Der Steppenwolf

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EMILE CHARTIER

 

Niente è più pericoloso di un'idea quando è l'unica che si ha.

Emile Chartier

 

 

 

Se io potrò impedire

Se io potrò impedire
a un cuore di spezzarsi
non avrò vissuto invano-
Se allevierò il dolore di una vita
o guarirò una pena-

o aiuterò un pettirosso caduto
a rientrare nel nido
non avrò vissuto invano.


Emily Dickinson

 

 

FELICITÀ

Felicità: finché dietro a lei corri
non sei maturo per essere felice,
pur se quanto è più caro tuo si dice.

Finché tu piangi un tuo bene perduto,
e hai mete, e inquieto t'agiti e pugnace,
tu non sai ancora che cos'è la pace.

Solo quando rinunci ad ogni cosa,
né più mete conosci né più brami,
né la felicità più a nome chiami,

allora al cuor non più l'onda affannosa
del tempo arriva, e l'anima tua posa.

H. Hesse

 

 

LAO TZE

Niente esiste al mondo più adattabile dell'acqua. E tuttavia quando cade sul suolo, persistendo, niente può essere più forte di lei.

 

 

RIDERE

 

L'unica cura contro la vanità è il riso, e l'unico difetto ridicolo è la vanità.

Henri Bergson

 

 

FËDOR DOSTOEVSKIJ

Se avete in animo di conoscere un uomo, allora non dovete far attenzione al modo in cui sta in silenzio, o parla, o piange; nemmeno se è animato da idee elevate. Nulla di tutto ciò! - Guardate piuttosto come ride.

 

 

 

 

Yu Hua - Vivere!

Post n°274 pubblicato il 18 Maggio 2021 da ixtlann
 

 

"Vecchio mio, anche se muori devi vivere lo stesso"

 

Più leggo quest'autore è più lo apprezzo! Quindi sicuramente parlando di lui sarò influenzato dal piacere che mi da leggere i suoi romanzi.

Forse questo per ora è il più bello che mi sia capitato tra le mani. Fermo restando alcune caratteristiche di quest'autore e serti luoghi comuni che ricorrono in tutti i suoi romanzi, forse in questo più che negli altri si trova quella forza interiore che ci fa sorridere anche quando non c'è assolutamente da sorridere, la forza che ci fa andare avanti la forza di vivere!

 

"Quand'ero dieci anni più giovane, ottenni un bel lavoro da scansafatiche, andar per le campagne a raccogliere ballate popolari. Per tutta l'estate errai come un passero vagabondo tra casette e campi inondati di sole e di cicale."

 

Già, titolo emblematico!

La voce narrante è quella di un giovane che ci ricorda tanto i giovani di oggi con poca voglia di fare e la necessità di andare avanti.

 

"L'uccello maldestro deve volare prima degli altri,"

 

Il nostro narratore ci racconta di un incontro avvenuto una decina di anni prima, quando il suo lavoro lo portava in giro a raccogliere ballate popolari, la qual cosa gli faceva incontrare conoscere tante persone diverse, e fra questi  un anziano contadino che arava la terra con il suo bufalo, Fugui, che aveva  una gran voglia o forse un gran bisogno di raccontarsi, di narrare la propria storia. L'incontro è propiziato dal fatto che Fugui  sta arando con un solo bufalo, ma lo chiama con tanti nomi diversi, questo fa si che i due comincino a parlare e Fugui ci racconterà la sua storia.

 

"- Erxi, Youqing non fare il pigro; Jiazhen, Fengxia stai arando bene; anche Kugen se la cava.

Quanti nomi può avere un bufalo? Curioso, entrai nel campo e mi avvicinai al vecchio per chiederglielo:

- Ma quanti nomi ha questo bufalo?

Il vecchio fermò l'aratro e mi squadrò da capo a piedi.

- Vieni dalla città?

- Sì - ho accennato col capo.

E il vecchio tutto compiaciuto: - L'avevo capito subito.

- Quanti nomi ha il bufalo?

- Solo uno, si chiama Fugui.

- Ma poco fa hai detto un sacco di nomi.

- Ah! - si mise a ridere tutto contento e mi fece cenno di avvicinarmi. Quando gli fui accanto, fece per aprir bocca, poi si fermò vedendo che il bufalo aveva alzato la testa. Lo sgridò: - Non spiare tu, giù la testa!

Il bufalo obbedì, allora il vecchio mi sussurrò:

- Ho paura che si accorga che c'è solo lui ad arare, così chiamo tutti questi nomi in più per ingannarlo. Se sente che ci sono altri bufali ad arare il campo non fa storie e ci mette più impegno."

