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Post N° 5

Post n°5 pubblicato il 09 Giugno 2007 da FilmPerLestate

Una mano scuote leggermente Anna. E’ uno dei taoisti. La ragazza alza lo sguardo, ha l’impressione di aver dormito moltissimo. Uno sbadiglio prorompe dal suo viso, si stropiccia gli occhi e si guarda attorno. Accanto a lei Caterina è ancora accovacciata sul tavolo, ma comincia a muoversi come chi si sta per svegliare. Dall’altra parte, Bruno sembra essere invece nel più profondo sonno. Accanto a lui due taoiste lo stuzzicano, divertite della consistenza del suo assopimento.
Il Guru è in piedi rivolto verso il sole, anche se questo è nascosto dagli alberi. Ha la consueta espressione che, più che asettica e seria,  potrebbe definirsi arcana e preoccupata. Sembra che il peso della conoscenza, della sapienza e soprattutto dei risultati che possono scaturire dalle sue facoltà gli siano sempre presenti.
In ogni tempo ed in ogni luogo, chi ha idoneità, per capacità o circostanze, a comandare o decidere, se lo fa con responsabilità ed altruismo, sente il peso del suo potere e delle sue decisioni. Gli altri taoisti sono sparsi in quel piccolo spiazzo.
Anna si alza, una taoista gli porge il contenitore con l’acqua. Ne beve un sorso e girandosi verso Caterina, cerca con una carezza di favorirne il risveglio. La ragazzina apre gli occhi, guarda l’amica, si guarda attorno. Omai non c’è più il timore che la invadeva il giorno prima. Sta vivendo quella realtà con la serenità e la consapevolezza di chi sa che l’obbiettivo prefissato non è una lotta per la sua conquista, ma la conseguenza di una operazione che va portata a compimento. Bruno, con le insistenze delle due taoiste, comincia a risvegliarsi. Le due ragazze sono ancora più divertite dalle smorfie e movenze che vengono fuori dal ragazzo assonnato.
La marcia riprende. Il Guru procede sempre in testa, il resto del gruppo lo segue. Caterina in centro al gruppo, mentre Bruno ed Anna in coda.

Bruno rivolgendosi ad Anna – “Ma quanto abbiamo dormito?”

Ad Anna sembra una domanda strana. Realizza solo in quel momento che non sa darsi una risposta. Ha l’impressione di aver dormito un’intera notte, ma al tempo stesso solo pochi attimi. Guardandosi attorno, l’altezza del sole è uguale a quella che c’era prima della loro sosta.
Anna –“Non lo so Bruno. Qualche minuto o forse un’intera giornata. Sembra che il tempo non abbia più importanza in questo posto.”
Adesso la strada che stanno facendo cambia. Davanti a loro un passaggio di un centinaio di metri sulla cresta di una collina. Da un lato una profonda scoscesa alberata, dall’altra un burrone pietroso che genera un enorme contrasto col resto del paesaggio. Attraversato il passaggio ricomincia la fitta vegetazione. Dopo qualche minuto, sulla sinistra, una sorgente d’acqua. La comitiva fa una sosta per riempire le ghirbe. Riprendono subito il viaggio. Poco più avanti la strada viene coperta totalmente dai rami degli alberi che sorgono ai lati. Il Guro si ferma, gli altri gli si avvicinano e posano a terra, davanti ai suoi piedi, i contenitori appena riempiti. Il Guru congiunge le mani, allunga davanti a se le braccia ed allarga i gomiti per formare un cerchio. Chiude gli occhi. La sua concentrazione è visibile. Poi, lentamente abbassa le braccia, fa qualche passo avanti, poggia le mani sul petto e si adopera in un accenno di inchino.
Ancora una volta la marcia riprende.

Anna rivolgendosi un po’ a Bruno, un po’ a se stessa – “Tutto quello che riguarda le necessità del nostro corpo non dipendono più da condizioni solo fisiche. Camminiamo continuamente, sprechiamo molte energie, ma ci nutriamo solo con dell’acqua”
Bruno un po’ divertito dal pensiero che gli passa in quel momento –“Non sono mai stato tanto senza mangiare brioche, gelati, salatini e cioccolatini. Mia madre sarebbe orgogliosa di me.”
Anna si gira, sorridendogli divertita.
Ad una diramazione due dei taoisti si staccano dal resto del gruppo e prendono una stradina in discesa.

