".. ah, mai fidarsi dell'amore, giovanotto!"
"L'amore ti prende a calci nel culo mentre ti accarezza.."
".. un minuto è amore, dieci minuti dopo.. è disprezzo!"
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Post n°17 pubblicato il 21 Luglio 2015 da Jack_Lafferty
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Post n°16 pubblicato il 09 Luglio 2014 da Jack_Lafferty
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Post n°14 pubblicato il 09 Febbraio 2014 da Jack_Lafferty
“Non puoi restare ancora qui con questo tempo!”. Disse con tono paterno e severo, mentre ero seduto sul muretto e lo sguardo fisso sul mare. Alex era sempre stato protettivo con me, fin da quando giocavamo a calcio da piccoli. Ma non era vero.. aveva paura di esser costretto a fermarmi a tutti i costi e di potermi fare male. Lui era imponente e saldo come un arco, ed io agile e fulmineo come una freccia. Un temporale, proprio il tempo giusto per questo pessimo umore. Mentre lui cercava di coprirmi col suo ombrello. “Cazzo Jack! Parlami!” - sentivo rabbia nella sua voce. Rabbia e sconcerto. - “non puoi startene così in silenzio! Non puoi! Non è giusto, cazzo! Fammi capire che hai...” Ho un passato pesante, Alex. La verità è che io non so più se credo in quell’amore vero e spontaneo. Ho un passato pesante. Mi sono ricucito l’anima così tante volte, che non so se c’è un brandello per un nuovo rammendo. Restò immobile alcuni secondi che sembravano ore. Non disse niente.. Restammo ancora molto tempo insieme, in silenzio, ad osservare le onde.
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Post n°13 pubblicato il 24 Gennaio 2014 da Jack_Lafferty
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Post n°12 pubblicato il 15 Gennaio 2014 da Jack_Lafferty
Navigando come mi capita spesso, mi sono imbattuto in un post che ha riportato alla mente vecchie riflessioni. Un Mentore ama se stesso, ed ama amare, al punto da sentir glorificata la propria anima attraverso l’ascesa del proprio eroe, e se ne arricchisce a sua volta.
Non sono sufficienti la saggezza, la cultura e la conoscenza da trasmettere, ma sono necessari una grande elevazione di spirito, dedizione ed abnegazione. E costui è l’eroe di se stesso, prima di essere un Maestro per gli altri.
Ma un mentore non può essere “cercato”. Può accadere che un allievo cerchi un maestro adatto ad insegnargli una dottrina. Questo scambio di conoscenze avviene sulla base del bisogno, da parte dell’allievo, di colmare certe lacune o di apprendere un’arte. Ma non è detto che costui sarà un “eroe”.
È più facile, invece, che il mentore, individui da solo il proprio seguace durante il cammino. Cogliendo in lui, le doti, le attitudini, il temperamento, per poter celebrare ed onorare gli insegnamenti ricevuti. Se lo incontrerà, lo riconoscerà.. e spargerà il proprio seme della conoscenza sul terreno fertile che avrà trovato.
Quella sarà la vera esaltazione per entrambi.
Un Mentore, “illumina”.. e vive di luce riflessa..
.. e poi, c’è chi è “mentore” di se stesso.
Ma questa è un’altra storia.. |
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Post n°11 pubblicato il 10 Gennaio 2014 da Jack_Lafferty
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Post n°9 pubblicato il 09 Gennaio 2014 da Jack_Lafferty
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Post n°8 pubblicato il 04 Dicembre 2013 da Jack_Lafferty
Ma che volgare! – disse con aria altezzosa e disgustata.
Il turpiloquio, mia cara, è una vivace ed irriverente forma di espressione linguistica.
Talvolta, usare qualche espressione scurrile è utile a rendere inequivocabile e colorito un concetto.
Un po’ forte magari, ma certamente chiaro e diretto.
Non ha proporzionalità alcuna con l’intelligenza e la cultura, più o meno scarsi, ancor meno con la raffinatezza o con la nobiltà d’intenti.. e poca attinenza con la sensibilità ed il tatto.
Si può essere molto più ripugnanti, ostentando un disgustoso ed ipocrita formalismo, un irrispettoso pregiudizio o un ributtante snobismo vestito di “buone maniere”. Caratteristiche che non mi appartengono.
Una bella persona lo è sempre, anche vestita di stracci o con un frasario sboccato.
Ed altrettanto: una merda, anche farcita con le spezie più pregiate e ricercate e servita in piatto d’argento.. sempre merda resta.