 

Figlio di un ricco proprietario terriero, considerato la pecora nera della famiglia Xu,  in una notte di follia, aveva perduto il patrimonio familiare giocando d'azzardo. Da quel momento, Fugui inizia la rovina della sua casa e lui deve intraprendere una nuova vita, fatta di dura fatica nei campi, di enormi privazioni, di sofferenza,  dolore e umiliazioni. Ma nonostante tutte le angherie che la sorte gli riserva, ritrova sempre nell'intimo della famiglia la forza per andare avanti, superando la guerra, la fame, le carestie le avversità dovuta al clima politico che come in altri romanzi di quest'autore ci da a latere un idea dell'evoluzione della storia cinese.

 

"Ci intrufolavamo tra le masse di soldati mentre s'accatastavano l'uno sull'altro per carpire le focacce, e gli sfilavamo via le scarpe dai piedi: qualche piede non reagiva, altri invece prendevano a scalciare furiosamente all'indietro, allora afferravamo il primo elmetto che ci capitava sotto mano e colpivamo senza pietà i piedi ribelli; i piedi percossi si contorcevano un po', quindi si irrigidivano come fossero intorpiditi dal gelo. Tornavamo di corsa alla trincea stringendo tra le braccia le scarpe di gomma e le usavamo come combustibile, tanto di riso ne avevamo in abbondanza e ci risparmiavamo così ferite e contusioni."

 

Una vita piena di dolore e di lutti, che avrebbe stroncato anche il più forte, ma come si sul dire 'ciò che no ti uccide ...' e in questo caso più che mai la vita lo forgia, lo rende consapevole, capace di afferrare l'essenza delle cose, e al contempo capace di andare avanti con sagacia e ironia, trovando comunque la forza che gli faccia affrontare l'esistere con gioia e serenità.

E, avvicinandoci a una cultura tanto diversa dalla nostra certo non mancheranno le sorprese, leggendo di abitudini, non solo lontano dalle nostre, ma forse neanche immaginabili.

 

"Mi piaceva farmi portare a spasso per la strada sulle sue spalle, come sulla groppa di un cavallo. Mio suocero, il padron Chen della rivendita di riso, stava in piedi dietro il bancone indossando un abito di seta nera. Tutte le volte che passavo di là, afferravo la prostituta per i capelli perché si fermasse, mi levavo il cappello e lo salutavo così: - Come va la salute ultimamente?"

 

Non voglio anticiparvi molto, ma alcune trovate nel finale, riguardanti il rapporto di Fugui con il suo vecchio bufalo, al quale aveva dato il suo stesso nome,  sono straordinarie e commoventi, scene di una bellezza eccezionale che fanno crescere ancora un libro che già ci aveva dato tanto.

Il romanzo ha la solita scrittura piacevole veloce, infarcita di ironia, e di 'cattive' parole, che ormai non ci stupiscono più e riconosciamo come parte del linguaggio povero di questo popolo.

 

"- Saper vivere vuol dire non dimenticare mai queste quattro regole: non dire parole sbagliate, non dormire nel letto sbagliato, non varcare la soglia sbagliata e non infilare la mano nella tasca sbagliata."


Benché come al solito, il romanzo sia pervaso da una sottile critica al regima, o al succedersi dei regimi che hanno governato il paese, si percepisce comunque un distacco, un'osservazione ironica e al contempo rassegnata, come un'altra prova che la sorte a riservato a questo popolo, e un protagonista che le affronta con purezza e candore, con fiducia nella vita, anche quando questa ci sta sfuggendo tra le dita. Leggere questo rimanzo e come una cura, fa bene al cuore e all'animo!

 

Senza dir nulla, mi piegai a sciogliere le zampe del bufalo, mi alzai in piedi e gli carezzai la testa: quel bufalo era davvero intelligente, capendo che non sarebbe più morto, s'alzò di scatto e smise di piangere. Presi la cavezza e mi rivolsi a quell'uomo

 

 

 

 

 
 
 

Patti Smith - I tessitori di sogni

Post n°273 pubblicato il 13 Maggio 2021 da ixtlann
 

 

 

"Nel 1991 ho vissuto nei sobborghi di Detroit con mio marito e i miei due figli, in una vecchia casa di pietra posta accanto a un canale che si gettava nel lago Saint Clair. Amavo profondamente la mia famiglia e la nostra casa, e tuttavia quella primavera conobbi una terribile e inesprimibile malinconia. Me ne stavo seduta per ore sotto i salici, persa nei miei pensieri. Fu in questa atmosfera che cominciai a scrivere I tessitori di sogni. Cominciai a dedicarmici al principio dell'autunno, proprio mentre le pere iniziavano a prender forma. Scrissi a mano su fogli di carta millimetrata, e il 30 dicembre 1991, il giorno del mio quarantacinquesimo compleanno, portai a termine il manoscritto.

