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Post N° 90
Post n°90 pubblicato il 24 Gennaio 2007 da chattanooga73
La ricerca della felicità..........
Lunedì sera ho visto il film di Muccino, la ricerca della felicità.Devo dire che mi è piaciuto molto...
Will Smith è bravissimo anche nei ruoli un pò + impegnati...
E' tenera la sua figura di padre premuroso, che si trova in una situazione psicologica veramente al limite della sopportazione umana.
Ma lui è un tenace, è uno che sa che la ruota non sempre gira bene, anzi il + delle volte gira proprio storta, ma che è in pace con la sua coscienza; sa di aver fatto di tutto fino a quel momento per vivere una vita economicamente dignitosa e che se tiene duro, forse arriverà anche il suo momento.
Mi ci sono ritrovata molto in questa figura.
Io che ho sempre vissuto un rapporto molto difficile con i miei genitori, mi sono trovata a 19 anni con uno straccio di diploma in mano che odiavo. Ero finalmente a pieno titolo una ragioniera! Ma a me non importava proprio niente di questa materia, che trovavo monotona e priva di fantasia. Così contro il volere dei miei genitori appena uscita da scuola mi son messa a fare la venditrice per un'importante agenzia di assicurazioni.
All'inizio mi affascinava, perchè era un lavoro da autogestire, potevo stare molto fuori, vedevo molta gente, ma dopo 2 anni e mezzo di patimenti sono arrivata ad odiare tutti questi aspetti che credevo positivi...
I guadagni erano minimi, le tasse esagerate.
Una volta ricordo che sono arrivata a pensare di vendere dell'oro che avevo per andare avanti. Certo non potevo chiedere soldi ai miei genitori, perchè loro non erano affatto d'accordo su quella scelta.
Decisi di abbandonare, e per gradire mi sentii dire dai miei genitori quel "te l'avevo detto" che fu la batosta finale.
Trovai un lavoro come impiegata, perchè a quel punto, pensai che forse avevano ragione i miei, dovevo cercarmi un lavoro sicuro, senza troppi grilli per la testa.
Li non mi trovai male, sinceramente, non era proprio un lavoro monotono, ma non avevo certezze, continuavano a prendermi con contratti a termine, per cui decisi di andare a lavorare nella ditta che stava aprendo mia sorella.
Lì dovevo tenere la contabilità e in + gestivo il settore commerciale, cosa che mi piaceva tanto. Non avevo orari, però. Di dicembre ricordo di essere tornata alle 11.30 di sera, ero sposata da poco e luca a quel tempo era molto insofferente. Li poi, per colpa di una persona, che successivamente venne buttata fuori, per i motivi che io lamentavo, ma che in quel momento nessuno prendeva in considerazione, si era creata una situazione molto tesa.
Nel frattempo poi sono rimasta incinta e avevo bisogno di trovare un lavoro part-time.
Andai allora a lavorare in un bar dei gigli a 4/6 ore, ma mi davano sempre turni allucinanti, quindi questo cozzava dinuovo con gli impegni di neomamma per cui mi licenziai.
Subito trovai un lavoretto in un'autofficina. Dovevo tenere la contabilità, e la fatturazione in orari molto elastici.
Di li a poco sono arrivata a fare lo stesso lavoro x 3 officine. Non guadagnavo tantissimo, ma mi stavo arrangiando.
In una delle 3 mi proposero di entrare fissa part-time e così scelsi quella strada.
Mi trovavo benissimo con i miei colleghi di lavoro, erano di una gentilezza squisita, ma quelle 3 ore davvero non mi passavano mai.
Un giorno mentre ero alla usl trovai una vecchia amica/collega del mio primo lavoro che mi parlò della sua attività, molto particolare.
Mi stuzzicò l'idea, ci pensai e ci ripensai....
Per la tipologia di negozio potevo aprire con pochissimo investimento di capitale. Non avendo magazzino da fare, le spese iniziali erano l'affitto e l'arredamento.
Così decisi di fare questo passo.
Come lavoro rispondeva molto al mio carattere creativo, libero.
Due anni fa quindi ho cominciato questa nuova avventura....
Ero felicissima...finalmente avevo trovato il lavoro che faceva per me.
Era sempre stato un cruccio per me, continuare a cambiar lavoro ogni massimo due anni. Devo però anche dire che non sono mai stata un giorno senza lavorare e specialmente i titolari dell'agenzia di assicurazioni, più volte mi hanno chiesto di tornare a lavorare lì.
Però questo non era sufficiente, mi son sempre sentita combattuta, perchè io, contrariamente a mia sorella non ero nata con la dote del piacere del classico "lavoro fisso".
Questi 2 anni sono stati durissimi. Ho aperto in un paese che mal recepisce la tipologia del mio negozio. L'usato per bambini, invece di trovarla una cosa intelligente, la vivono con vergogna.
Se ricordo i primi tempi e guardo quello che son riuscita a fare mi sento davvero orgogliosa, ma se penso alle spese, al c/c sempre sofferente, mi sento frustrata.
Ora si è aperta una nuova strada. Si è liberato un fondo dei miei genitori e li riuscirei a risparmiare molto sull'affitto.
E' una decisione presa quella del trasloco, ma mi sento molto impaurita.
Non ho ancora avuto conferme da parte del lavoro, dopo 14 anni e quindi ho paura a fare qualsiasi passo.
Mio marito mi ha incoraggiato a provare a fare questo tentativo, ma in questi giorni è tutto una discussione perchè, lui (giustamente) porta a casa un considerevole stipendio, ma manca il mio contributo e con gli impegni con la casa che ci siamo presi, siamo costretti a controllare ogni spesa.
Questo da parte sua non è bello, da parte mia è davvero annientante.
Mi sento pressata. Cosa è giusto fare adesso? Forse dovrei vendere tutto e cercarmi un lavoro per contribuire all'andamento economico della famiglia.
Ma come vivrei questa rinuncia?
E dire che sto facendo serate con la musica per tappare i buchi del negozio. Faccio compleanni in negozio per farmi rientrare qualcosa in +, ma ogni volta devo spostare tutta la roba del negozio da una parte per liberare la stanza dei compleanni e questo è energicamente stancante.
Insomma mi sento davvero come il protagonista del film in questo momento. Chiedo solo di fare un lavoro che mi piaccia e finalmente questo lo sarebbe, riuscendo a prendere uno stipendio anche minimo.
Anche se riuscissi a prendere quanto prendevo con le 3 ore part-time a me andrebbe bene. La mia ambizione non è quella di straguadagnare, ma quella di fare un lavoro che mi piaccia.
E' forse troppo?
Io capisco mio marito, ma anche lui alla mia età (tra noi ci corrono 10 anni) attraversò un momento molto difficile sul lavoro. Io ero accanto a lui e cercai di tirarlo su. Vedevo che si impegnava tanto, ma ancora non raccoglieva per quanto seminava.
Io invece adesso non mi sento proprio per niente compresa....proprio come nel film.....
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