhiozza ora. La disperazione sua è muta, civile, degna di un grande uomo. Il suo silenzio chiama il silenzio dei morti. Lee Masters ha scritto: "Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare e il silenzio della città quando si placa. E chiedo per le cose profonde a che serve il linguaggio".
Lo abbraccio. Osmai è un eroe e ora ha un'unica impellenza: portare Valbona in Macedonia. Farla riposare sotto le pietre della sua terra. E con lui anche Vassili che ha sua moglie Nuria da offrire alle lacrime dei parenti di Skopje: "Ci stanno aspettando, dobbiamo portarli. Aspettiamo di capire come".
Mi è venuto in mente l'immagine di quando ad Ascoli Satriano, il mio paese, aspettammo i morti di Marcinelle, in Belgio. Due compaesani caduti sul lavoro in terra straniera. Ero col grembiulino in piazza. Tutti eravamo in piazza ad aspettare quei corpi inghiottiti dalla miniera lassù, così lontano. Eroi del nostro tempo. Lavoratori che con la loro fatica aiutavano noi a stare un po' meglio.
Noi prima e adesso loro. La storia si ripete.
Osmai partirà, e io giuro che lo aiuterò come potrò. Lo rivedrò, è sicuro. "Tieniti forte e parti. E poi ritorna che tutti ti aspettano", gli dico. Mi risponde di sì: "L'Italia mi ha voluto bene e io voglio bene all'Italia. Certo che torno".
Il sole picchia forte, più di quando a Onna, qualche ora prima, avevo incontrato suor Maria con una madonnina sulle braccia senza un lembo di polvere: "È un miracolo, guarda qua com'è bella". La madonnina vegliava sulla scuola materna che le suore da 120 anni gestiscono qui. "Abbiamo perso due piccoletti, due bimbi di quattro e cinque anni. Gli altri sono salvi".
Salvi come questi vecchi seduti davanti alla tenda. E questa signora che mi viene incontro. Fa la parrucchiera e prima della casa pensa, disperata, al lavoro morto: "Chi mai si farà più i capelli?".

di MICHELE PLACIDO

 
 
 

AIUTI PER UNA MORTA DI FAME !!!!

Post n°11 pubblicato il 09 Aprile 2009 da Uncerchioblu

TORINO - Sette posti-barca per yacht di grandi dimensioni, tutti nelle località di mare più gettonate della Francia del Sud, per complessivi sette milioni di euro. Poi due alloggi sino ad oggi rimasti nell'ombra, uno a New York e l'altro a Parigi: altri tre milioni di euro. Infine l'indicazione di un elenco, per ora ancora limitato, di conti correnti e pacchetti azionari mantenuti riservati, a detta di Margherita Agnelli De Pahlen e del suo legale, anche dopo l'apertura della successione del padre: l'Avvocato, scomparso il 25 gennaio 2003.

 

ATTENZIONE

 

LI VUOLE TUTTI

 
 
 

Meno male che adesso non c'è Nerone !!!

Post n°10 pubblicato il 04 Aprile 2009 da Uncerchioblu

Diciamocelo chiaramente: prima che un’offesa diretta ad Angela Merkel, prima che una clamorosa mancanza di rispetto verso gli altri 27 capi di governo dell’Alleanza, Silvio Berlusconi ha offeso e mancato di rispetto ai dieci caduti italiani in Afghanistan e a tutti gli altri militari, italiani e non, morti nel corso delle missioni Nato. Alla loro memoria era dedicata infatti la cerimonia di commemorazione che il presidente del Consiglio ha disertato per parlare al telefonino. Con chi? Con il premier turco Erdogan per convincerlo a sbloccare il veto sul nuovo segretario generale, spiegano i suoi: <lavoravo per voi, lavoravo per tutta l’Alleanza>, ha detto Berlusconi. Meno male: dieci minuti dopo questa dichiarazione la Turchia ha confermato il proprio veto al candidato danese. Ci sono voluti diversi colloqui bilaterali con Obama e una lunga seduta a porte chiuse per far cambiare idea al governo Turco.  Un fatto di cui Berlusconi si è arrogato il merito.

 
 
 

AMO LUCIANA LITIZZETTO !!!