Qualcuno mi ha chiesto se definirei I tessitori di sogni una fiaba. Ho sempre adorato questo genere di racconti, ma temo che non possieda i requisiti necessari. Tutto ciò che è contenuto in questo libro è vero, ed è stato descritto esattamente com'era. La sua stesura mi ha scosso dal mio strano torpore e spero che in qualche modo colmi il lettore di una vaga e singolare gioia.""


Non amo particolarmente la poesia, o forse trovo difficile parlare di poesia, mi sembra una cosa molto intima, alla quale è particolarmente difficile avvicinarsi, e ancor meno comprenderla nei suoi risvolti.

"Perché così è il dente di leone. Si spoglia ed esplode in desideri."

 

Certo ci sono tante poesie che toccano le nostre corde più profonde, che ci fanno vibrare, sognare, piangere e ridere, senza che si sia capaci di render conto di queste emozioni, e probabilmente,  potrebbero essere assolutamente diverse da quelle che hanno ispirato le parole che scorrono sotto i nostri occhi.


"Sembrava che l'intera creazione fosse mappata in alto, e mi sentivo risucchiare dalle risate degli altri ragazzini in una quiete che aspiravo a padroneggiare. Qui si poteva udire il formarsi di un seme e il ripiegarsi dell'anima come un fazzoletto."


È difficile parlare di poesia, o per meglio dire è difficile trasformarle in pensieri logici, sequenziali e razionali, prosaici, ciò che sfugge alla prosa per trasformarsi in lirica, in poesia, in emozione, cosi diventa difficile parlare di questo scritto, intimo, personale, che non è poesia, ma che sembra esserlo, che racconta episodi della vita  e dei sogni dell'autrice, e che apparentemente ci raccontano, ma che in realtà scorrono indipendenti, arrivando a smuovere qualcosa che non è narrabile. Non sono poesie, non sono esattamente racconti, ma l'approccio a questo libro non può essere quello classico della lettura, forse è più come bere, dissetarsi o addirittura ubriacarsi, sempre che si riesca ad apprezzare quanto abbiamo d'avanti.


"La mente è un quadro. E lì nell'angolo c'è l'accenno di una spirale. Forse è un virus; forse il tatuaggio di uno spirito."


Così questo teso, in parte biografico, in parte narrazione di sogni che trascendono anche il personale, può colpirci o stancarci secondo che si riesca ad entrare in sintonia con l'artista, o che si provi a leggere con distacco.  Possiamo immaginare di vedere ciò che vuole farci sentire, o sentire cose nostre, risvegliate da parole e immagini che scorrono sulle pagine insieme alla fotografie dell'artista ... e dell'artista!

Se si conosce  e si apprezza Patti Smith, sicuramente da leggere, altrimenti la vedo dura!

 

"Un pomeriggio mi mandarono in paese da sola. Ero agitata perché avevo deciso di chiedere informazioni sulla gente del campo al vecchio che vendeva pesciolini da esca. I bambini lo temevano, ma in una certa luce pareva quasi beato, eterno. L'uomo più vecchio nella casa più vecchia: una catapecchia fatiscente, dipinta di nero e in posizione arretrata in un tratto di terra invaso dalla vegetazione. La parola esca era stampinata sul tetto inclinato. Lì sedeva, con qualunque tempo, in salopette, vicino alla tomba della moglie, sepolta nell'ombra accanto alla casa.

Rimasi lì accanto a lui. Mi sembrò di non averglielo chiesto davvero. Perché la mia mente, che sfrecciava qua e là, non voleva saperne di collaborare con la mia lingua. Ma forse una frase o due mi erano sfuggite. Infatti rispose, mentre voltava la conca della pipa senza aprire gli occhi, quasi senza muovere le labbra:

Devono essere i tessitori di sogni..."

 

"La mia bisnonna mi prese in antipatia, così come era accaduto con mia madre. Però avevamo molto in comune, dato che assomigliavo ai suoi figli e avevo qualcosa dei suoi tratti e dei suoi modi scostanti. Discendeva da una lunga stirpe di contadini e pastori solitari del Norfolk. Erano nel suo sangue, e dunque mescolati nel mio. Anche se mi snobbava, ero consapevole di possedere, tramite lei, l'animo del pastore. Tramite lei ero attratta dalla vita dei sognatori e immaginavo di badare a un gregge, raccogliere lana in una sacca di pelle e contemplare il colore delle nuvole."

