Creato da: FilmPerLestate il 02/04/2007
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Post N° 1

Post n°1 pubblicato il 02 Aprile 2007 da FilmPerLestate
Foto di FilmPerLestate

“PELORITANIA”

 

Secondo delle teorie, come quella del filosofo Bergson, la funzione del cervello, del sistema nervoso e degli organi dei sensi è principalmente eliminativa e non produttiva.

Il nostro cervello, filtra continuamente la grande quantità di fatti, pensieri, impressioni, emozioni, che ad ogni istante ci pervengono ed invadono. Solo una minima parte esce dalla nostra coscienza; quella che ci necessita a sopravvivere nel nostro mondo di concretezza. Secondo questa teoria filosofica, nella nostra coscienza interiore sono racchiuse una fonte di avvenimenti, emozioni, conoscenze, cognizioni, percezioni e capacità, enormi.
La razza umana o parte di essa, può aver avuto, in passato la possibilità di fare uso di quella sezione che non siamo più capaci ad adoperare. Mitizzando questo concetto; la nascita del linguaggio, la capacità di costruzione e di adoperare abitualmente utensili, rappresenta un’involuzione della specie umana.

 

                                                           - - - - - - - - - - -

 

Più di seimila anni fa un popolo tribale risiedeva lungo le rive del fiume Giallo, in Cina. Questa gente non aveva ancora una identità nazionale, viveva di agricoltura e pastorizia lungo le sponde del corso d'acqua. I loro capi possedevano poteri inconsueti: conoscevano i segreti di piante e animali, parlavano con potenze invisibili nel cielo, e le acque parevano piegarsi alla loro volontà. Alcuni di questi vollero intraprendere un viaggio verso un luogo che si conosceva come fonte di grande energia. Quel luogo era un stretto di mare al centro del Mediterraneo che produceva,  periodicamente, gorghi e correnti di elevata potenza. I padri dei loro padri,  tramandavano nei racconti, che quello era il centro dell’energia.” 

 

Messina 28 agosto 2007 ore 10.30. Una mattina di estate apparentemente come tante altre. La Terra si sta interponendo tra il sole e la luna. E’ un’eclissi. La visione non è affascinante come se la si guardasse dal vivo, ma internet mette il mondo in diretta e vederla, anche se è in un’altra parte del globo, produce sempre un fenomeno di grande curiosità ed attrazione.
Un piccolo chiosco nella piazza di un paesino sul mare. Seduti ad un tavolo tre inseparabili amici.
Anna è al suo primo anno di Università nella facoltà di Scienze e Tecnologie, è una ragazza molto gradevole; bionda, con gli occhi verdi, un fisico slanciato. Sin da piccola affascinata da tutto quello che è innovativo.
Bruno è tendenzialmente robusto, diciotto anni appena compiuti. Un rifiuto per tutto quello che riguarda lo studio e l’apprendimento didattico in genere. Il suo grande hobby; la pigrizia, lo shopping griffato e le frivole interminabili discussioni con gli amici.
Caterina una ragazzina esile, dolce,
accondiscendente, di appena quattordici anni. Sempre preoccupata a non far arrabbiare i genitori. Segue alla lettera tutte le disposizioni che le vengono impartite dalla madre. Spesso litiga con le compagne perché non le segue in qualche occasione di piccola trasgressione.
I tre ragazzi, come quasi ogni mattina, sono immersi a gustare una granita seduti attorno a quello che ormai considerano il loro tavolino. La loro chiacchierata è rivolta all’evento di quel giorno e di quel momento in particolare; l’eclissi totale di luna. Tutti e tre, intenti a guardare le immagini sul piccolo computer portatile di Anna. Trascorrono i minuti, le immagini scorrono e loro le osservano col fascino tranquillo di chi sa già come si evolverà quella condizione. Una di quelle rare situazioni che nessun elemento esterno può condizionare. Una di quelle realtà che non è possibile alterare, modificare, cambiare. Nessuna preghiera, religione, forza, potenza, desiderio, speranza, può alterare quella sequenza programmata milioni di anni prima.

Un velo di piacere, ma anche giustificata impotenza sui loro volti.  Occorrono solo pochi minuti affinché l’eclissi si completi e con lei, anche i commenti dei ragazzi che volgono il loro il loro dialogo su quella che sarà la serata. L’estate sta ormai finendo e la voglia di sfruttare gli ultimi giorni che rimangono, prima dell’inizio del nuovo anno scolastico, è tanta.
Il paesino dove abitano è tranquillo, incantevole, ma non offre alternative concrete a quelle che sono le esigenze dei giovani. Ogni possibilità di trovare qualcosa che possa loro riempire piacevolmente gli spazi di tempo libero è sempre ricercata.
Quella sera, nel lido di un paese vicino ci sarà una festa ed i tre ragazzi hanno deciso di andarci

