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Creato da hunkapi_genova il 10/11/2007

HUNKAPI

Associazione culturale per la divulgazione delle tradizioni degli indiani d'america - Email:hunkapi.genova@gmail.com

 

 

Kevin Annett pestato

Post n°172 pubblicato il 08 Febbraio 2010 da hunkapi_genova
 

   Prima o poi doveva accadere. Kevin Annett, ex ministro di culto, è stato aggredito; dopo aver scritto l'ennesimo articolo di denuncia sulle condizioni dei nativi americani in Canada.  Il legame tra l'attacco, questa volta fisico, ed il suo pezzo che rendeva pubblico un traffico di bambini nella British Columbia è stato denunciato dallo stesso couatore di Unerepentant, il documentario che ha reso nota al mondo intero la scomparsa di 50.000 bambini nativi nelle Indian Residential Schools gestite dalle chiese cattolica ed unita canadese con l'approvazione governativa.  Lo ha fatto dopo che i tagli, le ferite e la costola rotta glielo hanno permesso.  L'articolo uscito sulla rivista Agora parla chiaro: Traffico di bambini nella bellissima British Columbia. L'autore ha individuato una connessione tra il pestaggio con la denuncia di una rete pedofila protetta.  Il clima repressivo intorno al reverendo assume livelli preoccupanti. Divenuto ormai personaggio scomodo per governo e chiese, testimone del degrado e dell'indifferenza in cui vivono i nativi. Particolarmente attivi sono i servizi di polizia e forze di sicurezza delle olimpiadi 2010, che intendono creare un pesante filtro protettivo ad un evento sportivo, tra l'altro, contestato duramente dalle first nations. Annett verrà in Italia in primavera con alcuni dei superstiti delle scuole residenziali interpreti del documentario per tentare nuovamente di officiare ed andare in Vaticano. Impediamo che proseguano le minacce ed aiutiamolo a testimoniare la relatà in cui vivono i primi autentici americani.

Pablo (Nuvola)

 
 
 

Alla faccia dei selvaggi

Post n°171 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da hunkapi_genova
 

…e smettiamola di dire che quello dei nativi americani era una sorte di comunismo primitivo altrimenti si seccano e diventano efficienti capitalisti. Tuttavia anche in questo secondo caso dimostrano originalità, se decidono di divenire imprenditori, considerata la forte sensibilità per la Madre Terra unita alla coscienza del male che le fanno i Wasichu, scelgono scienza e fonti rinnovabili. Sono proprio dei selvaggi e, volendo ricoprire fino in fondo il ruolo illuministico legato alla bontà, gli Ute Meridionali (1) hanno deciso di collaborare con l’ Università del Colorado per realizzare un biodiesel di alghe.

Considerata la consolidata situazione patrimoniale, anche i Nativi possono essere ricchi, hanno deciso di cofinanziare un impianto pilota per ottenere combustibile da alghe foto sintetiche. Lo hanno chiamato Coyote Gulch e taglia le emissioni di gas serra. Hanno iniziato con tre bacini di acqua all’interno della loro riserva. Per questo tipo di coltura hanno investito oltre un milione di dollari in macchinari e per un terzo del capitale di 20 milioni di dollari della Solix Biofuels (2).

I discendenti dei Moache e dei Capote, nonostante la tranquillità economica e quindi la disponibilità finanziaria per fare investimenti, non avevano mai ceduto alla sirena monetaria del biodiesel ricavato da mais, colza e soia; semplicemente, essendo dei selvaggi, perché secondo le loro tradizioni non bisogna sottrarli alla catena alimentare umana. Assurdo mettere in conflitto risorse alimentari ed energetiche mentre nel mondo si muore di game. Si, sono proprio dei selvaggi.

Gli Ute Merdionali sono pochi ma non sono degli sprovveduti. Fanno affari in 18 stati e non hanno mai fatto un passo falso; tuttavia non hanno perso il rispetto per gli esseri umani e per la Madre Terra. Hanno semplicemente pensato una via moderna ma compatibile per alleviare le sue sofferenze dovute alla stupidità di chi pretende di prosciugarne le vene e coraggiosamente hanno ricordato che non tutto il verde “è buono”. Rifiutando la produzione di bioetanolo dal mais hanno compiuto un gesto esemplare quanto elementare: “È una combinazione tra un vecchio modo di pensare e i tempi moderni. Ci ha ricordato i benefici delle erbe, come la radice di orso (3), che viene raccolta su queste montagne", ha detto Matthew J. Box presidente southern ute. In seguito hanno incontrato il professore Bryan Willson che circa tre anni fa ha fondato la Solix Biofuels:"L'alga è una fonte ideale per produrre biocarburante perché può essere coltivata in climi diversi, usa poca acqua e non toglie terreni all'agricoltura". E’ bastato questo per scatenare l’entusiasmo e la coscienza ute dall'ancestrale tradizione erboristica. Hanno investito oltre un milione di dollari in apparecchiature e finanziato per un terzo il capitale da 20 milioni di dollari della Solix, sapendo di avere tutti gli elementi necessari per portare avanti il progetto oltre il denaro: terra, CO2 (5) ed acqua. La riserva si trova infatti sopra uno dei più ricchi campi di gas naturale derivato da miniere di carbone.