 


 

 

 

 
 
 

Michel Bussi - Ninfee nere

Post n°272 pubblicato il 12 Maggio 2021 da ixtlann

"Acconsento a che si instauri il delitto di sognare Se sogno, sogno ciò che mi viene vietato Mi dichiarerò colpevole. Mi piace avere torto Agli occhi della ragione il sogno è un bandito"

 

Ho cominciato la lettura di questo romanzo con un lieve scetticismo, in genere non amo i gialli e simili, e chi me lo aveva raccomandato aveva usato toni molto, troppo entusiastici, facile restare delusi. La storia è ambientata  a Giverny, in Normandia,  villaggio dove ha vissuto e dipinto Claude Monet, il più che famoso pittore impressionista. Monet e i suoi quadri, le sue ninfee, ma la pittura più in generale sarà il 'leitmotiv' che ci accompagnerà  lungo il dipanarsi della nostra storia. Una serie di omicidi da una mossa alla vita tranquilla e alla calma che regna nella località turistica.

 

"è probabile che per Bénavides il suo superiore Laurenç Sérénac, uscito fresco fresco dalla scuola di polizia di Tolosa, sia una specie di oggetto poliziesco non identificato... Anche se quattro mesi prima Sérénac è stato messo a capo del commissariato di Vernon dall'oggi al domani senza neanche avere il grado di commissario, come si fa a nord della Senna a prendere sul serio un poliziotto che non ha neppure trent'anni, si rivolge a malviventi e colleghi con l'accento occitano e già supervisiona le scene del crimine con cinismo disincantato?"

 

Ad occuparsi delle indagini ci sarà il nuovo ispettore capo di Vernon, Laurenç Sérénac e il suo aiutante Sylvio Bénavides, che toccherà tre donne che l'autore subito ci presenta

 

"Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista. Il paese aveva un grazioso nome da giardino: Giverny. La prima abitava in un grande mulino in riva a un ruscello, sul chemin du Roy; la seconda in una mansarda sopra la scuola, in rue Blanche-Hoschedé-Monet; la terza con la madre in una casetta di rue du Château-d'Eau dai muri scrostati. Neanche avevano la stessa età. Proprio per niente. La prima aveva più di ottant'anni ed era vedova. O quasi. La seconda ne aveva trentasei e non aveva mai tradito il marito. Per il momento. La terza stava per compierne undici e tutti i ragazzi della scuola erano innamorati di lei. La prima si vestiva sempre di nero, la seconda si truccava per l'amante, la terza si faceva le trecce perché svolazzassero al vento."

 

 L'omicidio, che da il via al tutto è quello o di Jérôme Morval famoso oftalmologo, ricco e fedifrago, che viene trovato con una pugnalata al cuore, col cranio spaccato e con il viso dentro al ruscello che abbevera lo stagno delle ninfee.

E intorno a questo personaggio di cui un po' alla volta scopriremo aspetti nascosti ruotano sostenuti da brucianti passioni, gli interessi per le famose 'ninfee' , tele di cui non sempre è chiaro la fine che abbiano fatto, prima fra tutte una fantomatica realizzazione di Ninfee nere che l'artista avrebbe dipinto prima di morire, e al contempo le vicende delle tre protagoniste, con le loro illusioni, con i loro sogni, con i ricordi, confondendo passato presente omicidi un tempo e omicidi di oggi!

 

"Strano che volessero lasciare Giverny, vero? Tutte e tre pensavano che quel paesino fosse una prigione, un gran bel giardino ma con le inferriate. Come il parco di un manicomio. Un trompe-l'œil. Un quadro da cui è impossibile uscire. In realtà la terza, la più giovane, cercava un padre altrove. La seconda cercava l'amore. La prima, la più vecchia, sapeva cose sulle altre due."

 

Ottimo l'intreccio che fa spostare i  sospetti da una parte all'altra fino alla magistrale conclusione che difficilmente si intuisce per intero, restando quindo abbastanza imprevedibile.

 

"Sono cose complicate, le fondazioni. Ufficialmente è il tipo di associazione più disinteressata che ci sia. Provo a farle un esempio. Ecco, immagini un'associazione che si occupa di poveri. Paradossalmente, più il numero dei poveri cala, più la ragion d'essere dell'associazione diminuisce. In altri termini, meglio assolve al proprio compito e più si dà la zappa sui piedi. La stessa cosa si può dire per una fondazione impegnata contro la guerra: la pace, per loro, significa la morte». «Come se un medico curasse talmente bene i suoi pazienti da ritrovarsi disoccupato...»."

