Creato da donatellanardin il 01/09/2007
Andante con brio pizzicato

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Al miglior fratello

Post n°3 pubblicato il 01 Settembre 2007 da donatellanardin

In questa alba magica / echi di rintocchi /
quaranta,li ho contati / ti penso e non ti vedo /
e allora ti raggiungo / ma solo con la mente /
nel territorio vasto / del detto e del taciuto /
dove senza pudore / si interroga il cuore /
Raccontami di te / svelami i tuoi sogni /
dimmi se più ti è stato tolto / o più hai ricevuto /
narrami come fu / che hai vinto le tue sfide /
spiegami la fatica /che accompagna la tua vita /
Fiore di roccia e sasso / dal nulla sei spuntato /
e forte e combattivo / del sole ti sei nutrito /
tra piccole fessure / la linfa hai succhiato /
e ora svetti audace / vincente e luminoso /
riscatto orgoglioso / dei vinti dal destino /
Mentre la luce evapora / nel nero della notte /
carpisco da lontano / nell'aria la tua voce /
nel buio il tuo volto / e gli occhi tuoi severi /
il piglio tuo deciso / con lampi di tenerezza /
incroci di certezza / e allegra sfrontatezza /
e il gusto dolce amaro / di arguzie e ironie /
per altri mille rintocchi / oh caro fratello mio.

 
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Si Viaggiare

Post n°2 pubblicato il 01 Settembre 2007 da donatellanardin

Procedevamo assorti, silenziosi e come sfibrati nei pochi movimenti concessi, avanzavano costeggiando lentamente un breve tratto di laguna.

            Erano accompagnati dai rapidi voli di alcuni gabbiani stranamente festosi che giocavano con la tenue brezza di quel caldo mattino d'estate, tra i colorati riverberi e i bagliori proiettati dal sole sull'acqua e sulle barene.

            C'era anche lei in questo insolito viaggio; le era stato imposto, non si era potuta sottrarre e malgrado la liquida bellezza intorno, tutto oramai sembrava remoto e privo di importanza.

            Lei non aveva quasi mai viaggiato, non riusciva e nei momenti piu' dolorosi, frugava con tenacia fra i ricordi piu' reconditi per individuare le segrete ragioni per le quali la sua esistenza si era come cristalizzata in uno scollamento dagli accadimenti quotidiani ai quali sentiva di partecipare piu' da spettatrice che da protagonista.

            Gli unici viaggi che era obbligata a compiere erano quelle violente e improvvise uscite da sé che la proiettavano in una dimensione incontrollabile e senza tempo, oltre il confine del razionale, dove smarriva tutte le usuali coordinate e si sentiva come al centro di una esplosione distruttiva e sulla supposta via di un imminente disastro.

            Li chiamavano attacchi di panico.

            Nel tempo aveva imparato a dare un senso alla sua fragilità, ad ovviare con degli artifici alla sua incompiutezza, sviluppando sempre di piu' la sua capacità di cogliere l'essenza delle vite altrove ed allargando i suoi spazi interiori con l'esercizio dell'immaginazione.

            Sognatrice com'era, si era ritrovata cosi' a vagare con la fantasia in terre suggestive e narrate da altri e nella trasposizione, il vicino e il lontano si confondevano.

            Oppure viaggiava con la mente a ritroso nel tempo nel suo modo bambino, nell'innocenza e nell'inconsapevolezza beate dell'infanzia, nella felicità perduta di quando tutto sembrava possibile e a portata di mano.

            Spesso si mischiava alla folla di turisti che frequentavano numerosi il suo amato paese di mare e di laguna e nell'intreccio confuso di lingue e di identità diverse, in una finzione quasi giocosa, vagheggiava di essere una di loro e ammirava con occhi divenuti stranieri, come fosse la prima volta, la sua terra antica e gloriosa.

            Ora però l'ultimo viaggio concreto, tangibile; in realtà un'ultima beffa del destino.

