Creato da lukyll il 19/08/2008
GIRO INTORNO AL MONDO IN BARCA A VELA
 

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« ISOLA DI BARTOLOME' - GALAPAGOSISOLE MARCHESI - FATU HVA »

TRAVERSATA OCEANO PACIFICO

Post n°92 pubblicato il 02 Maggio 2010 da lukyll

08-22 Aprile       Traversata dell’Oceano Pacifico: Galapagos – Marchesi

 

Partiti all’una circa dell’8 aprile da Puerto Ayora dell’isola di Santa Cruz, arcipelago delle Galapagos. Un’ora di motore per uscire dalla baia e tre ore nella notte successiva per scarsità di vento, poi, con l’arrivo deciso dell’aliseo, sempre a vele spiegate. Il motore verrà acceso di nuovo nei pressi della Baia delle Vergini nell’isola di Fatu Hiva, arcipelago delle Marchesi. Tutta la navigazione è stata quindi svolta a vela e con un vento che oscillava tra i 15 ed i 20 nodi. Abbiamo impiegato 15 giorni per percorrere le tremila miglia che ci separavano dalle Marchesi, ad una media di 200 miglia al giorno e di 8,2 nodi.

Avevamo fatto una specie di scommessa a chi indovinava la data e l’ora dell’arrivo. Ha vinto Giuseppe, il comandante, indovinando esattamente il giorno, il 22, secondo io avendo indicato il giorno 24, poi Cesare e gli altri.

La navigazione è stata ideale, buon vento, solo due o tre volte abbiamo dovuto prendere una mano di terzaroli soprattutto per una maggiore sicurezza e per una navigazione più confortevole. I primi giorni è stato issato il gennaker ma dato che si intravedevano dei forellini in un punto è stato pensato di ammainarlo prima che il vento lo rompesse definitivamente e sostituito con lo spinnaker. Visto che poi la velocità con randa e genoa era di poco inferiore e maggiore la sicurezza, considerando anche che il vento era in continuo aumento, è stato deciso di ammainare  lo spinnaker. L’andatura è stata sempre al lasco. Per fortuna l’onda non ci ha infastidito più di tanto facendo rollare l’imbarcazione e di conseguenza la vita a bordo è stata soddisfacente. Il che vuol dire che abbiamo potuto cucinare la pasta quando lo volevamo.

I turni di guardia sono stati tranquilli, 2 ore di notte, e 2 di giorno, per il resto qualcuno in coperta in mattinata c’era sempre. Io avevo il turno dalle 24 alle 2 e poi dalle 14 alle 16. Turni fissi per cui una volta abituati a svegliarci a quell’ora è stato facile mantenere il ritmo.

La notte non faceva freddo e stavo quasi sempre in maglina, solo poche volte ho indossato un leggero giubbotto. Le due ore notturne le trascorrevo guardando le stelle e poi  la scia luminosa che lasciava la barca dovuta alla fosforescenza del plancton smosso dal moto della barca. La scia era tutta luminosa ed alle volte si formavano dei bagliori più grandi che illuminavano la poppa. Si notavano anche nella schiuma laterale dei punti luminosi come delle stelline molto persistenti.

Per fortuna ha piovuto solo raramente e per pochi minuti nonostante si vedessero in giro dei bei temporali.

Solo che l’acqua è entrata in cabina a causa di un’onda più ripida che sbattendo nella prua ha sollevato molta acqua che ha lavato la coperta è penetrata nella cabina dall’oblo socchiuso ed ha bagnato lenzuola e materassi di tutte e due le cabine di prua. Asciugare le lenzuola, il coprimaterasso ed il materasso è stato duro. Prima li ho lavati con l’acqua potabile poi stesi al vento. Per fortuna si sono asciugati abbastanza ma non il materasso per cui la notte ho steso su di esso due sacchi grandi per l’immondizia per stare all’asciutto. Il problema è stato che con  quelli scivolavo continuamente in qua ed in là dato che la barca rollava ….. non è stato un gran dormire!!!!

La giornate trascorrevano con un ritmo lento, colazione e lettura, pranzo e lettura,aperitivo e cena, rhum con cioccolata, due chiacchiere e a letto. Solo un pomeriggio ci siamo stesi nei divani e vedere un film su dvd, “fuga a mezzanotte”. In compenso mi sono letto “L’origine della specie” di Darwin, un po’ pesante in alcuni capitoli ma interessante e sicuramente rivoluzionario, una pietra miliare nella storia della scienza. Poi ho letto “Un altro giro di giostra” ultimo libro di Tiziano Terziani. Anche questo bello ed interessante, mette a confronto la cultura occidentale e quella orientale nell’affrontare i problemi della vita ma soprattutto quelli della morte. Lettura appassionata tanto che una sera mi faceva male la testa da quanto avevo letto.

Un altro diversivo è stato il mangiare. Credo proprio di essere stato il primo al mondo ad aver preparato la piadina romagnola in mezzo all’oceano pacifico insieme a del cavolo rifatto, unica verdura presente in barca. Non avevamo trovato alle Galapagos nemmeno un poco di affettato. Poi ho preparato la schiacciata che è venuta un po’ bassa e quindi croccante, sia con la cipolla che con del pomodoro, pasta di acciughe e capperi. Il pensiero correva sovente alla mortadella, quella profumata …. con il pistacchio che è la naturale morte della schiacciata: ma si sa che in barca non tutto è possibile, almeno a queste latitudini! Comunque tutta finita, forse sarà stata la fame…! Poi una minestra di fagioli e del pesce al forno. Insomma ho dato il mio contributo. Ma anche il resto dell’equipaggio ha cucinato molto bene, davvero non ci possiamo lamentare.

E così sono passati 15 giorni, certamente dopo una decina si aveva tutti voglia di dormire in piano, senza sentire il proprio corpo andare a destra o a sinistra a secondo dell’onda. E poi sentivamo la voglia di mettere i piedi in terra ferma e di fare una corsa, di muoversi un poco perché sempre fermi in barca per così tanto tempo stanca, in un certo senso, e non si vede l’ora di arrivare. Mi consolava il fatto che avevo cominciato il conto alla rovescia e avevo la certezza che  dopo poco sarei arrivato a terra.

Non abbiamo visto nemmeno una barca per tutto il tempo della traversata se non una grossa nave da carico la prima notte ed una barca a vela la mattina dell’arrivo a Fatu Hiva. Non mi ha dato fastidio non vedere nessuno per così tanto tempo, non fa effetto essere soli in questo immenso oceano, si sente solo dell’affetto per la barca che ci deve condurre a destinazione sani e salvi e per il timone automatico che ci fa risparmiare una fatica immensa.

La pesca in verità non è andata molto bene perché andando a 7-8 nodi di velocità solo i pesci molto grossi abboccavano e puntualmente strappavano la lenza e si tenevano l’esca di plastica che costa 15-20 euro. Almeno 7-8 esche ce le hanno mangiate. Abbiamo pescato dei piccoli Dorado, 1-1,5 Kg, ed alla fine un Dorado di 5 Kg circa. Ci è abbiamo cenato due volte. Tirare su un pesce così grosso è una bella soddisfazione. Tutto color oro, con una grossa testa ed una criniera che parte dalla testa fino alla coda. In Italia viene chiamato “ Capone”.

 

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