Proprio accanto a uno degli impianti per il trattamento del gas naturale sorge Coyote Gulch. Le emissioni di diossido di carbonio prodotte dall'industria vengono riutilizzate per nutrire le alghe e l'eccesso di calore viene usato per scaldare le vasche di coltura anche di notte ed in inverno. Ad accelerare la crescita delle alghe e a diminuire i costi contribuisce poi il fatto che i fotobioreattori sorgano su un altipiano dove il sole splende 300 giorni l'anno e che le alghe vengano coltivate in contenitori di plastica chiusi e allineati verticalmente. Le alghe così coltivate  renderebbero ogni anno cinque volte le tonnellate di carburante per ettaro ricavate dalle colture di soia o di mais.

Resta ancora un piccolo problema: produrre un gallone (circa 4 litri) d'olio di alga costa al momento tra i 10 e i 40 dollari ed occorrerebbe ridurre i costi a 1 o 2 dollari affinché diventi commerciabile. Su questo terreno si giocherà la sfida tra le oltre 200 compagnie che, oltre alla Solix Biofuels, stanno cercando il modo più economico e efficace di tirare fuori "oro verde" dalle alghe, non mancano le grandi, tra loro  la Chevron e la ExxonMobil (investimento da 600 milioni di dollari).

La concorrenza però non spaventa gli Ute forse perché hanno comunque il migliore rating di debito e, ricordiamolo, fino a questo momento non hanno mai fatto un passo falso…..e forse perché confidano che un poco della loro saggezza passi nelle teste dei wasichu, storicamente poco riconoscenti nei loro confronti e di altre nazioni, come gli Absaroka (Crow) e i Dinè (Navaho), che hanno un grande potenziale di risorse in merito al gas serra insieme ad altre terre dei Nativi.

Pablo,(Nuvola)

Note:

  1. La Southern Ute Indian Tribe, con sede ad Ignacio (La Plata County) in Colorado, discende dai gruppi Moache e Capote, due delle sette bande ute che originariamente vivevano nei territori attualmente occupati dagli stati odierni del Colorado, dello Utah ed anche parti di Arizona e New Mexico. I confini della Southern Ute Reservation comprendono circa 681.000 acri di cui 309.000 di terreno di fiducia ed altri 4.000 di terreno assegnato. I rimanenti 368.000 nel confine della riserva sono di proprietà privata o di agenzie governative. Gli ultimi numeri sulla stima della popolazione southern ute indicano 1.365 individui di cui il 75% vive nella riserva. Circa il 60% dei componenti tribali è sotto l’età media di 30 anni. La Southern Ute Indian Tribe è governata da un Consiglio Tribale eletto e composto da un presidente e sei consiglieri.
  2. La Solix Biocarburanti Inc. è leader nella produzione di tecnologia utilizzata per creare energia dalle alghe.

3.    Osha è un’erba perenne utilizzata per le sue proprietà medicinali conosciuta come Ligusticum porteri.

4.    Docente di Ingegneria Meccanica presso la CUS (Università del Colorado).

5.    Il biossido di carbonio (noto anche come diossido di carbonio o anidride carbonica) è un ossido acido formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. Una sostanza fondamentale nei processi vitali animali e vegetali. Il CO2 è ritenuto uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre.

 
 
 

Alla faccia dei selvaggi

Post n°170 pubblicato il 12 Gennaio 2010 da hunkapi_genova
 

…e smettiamola di dire che quello dei nativi americani era una sorte di comunismo primitivo altrimenti si seccano e diventano efficienti capitalisti. Tuttavia anche in questo secondo caso dimostrano originalità, se decidono di divenire imprenditori, considerata la forte sensibilità per la Madre Terra unita alla coscienza del male che le fanno i Wasichu, scelgono scienza e fonti rinnovabili. Sono proprio dei selvaggi e, volendo ricoprire fino in fondo il ruolo illuministico legato alla bontà, gli Ute Meridionali (1) hanno deciso di collaborare con l’ Università del Colorado per realizzare un biodiesel di alghe.