            Si trattava, infatti, di poca cosa, bisognava solo percorrere qualche centinaio di metri, portata a spalla, attraversare il ponte e il canale di sempre e da quella luminosità intensa, quasi perlacea, approdare finalmente nella nuda terra, là tra gli ombrosi cipressi che l'avrebbero abbracciata per sempre con i loro silenzi, libera finalmente da costrizioni e finzioni.

http://www.jesolo.it/events.asp?l=1&id=2457&idmen=135

 
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Post N° 1

Post n°1 pubblicato il 01 Settembre 2007 da donatellanardin
Foto di donatellanardin

Piccoli battelli che solcate le onde torbide o cristalline con passo antico, bianche motonavi che incedete sicure tra canali e barene alzando gorghi schiumosi, vi osservo dal mio rifugio trentennale e attendo il vostro passaggio cadenzato che ritma e scandisce le mie ore.

Da pendolare della vita e in giovinezza, nutro lo spirito e gli occhi della pienezza che regala lo scenario avvincente della laguna e delle sue isole a corona; tutto sembra immobile e fisso ma, pur se impercettibilmente, niente è mai com’era prima.

Piccole e grandi imbarcazioni, che sfidate tenaci l’acqua millenaria seguendo la rotta assegnata, nel variare del tempo e della luce anche il vostro andare si conforma e muta in una gamma di possibilità infinite.

Accostando il dire al sentire la varietà così mi balza incontro: ecco allora che avanza assonnata, la motonave del risveglio mattutino che sbuffa e si affanna per la ressa, quella pigra un po’ indolente, che arranca a malincuore nella brina, la festosa e la briosa che inondano di spruzzi ogni riva, la sbarazzina un po’ malandrina che gioca a cuscinate con le onde, la più severa e accigliata che sfida le correnti e le maree, quella carica di sogni che insegue l’oro e il rosso del tramonto, la bizzosa che fa le fusa come un gatto innamorato e quella che non vedi e solo senti, che scivola a tentoni nella nebbia o nel buio più profondo della notte.

Se sposto un po’ lo sguardo sulla gente, vengo assorbita da un viavai corale incessante, da un turbinio di lingue e di dialetti di persone accomunate un po’ dal caso e allora equipaggi e passeggeri, sono con voi con la mente e i pensieri, vi accompagno nel viaggio tra le sponde, attraversiamo insieme la laguna ora rosa, ora bruna, ora di un pallore evanescente, ora di un nero incombente, con il sole, la pioggia, il vento, la tempesta, cavalchiamo senza posa l’acqua livida, limacciosa, ammiriamo incantati giochi specchiati di riflessi o le cime spruzzate di biancore che si stagliano lontane sullo sfondo.

Ma oltre a fronteggiare la natura, a voi capitani e marinai, un compito più alto è assegnato, di trasportare esistenze e destini, gli umori più diversi e genuini, sorrisi larghi o solo accennati, amori clandestini appassionati, dolori che si consumano nell’ombra, cuori caldi e colmi di dolcezza, sguardi gelidi pieni di asprezza, respiri un po’ mozzati dalle pene e molte bocche chiuse imbronciate e molti occhi stanchi e velati; mani rinsecchite, dal grigiore, piedi gonfi di fatica e di sudore, volti illuminati dalla gioia, anime consumate dalla noia e voci capricciose di bambini, molte diversità solo accennate, forme racchiuse dell’unicità di ognuno, unite solo dall’andar sull’acqua.

Tutta questa ricchezza mi conforta, inconsapevoli mi fate compagnia; il vostro movimento senza posa è metafora allargata della vita, che pure incanalata nel suo solco, in un fluire da qualcuno stabilito, consente di variare lo spartito e oscillare tra l’andante con brio e il pizzicato.

E al vagare reale o immaginato, sono concesse note sempre nuove, ce le regala copiose e armoniose, l’amore per la terra e la laguna e per l’umanità che vi si spande.                               

 
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