Creato da: FilmPerLestate il 02/04/2007
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Post N° 2

Post n°2 pubblicato il 11 Maggio 2007 da FilmPerLestate

La cima che tiene l’ancora non è stata legata con la dovuta fermezza e lentamente si scioglie finendo in acqua. Non c’è vento e la corrente è minima, ma la barca non ha più il suo punto fermo nel mare.
Passa solo qualche minuto, Anna riapre gli occhi, la sua espressione è beata. Si mette seduta. Guarda verso la riva. Gira lo sguardo, continua a girarlo. Inarca le sopracciglia  assumendo un atteggiamento preoccupato.
Anna  - “Ragazzi”
Gli altri due aprono gli occhi.
Bruno – “Cosa c’è Anna?”
Anna – “Guarda, non si vede più nulla”
Bruno si mette seduto ed anche Caterina si alza.
Bruno si guarda attorno poi va a controllare la cima dell’ancora e non la trova.
Bruno – “ci siamo disancorati, ma non è possibile che siamo finiti così al largo in pochi minuti da non vedere le luci a terra”
Caterina – “Ma la terra è lì. Non vedete?
Anna – “E’ vero! Ma è tutto al buio, forse c’è stato un Black-out. Dai, torniamo”
Caterina – “Torniamo dai Bruno, Ho paura”
Bruno un po’ ansioso per quel minimo di preoccupazione che scaturisce da quel imprevisto, mette in moto e si dirige verso terra.
Caterina – Bruno, ma tu sai orientarti?”

Bruno – “Saremo sicuramente davanti a dove siamo partiti. Comunque andiamo dritti così verso riva, poi vediamo”
Anna prende il telefonino in mano – “Non c’è campo”
Istintivamente anche gli altri due ragazzi prendono il loro.
Bruno – “Neanche il mio prende. Il black-out avrà oscurato i ripetitori”
Man mano che si avvicinano a terra, la loro preoccupazione aumenta. Cercano di capire dove si trovano, ma non riescono a trovare indicazioni.
Caterina – “Ma dove siamo? Io ho paura”

Bruno – “Non c’è molta benzina nel serbatoio, dobbiamo cercare di non sprecarla.

Bruno ferma il motore per cercare di sentire qualche rumore che può farli orientare.
La riva è solo a qualche metro, sicuramente davanti a loro non c’è il lido da dove erano partiti. La loro preoccupazione è visibile. Oltre che dal rumore del mare che sbatte contro la barca, adesso il silenzio è rotto anche dalle piccole onde che si infrangono sulla spiaggia.
Solo qualche minuto e per inerzia la barca tocca la sabbia. Bruno scende  e la tira un po’ più su.
Anna – “Dove siamo Bruno? Ho paura”
Bruno – “Non lo so. Non si vede niente”
Caterina comincia a singhiozzare -  “ Dai Bruno, io ho paura”
Bruno – “State tranquille ragazze. Scendete, aiutatemi a tirare più su la barca e vediamo di trovare la strada statale, così capiremo dove ci troviamo.
Caterina singhiozzando “Ma io ho paura, Bruno”
Bruno – “Dai Caterina, non fare la ragazzina paurosa. A Messina la strada scorre lungo tutta la litoranea. Anche se c’è stato un Black-out cerchiamo di vedere le luci di qualche auto che passa”
Caterina, angosciata - “Bruno, ma non si sente niente. Da quando hai rimesso in moto per tornare non si è vista neanche una luce. Come è possibile? Neanche una macchina? Dove siamo Bruno?”
Bruno aiuta le ragazze a scendere dalla barca. – “Dai aiutatemi a tirarla un po’ più su”
I ragazzi la tirano, per quanto è loro possibile, sulla riva.
Bruno – “ Volete aspettare qua? Io salgo un pò per capire dove siamo.
Caterina guarda il suo telefonino – “Non c’è campo! No! Veniamo anche noi! Io ho paura a stare qua.”
I tre ragazzi si muovono verso la parte più alta della spiaggia. Sono uno accanto all’altro. Le loro espressioni non sono più quelle che avevano qualche ora prima, mentre spensierati partecipavano a quella festa. Adesso la loro preoccupazione è l’incapacità di gestire uno stato che non riescono a comprendere. I loro pensieri sono tanti, ma ogni risposta che si danno a quella insolita condizione è priva di concretezza.
Caterina – “ Ma dove siamo finiti. Questa sembra un’isola deserta. Forse ci siamo allontanati troppo Bruno e siamo finiti su un’isola deserta. Un posto disabitato che non è stato mai scoperto.
Bruno alterato – “Ma cosa dici Caterina? Siamo nel 2007. Non c’è neanche un ago sulla Terra che non sia stato scoperto. Non dire sciocchezze che non è proprio il momento. Se proprio volevi esagerare potevi dire che eravamo alle isole Eolie! …forse ci troviamo vicino Capo Rasocolmo, lì è l’unico posto dove la strada non passa vicino il mare. Però dovrebbero esserci gli scogli, qui non ci sono, forse siamo dall’altra parte del Capo. Non riesco proprio a capire. Di qua, però, non si sale in nessun posto. Ci conviene camminare sulla spiaggia fino a quando troviamo la strada”
I tre ragazzi continuano a camminare, adesso sembrano anche più tranquilli. Ora è come se avessero finalmente un programma da seguire.
Continuano a camminare in silenzio senza staccarsi troppo l’uno dall’altro. I loro sguardi sono sempre rivolti verso terra, per vedere se riescono a trovare qualcosa che li possa aiutare ad orientarsi.
Anna si siede a terra – “Ragazzi, è più di un’ora che camminiamo, io sono stanca, riposiamoci un po’”
Bruno e Caterina si girano verso Anna senza dire nulla e si siedono sulla sabbia anche loro.
Caterina – “Sta cominciando ad albeggiare. Adesso dovremmo capire dove siamo. Nel telefonino non c’è ancora campo. Chissà cosa è successo. Non si sono mai tolta la luce per tanto tempo”
Bruno – “Guardate si vede Capo Milazzo. Che è strano, però. Ma quello non è Capo Milazzo. Sembra il Golfo di Marinello, ma è impossibile che siamo finiti cosi lontano.”
Anna – “Ma no, dai, quello è Capo Milazzo”
Bruno – “Si Anna e non c’è niente? Le ciminiere della raffineria se le sono vendute?”
Anna – “Vero, hai ragione. E che cos’è allora? Ma scusa se la c’è Patti allora dobbiamo tornare indietro”
Caterina – “Ma cosa state dicendo?  Siamo dopo Milazzo volete tornare a casa a piedi? Ma che siete scemi?”
Bruno sorridendo e volgendosi verso Caterina – “ Comunque le isole Eolie sono là. Ora si vedono bene. Quindi, Caterina, non siamo su un’isola deserta e neanche alle Eolie”
Ora i ragazzi sono decisamente più tranquilli. Non sanno ancora dove si trovano, ma con le luci del giorno aver rivisto gli abituali contorni del loro quotidiano panorama, li ha sicuramente tranquillizzati.
Caterina – “Quando torno a casa mia madre mi ammazza”
Bruno  - “Sanno che eravamo a quella festa, penseranno che siamo in giro. Dai alziamoci, ora andiamo verso l’interno. Prima o poi una strada la troveremo”
I Ragazzi si mettono in piedi e si avviano verso l’entroterra.