Considerata la consolidata situazione patrimoniale, anche i Nativi possono essere ricchi, hanno deciso di cofinanziare un impianto pilota per ottenere combustibile da alghe foto sintetiche. Lo hanno chiamato Coyote Gulch e taglia le emissioni di gas serra. Hanno iniziato con tre bacini di acqua all’interno della loro riserva. Per questo tipo di coltura hanno investito oltre un milione di dollari in macchinari e per un terzo del capitale di 20 milioni di dollari della Solix Biofuels (2).

I discendenti dei Moache e dei Capote, nonostante la tranquillità economica e quindi la disponibilità finanziaria per fare investimenti, non avevano mai ceduto alla sirena monetaria del biodiesel ricavato da mais, colza e soia; semplicemente, essendo dei selvaggi, perché secondo le loro tradizioni non bisogna sottrarli alla catena alimentare umana. Assurdo mettere in conflitto risorse alimentari ed energetiche mentre nel mondo si muore di game. Si, sono proprio dei selvaggi.

Gli Ute Merdionali sono pochi ma non sono degli sprovveduti. Fanno affari in 18 stati e non hanno mai fatto un passo falso; tuttavia non hanno perso il rispetto per gli esseri umani e per la Madre Terra. Hanno semplicemente pensato una via moderna ma compatibile per alleviare le sue sofferenze dovute alla stupidità di chi pretende di prosciugarne le vene e coraggiosamente hanno ricordato che non tutto il verde “è buono”. Rifiutando la produzione di bioetanolo dal mais hanno compiuto un gesto esemplare quanto elementare: “È una combinazione tra un vecchio modo di pensare e i tempi moderni. Ci ha ricordato i benefici delle erbe, come la radice di orso (3), che viene raccolta su queste montagne", ha detto Matthew J. Box presidente southern ute. In seguito hanno incontrato il professore Bryan Willson che circa tre anni fa ha fondato la Solix Biofuels:"L'alga è una fonte ideale per produrre biocarburante perché può essere coltivata in climi diversi, usa poca acqua e non toglie terreni all'agricoltura". E’ bastato questo per scatenare l’entusiasmo e la coscienza ute dall'ancestrale tradizione erboristica. Hanno investito oltre un milione di dollari in apparecchiature e finanziato per un terzo il capitale da 20 milioni di dollari della Solix, sapendo di avere tutti gli elementi necessari per portare avanti il progetto oltre il denaro: terra, CO2 (5) ed acqua. La riserva si trova infatti sopra uno dei più ricchi campi di gas naturale derivato da miniere di carbone.

Proprio accanto a uno degli impianti per il trattamento del gas naturale sorge Coyote Gulch. Le emissioni di diossido di carbonio prodotte dall'industria vengono riutilizzate per nutrire le alghe e l'eccesso di calore viene usato per scaldare le vasche di coltura anche di notte ed in inverno. Ad accelerare la crescita delle alghe e a diminuire i costi contribuisce poi il fatto che i fotobioreattori sorgano su un altipiano dove il sole splende 300 giorni l'anno e che le alghe vengano coltivate in contenitori di plastica chiusi e allineati verticalmente. Le alghe così coltivate  renderebbero ogni anno cinque volte le tonnellate di carburante per ettaro ricavate dalle colture di soia o di mais.

Resta ancora un piccolo problema: produrre un gallone (circa 4 litri) d'olio di alga costa al momento tra i 10 e i 40 dollari ed occorrerebbe ridurre i costi a 1 o 2 dollari affinché diventi commerciabile. Su questo terreno si giocherà la sfida tra le oltre 200 compagnie che, oltre alla Solix Biofuels, stanno cercando il modo più economico e efficace di tirare fuori "oro verde" dalle alghe, non mancano le grandi, tra loro  la Chevron e la ExxonMobil (investimento da 600 milioni di dollari).

La concorrenza però non spaventa gli Ute forse perché hanno comunque il migliore rating di debito e, ricordiamolo, fino a questo momento non hanno mai fatto un passo falso…..e forse perché confidano che un poco della loro saggezza passi nelle teste dei wasichu, storicamente poco riconoscenti nei loro confronti e di altre nazioni, come gli Absaroka (Crow) e i Dinè (Navaho), che hanno un grande potenziale di risorse in merito al gas serra insieme ad altre terre dei Nativi.