Bruno rivolto ad Anna –“Ma secondo te quanti sono? Di tanto in tanto qualcuno scompare, altri spuntano fuori. Chissà dove vanno, cosa fanno.”
La domanda del ragazzo non prevede una risposta. Anna, infatti, rimane in silenzio. Troppe le domande a cui non è possibile dare una risposta.
Il fondo della strada adesso ha assunto un aspetto diverso. Da semplice terra battuta è diventato di pietre disposte disordinatamente, ma ben ancorate al fondo.
Un po’ presa dai pensieri di tutte quelle stranezze, un po’ per la stanchezza, un po’ per distrazione, Anna inciampa su una pietra e cadendo si procura una piccola escoriazione ad un ginocchio. Bruno si ferma subito a soccorrerla. Un piccolo rivoletto di sangue fuoriesce dalla pelle sollevata della ragazza. Anche uno dei taoisti si ferma, guarda il ginocchio della ragazza, si avvicina ad un albero, stacca una foglia, poi cerca una pianta nelle vicinanze e prende una foglia anche da questa. Le stritola, le combina tra loro e poi appoggia per qualche secondo la poltiglia sopra la ferita della ragazza tenendola col palmo della mano. Appena rimossa e pulita dai residui dell’impasto, solo un leggero rossore emerge da dove prima c’era la ferita.
Bruno divertito rivolto ad Anna –“Prendi appunti sul tipo di foglie, che appena a casa brevettiamo il nuovo farmaco.”