 

Ottima la realizzazione dei personaggi tra un chiaro scuro che ci lascia vedere senza farci realmente vedere ed esaltando l'enigma. La trama si porta avanti con colpi di scena e con quadri  che oscillano tra illusione e realtà, tra presente e passato. Un bel noir che ci illude e ci confonde come in un labirinto fatto di specchi in cui è facile smarrirsi.  Una scrittura piacevole fa si che si resti coinvolti nella lettura senza stancarsi e poco propensi a interromperla.

Consigliassimo per gli amanti del genere.

 

"Fermatevi una decina di minuti e contate i passanti, sarete sbigottiti dal numero di anziani. Ogni volta saranno più numerosi degli altri. Innanzi tutto perché è così, ci sono sempre più anziani al mondo, non fanno che ripetercelo. Poi, perché gli anziani non hanno altro da fare che gironzolare per strada. Infine, e soprattutto, perché non si notano, è così. La gente si volta per l'ombelico al vento di una ragazza, si fa di lato per far passare il manager che accelera il passo o la banda di giovani che occupa tutto il marciapiede, indugia con lo sguardo sulla carrozzina col bebè dentro e la mamma dietro, ma un vecchio o una vecchia sono... invisibili, proprio perché passano così lentamente che sembra facciano parte della scena, come un albero o un lampione. Se non mi credete fate la prova. Fermatevi. Bastano dieci minuti. Vedrete."

 

 

 

 
 
 

Patrick Dennis - Povera piccina

Post n°271 pubblicato il 03 Maggio 2021 da ixtlann
 

 

"Pochi attimi, ed eccomi lì - un fagottino violaceo, rugoso, sgambettante. «Che giorno è?» ha mormorato Mammina. «Be', signorina Schlumpfert, è il primo maggio» ha risposto la levatrice. «Oh, allora vorrà dire che la chiameremo Maybelle» ha detto Mammina, addormentandosi di schianto."

 

Vi piacciono le biografie, eccovi 'Povera piccina'  l'autobiografia di Belle Schlumpfert, ovvero Belle Poitrine nel sottotitolo originale («Bella tettona», Poitrine è petto) "diva del teatro, del cinema e della televisione", Bionda fatale che non può che suggerirci l'idea di Marylin di serie B.

 

"Anche a Winnie erano state rivolte accuse infondate - in particolare, le si imputava un tentativo di furto dai Mandel Brothers, mentre la poveretta si era semplicemente portata la pelliccia in strada per vedere meglio, alla luce del sole, che colore avesse. Come me, Winnie stava dunque patendo un grave torto, anche se aveva un'indole più combattiva, più ribelle della mia."

 

La storia copre la prima metà del '900 e la segue in tutte le tappe della sua vita avventurosa. Durante la quale la nostra protagonista  vive una lunga serie di avventure al limite dell'inverosimile, che ci racconta con faccia tosta, spacciando la realtà a volte terribile dei fatti con un'interpretazione personale e candida dei fatti che negano anche l'evidenza, tutto condito con un certo senso dell'umorismo che oscilla tra sarcasmo e ironia, ma sempre senza essere assolutamente palese.

 

"Dio, quanto desideravo andarmene da quella putrida, insignificante Venezuela! Andarmene, e non tornare mai più. Oppure - meglio ancora - tornare, sì, ma ricca e famosa, comprarmi la casa più grande e più bella nel Bluff, il quartiere sul fiume, e ignorare la haute di Venezuela esattamente come la haute aveva sempre ignorato la piccola Belle Schlumpfert."

 

Belle Schlumpfert nasce a Venezuela, nell'Illinois, da una madre troppo impegnata a far carriera presso la "casa" di per mettere su una famiglia come si deve, e che vedremo comparire nella vita della figlia solo quando ci sarà da approfittare, cosa che farà a man bassa, con un'indolenza e una faccia tosta pari solo a quella della figlia!

 

"Una volta Madam Louise mi aveva detto: «Belle, dolcezza,» mi chiamava sempre così «appena ti sarai sviluppata ti prendo a lavorare da me». Non capivo bene cosa intendesse. Però siccome sapevo che tutte le sue ragazze avevano una chiacchiera che levati, in classe tentavo in tutti i modi di impratichirmi, e anche lì i professori non gradivano. Oh, insomma, affari loro."

 

Il romanzo si presenta subito per quel che è, raccontandoci con candore gli inizi della propria "carriera", quando viene adescata proprio da Madam Louise che la arruola nel proprio bordello. Belle sembra non rendersi conto della situazione in cui si è andata ad infilare. La ragazza infatti è convinta di essere finita in una scuola per signorine perbene e non dubita neppure per un istante della buonafede della donna che l'ha ingannata. Come succederà spesso nella sua vita durante la quale verrà più volte avvicinata da personaggi loschi che, approfittando della sua ingenuità, la raggireranno in vari modi, prima fra tutti, appunto la madre, e riusciamo mai a definire chiaramente  se ci fa o ci è, ingenua o estremamente furba? perché se è vero che molti ne approfittano, è anche vero che lei non se ne sta mai con le mani in mano!