Pablo, (Nuvola)

Note:

1)           The latest population estimate numbers Southern Ute Tribal membership at 1,365 persons.The Southern Ute Indian Tribe, con sede ad Ignacio (La Plata County) in Colorado, discende dai gruppi Moache e Capote, due delle sette bande ute che originariamente vivevano nei territori attualmente occupati dagli stati odierni del Colorado, dello Utah ed anche parti di Arizona e New Mexico. I confini della Southern Ute Reservation comprendono circa 681.000 acri di cui 309.000 di terreno di fiducia ed altri 4.000 di terreno assegnato. I rimanenti 368.000 nel confine della riserva sono di proprietà privata o di agenzie governative. Gli ultimi numeri sulla stima della popolazione southern ute indicano 1.365 individui di cui il 75% vive nella riserva. Circa il 60% dei componenti tribali è sotto l’età media di 30 anni. La Southern Ute Indian Tribe è governata da un Consiglio Tribale eletto e composto da un presidente e sei consiglieri.

2)          La Solix Biocarburanti Inc. è leader nella produzione di tecnologia utilizzata per creare energia dalle alghe.

3)          Osha è un’erba perenne utilizzata per le sue proprietà medicinali conosciuta come Ligusticum porteri.

4)          Docente di Ingegneria Meccanica presso la CUS (Università del Colorado).

5)          Il biossido di carbonio (noto anche come diossido di carbonio o anidride carbonica) è un ossido acido formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. Una sostanza fondamentale nei processi vitali animali e vegetali. Il CO2 è ritenuto uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre.

 

 






 
 
 

Goyathlay ovvero Geronimo

Post n°169 pubblicato il 03 Ottobre 2009 da hunkapi_genova
 

         Geronimo star del 2009: nasceva 180 anni orsono e moriva 100 anni fa. Brutto, sporco e cattivo per gli invasori ispano messicani ed anche per quelli targati “settima generazione” (1).  Un mito apache divenuto eroe per tanti, capace di tenere in scacco eserciti blasonati. Come per tutti i grandi sorgono detrattori ma sinceramente a noi poco interessa, Goyathlay ci piace così com’è; tanto è vero che siamo a ricordarlo in un momento delicato per la restituzione delle ossa ai parenti discendenti. Alla metà di febbraio circa 300 persone si sono raccolte per ricordarlo nel centenario della morte, tra loro i leader tribali ed i membri di cinque nazioni apache dell’Arizona e del New Mexico.

Geronimo nacque il 16 giugno del 1829 a No-Doyon Canyon (2) e morì quasi ottantenne a Fort Sill in Oklahoma il 17 febbraio del 1909. Quarto in una famiglia di quattro ragazzi ed altrettante ragazze prese il nome a diciassette anni (1846). Venne ammesso al Consiglio dei Guerrieri che gli permise di sposarsi. Non appena ricevette il permesso sposò una donna chiamata Alope. La coppia ebbe tre figli.

Il suo vero nome Goyathlay si trova scritto anche Goyaatè o Goyahkla e significa “Colui che sbadiglia”; nacque in quello che oggi è lo stato dell’Arizona in territorio degli Apache Bedonkoke considerato, allora, facente parte della vasta nazione messicana. Fu un grande condottiero, un combattente eccezionale, ribelle per forza dopo la strage della sua famiglia ad opera dei messicani. Non aveva le caratteristiche politiche non fu mai statista come altri condottieri apache: Cochise, Mangas Coloradas, Victorio.  

“Geronimo fu solo un grande combattente che si spingeva, al pari di Cochise, in prima linea, sempre in prima fila davanti ai suoi uomini. Amava la sua gente, non tradì mai la parola data, fu devoto e legato alla religione dei suoi avi e dopo il trattamento ricevuto dopo la resa si pentì di non essere rimasto a combattere sulle montagne fino alla fine.”(3)

Nella metà del 1850 la sua tribù fece un viaggio nel Vecchio Messico dove la sua gente poteva commerciare e fare scambi. In quel periodo erano in pace con le città messicane e le altre nazioni native confinanti. Accampandosi fuori da una cittadina che essi chiamavano Kas-ki-yeh non si mossero per parecchi giorni. Lasciando alcuni guerrieri a fare la guardia al campo il grosso degli uomini andò nella città per commerciare. In quel periodo non vi erano motivi di preoccupazione per dei pacifici apache.

Quando stavano facendo ritorno da Kas-ki-yeh vennero loro incontro parecchi donne e bambini per raccontare che le truppe messicane avevano attaccato il loro campo.

Tornarono e trovarono uccisi i guerrieri della guardia, i loro cavalli e le forniture di armi erano spariti. Peggio ancora, molte delle donne e dei bambini erano stati uccisi. Tra loro moglie, madre e tre figli di Goyathlay; da quel giorno odierà tutti i messicani per il resto della sua vita.