E’ straordinario come  le abitudini ed il comportamento umano, nello spazio di un arco di tempo così breve, indotti da circostanze ed eventi, possano far mutare le emozioni, i pensieri, le abitudini. L’assuefazione a nuove esperienze, a nuovi ambienti, a nuove persone, è rapida ed altera facilmente gli atteggiamenti meno radicati.
Tutta la loro marcia è sempre stata accompagnata dal suono delle foglie che strofinano tra loro, dal cinguettare degli uccelli, dal rumore dei loro passi. Ora, però, in lontananza si ode lo scorrere di acqua. Il rumore si fa sempre più vicino, sembrerebbe un torrente o un fiume. I tre ragazzi si erano così abituati a sentire solo i suoni  ripetuti e continui che li avevano accompagnati fin là che, questo nuovo, fa loro impressione. Mentre avanzano cercano, mentalmente, di immaginarne l’origine. Fino a quel momento hanno visto solo piante ed alberi. Se quello è lo stesso luogo dove hanno vissuto la loro vita, non esiste da quelle parti un fiume. Quanto saranno andati indietro nel tempo, se il tempo è quello che è stato alterato.
Il rumore dello scrosciare dell’acqua è sempre più vicino. Non sembra quello di un fiume, ma piuttosto di un torrente. L’acutezza del loro udito è richiamata ad analizzare nel dettaglio il suono che perviene, la memoria convocata a cercare affinità passate e la fantasia a elaborare le varie possibilità.
Un rigagnolo d’acqua, segue un percorso tortuoso tra grosse e levigate pietre bianche. Poco profondo e non più largo di un paio di metri, forma poco più a monte, dei laghetti. Il gruppo si ferma su una sporgenza a ridosso dello specchio d'acqua più grande. I taoisti, disordinatamente si dispongono sulle prominenze. Approfittando di un piccolo salto del  ruscello, utilizzano l’acqua per lavarsi il viso. Caterina si toglie le scarpe e seduta su una grossa pietra, mette i piedi in acqua, poi si alza e divertita, comincia a camminarci dentro. E’ bagnata fino ai ginocchi e il ruscello, davanti al suo percorso,  sembra diventare un po’ più profondo. Un piede messo male e scivolando finisce in acqua bagnandosi totalmente. Nei presenti scoppia una sonora risata. La ragazza indispettita comincia a schizzare acqua verso tutti, provocando un allegro fuggi fuggi. L’insolito gruppo sembra una comitiva che sta facendo una scampagnata domenicale. Solo il Guru è sempre assorto e con un atteggiamento composto ed altero. La sua altezzosità, però, non incute timore o rispetto riverenziale, ma solo stima. Non c’è riverenza nella condotta dei taoisti, ma solo il riguardo che si da ad una guida saggia e fidata.
Caterina si toglie la maglietta e la strizza con energia, poi la stende su una di quelle enormi pietre lisce. Due dei taoisti, passandosi tra loro le fiasche, le riempiono d’acqua e le posano in una incavatura che sembra stata scavata dallo scorrere dell’acqua. Il Guru si avvicina e rifà i gesti già compiuti in precedenza nei pressi della fontana. Si mette in piedi davanti ai contenitori e tenendo le dita incrociate tra loro, allarga i gomiti facendo un cerchio con le braccia. E’come se raccogliesse energia, la convogliasse dentro la circonferenza in quel modo realizzata e quindi la trasmettesse alle ghirbe. Poi il consueto inchino di ringraziamento a chissà quale potenza o divinità. Nella circostanza tutti sono rimasti in silenzio.
I taoisti si mettono seduti in cerchio, con le gambe incrociate, lasciando tre spazi tra loro. Sono quelli riservati ai ragazzi. Non è chiaro come lo capiscano, stavolta nessuno si è rivolto verso di loro, ma prima Caterina, poi Anna e quindi Bruno, li vanno ad occupare. Si posizionano come loro in un’imitazione tribale. Poggiano i gomiti sulle gambe e le mani a coprire il viso. Il Guru emette un suono gutturale breve e secco, gli altri lo imitano. Prima con un intervallo di tempo regolare, poi, lentamente, comincia ad allungarsi, fino a quando sembra dissolversi nel nulla.
Saranno passati pochi minuti o un’intera giornata? Solo Bruno resta in quella posizione. Il resto del gruppo è in piedi. Caterina ha indossato la sua maglietta asciutta. Anna sta lavandosi il viso, approfittando del ruscello, come chi si è appena alzato dalla notte. Il Guru si avvicina al ragazzo e lo chiama per nome. Questo apre mestamente gli occhi, fa un grosso sbadiglio e si alza un po’ traballante.
Il senso di sazietà dalla stanchezza e dal sonno che avevano già percepito nella precedente esperienza si ripete.
Il Guru ha già ripreso a camminare. Gli altri, raccogliendo prima le loro ghirbe, gli si accodano. Caterina si imprime una piccola accelerazione per raggiungere la taoista accanto alla quale ha ormai fatto quasi tutto il tragitto. Bruno in coda ancora assonnato.

Il percorso adesso è nuovamente tra la fitta vegetazione. Sembrano giunti sulla sommità di una collina da dove comincia una ripida discesa. C’è una piccola vallata, con quella che si potrebbe definire un’aera di sosta. Ci sono altri taoisti, ma questi non sono giovanissimi.  Alcuni di sono intenti a preparare del cibo. Uno è accanto ad una brace dove su una base di pietre fatta a cerchio è appoggiato un grosso coperchio terracotta. Una donna sta pestando qualcosa dentro un crogiolo. Altri stanno raccogliendo dei rami secchi probabilmente per alimentare il fuoco. Uno sta sminuzzando della verdura con un coltello ricavato da un osso. Non è possibile comprendere se il gruppo era aspettato, ma non sembrano esserci manifestazioni di grande entusiasmo, solo espressioni di compiacimento.

Il Guru è il primo ad arrivare in mezzo al bivacco. Riceve da tutti un leggero inchino col capo, che ricambia allo stesso modo. Sopraggiungono anche gli altri.

