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Il teatro visto da Enrico Fiore

 

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Se l'Africa strizza l'occhio a Brecht

Post n°722 pubblicato il 24 Giugno 2013 da arieleO
 

Il presidente di un imprecisato Paese africano incontra uno speculatore francese, il signor Nick, allo scopo di stabilire il guadagno che verrà ad entrambi da un progetto di estrazione dell'oro; e, per allietare la serata, invita a palazzo una compagnia di artisti. Mal gliene incoglie, però. Gli artisti - spalleggiati dalla battagliera ministra della cultura - prendono a scaricargli addosso l'intero catalogo dei problemi da lui messi fra parentesi: dalla prostituzione minorile al paludismo, dagli incendi nella savana all'escissione, dalla disoccupazione all'Aids.
   Questo, in estrema sintesi, l'argomento di «Une nuit à la Présidence», il testo di Jean-Louis Martinelli scritto in collaborazione con Aminata Traoré e presentato al Mercadante, per la regia dell'autore, in chiusura del Napoli Teatro Festival Italia. E dunque, siamo molto lontani dalla splendida «Médée» che Martinelli portò al Festival nel 2008.
   Allora gli attori africani da lui diretti si giovavano di un testo forte, qui restano prigionieri di un copione che più didascalico non potrebb'essere, roba che, al confronto, i drammi didattici di Brecht fanno la figura di barzellette. Si procede, per intenderci, sulla base di battute come la seguente: «Non possiamo essere complici. No, non possiamo accompagnare coloro che succhiano il sangue dei nostri popoli e che vivono del sudore dei nostri popoli».
   Ora, non v'è dubbio che uno spettacolo del genere in Africa possa essere utile, ma al Mercadante, per la verità, produceva un effetto piuttosto curioso quando gli attori neri ci si rivolgevano direttamente dal proscenio, come se fossimo anche noi africani, e c'invitavano a prendere coscienza e a ribellarci contro lo sfruttamento da parte dei colonialisti delle risorse minerarie ed energetiche di nostra proprietà.
   Nessun dubbio, è ovvio, pure sulla bravura e sull'impegno degl'interpreti. E tuttavia, parliamo di un'altra delusione dopo quelle procurate da Brook e da Arias. I grandi nomi non sono di per sé una garanzia.

                                                   Enrico Fiore

(«Il Mattino», 24 giugno 2013)

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Commenti al Post:
Boboope
Boboope il 25/06/13 alle 14:08 via WEB
Gent.mo dott. Fiore, mi permetto di scriverle per ringraziarla di quanto mi è dato di imparare leggendo i suoi articoli. Attraverso la loro lettura mi è dato di aprirmi a nuovi spunti critici, di integrare la mia cultura teatrale ed infine di apprendere quanto l’etica determini la cifra della sua professionalità che non manca mai di entusiasmarmi. Sono stato anch’io, grazie alla sottoscrizione di un abbonamento, spettatore del NTFI 2013. Le scelte hanno seguito in parte i nomi famosi (Brook, Spregelburd, Martinelli), che mi hanno amaramente deluso, in parte ho scelto gli spettacoli dei registi e/o autori noti, che seppur meno famosi, hanno saputo donarmi originalità di penna e di rappresentazione nonché fiducia nel poter ancora trovare in teatro qualche emozione. Poiché ho notato che anche le sue scelte non sono state altrettanto fortunate, mi permetto di chiedermi quali sono usualmente il criteri di scelta di un critico per assistere o meno ad uno spettacolo di una rassegna/cartellone/festival. E qui, forse esagerando e mi auguro mi perdoni se indiscreto (ma sa quanto sono “curiosi “ gli spettatori), mi interrogo sul perché non ho mai letto alcuna sua recensione sugli spettacoli della Notarbartolo che, non per la prima volta, insieme a Susanna Poole hanno saputo donarmi le emozioni di cui sopra. La ringrazio anticipatamente per la risposta che vorrà concedermi. La saluto cordialmente, Roberto Santini
 
 
arieleO
arieleO il 25/06/13 alle 18:33 via WEB
Gentile Signor Santini, sono io che La ringrazio per la stima e l'attenzione che mi accorda. Per ciò che concerne i criteri con cui scelgo di vedere questo o quello spettacolo, Le rispondo, in breve, che dipendono soprattutto dai testi e dai registi che li mettono in scena. E in quanto agli spettacoli della Notarbartolo, se non ne ho recensito alcuno è solo per motivi di coincidenza con altri miei impegni. Io, come può ben capire, devo occuparmi da solo di tutto il teatro che si fa a Napoli e, talvolta, anche di quello che si fa nel resto d'Italia. Ma, nei limiti del possibile, cercherò di colmare la lacuna. Si abbia, intanto, i più cordiali saluti. Enrico Fiore
 
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