Per cui, se la tua superficialità ti fa pensare che io sia “volgare”, allora ti chiedo di scegliere tra un: “gira i tacchi e rivolgi le tue attenzioni altrove” o un più sentito e sintetico “vaffanculo”… l’importante è che tu vada fuori dai coglioni. La sostanza conta almeno quanto lo stile. A volte di più.
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Post n°7 pubblicato il 23 Novembre 2013 da Jack_Lafferty
Suonavano ripetutamente il campanello, mi lanciai giù dal letto. Ero frastornato, con un gran cerchio alla testa per la serata al bar con Alex. Infilo al volo una maglietta, mi sistemo i boxer e barcollando vado a vedere… Katy aveva trentasei anni. Single, affascinante, un non so che di selvatico nei suoi modi. Piccola, magrolina, con i capelli lunghi e vaporosi, di un castano scuro – marroni come la terra di un campo appena arato. Ma quel che colpiva erano gli occhi: nocciola, uno sguardo sbarazzino e vispo che talvolta lasciava intravedere tristezza. Ci eravamo conosciuti anni fa casualmente, amici di amici. Si è stretta poi, nel tempo, una confidenza ed una intesa che la portò ad usarmi come riferimento per le sue strategie con gli uomini. E ce ne sono stati tanti. La faccio entrare. “Hai ospiti di là o dormi senza boxer di solito?”, mi chiede cogliendomi distratto mentre preparo un caffè. Non sapevo se avevo capito bene: “Come..?” E lei sorridendo maliziosamente, senza aspettare che continuassi – “eh sì, hai i boxer al rovescio! Si vede l’etichetta, li avrai infilati in fretta”, ha sghignazzato. “E tu anziché guardarmi il culo dimmi, piuttosto, cosa è successo per venire qui a quest’ora, oggi!.” Il suo sorriso scomparve immediatamente, e lo sconforto che apparve su suo volto assomigliava tanto ai disegni di fumo che lascia volteggiare nell’aria una candela appena spenta. “Peter mi ha lasciato”, ha frignato pateticamente. “L’avvocato?”, senza rendermi conto che nel suo caso avrei dovuto esser più preciso, per identificare: quale tra gli avvocati? Ma nella mia mente era ovvio che intendevo l’ultimo. I precedenti erano già archiviati. Lei annuì. Questo mi lasciò capire che non serviva dire di più. “Andava tutto benissimo”, ha proseguito piagnucolando. “Ed ad un tratto, puff.. Senza nessun motivo, mi molla!” Approfittai della distrazione del caffè che mi accingevo a versare, per non rispondere. Forse era meglio ascoltare. Magari le serviva solo uno sfogo dopo l’ennesima delusione. “Non li capisco gli uomini”, ha affermato con amarezza e piangendo ancora. Mi guardava con i suoi grandi occhi nocciola, tristi, che sembravano implorare: Ma cavolo, dimmi qualcosa di confortante! Consolami! Ero determinato a farle una bella lavata di testa. Un po’ a causa del mio stato d’animo cinico di quella mattina, un po’ per esser stato svegliato così bruscamente, ed anche perché era la almeno la quinta volta che mi trovavo nella stessa situazione con lei.. ero deciso a fargliela pesare. Non c’era cattiveria, speravo che ci riflettesse un attimo. Doveva aver letto nei miei occhi la stessa attenzione che si ha aprendo la scatola dell’ultimo robot da cucina, appena acquistato. Ci si chiede subito: ma come si usa? Ed io, infatti, mi dicevo: non poteva non saperlo, sembrava così ovvio! Dopotutto era una trentaseienne con almeno vent’anni di esperienza alle spalle. E tuttavia, per quanto potesse sembrare semplice, Katy aveva sempre bisogno che qualcuno glielo ricordasse. “Dopo quanto tempo ci sei andata a letto?” le ho chiesto con tono asciutto. Lei mi ha guardato sorpresa, spiazzata, con un’espressione innocente che sembrava ridicola. “Piantala!”, ho detto. Lei ha abbassato gli occhi. “E non mentire”, ho incalzato. Avvertivo un po’ di difficoltà da parte sua. Rialzò lo sguardo, era contratta. “La seconda volta”, ha risposto con un filo di voce. Era chiaro che si sentiva in difetto. Ho riso. Benché sospettavo una simile risposta, non sono riuscito a trattenermi. “È lì che l’hai perso!”