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GIRO INTORNO AL MONDO IN BARCA A VELA
 

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« ISOLE MARCHESI - FATU HVAL'ISOLA DI NUKU HIVA »

ISOLE MARCHESI - TAHUATA

Post n°94 pubblicato il 02 Maggio 2010 da lukyll

 

30 Aprile    Isola di Tahuata  -  Marchesi

 

Un pomeriggio abbiamo deciso di andare a visitare il villaggio vicino, Omoa, e ci siamo fatti accompagnare da un pescatore con il suo barchino dato che il gommone è troppo piccolo per un tragitto relativamente lungo. Il paese si è rivelato al solito pulito, ordinato, con la chiesetta in primo piano. Ha cominciato subito a piovere e ci siamo rifugiati nell’unico chiamiamolo “ristorantino” disponibile. Un tavolo all’aperto dove una giovane signora tagliava a pezzettini il pollo e lo passava alla cucina che abbiamo solo intravisto e subito abbiamo volto lo sguardo altrove! Per 3 euro ci ha dato mezza baghette con pollo fritto, patate fritte e tanto salsa dolce al pomodoro. Per niente buono, secondo me, per gli altri discreto. La fame !!! Da bere aranciata concentrata diluita da loro, con la loro acqua! Dolcissimo, io l’ho ulteriormente diluito, poco gradevole ma la sete è sete! Continuava a spiovizzicare  e solo Fabio ed io siamo andati a vedere i petroglifi, incisioni antiche su roccia, gli altri si sono avviati per il ritorno. Ci ha accompagnati in mezzo alla foresta un ragazzone di 15 anni non troppo normale al quale alla fine ho donato un dollaro e contento lo faceva vedere a tutti quelli che incontrava.

Le incisioni sono su di un grande masso nero e levigato dal tempo. L’animale più bello inciso è una balena con il suo balenottere, realistica, un po’ naif, ma suggestiva. Poi un delfino, degli altri segni che dicono siano degli dei e degli esseri umani stilizzati. Dalla guida sembrava chissà che cosa! 

Al ritorno gli amici non c’erano, erano già partiti con il pescatore che però è riapparso poco dopo e ci ha caricati. In barca aveva del pesce appena pescato, un tonnetto ed un barracuda dai denti aguzzi. Ci ha detto che gli altri avevano comprato un pesce per la cena. Buona idea! Ho chiesto se era buono e lui ridendo, ridono sempre questi indigeni, e toccandosi la pancia ha fatto capire che era squisito. Alla sera ceniamo, pesce al forno, ed in effetti era proprio buono.  Ne è avanzato anche per il giorno dopo e lo abbiamo mangiato insieme a del riso, come insalata a pranzo. Il resto nel sugo per la pasta asciutta serale.

La mattina ci alziamo ed il comandante chiede come abbiamo passato la notte aggiungendo che lui l’ha praticamente trascorsa al bagno. Giovanni due volte specificando, da buon ingegnere, anche le ore: alle 5 ed alle 7.  Io una volta alle 6. Fabio e Cesare più volte anche loro. Abbiamo incolpato la signora dei panini e soprattutto l’acqua con la quale ha diluito il concentrato di aranciata. Pazienza, ci siamo ripuliti l’intestino! Ma oltre a questo avevamo una notevole stanchezza fisica che non era tanto spiegabile. Ma! Passerà!  Invece non è passata per niente. Giuseppe ha dormicchiato tutto il giorno e così gli altri, in più aveva grande fiacchezza nelle gambe, spossatezza e cosa strana quando beveva acqua fredda gli pizzicava la lingua e tutta la bocca. così un po’  a  tutti noi.

La mattina dopo il comandante domanda come abbiamo passato la notte. Lui ancora al bagno ed esclama che ha scoperto la causa del malessere. Evidentemente oltre agli sforzi intestinali ha sforzato anche le meningi e si è ricordato di questa strana malattia tropicale. La Ciguatera. E che è??!!   Tira fuori un librone, Current Therapy, 56° edizione. Sfoglia e cerca questa malattia ed alla fine legge e ci spiega: del plancton contenente delle tossine che si forma nei mari tropicali sugli scogli e la barriera corallina viene mangiato dai pesciolini e trattenuto dalle alghe, sempre cibo dei pesciolini. I pesci più grossi mangiano i pesciolini e nel loro organismo si concentra. E così via. Poi ci sono i cretini come noi che mangiamo il pesce grosso e si ingurgitano tutte queste tossine. Sintomi: diarrea, stanchezza, pizzicore agli arti, bruciore alla bocca: tutto coincide con i nostri sintomi. Ci guardiamo e chiediamo di andare avanti nella lettura con la speranza che la malattia non sia grave! C’è anche il pericolo di morte e non ci sono medicine che la curano. Ormai sono passati 2 giorni e la morte è da escludere ma quando si guarirà e come si può fare? Leggendo si capisce che occorre del tempo, la tossina si deposita sul grasso dei nervi e da questi sintomi. Mentre scrivo sento ancora il pizzicore alle palme delle mani e dei piedi, non faccio altro che grattarmi mani e strusciare i piedi contro le cime.