E’ sera; la festa in spiaggia è al culmine. La pista da ballo è invasa da luci intense e ritmate. Anna è seduta accanto ad un tavolino, il bicchiere con un aperitivo analcolico in mano, lo sguardo fisso al centro della pista ad osservare il nulla. Bruno, che sta ballando, gli si avvicina, la incita ad alzarsi, ma lei usando solo l’espressione, lascia intendere che non ha voglia.  Anche l’incitamento rivolto a Caterina, seduta accanto all’amica, è vano, ma lui la prende per mano e la trascina al centro della pista. La danza prosegue al ritmo della musica. Il cielo è stellato, la luna brilla nella sua pienezza. Anna si alza e va verso la riva. Il mare è calmo, le onde sembrano sfiorare delicatamente la spiaggia, il loro flusso e riflusso sembra ritmato come una melodia molto rallentata, quasi ipnotica. Lo sguardo di Anna si alza verso la luna e si ferma ad osservarla. Bruno, mentre balla, si volta verso dove era seduta l’amica, ma non la vede. Si guarda attorno per cercarla, ma non riesce a trovarla. Si volge verso Caterina e con dei  movimenti gestuali chiede se l’ha vista. Non si aspetta una risposta, ma vuole che la aiuti a trovare. Continuando a ballare si guardano attorno. E’ Caterina a vederla sulla spiaggia, vicino la riva. Fa un segno a Bruno per indicargliela. Questo con un movimento del capo invita Caterina a seguirlo. La raggiungono e Bruno le batte leggermente una mano sulla spalla chiedendole - “Ma si può sapere cos’hai questa sera?”.
Risponde la ragazza con tono banale.- “Ma niente”
Caterina rivolgendosi ad Anna. - “Ma scusa, siamo venuti qua per divertirci, perché stai in disparte come una cretina?”

Questa, però sembra quasi non ascoltare, assopita dal profumo della notte. La sua espressione, distratta da pensieri senza peso.
Improvvisamente dice:- “Vorrei essere lontana da qualunque rumore e sentire solo lo sciacquio del mare”
Bruno ironizzando - “L’unico modo è andare al largo in barca”
Anna - “Perché no?!”
Sorridendo interviene Caterina - “Voi siete tutti e due matti”
Anna - “Dai Bruno andiamo, prendi la barca di tuo padre”
Bruno - “Se se ne accorge mi uccide”
Anna - “ Dai solo un giro qua vicino, senza allontanarci, giusto per non sentire più questi rumori inquinanti”
Bruno - “Va bene”
Caterina – “Ma siete tutti e due scemi?!”
Anna - “Caterina, se non vuoi venire, nessuno ti obbliga”
L’espressione di Caterina è titubante. Non vorrebbe andare con gli amici, ma al tempo stesso non vuole rimanere da sola e neanche fare la figura della paurosa. 
E’ una barchetta leggera, in vetroresina. Il padre di Bruno la usa per andare a pescare nelle vicinanze. I tre ragazzi si tolgono le scarpe e le mettono dentro. Bruno si arrotola il pantalone. Non fanno molta fatica a metterla in acqua. Il ragazzo la tiene con la prora ancora a riva per permettere alle ragazze di salirci
sopra. Anna sa come comportarsi, non è la prima volta che escono con quella barca. Va a poppa, abbassa il motore fuoribordo, controlla se è a folle e mette in moto. Bruno da una spinta, salta dentro e prende il posto di Anna. Inserisce la retromarcia per qualche metro, poi vira e va verso il largo.

Anna adesso è seduta nella parte anteriore e con lo sguardo appagato e rilassato. Accanto a lei Caterina con tangibile, ma celata inquietudine.
Anna - “Ferma il motore Bruno, vediamo se si sente ancora il rumore della civiltà”
Bruno esegue il desiderio dell’amica. E’ come se calasse improvvisamente il silenzio. Si ode solo il lieve rumore del mare che di tanto in tanto si infrange con dolcezza contro la superficie della chiglia. 

Anna – “E’ veramente splendido. Spesso non si apprezza quello che si può avere con poco e che è a portata di mano”
Anche Caterina, adesso, sembra cominciare ad apprezzare  la tranquillità di quel momento.
Bruno - “Guardate che Luna meravigliosa
Anna - “Siihh. Silenzio. Non inquinate! Sdraiatevi e assaporate il rumore del silenzio ed il profumo del mare” 

Bruno- “Aspetta che butto l’ancora. Non vorrei che senza accorgercene ci spostiamo troppo. Bruno prende l’ancora dal piccolo gavone di prora e la getta in acqua legando la cima ad una bitta.
I tre ragazzi si distendono alla meno peggio a pancia in su,  le mani incrociate dietro la nuca e gli occhi chiusi.

 
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