. “Cosa?” Istintivamente, accigliandosi. “Sì Katy, con molta probabilità è finita quella sera”. Intristita, cercando di capirne il senso, ha socchiuso gli occhi. “Ma è stato cinque mesi fa.” “Non ne dubito.” “Ha continuato a chiamarmi.” “Non ne dubito.” Fissandomi negli occhi, era diventata scura in volto. La sua espressione triste era mista a ribrezzo. “Ma diceva di amarmi!!” “Oh, per l’amor di Dio, Katy!” “Ma..” – non le diedi il tempo di proseguire – “Gli uomini non sposano le donne facili. Lo sai benissimo.” Ha alzato il viso di scatto, l’aria dura, lo sguardo di ghiaccio. Avevo sperimentato già, in passato, che a nessuna donna piaceva pensare di essere facile – per quanto facile fosse. Il che provava che quello che stavo per spiegarle era sensato, e che le donne stesse ne riconoscevano la logica, almeno in parte. Avevo lavorato in banca per anni, ed in economia e finanza valgono alcuni principi cardini, fondamentali. Tanto ovvi, che a volte ci sfuggono. “Il valore è inversamente proporzionale alla disponibilità” ho detto. Sollevando un sopracciglio “.. e l’inflazione conduce alla svalutazione.” “Chiaro?” Katy ha annuito, sconfortata. “Noi uomini siamo animali territoriali, siamo egoisti”, ho continuato. “Vogliamo le nostre cose, il nostro giardinetto. Donne incluse. Quelle facili non si addicono alla nostra indole.” L’ho fissata severamente: “lo sai, vero? Non è una novità.” “Ma perché dovrebbe credere che sono stata con un sacco di altri uomini?” “Beh, se salti nel letto con lui al secondo appuntamento, quello è un indice rivelatore preoccupante” – e con un pizzico di sarcasmo – “.. che in questo caso risulta anche corretto.” Di nuovo sguardo glaciale, si stava per arrabbiare. Ho continuato: “Gli uomini pensano che se fai così con loro, probabilmente fai così con tutti. Non credono alla favoletta che sia il loro fascino unico ed il loro carisma che ti ispira a farlo.” Messa con le spalle al muro e parecchio irritata dalle mie parole è passata all’offensiva. “Non è che mi abbia respinta con la forza! Era del tutto consenziente!” “Certo che lo era. Se la dai via facile, lui se la piglia. Anzi, farà di tutto per portarti a letto.” “Ma non ha senso!”, un po’ disorientata. “Ha senso, eccome, cara. Senti, quante possibilità ci sono che una a caso delle tante belle sceme con cui esce sia quella giusta? Quella che vuole sposare? Pochissime, giusto? Quindi è naturale che lui si butti a pesce quando se ne presenta l’occasione.” Era smarrita e turbata. “E poi, il solo modo per essere davvero sicuro che tu non sia facile, che non abbia scopato con mille persone, che sia degna di essere sua moglie e la madre dei suoi figli, è quello di metterti alla prova. Tentarti. Se cedi, fallisci il test. Allora non sei tu quella giusta, e pazienza, si limiterà a divertirsi.” Mi fissava sbalordita, con le braccia che le cadevano lungo i fianchi. Senza fiatare. “È perfettamente logico”, ho concluso. Katy era sconcertata, cercava di raccogliere i pensieri, di trovare un senso a tutto. Poi dopo alcuni secondi di silenzio ha detto: “Quindi mi stai dicendo che non dovrei mai andare a letto con nessuno?” “No!”, scuotendo la testa. “Non sto affatto dicendo questo. Tanto più che gli uomini non sposano una donna senza prima esserci andati a letto.” “Cosa??”, con gli occhi sbarrati. “Beh, mi pare logico, no? Firmi un contratto che sta per durare una vita, o quantomeno che duri a lungo, e non ti assicuri che siate compatibili anche sotto quell’aspetto?” I suoi occhi lanciavano fiamme adesso. Aveva poggiato le mani sul tavolo. “Quindi se mi interessa davvero qualcuno, non devo andarci a letto troppo presto altrimenti pensa che sono una puttana e mi lascia. Ma ci devo andare a letto prima