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Più cultura finanziaria per sconfiggere la xenofobia

Post n°87 pubblicato il 10 Luglio 2012 da romanodavide

SAPPIAMO tutti che la crisi economica porterà almeno due effetti negativi: il primo, che stiamo già vivendo, è quello dello svuotamento dei nostri portafogli. Il secondo invece, come diretta conseguenza, sarà l' aumento della xenofobia. È dunque giunto il momento per le istituzioni locali di varare un piano straordinario di prevenzione dell' intolleranza, basato però su un nuovo concetto: combattere sì il razzismo insegnando il valore delle diversità, ma affrontando di petto anche l' altra grande causa dei mostri del ventesimo secolo, la crisi della cultura economica. Seè infatti vero che la propaganda razzista prende piede più facilmente nei periodi di recessione, allora nella lotta all' intolleranza si deve includere anche la guerra all' analfabetismo finanziario. È infatti la scarsa consapevolezza delle regole del mercato ad averci portato alla drammatica situazione che stiamo vivendo. Pensiamo solo alla scarsa cultura della concorrenza o alla grave noncuranza con cui per decenni abbiamo guardato crescere il nostro gigantesco debito pubblico, senza pensare alle conseguenze che ne sarebbero scaturite. PREZZI e tariffe tra i più alti in Europa, interessi altissimi da pagare (oltre 70 miliardi di euro buttati al vento ogni anno), una maggiore fragilità del nostro Paese nelle crisi economiche, e ora dolorosi tagli allo stato sociale. Cominciamo oggi a pagare le "distrazioni" di ieri. E l' estrema destra cerca di approfittarne passando all' incasso, qui come nel resto d' Europa. Non è un caso se in questi giorni gli xenofobi del continente si sono riuniti qui a Milano non per parlare della presunta quanto assurda superiorità della "razza bianca" - temi che sono oggi largamente squalificati nell' opinione pubblica - ma per discutere di economia. Sanno bene che questo è un terreno fertile, e che la crisi che stiamo vivendo rappresenta per loro un' opportunità. Se riusciranno poi a fare saltare l' Europa economica e politica basata sugli scambi culturali e commerciali, a quel punto riemergeranno i nazionalismi e le chiusure.E per loro si apriranno spazi ancora maggiori di crescita elettorale, grazie alle deliranti - quanto semplicistiche - ricette economiche che propongono. Per evitare tutto questo, dobbiamo mettere in campo la cultura economica della città, per diffonderla. Milano e la Lombardia hanno saputo bene rappresentare nei decenni del dopoguerra lo storico spirito imprenditoriale del nostro territorio: finanza, certo, ma anche un' economia delle più dinamiche non solo d' Italia, ma dell' intera Europa. Abbiamo la fortuna di vivere nel centro del sistema produttivo del nostro Paese, dove hanno sede tante istituzioni e realtà riconosciute internazionalmente. Non utilizzarle per un' opera di alfabetizzazione di massa sarebbe un delitto. Solo con la consapevolezza diffusa delle regole dell' economia possiamo pensare di demolire pubblicamente le proposte demagogiche dei neofascisti. Combattiamoli culturalmente anche su questo terreno, l' ultimo che gli è rimasto. E riprendiamocelo.

Davide Romano

 

Pubblicato su La Repubblica-Milano l'8 luglio 2012

 
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