L’uomo che è vicino al fuoco, sposta il coperchio e prende dall’interno del contenitore creato con le pietre, una grossa forma di pane, scura nel colore e dall’aspetto tondeggiante. La mette su uno dei tavoli e torna accanto al fuoco. Nella brace ci sono delle pannocchie di granoturco e delle patate che stanno abbrustolendo.. In un angolo due taoisti stanno suonando uno strumento simile a quello di canne già visto ed uno a corda. Si tratta di un tronco scavato internamente con quattro cordicelle legate alle estremità. E’ un suono ritmato e lento.
Queste persone sembrano dei nomadi. Sempre in movimento e con dei punti di soggiorno diurno relativamente confortevoli. Come se seguissero un percorso ordinato e non un vagabondare.
Questa volta il pranzo sembra più opulento e completo. Anche il più elevato numero di persone dà la sensazione di essere in un luogo meno sperduto.
Difficile tenere il conto dei giorni. Forse ne è passato solo uno, forse due, forse tre. Il tempo sembra che non abbia molto valore in questo luogo.
Il pasto si svolge in modo molto silenzioso. Se il vociare è inesistente, non è il numero di persone che modifica il volume di un ambiente. Il sempre persistente cinguettare degli uccelli tra gli alberi, copre abbondantemente quei piccoli effetti acustici generati dal banchetto.
A pasto finito il Guru si alza, va verso un lato dello spiazzo e volge il suo sguardo verso il sole. Alza leggermente le braccia, ha i palmi delle mani rivolti verso il cielo e resta così per qualche minuto. Il sole è ancora molto più alto dell’orizzonte.  Sembra che il tramonto non giunga mai in quel luogo. Tuttavia è sempre un sembrare, un intuire, un immaginare.
Il gruppo si riforma, la marcia riprende. Stavolta riprendono il viottolo che li ha portati fin là. In testa al gruppo si ripropone sempre il Guru ed in coda è sempre Bruno.
Adesso la strada è in pianura, dietro una curva, una costruzione in legno. La prima che vedono. Solo adesso, si rendono conto che fino a quel momento le uniche costruzioni che avevano visto erano dei tavoli e delle staccionate. Sembra una casa ben costruita, robusta e dalla estetica ricercata. Accanto ad essa, un muraglione di sostegno fatto di pietre incastonate tra loro, con moderata precisione, ma sicura efficienza. Poco più distante un forno e delle graticole costruite anch’esse in pietra. Dei tavoli e delle panchine in legno. Una signora anziana è intenta a filare del tessuto. Al passaggio del Guru fa un rispettoso inchino che gli viene ricambiato. Non sembra quella la loro meta, ne un punto di sosta. Il viaggio continua. La strada adesso sembra procedere verso il bordo di quella montagna. Si intravede nuovamente il mare, le isole Eolie ed il sole che, questa volta sembra volgere al tramonto. Tutto il paesaggio assume sempre più il colore rossastro impresso dal sole calante. Anna si ferma per qualche istante a guardare il panorama. Nella sua mente torna il pensiero di quell’avventura. Il suo sguardo si indirizza verso il luogo dove dovrebbe essere la sua casa e dove, invece, c’è solo vegetazione.
Il sole è quasi tramontato. Il suo riflesso dipinge una lunga striscia arancione sulla superficie del mare. Adesso davanti a loro c’è uno spiazzo. Sembra che quella sia la loro area di sosta. I taoisti fanno un ampio cerchio, lasciano gli spazi per i tre ragazzi che li vanno a riempire. Col sole si abbassa anche la luce. L’oscurità, per la prima volta da quando i ragazzi hanno incontrato i taoisti, sta scendendo.
Un coro gutturale, forse per la suggestione, sembra alzarsi verso il cielo. Tutto attorno sembra calare una velo di immensità. La sensazione è quella di essere in uno spazio ancora più grande, simile ad una spiaggia. Le stelle sono numerose e splendenti. I Taoisti si  appoggiano il palmo di una mano sulla fronte, con le dita rivolte verso l’alto. Dopo qualche minuto il suono che proviene dal gruppo si amplia con un effetto eco e  metallico. E come se una litania uguale venisse dal di fuori del gruppo, da lontano, da molto lontano. E’ un collegamento. Dei puntini di luce compaiono al centro del loro cerchio. Uno più grande acquista intensità. Il Guru mette la mano che non ha sulla fronte, sopra quella luce. Gli altri, uno alla volta, posano le loro l’una sull’altra. Il suono cambia, adesso ha assunto un tono di una vibrazione con una frequenza molto elevata. Continua così per qualche minuto, poi lentamente va ad attenuarsi. Cala il silenzio. Cala la notte.

 
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