o poi, altrimenti penserà che sono frigida e mi lascerà lo stesso.” “Esatto”. “Ma cazzo, Jack! E quand’è questo momento che non è troppo presto e neanche troppo tardi?”, mi chiede inviperita. Mi sono accigliato. E mentre portavo la mano al mento: “Questo è il mistero. Ogni uomo è diverso.” Leggevo rabbia e disprezzo nei suoi occhi. “Quindi dovrei condurre la mia vita sessuale in modo da soddisfare le stupide, ridicole ed egoiste aspettative degli uomini??”, ha esclamato infuriata e con sarcasmo. “No Katy. Sto dicendo che dovresti usare di più il cervello, e non limitarti a soddisfare solo i tuoi pruriti tra le cosce!”, ho replicato infastidito. “Decidi che partita giocare prima ancora di iniziarla. Se vuoi solo farti sbattere da qualcuno, va benissimo. Ma se l’obiettivo è “l’uomo della tua vita”, il matrimonio, beh.. forse dovresti stare più attenta.” Leggermente più calma, ma sempre in preda all’orgoglio femminista dalla quale sembrava colta: “E nel frattempo agli uomini è permesso scopare a destra e a manca quanto gli pare.” “Non direi che ci è permesso. È che la maggior parte delle donne si aspetta che gli uomini si comportino così. Pensano che sia normale così, ed in fondo sta anche bene a loro. Insomma, Katy, ne abbiamo parlato anche altre volte..” A quel punto, davvero sconfortata: “Non è giusto!” “Non ho detto che sia giusto. Ma è così e basta.” Ho sostenuto ancora un po’ il suo sguardo, poi ho versato ancora del caffè. Lo abbiamo sorseggiato velocemente ed in silenzio e ci siamo accesi una sigaretta. La osservavo mentre lei guardava fuori dalla finestra. Sembrava esausta, smarrita, abbattuta. L’ho abbracciata sussurrandole “La prossima volta anziché piangere dopo una delusione, vieni qui da me che ti faccio piangere io prima, riflettendo.” Mi ha fissato sorridendomi, quasi a lasciarmi intendere che aveva imparato la lezione. Ma io sapevo già, che dopo un paio d’ore si sarebbe dimenticata tutto..
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Post n°6 pubblicato il 31 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
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Post n°5 pubblicato il 31 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
Le lacrime del mondo sono immutabili. A ognuno le sue piccole croci durante il piccolo oggi e il breve domani. L’aria risuona delle nostre grida, ma l’abitudine è una grande sordina, ci annoiamo...ci annoiamo a morte, inutile negarlo. Tra un istante, tutto svanirà e saremo di nuovo soli nel cuore delle solitudini. Si partorisce a cavallo di una tomba, ed è subito notte Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte. Dietro a quel velo di dolcezza e di calma, la notte galoppa e si getterà su di noi.. pftt.. Così, proprio nel momento in cui meno ce lo aspettiamo. Ecco come vanno le cose su questa porca terra !
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Post n°4 pubblicato il 30 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
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Post n°3 pubblicato il 29 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
Poco dopo aver creato Adamo, Dio gli dice: “ascolta Adamo, tu mi piaci. Mi piaci molto. Tra le mie creature sei quella a cui tengo di più. Fatta a mia immagine e somiglianza. E proprio perche mi piaci così tanto, ho deciso di darti un paio di cose che ti distingueranno da tutte le altre mie creature”. “Tipo?”, dice Adamo. “Bè”, risponde Dio, “ti ho dato il cervello più grande di tutto il Creato”. “Fantastico”, ribatte Adamo. “Grazie Dio. C’è altro?” “Bè”, continua Dio, “ti ho anche dato il pene più grosso del Creato”. Allora, Adamo dice, imperturbabile: “Grazie, Dio”. Ma Dio aggiunge:”C’è solo un problema”. “Mmmh, sì, e cioè?” chiede Adamo. E Dio risponde: “Il sangue che ti ho dato basta a farne funzionare solo uno alla volta!”