Anna – “Ma qua è tutto pieno di alberi. Sembra di essere in un bosco. Guardate che bello. Finisce la spiaggia e comincia il bosco.”
Bruno, sarcastico – “Si, bello è! Cammina e cerchiamo un passaggio”
Caterina – “Io autostop non ne faccio. Va Bruno a prendere la macchina e noi lo aspettiamo qua.”
Bruno – “Ma sempre tutto io devo fare. Va Anna a prendere la macchina e noi la aspettiamo qua.”
Scherzando e chiacchierando, i ragazzi continuano a camminare in mezzo agli alberi, scansando i rami più bassi e spostando con le mani in fogliame all’altezza del viso.

Anna – “Ma quanto dobbiamo camminare ancora? Possibile che non  siamo ancora riusciti a trovare la strada? E’ più di un’ora che camminiamo tra questi alberi”
Bruno - “Ma dove caspita siamo?” Non si aspetta una risposta dai suo compagni, ma la sua espressione è di uno che si attaccherebbe a tutto pur di avere una soluzione.

Caterina – “Saliamo su quella collinetta e vediamo di riuscire a capire qualcosa”
Bruno – “Ok. Andiamo, tanto ormai è giorno”

Caterina tristemente pensierosa – “ Quando arrivo a casa mia madre mi ammazza!”

I ragazzi a fatica raggiungono la collinetta. Guardano verso il mare, che dovrebbe essere il punto di riferimento per capire la loro  posizione, ma non vedono niente di familiare.

Anna – “Ma possibile che non si vede una strada? Ne l’autostrada, ne la linea del treno? Ascoltate. Neanche un rumore. Ascoltate”

I ragazzi rimangono in silenzio. Passano degli interminabili minuti mentre si continuano a guardare attorno. Solo il frondare delle foglie mosse dal vento ed il cinguettio degli uccelli. Nient’altro.
Anna – “Ma dove siamo? Non sono mai stata in un posto così sperduto. Sembriamo fuori dal mondo. Se non fosse perché si vedono le isole Eolie, penserei che siamo veramente finiti su un’isola”

Bruno – “Ma quello sembra proprio Capo Milazzo, però senza la raffineria, senza case.

Caterina – “Già non ci sono strade, non ci sono case, non ci sono rumori. Non c’è niente.”
Caterina si siede a terra – “Quasi quasi è meglio che non troviamo la strada per tornare a casa. Tanto mia madre mi ammazza”

Anche Anna si siede –“Sono stanca, ho sete e fame. Avete soldi addosso ragazzi”

Bruno – “Certo. Magari ci fermiamo in un bar a fare colazione. Vero?”

Anche Bruno si siede e poi si distende per terra. Sono ormai molte ore che i tre ragazzi camminano e lo stress, la paura e l’ansia che li ha stimolati a proseguire ininterrottamente, non riesce più a tenerli in piedi.
Caterina –“Accendiamo un fuoco bello grande cosi ci mandano i pompieri”

Bruno come illuminato – “Non è un’idea cattiva. Se questo posto è cosi isolato, ci saranno gli osservatori. Cerchiamo uno spiazzo sicuro e lo accendiamo”

Anna – “Ma con che cosa lo accendiamo. Nessuno di noi fuma. Non abbiamo accendini”

Bruno – “Proviamo a strofinare dei legnetti”
Anna – “Dai, smettetela di fantasticare e dire idiozie. Riposiamoci un po’ e poi scendiamo di nuovo verso la spiaggia”

I tre ragazzi, confortati dal nuovo proposito, si mettono all’ombra degli alberi e di addormentano. La stanchezza li ha ormai sopraffatti.

 
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