E’ una marcia che ricorda quella che hanno fatto per raggiungere l’accampamento dove sono stati accolti qualche ora prima. Improvvisamente da dietro degli alberi spuntano due taoisti che non avevano visto in precedenza. I loro sguardi si incrociano. Da parte dei nuovi arrivati c’è sempre quell’espressione di compiacimento e benessere. Nel silenzio, che sembra caratterizzare l’intera popolazione, si uniscono al resto del gruppo. La marcia lungo il sentiero continua tranquilla fino a quando questo si dirada leggermente. Il Taoista in testa al gruppo si avvia in una agevole salita e il resto del gruppo lo segue. Anche i tre ragazzi proseguono dietro gli altri. Il paesaggio è tranquillo. Attorno a loro, alberi di forme diverse, piante e qualche fiore sporadico. Il sole è alto nel cielo, ma filtrato dalle foglie arriva senza dare particolare fastidio. Anna si china a raccogliere una piccola margherita gialla che, isolata, è cresciuta nelle vicinanze di un albero. La stacca e la porta alle narici per odorarla. La taoista che c’è in coda al gruppo, si ferma, si gira e si avvicina alla ragazza. Con un sorriso di comprensione, le prende il fiore dalla mano, si avvicina al posto dove Anna l’aveva raccolto e tenendo con il pollice e l’indice la parte inferiore dello stelo, lo poggia su quella che era rimasta sul terreno. Lo tiene per qualche secondo, poi lo lascia molto lentamente. Un sorriso compiaciuto sul volto della ragazza, poi un soffio per farlo ondeggiare al vento, quindi alza lo sguardo verso la Anna, paralizzata, la prende per mano e la tira con delicatezza, ma fermezza verso la parte opposta del tratto che stavano percorrendo. C’è un piccolo spiazzo pieno di margherite dello stesso tipo, ne coglie una e la porge alla ragazza. Questa, con dei gesti, fa capire di non volerla. La sua mortificazione è tangibile. Le sembra di aver compiuto un’azione criminale. La Taoista, però, la guarda e le fa un ampio sorriso rassicurante, odora la margherita che ha colto e la mette nella mano della ragazza e con l’indice e lo sguardo le fa segno che il resto del gruppo si è distanziato. Solo Bruno è rimasto ad osservare la scena ed il suo volto è gelato. Caterina non si è neanche accorta che i suoi amici si sono fermati, ormai è tranquilla e procede disinvolta in mezzo ai nuovi compagni.
La salita lungo quel pendio è finita e comincia una breve discesa in mezzo alla fitta vegetazione. Il gruppo prosegue compatto. Il sole è sempre alto nel cielo.
Giungono in una piazzola, dove c’è una fontana in pietra, semplice ma ben curata nella costruzione. I ragazzi si fermano per bere ed a riempire le ghirbe. La taoista che aveva dato il fiore ad Anna, ha continuato a camminare accanto a lei ed a Bruno. Beve, si sposta per far dissetare anche i ragazzi che camminano assieme a lei. Prende un piccolo sasso da terra e tenendolo tra le dita lo mette sotto la fontana facendogli scorrere l’acqua sopra. Usando il pollice e l’indice, gira e rigira il salsolino, i suoi occhi chiusi in concentrazione. Anna è intenta a fissarla un po’ sconcertata, ma il suo stupore si trasforma in sgomento quando vede che dalla mano della ragazza il salsolino è diventato un monile. Una piccola stella, con un forellino ad un’estremità. La taoista si avvicina al ciglio della piazzola dove c’è dell’erba alta, ne prende tre fili, li intreccia tra loro usando i palmi delle mani, poi passa il filato nel foro del monile, fa un nodo per farne una collana e la mette al collo della ragazza. Anna non sa cosa fare, la tocca con le dita, ma li ritrae subito impaurita. La taoista fa un sorriso divertita.
Accanto alla costruzione, una strada molto più larga del sentiero percorso prima. Il gruppo riprende l’andatura. Sulla sinistra, qualche metro sopra il livello della strada, un obelisco in pietra. La base quadrata, non più alto di due metri e la sommità piramidale. Per arrivarci una piccola scalinata transennata da una staccionata simile a quelle che ormai era consueto vedere. Quattro taoisti con i contenitori d’acqua salgono gli scalini, posano i contenitori alla base ed ognuno di loro appoggia il palmo delle mani ai suoi lati. Sembra in loro ci sia una grande concentrazione. Restano fermi in quella posizione per qualche minuto, poi, lentamente si staccano, riprendono le fiaschette e ridiscendono sulla strada. La marcia riprende. Appena qualche decina di metri più avanti, girata una curva, un individuo vestito con una tonaca bianca con dei leggeri ricami geometrici sui bordi è fermo in mezzo alla strada. Ha i capelli molto corti, la costituzione robusta ed è di carnagione chiara e sembra essere anch’egli della stessa età dei ragazzi.
Anna rivolgendosi a Bruno –“E’ il Guru!”
Bruno la guarda, ma non dice nulla. I Taoisti si avvicinano all’individuo in cerchio, si fermano e giungendo le mani fanno un inchino. Questo risponde allo stesso modo al saluto, poi si avvicina a Caterina, le fa una carezza e la chiama per nome con un pronuncia abbastanza chiara. Quindi va verso Anna pronunciando anche il suo nome ed infine verso Bruno facendo lo stesso. I ragazzi, ognuno a suo modo rimangono confusi. Il primo a riaversi è Bruno, inconsciamente vuole sfruttare l’occasione di chiedere, a chi sembra conoscere la sua lingua, le spiegazioni a quella che è diventata la più lunga giornata della sua vita.
Il Guru lo guarda negli occhi, non ha l’espressione gioiosa degli altri taoisti, ma quella di un individuo che tiene dentro di se il peso di qualcosa che va al di la del visibile. Non dice nulla, si gira ed inizia una marcia con un’andatura più veloce di quella che avevano fatto fino a quel momento. Il resto del gruppo lo segue. La strada comincia ad andare in salita, ma il Guru non rallenta la sua andatura. Un fitto bosco si innalza da un lato del loro percorso, mentre dalla parte opposta si vede il mare. Il sole non è ancora vicino al tramonto, ma tutto il paesaggio assume ugualmente un aspetto diverso da quello avuto per tutta la giornata. Ormai sono abbastanza in alto ed il panorama che si vede è incantevole. La strada improvvisamente si addentra verso l’interno del bosco, poco più avanti, sulla loro sinistra un piccolo spiazzo con dei tavoli e delle panchine. I taoisti si accingono a prendere posto attorno ai due tavoli, La ragazza che prima aveva offerto l’acqua a Bruno, lo prende per mano e lo fa sedere ad un tavolo, un’altra indirizza, invece, le due ragazze all’altro. Adesso sono tutti seduti, si passano l’uno con l’altro le fiaschette e bevono un po’ d’acqua, poi congiungono le braccia appoggiandole sul bancone e vi posano sopra il capo in una posizione che sembra debba conciliare il sonno. Anche Caterina, stanchissima assume la stessa posizione. Anna e Bruno, superato un primo momento di smarrimento seguono l’esempio degli altri e vinti dalla stanchezza chiudono a loro volta gli occhi in un preludio di un assopimento. Il Guro, con una mano comincia a marcare il tempo battendola sul tavolo. Uno per volta anche gli altri seguono lo stesso esempio. Pian piano il ritmo va sempre decrescendo, come nella precedente occasione del “tamburellatore” all’accampamento, il tempo sembra rallentare. Il ritmo continua a decrescere fino a quando cessa del tutto.