 

"«Se le chiedessi di confortare un povero reduce dalla prima linea cenando con lui stasera, le sembrerei sfacciato?». Come potevo rifiutare? Il colonnello Smith - così aveva detto chiamarsi - era un ufficiale dell'esercito americano, un comandante, un eroe sfuggito chissà come alla Terra di Nessuno. Accettare quell'invito tanto cortese era un puro e semplice dovere patriottico. E così mi sono fatta portare da Jacques (un ristorante francese che era il rendez vous pour l'élite di Chicago), e più il colonnello mi apriva il cuore, più il mio si offriva a quello scapolo molte volte milionario, che possedeva miniere d'oro, pozzi di petrolio, ranch in tutta l'Unione e importanti proprietà immobiliari a Manhattan: tutto aveva, tranne una donna comprensiva con cui dividere quella fortuna."

 

Assolutamente priva di talento, è convinta di essere un'artista a tutto tondo, un vero astro nel firmamento del mondo dello spettacolo, quindi si impegna per sfondare e diventare una super diva.

E se in poarte riesce a perseguire il suo scopo, lo deve soprattutto alla sua ostinazione, alla  intraprendenza e alla sua straordinaria sfacciataggine, e ance in questo caso non riusciamo mai a capire se si rende effettivamente conto del suo scarso valore o se è davvero convinta di essere una stella.  

 

"Avendo avuto in dote una grazia eterea, un incredibile senso del ritmo e una melodiosa voce da soprano, non capivo perché il maître de ballet, o direttore di balletto, o come diavolo si chiama oggi, ce l'avesse tanto con me: non era affatto piacevole! «No, Belle, no!» strillava. «Il piede sinistro. Devi andare a tempo! Belle, a tempo! No, Belle, l'hai presa in Fa, non lo senti che le altre la cantano in Sol? No, Belle, riprova - piede sinistro, destro, sinistro, destro. No, no e poi no!»."


Belle, tante  difficoltà sul proprio cammino, ma non si arrende mai, e alterna momenti terribili a momenti di sfacciata sfortuna della quale cerca sempre di approfittare, ma c'è sempre chi approfitta di lei, ma non perde mai l'incredibile ottimismo che la anima.

Un personaggio che ci lascerà basiti, che non riusciremo mai a decifrare completamente e, anche se sicuramente censurabile attirerà la nostra simpatia e ci troveremo a fare il tifo per lei anche quando i suoi comportamenti non sono proprio corretti.

 

"L'ultima cosa che mi andava era occuparmi dell'assicurazione di Fred o della pensione che come vedova di guerra mi spettava. L'ho fatto solo perché sapevo quanto Fred ci avrebbe tenuto."

 

Un ritratto di una società dove conta poco ciò che veramente si vale, dove l'apparire conta più dell'essere, sicuramente molto attuale, raccontata con leggerezza e ironia, che può anche strapparci più d'una risata, o farci irritare a morte!

 

"Nell'articolo si diceva che suo padre, «il nono conte di Baughdie, terzo contribuente dell'Impero britannico», era serenamente spirato, «lasciando i suoi immensi possedimenti all'unico figlio, Cedric Roulstoune-Farjeon». In quel preciso istante ho capito che dovevo assolutamente sposare Cedie, non fosse altro per offrirgli quel conforto, quella solidarietà e quel'aiuto concreto di cui, assumendosi il peso quasi intollerabile del titolo, quel povero ragazzo, timido com'era, avrebbe senz'altro avuto bisogno."

 

La storia è arricchita da fotografie di Chris Alexander, che ritraggono la nostra protagonista  in vari momenti della sua vita. Una vera biografia!

Un libro sicuramente fuori dall'ordinario che a me è sicuramente piaciuto, ma consiglierei con prudenza!

 

"Temendo che in una città malvagia, popolata di tagliaborse e taccheggiatori, i cinquemila dollari di Fred non sarebbero durati, li ho depositati a mio nome su un libretto di risparmio, tenendomi giusto gli spiccioli necessari a rimpolpare il guardaroba che non avevo più. E siccome per le questioni pratiche un certo talento me lo hanno sempre riconosciuto, mi sono assicurata che Fred comunicasse tempestivamente all'esercito il suo nuovo stato civile, e la nuova intestataria della sua assicurazione sulla vita. A parte queste faccende molto prosaiche, tutto il resto era sentimento."

