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MIlano più ricca se promuove il dialogo

Post n°86 pubblicato il 20 Giugno 2011 da romanodavide

Caro direttore, “Comunque la pensiate, benvenuti a Milano”, è questa la frase che  parafrasando il Santoro della fine degli anni Ottanta, dovrebbe accogliere chiunque volesse manifestare nella nostra città. Solo così potremo essere parte di una città che, come ha recentemente detto il sindaco Pisapia, “valorizza la grande risorsa di una società civile aperta e inclusiva”.  Dovrebbe essere banale, ma se vogliamo una città che dia il massimo, è ovvio che abbiamo bisogno del contributo di tutti, senza distinzione. L’unico limite dovrebbe essere quello del rispetto delle regole e della tolleranza. In questo senso la parte finale della lettera aperta a Pisapia scritta dal “Comitato contro l’occupazione israeliana di Milano” che manifesterà oggi nella nostra città, è incoraggiante. Soprattutto laddove gli autori parlano della presentazione di “un nostro progetto per illustrare ai nostri concittadini alcuni documenti della vitalità della cultura Palestinese”. Ottimo, è così che si fa. Queste parole rientrano perfettamente nello spirito del dialogo: avere un contributo dalle diverse culture che la animano, per renderci tutti più ricchi. E se è proprio la cultura palestinese ad essere promossa, sono io il primo – da ebreo – ad esserne entusiasta. Ciò premesso, non si può essere d’accordo con il resto della lettera: soprattutto quando gli autori si concentrano non nel promuovere conoscenza, ma nel censurare l’evento “L’Israele che non ti aspetti”. Il fatto che si arrivi a dire che “La loro e la nostra dignità  umana e libertà sono minacciate da un evento che la Amministrazione Regionale, e la Amministrazione Comunale () hanno preparato insieme al governo di Israele” è indice di un’inquietante intolleranza, mista a vittimismo. Un pericoloso mix di cui si sono storicamente nutriti i movimenti xenofobi europei.

Chiedere al sindaco di cancellare un’occasione di dialogo e di incontro, vorrebbe dire andare contro la cultura fondante della nostra città. Sono istanze che non boicottano solo Israele, ma i principi della civiltà occidentale. Non è tappando la bocca a scienziati e scrittori israeliani – peraltro i più attenti alla questione palestinese – che si può pensare di risolvere un conflitto. Chi rilascia tali dichiarazioni non conosce l’abc dellacultura del dialogo.

Per risolvere i conflitti del medio oriente non possiamo “giocare” qui in Occidente a fare i pappagalli delle posizioni palestinesi e israeliane, e lo dico da segretario dell’associazione “Amici Di Israele”. Per questo ho spesso organizzato manifestazioni filo-israeliane dove c’era anche una bandiera palestinese. Perché credo che il nostro compito di occidentali sia quello di immaginare e prefigurare il futuro. Invece di importare tensioni e odio dal Medio Oriente, sarebbe più utile proporre ed esportare pace e dialogo, magari tutti assieme, con modalità innovative. La nostra porta è sempre aperta, per chi vuole costruire e dialogare. E la loro?


Davide Romano

 

Pubblicato su La Repubblica-Milano il 18 giugno 2011

 

 
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