Post n°9 pubblicato il 04 Aprile 2009 da Uncerchioblu

E poi dicono la tecnologia. Qualche mese fa in Alaska un impiegato degli uffici amministrativi del governo ha pigiato un tasto sbagliato del computer e ha distrutto dati per 38 miliardi di dollari. Ripeto la cifra. 38 miliardi di dollari…Trentotto miliardi di dollari non son mica pochi. Per guadagnarli uno come Corona deve fotografare i culi di: Bush, Putin e Bin Laden, più Bill Gates che usa il Macintosh, Berlusconi che canta Bandiera rossa e Emilio Fede che al ristorante bacia Cecchi Paone mentre Sgarbi suona la chitarra vestito da Apicella. Comunque. Lui ha schiacciato cancel e ciao. E poi dicono che il computer ci semplifica la vita. Certo. Ce la semplifica perché la vita è fatta di tanti sentimenti complicati che si mescolano fra loro invece quando sei al computer ne hai uno solo, l’odio. Un sentimento quasi solido. L’odio di quando Windows comincia a sdavanare. Basta uno starnuto un po’ più forte, uno sfioramento involontario di tastiera, uno scivolamento di cracker che pigia a minchia un qualsivoglia tasto che senti: WANN!!!! e compare la scritta: Si è verificato un errore irreversibile l’applicazione verrà terminata… E se tu non hai ancora salvato il documento ciao. Sei panato. Ma perché? Ma perché mi chiedi se voglio salvare quello che ho scritto? Cosa ti devo rispondere? “No, pirla? No, che non lo voglio salvare. Ho scritto per due ore per irrobustire i muscoli delle dita perché domenica vado a fare free climbing. Ho scritto tanta tanta roba per poi buttarla nel cesso darling. Ho scritto 20 pagine così, per niente, perché sono una povera pazza felice della legge Basaglia, scrivo scrivo per poi scatafrattare tutto via. CERTO, CHE VOGLIO SALVARE! NON ME LO DEVI NEANCHE CHIEDERE, DEVI FARLO! Se mai sono io che se voglio buttare quello che ho scritto lo butto, è una forma di libero arbitrio, se no tu salva sempre, testa di cretino, gran Mogol dei balenghi, stronzo ciclopico. Ma fosse solo questo. E quando fai copia e incolla e il computer da solo ti cambia i caratteri di quello che hai scritto? Ti compare un bel Century gotic al posto del tuo solito Arial? Ah…. rabbia funesta… corazon espinado… Ma lo sai macchina delle mie grandissime cime di rapa, che oltre a cambiare il carattere tu, fai cambiare il carattere anche a me che prima ero normale e poi divento un diavolo della Tasmania? Una bella una bestia e una bestia tutto insieme. Perché mi sposti i margini, così, senza un perché? Che improvvisamente mi tocca scrivere impaginato tutto strofe come le rime di Cavalcanti? Un appello a Bill Gates. Bill? Sono un’italian star. Senti. So che sei sempre lì a inventare computer e fai bene, contento tu. Ti posso dare un’idea? Fanne uno semplice, un bel computerino semplicino per quelli rintronati come me. Con 2, 3 funzioni massimo. Non settemila. Massimo 4. Guarda. Fai un computer come la moka. Sai cos’è la Moka, mio bell Bill? È una caffettiera. Un pezzo di alluminio diviso in tre parti che fa il caffè. Non usi la Moka per vedere i film o scaricare la musica. No, la Moka fa solo caffè. Però la Moka non si spegne di colpo con un Da-dannn per dirti che ha fatto un’operazione irreversibile. E neanche ti chiede se vuoi inviare la segnalazione alla Lavazza. No, lei umile spinge semplicemente il vapore d’acqua nel caffè e ne trae una bevanda. Fai un computer così, Billino, semplice, che serva solo semplicemente per scrivere, e te ne saremo tanto tanto grati. Altrimenti non venire più in Italia. Se vieni tu, schiaccio control alt canc ed esco io..... by la donna della mia vita Luciana Litizzetto

 
 
 

Pensieri Amazonici di Lorenzo Cherubini ( Jovanotti )

Post n°8 pubblicato il 04 Aprile 2009 da Uncerchioblu

Oggi mi è chiaro che tutto è dato come un libro da leggere-
come specchio dove guardarsi.
Se è vero che tutto il mondo si specchia in una goccia di pioggia la goccia cade troppo veloce
per permetterci di leggere i dettagli del mondo-
e i dettagli sono pura scossa-
i collegamenti tra le cose-
il botta e risposta-
l’origine e la causa della musica-
la musica è dettaglio e rapporto-
è foresta-sistema.
Non sapevo di avere una foresta dentro di me
un’amazzonia intera che non potrò esplorare mai fino in fondo.
Mi fermo e avverto occhi che mi guardano e io non li posso vedere-
ma loro vedono me-
non posso nascondermi né come umano né come foglia come frutto o come insetto-
non posso nascondermi-
nemmeno come talpa o come ragno o come nuvola o come sasso o come batterio
non posso nascondermi-
non posso nascondermi.
Non posso nascondermi e farò gola a qualcuno che affiderà la sua sopravvivenza alla possibilità di farmi fuori.
Anche da morto servirò a qualcosa.
A mantenere in vita questa macchina che mi contiene
ma che oggi io posso avvertire intera-
indivisibile-nel mio cuore
.

 
 
 

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