Nel frattempo abbiamo cambiato isola, siamo a Tahuata. Visitiamo il paese ma non dice molto a parte una grande e moderna chiesa inaugurata con grande pompa qualche anno fa e con una bella vetrata a colori con i temi della natura del luogo. L’isola è famosa anche per i tatuaggi e proprio qui c’è il più famoso artista, un certo Felix. Chiediamo al proprietario del minimarket, un francese che ha minimarket in tutte le colonie francesi, perfino in Marocco, che gentilmente ci accompagna con il suo fuoristrada. Arrivati non ci fa scendere, prima domanda a Felix che acconsente mentre si siede sugli scalini del porticato. Basso, grosso, silenzioso, non parla ma annuisce solo a quello che il francese dice. Vuol sapere chi vuole farsi il tatuaggio, cosa e dove lo vuole, osserva attentamente Cesare, il richiedente e finalmente acconsente. Appuntamento per le 8 della mattina dopo. Si risale e si ritorna al villaggio. La mattina dopo Cesare va a farsi il tatuaggio e ritorna alle 11 tutto contento. E’ bellissimo, c’è il simbolo di Hiro, il dio del mare ed altri girigogoli di cui non vuole spiegarci il significato. Probabilmente non lo ha capito nemmeno lui dato che non parla il francese come Felix. In effetti è bello all’inizio della schiena, dopo il collo, un cerchio con disegni tipici polinesiani.

Il pomeriggio  andiamo con la barca in un villaggio vicino che la guida dice essere famoso per le sculture su osso. Arriviamo e a dei pescatori chiediamo se conoscono la malattia Ciguatera. Naturalmente la conoscono e dato che chiediamo informazioni dettagliate ci inviano da Milton, credo l’infermiere del villaggio. Naturalmente la sua abitazione è dall’altra parte del paesino e finalmente troviamo la moglie intenta a suonare la chitarra seduta nel pavimento. Ci accompagna dal marito che stava per iniziare il catechismo. Sempre tutti molto sorridenti! Anche troppo tanto che non si capisce se è loro costume o se prendono in giro. Domandiamo se la Ciguatera è mortale e ridendo a 36 denti ci dice di si ma sporadicamente. Giuseppe, da buon medico spiega i sintomi che abbiamo avuto e che tutt’ora abbiamo e Milton conferma la diagnosi. Quale medicina possiamo prendere? Meno male che c’è Milton, ci pensa lui! Dice alla moglie di prendere delle noci di cocco verdi e poi si dirige sotto un albero per raccogliere dei frutti che sembrano secchi. Li scortica, prende la parte centrale e dice di grattarli, strizzare 5 gocce nel latte di cocco verde e di berlo. Ma attenzione non una goccia in più perché il seme è tossico.  Io ho dei dubbi, domando a Giuseppe se è il caso di fidarsi, in fondo per un po’ di prurito, passera… , ma Lui dice di fidarsi e prenderà la medicina. E così tutti. Mi adeguo anch’io, Milton, nonostante sorrida molto, sembra persona seria. Andiamo a casa sua, stiamo fuori mentre la moglie con il macete taglia le noci di cocco ed il marito grattugia il frutto di “Houtu”, così ha detto, lo mette in un fazzolettino e girandolo ne lascia cadere cinque gocce nel bicchiere con il latte di cocco. Beviamo tutti il beverone, io sono il quarto. Prima di me nessuno ha accusato sintomi strani. Fra tre giorni tutto è passato! Ci assicura ma non dovete mangiare uova, pesce e carne. Ok.

Oggi è il terzo giorno ed in effetti stiamo tutti meglio. Sarà stata la medicina di Milton da noi ormai chiamato lo “sciamano” o sarebbe passata lo stesso dopo tre giorni perché presa in forma lieve? Chi lo può sapere?! Il francese del minimarket ci ha consigliato di non mangiare nessun pesce per un anno. La cosa ci ha molto rattristato. Ho consigliato Giuseppe di sentire all’ospedale di Hiva’Oa, quando la raggiungeremo, per avere informazioni più scientifiche!

 Ultimo aggiornamento dal medico dell'ospedale: malattia senza cura, passerà ....! con il tempo ...! senza proteine animali per 10 giorni, cioè senza carne né pesce né uova. Giuseppe dice che è meglio riprendere a mangiare carne solo dopo 3-4 giorni dalla fine dei sintomi. I quali ancora persistono specialmente per Fabio, Cesare e Giuseppe. Io ho solo un leggero pizzicore alle piante dei piedi e delle mani dopo cena.

 

 
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