Originario del centro America, era l'alimento basilare per l'alimentazione degli Atzechi e Inca. Circa 5.500 anni fa in sud America una specie di Amaranto era stata scoperta e selezionata dagli agricoltori locali: l'Amaranthus caudatus. Pianta sacra a tutti gli effetti: ancora oggi il nome "amaranto" identifica anche un colore, una tonalità di rosso vivo, che era estratto dalle spighe e dalle foglie della pianta per usi rituali, quando era necessario simulare il sangue della vittima sacrificale.
Ma è nei grani, piccolissimi tanto che un grammo ne contiene da 1.000 a 3.000 a seconda della varietà, che troviamo un tesoro nutrizionale: una proteina completa per l'uomo, capace quindi di sostituire quelle di origine animale. Essendo privo di glutine è indicato per l'alimentazione di chi è affetto da morbo celiaco, o ha problemi intestinali, ma anche ai bambini nel periodo dello svezzamento. È convenientemente usato spesso come base per le pappe dei bambini o come ingrediente pregiato di minestroni di verdura per convalescenti ed anziani. La coltivazione dell'amaranto è piuttosto complessa, non essendo molto diffuso, è di difficile reperibilità, sicuramente disponibile nei negozi di alimentazione biologica o specializzati in sementi.
Purtroppo i frati al seguito dei conquistadores vietarono ogni tipo di coltivazione per il motivo che questa pianta veniva adorata e mangiata facendo dei pupazzetti a forma di dio, ma non è andata totalmente persa.
E oggi, nuovamente coltivata, fa di nuovo capolino fra i generi dei prodotti biologici. La produzione, in condizioni favorevoli, è stato portata oggi a quantità eccezionali di 2,5 tonnellate per ettaro e anche fino a 6 tonnellate grazie alle ricerche di un centro di ricerca indipendente americano che si occupa di agricoltura biologica, l'Istituto Rodale, che ha selezionato varietà più basse rispetto alle tradizionali che misuravano fino a tre metri di altezza.
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