Creato da Dominique.Noir il 21/05/2013

Dominique.Noir

C’è chi aspetta la pioggia per non piangere da solo..

 

 

.. tutto resta perfettamente immutato.

Post n°1 pubblicato il 29 Maggio 2013 da Dominique.Noir

Stavo spolverando la libreria e spostando libri e riviste che ho anche sul mobile tv, spunta un libricino.
Un libercolo comperato anni fa, e letto velocemente.
Lo sfoglio, ed immancabilmente trovo i miei segnalibri nei punti che mi piace tenere a memoria.

Non sopporto il fatto di dover rovinare un libro con “orecchie” agli angoli o addirittura pagine piegate.

Negli anni ho utilizzato di tutto.
Ho una collezione vastissima di segnalibri, tutti i libri letti ne contengono qualcuno. Tagliandi dell’autostrada, vecchi biglietti o abbonamenti ferroviari, tagliandi di parcheggio, scontrini di qualsiasi genere, schede plastificate di ricariche telefoniche (già utilizzate ovviamente), finanche degli strappi di carta igienica (questi NO, non utilizzati!! Rigorosamente immacolati!).


… Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti.

I partiti di oggi sono soprattutto delle macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente; idee, ideali, programmi pochi o vaghi; sentimenti e passione civile, zero.

Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune.

La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzazioni del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”.

La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e luoghi…

… I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo.

Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai tv, alcuni grandi giornali.

Ad esempio, oggi, c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il , cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il faccia una così brutta fine.

Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico.

Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione del partito o della corrente o del clan a cui si deve la carica.

Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

 … La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera.

La questione morale, nell’Italia di oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati.

Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.


Sono passaggi che conoscevo già bene, rileggendoli mi sono tornati alla mente.
Ma non resisto. Vado a cercare la data, sfoglio il piccolo documento all’incontrario.. 28 luglio 1981.
Resto immobile. Stampato in faccia un sorriso amaro, come quelli che ci vengono quando riceviamo una cattiva notizia, ma che in fondo ci aspettavamo.

Sono passati 32 anni. Trentadue.

Non c’è stata ancora tangentopoli, mani pulite, le stragi di Capaci e Via D’Amelio.
Non esisteva Windows, i primi rudimentali pc funzionavano a riga di comando con ms-dos (il primo Windows arriverà nell’85). Non esisteva nemmeno internet.

Ed il primo telefono mobile “sperimentale” (la diffusione vera e propria avverrà nel corso degli anni 80), pesava  1,6 kg. Il muro di Berlino sanciva ancora la divisione della Germania.

Sono passati trentadue anni, ma quelle parole suonano ancora vere. Attuali. Inquietanti e crude.

A volte la storia si ripete, spesso ci sono cambiamenti non replicabili..
..altre volte ancora tutto resta perfettamente immutato.

 

- Intervista di Eugenio Scafari a Berliguer – La Questione Morale -
- (pubblicata su Repubblica il 28 luglio 1981).

 

 

 

 
 
 

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