C'è chi lo potrebbe chiamare "Salon", chi "Brain Storm", chi "Focus Group" chi semplicemente una perdita di tempo... Sia! Io lo riterrò una sorta di limbo di pensieri, sensazioni, emozioni. Un luogo dove esprimere ed esprimersi tranquillamente e liberamente privandosi degli ormai troppo edulcorati schemi prefissai dai plasmati ed incontrastati dettami del "dover sembrare per essere".
Un caro vecchio sofà dove sedersi assaporando il tempo passato e passante fatto di sensazioni e percezioni olfattive della vecchia stoffa al contempo tesa e sgualcita; visive di dejà-vu, miraggi e certezze; uditive delle vecchie, intramontabili, nuove e stagionali melodie; sensoriali in genere qualsiasi siano a poter evocare una semplicissima sensazione.
Post n°381 pubblicato il 16 Novembre 2007 da gretch
... riesca a sedermi su una poltrona ormai consunta di un appartamento vuoto e dia un senso a quel momento. Un senso che troppo spesso è coperto, celato o semplicemente evitato perchè troppo rumoroso... E' strano come, a volte, riesca a vincere per un momento lo stato di assoluta accidia che mi costringe a guardare il lento languire della fiamma di un caminetto acceso a riscaldare il breve raggio che riesce a coprire il suo tepore... E così è accaduto ieri dopo esser tornato a casa sfinito di soli pensieri e solo nall'anima e dopo aver consumato una veloce cena. Sono salito in quell'appartamento gelido accompagnato da una una bottiglia di grappa ormai quasi vuota... Mi sono seduto su quella poltrona e ho imbracciato la chitarra, quella che ho sognato per una vita... Ho acceso l'amplificatore e ho seguito una linea melodica illogica, mescolando di tutto un po' e sentirne distratto la resa... Non ascoltavo... Muovevo istintivamente le dita e le guardavo scivolare su quella tastiera nera senza capire come facessero a toccare in quel modo... Vedevo e guardavo le mie dita come forse ho mai fatto prima... Mi piaceva vederle, forse per quel po' di grappa avevano una fascino strano, quasi estraneo al mio corpo... Forse di me stesso loro sono la parte che sempre ho amato di più... Gestualità, mimica digitale e piacere nel muoverle ovunque: intorno ad una penna, sul manico di una chitarra, sulla tastiera di un pianoforte, intorno alle bacchette per la batteria, sulla pelle di una donna o sulla mia stessa pelle... Le mie mani che hanno sofferto per la mia troppa incuria e per i capricci del mio strano destino, ma che hanno anche toccato piacere e dato piacere... Le mani; le mie stesse mani che le "mie donne" hanno tenuto tra le loro ed accarezzato, ma troppo spesso per troppo poco tempo... E così ieri sera ho sentito sul mio palmo il ricordo del calore di una schiena tesa e morbida. Un ricordo che per un attimo mi ha scosso e tirato fuori di forza una lacrima. Un ricordo che mi ha fatto riusonare nella testa respiri e sussurri... Un ricordo che ormai rimarrà per sempre tale... Qualche giro, qualche riff ormai logoro per le troppe volte che l'ho suonato, qualche strappo alle corde, qualche movimento casuale ed involontario... Mezz'ora con me stesso, con la MIA chitarra, col freddo, con la bottiglia ormai vuota, con i troppi pensieri, le troppe domande senza risposta, i troppi ricordi da dover dimenticare, le troppe speranze uccise, i troppi giorni passati ad aspettare il nulla che poi è arrivato, le troppo poche e troppe volte che ho pianto al buio cercando di lavarmi l'anima. E poi d'un tratto un'immagine strana, un'immagine avvolta di terrore, un'immagine che lascia tanto amaro in bocca: Due occhi gelidi, una mano tesa con il palmo rivolto in alto e al centro un anello, una voce ormai sconosciuta, un tremito e la frase che speravo di non sentire mai: "Addio... ti lascio vivere la tua vita..." E di fronte a me uno specchio ed io riflesso dentro di lui... Io ho parlato, io ho detto, io ho ucciso ogni ultima speranza di finire il disegno della mia felicità... Ho asciugato l'ultima lacrima, ho adagiato morbidamente la chitarra nell'astuccio, ho chiuso una ad una le fibbie in metallo ottonato con fare lento e ditratto, mi sono voltato, ho spento la luce e sono tornato a guardare langiure l'ormai stanca fiamma nel caminetto, al buio, solo e sfinito...
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