 

 

 
 
 

Judith Schalansky - Lo splendore casuale delle meduse

Post n°270 pubblicato il 01 Maggio 2021 da ixtlann

 

"Prima o poi un esaurimento veniva a tutti. Faceva parte del mestiere. Sempre in prima linea. Chi non era abbastanza forte alla lunga non reggeva. A suo tempo era stato difficile l'inizio. Il lungo tirocinio in una scuola al termine del quarto anno di studi. Un salto nel buio. I nuovi arrivati venivano mandati al macello. Il branco sentiva l'odore della paura. Ogni settimana se ne inventavano una nuova. Loro avevano il potere. Ed erano sempre in maggioranza. Si era soli davanti alla lavagna. All'inizio c'era ancora il desiderio di ridere con loro. Di invertire i ruoli. Di fare squadra. Ma imparò in fretta. Bisognava farsi un nome, dare un colpo di reni. Perché il suo posto sarebbe sempre stato davanti alla lavagna, sola davanti alla classe. La porta era chiusa. Quarantacinque minuti potevano essere lunghissimi. Bisognava trovare il modo di superarli. L'attenzione. Erano costantemente in agguato, volevano solo vederti fallire. Se commettevi un errore, eri perduto per sempre. Da quel punto di vista avevano una memoria da elefanti. Il branco aveva una rete ben organizzata. La reputazione ti precedeva. Non erano permessi errori. Passare al contrattacco. La cosa piú importante era essere severi fin da subito. Per ammorbidirsi c'era sempre tempo. Almeno in teoria. Essere duri. Coerenti. Niente eccezioni. Niente pupilli. Restare imprevedibili. Gli studenti erano i nemici naturali. Gli ultimi nell'interazione scolastica. Presto tutti seppero chi era la Lohmark."

 

Siete mai stati attratti da una copertina?  Be' ho cominciato a leggere questo romanzo perché intrigato dalla copertina e forse anche dal titolo.

Non conoscevo l'autrice e non avevo letto recensioni sul libro. Ma sono subito stato catturato da questo testo assai difficile da giudicare. Già  come si giudica un testo?  Certo ci possono essere valutazioni assolutamente tecniche che prendono in esame la qualità della scrittura, ma molti capolavori sono tali proprio perché innovativi. Certo si può tener conto della costruzione dei periodi, dell'uso della retorica, della capacità di tener inchiodati gli occhi al testo. Ma alla fin fine è bello ciò che piace e non stanca. Per cui, spesso, la valutazione di un testo è altamente soggettiva.

 

"Già solo il fatto che l'uomo debba andare a scuola dimostra l'inadeguatezza della sua costruzione. Quasi tutti gli altri animali nascono completi. Pronti per la vita. E ne sono all'altezza."

 

Questo romanzo potrebbe essere un esempio di quanto vado dicendo.

Immagino che lettori diversi potrebbero dare valutazione diametralmente opposte, perché alla fin fine è un libro molto controverso, e ad una qualità della scrittura che ho trovato veloce e avvincente, tratta tremi diversi  e teorie non sempre condivisibili.

 

"Bambini e animali domestici. Finiva sempre male. Regalarne uno a un bambino era una forma particolarmente perfida di maltrattamento degli animali."

 

La nostra protagonista è Inge Lohmark,  insegnante, inacidita, di biologia in un paesino dell'ex DDR, nel quale aleggia ancora  una certa nostalgia del socialismo, che quando vigeva non era apprezzato, ma dal quale è difficile liberarsi. Il paesino è alla deriva, i nuovi tempi hanno soppresso quel poco che c'era senza dare nulla in sua vece e uno dei fattori di misura è  il tasso di natalità,  ai minimi storici.

 

"Alcune piante hanno piú geni dell'uomo. La strategia piú promettente per salire al potere era ancora quella di venire sottovalutati. Per poi colpire al momento giusto. Non si poteva ignorare che la flora era in agguato."

 

Donna algida, che è costretta a mascherare le proprie paure, che spesso la immobilizzano,  si rivolge agli alunni dando loro del lei per mantenere le distanze e impedire che loro si 'approfittino' di le fino a sopraffarla e spiega loro che

 

"..., nessuno, né l'animale né l'uomo, può esistere da solo. Tra gli esseri viventi vige la concorrenza e, talvolta, qualcosa che assomiglia alla cooperazione. Anche se accade raramente. Le principali forme di coesistenza sono la concorrenza e il rapporto preda-predatore".