Le donne sono scoppiate a ridere. Anche gli uomini hanno riso, ma con riluttanza, con una specie di rassegnazione. Ah, le barzellette sul pisello! Le più divertenti dell’umorismo a sfondo sessuale, quelle con cui si va a colpo sicuro. I miei amici ridevano a crepapelle, anche perché erano ubriachi; ma io ero sobrio, e ne ho approfittato per interrogarmi sulla natura di queste barzellette e sul motivo per cui piacciono praticamente a tutti. Il fatto stesso che esistano barzellette sul pisello implica che il soggetto in questione è una cosa su cui scherzare. Sulla vagina non ce ne sono molte. La vagina non fa ridere, punto. Ci sono barzellette sulle tette, ma non è la stessa cosa. No, mi è venuto in mente che nel pene ci deve essere qualcosa di essenzialmente comico, o di comicamente assurdo, o forse solo qualcosa di assurdo. So che alcune donne trovano il pene ridicolo, almeno sotto un certo aspetto. Come mi aveva spiegato una volta una mia amica: “Bè, è che voi avete questo… affare! Questa cosa attaccata! Proprio davanti! È così strana!” aveva detto, toccandosi direttamente la zona pubica con entrambe le mani. “Non riesco nemmeno a immaginare come deve essere. Voglio dire, non è d’intralcio?” “Ci facciamo l’abitudine, credo”, avevo risposto. “Come quando hai qualcosa nell’occhio”. “Ma non è nell’occhio!” aveva esclamato lei con voce stridula. “È proprio lì!! Davanti! Questo piccolo manico! Questa ridicola cannetta! E fa delle cose strane”, aveva aggiunto, con gli occhi che si spalancavano. “Diventa grosso, e poi di nuovo piccolo. A volte veramente piccolo. Si restringe!!” aveva urlato. “Voglio dire, è come avere questa cosa viva, questa creatura nei pantaloni!”. Una creatura. Implica qualcosa di indipendente, di estraneo. Addirittura di minaccioso. Questo, ho pensato, dice qualcosa sul perché le barzellette sul pisello fanno ridere: il pene è attaccato agli uomini, che sono condannati per sempre a vivere e a venire a patti con quest’affare, questa creatura nei loro pantaloni. Una creatura che a volte sembra avere una sua agenda, delle priorità – una mente vera e propria, tutta sua, troppo spesso in contrasto con l’interesse dell’uomo a cui è attaccata. Il che mi ha condotto infine al nocciolo essenziale della faccenda, alla grande verità che le tanto colorite barzellette sul pisello rivelano in modo comico. Si tratta, ovviamente, del fatto che gli uomini a volte fanno cose strane, illogiche e persino stupide a causa del loro pene, come se… bè, sì, come se il sangue venisse improvvisamente risucchiato dal cervello, mettendolo fuori uso per mancanza di ossigeno. Sono giunto alla conclusione che alle donne piacciono queste barzellette perché etichettano gli uomini come incorreggibili idioti, mentre agli uomini piacciono perché implicano che non è colpa loro se sono degli incorreggibili idioti, ma della natura biologica di cui sono sventurati schiavi. |
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Post n°2 pubblicato il 07 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
.. in circostanze normali avrei potuto reggerla. Ma nelle mie condizioni non ero proprio in vena. Da quando avevo rotto con Kim, uscire con le donne era diventata un’insopportabile routine, come mangiare dopo una tremenda intossicazione alimentare. Il minimo sentore di tresca amorosa mi faceva venire le convulsioni. Mi pesava così tanto che non riuscivo a farlo senza prima un minimo di lubrificazione – un sorso di whisky o del cognac.. o un paio di bicchieri di vino.
Perché mi sottoponevo ad una tortura simile? Se era così spiacevole e orribile che senso aveva tanto sbattimento? Beh, lo facevo perché i miei amici continuavano a dire che non dovevo starmene chiuso in casa a compiangermi come un perfetto idiota (un modo di vedere le cose piuttosto in linea con il mio). Dovevo rimettermi in piedi, rimontare in sella, con grinta ed entusiasmo. Prendermi la rivincita. Conoscere gente nuova. E così mi sono ritrovato impegnatissimo in una serie di attività che non potevo assolutamente eseguire da sobrio.
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Post n°1 pubblicato il 06 Maggio 2013 da Jack_Lafferty
La cosa che mi colpiva di più erano gli occhi: non solo per il colore, dato che erano di un bel verde scuro con dei puntini marroni e grigi, ma per la grandezza: nonostante fossero belli, sembravano addirittura troppo grandi rispetto al resto del viso. E ti guardavano con una certa penetrante intensità; uno sguardo indagatore, come quello degli animali notturni: vigile, irresistibile, che esigeva attenzione.
Sarah era bella. Forse addirittura bellissima, come possono esserlo quelle americane acqua e sapone in jeans e maglietta. Anche le macchine possono essere bellissime, ma non ne avrei mai tenuta una a Manhattan. Per quanto bella e fantastica potesse essere. Anzi, più è bella, più fastidi hai. Non potevo permettermi complicazioni. Non volevo scocciature, e tanto meno preoccupazioni. “sai”, dico incerto, “mi sto riprendendo adesso da un attacco di influenza. Non mi va di ballare. Grazie lo stesso.” Sarah mi fa un sorrisetto forzato, scuote la graziosa testolina e se ne va..
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Inviato da: batida0
il 06/12/2020 alle 20:55
Inviato da: batida0
il 06/12/2020 alle 20:40
Inviato da: isolde6
il 04/08/2015 alle 21:14
Inviato da: pera.matura
il 04/08/2014 alle 17:25
Inviato da: tryllipersempre
il 11/07/2014 alle 16:48