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Speriamo che i turisti si facciano una risata

Post n°56 pubblicato il 25 Luglio 2007 da romanodavide

Quando ho letto della vicenda delle bottiglie con le effigi di Hitler o Mussolini vendute in piazza della Scala, la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: certo, negli anni ’80 la “Milano da bere” era ben altra. Poi ho pensato alle etichette, che riportavano scritte false, proprio come le promesse del duce. Dentro alle bottiglie infatti non c’è vino, ma acqua colorata di rosso. Di certi personaggi non ci si può mai fidare, sono sinonimo di fregatura pure da morti…
Resta da sperare  che chi  assaggerà il contenuto di quelle bottiglie imparerà a non fidarsi più di certi simboli. Ma chissà, magari potrebbe essere anche un’idea innovativa – di questi tempi in cui i giovani leggono poco -  quella di associare ai prodotti fasulli il mascellone volitivo del duce. In fondo, chi più di lui ha saputo fregare così tanti italiani? A qualcuno magari verrà in mente, un giorno, di riportare quella effigie pure sui pacchetti di sigarette. Non dimenticando naturalmente la scritta “nuoce gravemente alla salute”.
Scherzi a parte, quello che voglio dire è che questa vicenda non va eccessivamente drammatizzata. Il fascismo non è alle porte, anche se queste bottiglie sono comunque un brutto segnale per la nostra città e la sua immagine. Innanzitutto perché i negozi del centro sono la vetrina di Milano per i turisti. Gli stranieri che vengono a Milano - così come facciamo noi quando andiamo nelle capitali estere – si guardano in giro in cerca di cose “tipiche”. Quando trovano questo tipo di bottiglie, è facile immaginare cosa penseranno: “se sono in vendita, è evidente che le autorità da un lato chiudono un occhio, e dall’altro ci deve essere un certo numero di nostalgici del ventennio”. E non avrebbero tutti i torti, per certi versi. Del resto, cosa penseremmo noi dei tedeschi se andassimo a Berlino e vedessimo delle bottiglie con l’immagine di Hitler? Non c’è nulla di peggio per rafforzare lo stereotipo dell’italiano fascista che fornire prove di questo genere. Per questo, proprio visto il nostro passato, un po’ di cautela in più (anche a cose all’apparenza solo stupide) non guasterebbe. Gli altri infatti, ci vedono diversamente da quanto crediamo. Non dimenticherò mai quella volta che, parlando con una straniera, le dissi che il 25 aprile ero impegnato perché dovevo manifestare per la Liberazione. Lei mi chiese: “manifestate per la liberazione da cosa? Da voi stessi?”. Inutile dire che rimasi senza parole. Era la prima volta che mi rendevo conto di come potevano vederci all’estero.
Se a questo aggiungiamo il fatto che il nostro sindaco si è presentata alle elezioni alleata con la Fiamma Tricolore, e che Milano inizia ad essere percepita come una città ostile agli omosessuali (vedi  mancato patrocinio al Gay Pride e censura della mostra sull’omosessualità), mi pare doveroso chiedere all’Amministrazione comunale una maggiore attenzione a certe questioni. Se non per la Storia, almeno per il bene della reputazione della nostra città. Nonché di quella dei vini del nostro territorio.

Davide Romano

Pubblicato su La Repubblica - Milano del 25 luglio 2007

 
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