Non risparmia a nessuno i sui terribili giudizi, rendendo tutti vittime delle sue considerazioni, anche il marito con cui vivo un rapporto assolutamente formale e verso il quale non ha alcuno slancio sentimentale, la sua vita è fredda. Forse l'unica cosa che la eccita sono i  suoi studi di biologia, le sue meduse, organismi primigeni, splendidi, inappuntabili:

 

"In principio era la medusa. Tutto il resto venne dopo. La sua perfezione è senza eguali, nessun altro animale bilaterale è dotato della sua bellezza. Nulla supera la simmetria radiale.".

 

Ma nella vita ereale non sa como posizionarsi, cosa sia veramente giusto o meno infatti assiste, senza intervenire, alle vessazioni che Ellen, una delle sue allieve,  subisce da parte di alcuni bulli. Ma qualcosa si sta incrinando nel suo sistema di vita.

 

"Non solo la miopia si trasmette in modo dominante. Ogni incontro fra genitori e insegnanti era un'occasione per manifestare. La prima legge dell'ereditarietà: se i figli sono terribili, i genitori sono ancora peggio. Le caratteristiche latenti e ancora innocue nei loro discendenti, negli adulti sono pienamente sviluppate."

 

Il romanzo sembra un testo di divulgazione scientifica semplificato e raccontato con arguzia e sarcasmo che può addirittura strapparci più di qualche sorriso, ma anche farci innervosire o lasciarci perplessi, ma gli si deve riconoscere un'enorme forza interna.

Più che i fatti ci faranno compagni i suoi pensieri, e non è facile riuscire a tenere il passo con il groviglio di riflessioni che ci inonda.
Consigliato, ma con prudenza!

 

"Bisognerebbe essere animali. Veri animali. Privi della coscienza che ostacola la volontà. Gli animali sanno sempre quel che fanno. O meglio, non hanno bisogno di saperlo. Quand'è in pericolo, la lucertola perde la coda. Gettare la zavorra inutile. Invece noi pensiamo sempre alla prossima cosa da fare, al modo migliore di comportarci. Gli animali conoscono i propri bisogni, hanno un loro istinto. Affamati o sazi, stanchi o svegli, impauriti o pronti ad accoppiarsi. Lo fanno e basta."

 

 

 
 
 
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SENECA

Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.

 

 

 

BERTRAND RUSSEL

Temere l'amore è temere la vita, e chi teme la vita è già morto per tre quarti

 

OSCAR WILDE

Regala la tua assenza a chi non dà valore alla tua presenza

 

SE TU AVESSI DORMITO?,

Se tu avessi dormito?,

E se, nel sonno, tu avessi sognato?

E se, nel sogno,

tu fossi entrato nel paradiso

e lì avessi colto uno strano, bellissimo fiore?

E se, al risveglio,

ti ritrovassi quel fiore in mano?


Samuel Taylor Coleridge

 

 

IL MOMENTO

Se ne va, se ne va, se ne va!

Se n'è andato!

E col momento,

se n'è andata l'eternità!

            Juan Ramòn Jiménez

 

 

N.NUR-AD-DIN

 

Nasciamo senza portare nulla,

moriamo senza poter portare nulla,

ed in mezzo,

nell'eterno che si ricongiunge

nel breve battito delle ciglia,

litighiamo per possedere qualcosa.

                              

 

 

IL RAGGIO VERDE

In particolari circostanze,

quando il sole scompare dietro l'orizzonte,

nel preciso momento in cui l'ultima luce diretta ci colpisce,

può da esso generarsi un raggio verde

che passando attraverso i nostri occhi,

ha la capacità di illuminare la nostra essenza,

permettendoci di dare uno sguardo

dentro di noi e

vedere chi siamo!

 

 

STRANO VAGARE NELLA NEBBIA

È strano vagare nella nebbia!
Solo è ogni cespuglio e pietra,
Nessun albero vede l'altro,
Ognuno è solo.

Pieno di amici era per me il mondo,
Quando la mia vita era ancora luminosa;
Adesso, che la nebbia cala,
Nessuno si vede più.

In verità, nessuno è saggio
Se non conosce il buio,
Che piano ed inesorabilmente
Da tutti lo separa.

Strano, vagare nella nebbia!
Vivere è essere soli.
Nessuno uomo conosce l'altro,
Ognuno è solo.

 

H. Hesse

 

 

AMBROSE BIERCE

Riso:  Convulsione interna che altera i lineamenti del viso ed è accompagnata da suoni inarticolati.

È infettivo e, seppure intermittente, incurabile.

 

 

 

OVIDIO

La Fama, che gode con le sue calunnie

a confondere vero e falso, e che dal nulla si dilata

per forza di menzogna