Ebbe molte occasioni per ricordare cosa possa diventare l’ira di un pacifico figlio-marito-padre chiricahua; una rabbia pagata molto cara dagli invasori  messicani e statunitensi; una collera trasformatasi in lotta di liberazione e resistenza. Decise quando fermare il combattimento per poi pentirsene quasi subito per le falsità dei potentissimi nemici. Sapeva quando farsi catturare e per “obbligarlo” all’ultima resa gli USA schierarono migliaia di militari.

Quello di Goyathlay fu l’ultimo grande gruppo guerriero combattente che si rifiutò di riconoscere il governo statunitense.  La loro resistenza ebbe termine il 4 settembre 1886 con la consegna al generale Nelson Miles in Arizona a Skeleton Canyon. Coloro che osarono sfidare la conquista pagarono come tutti i Nativi. Geronimo con molti suoi amici venne spedito in prigione a Fort Pickens in Florida.

Nel 1894 venne traslocato a Fort Sill in Oklahoma dove morì di polmonite e dove gli eterni nemici, che non smettevano mai di controllarlo, eressero un decisamente modesto monumento alla memoria. Non gli fu permesso di fare ritorno alla sua terra. La benevolenza del civile vincitore si manifestò anche contro i Chiricahua non combattenti in una sorta di destino inscindibile con Geronimo. 382 vennero arrestati solo per il fatto di essere apache, trasferimento in Florida e poi anch’essi a Fort Sill. L’esercito tolse loro la custodia nel 1914: prigionieri di guerra per 27 anni senza aver mai tirato un colpo.

Goyathlay divenne anche una celebrità: nel 1905 cavalcò alla parata inaugurale del presidente Theodore Roosevelt, è figura popolare del cinema e della televisione, nel 1940, la notte prima del loro primo lancio, i paracadutisti di Fort Benning videro un film su Geronimo, e cominciarono a gridare il suo nome durante i lanci.

Il tentativo di assimilazione culturale non è comunque riuscito, se il Dipartimento di Giustizia statunitense è intervenuto per bloccare l’azione legale (per riavere le sue ossa) avviata presso i tribunali federali argomentando che a questo caso non è applicabile il Native American Graves Protection and Repatriation Act, un trattato da cui sono esclusi gli indiani a cui sia già stata data sepoltura in territorio statunitense. Per la riesumazione servirebbe un’autorizzazione speciale governativa.

Ramsey Clark, l’avvocato della famiglia di Geronimo, fa sapere che in realtà Washington non vuole perdere il suo "trofeo di guerra", attualmente sepolto a Fort Sill, in Oklahoma." Stanno ancora combattendo la guerra contro gli indiani e vogliono conservare i resti di Geronimo per dimostrare di aver vinto", ha spiegato Clark. La vicenda si tinge di giallo perché una parte dei resti del capo apache fu trafugata nel 1918 da un’associazione studentesca dell’università di Yale, gli Skulls and bones, che annovera tra i suoi membri anche l’ex presidente George W. Bush e il senatore John Kerry.

Goyathlay deve tornare a riposare e basta.  “Sono stato scaldato dal sole, sono stato oscillato dai venti e sono stato riparato dagli alberi come altri bambini indiani”, caro Goyathlay non riusciranno mai a capirti, a capire la saggezza degli unici autentici americani. Loro rubano le ossa dei morti. ”Sono nato nelle praterie dove il vento ha soffiato liberamente e  non era niente rompere la luce del sole. Sono nato dove non vi erano recinzioni.” Grazie sfrontato ribelle.

Note:

1.     La definizione di Settima Generazione venne coniata per intendere coloro che discendevano dai primi coloni inglesi, tuttavia tra gli Irochesi c’è una tradizione relativa agli impegni quotidiani che devono essere pensati utili per le prossime sette geenrazioni.

2.    Oggi Clifton.

3.    Raffaele D’Aiello.

 
 
 

guerre indiane

Post n°168 pubblicato il 21 Luglio 2009 da hunkapi_genova
 

L’Avvocato, si narra, abbia detto che per fare una cosa di destra ci volevano persone di sinistra. La storia gli ha dato perfettamente ragione e se applichiamo il suo antico dire ai Nativi Americani il motto non si smentisce. Fino a ieri sinistra si identificava con il progresso sociale ma se andiamo ad inquadrare le realtà native scopriamo non solo che ci sono ancora le guerre indiane ma che a farle sono proprio quelli che si identificavano o si identificano come progressisti.  Questi i fronti: USA, Perù, Brasile, Argentina, Cile, Canada.

La società politica economica figlia della presuntuosa Europa confonde il significato di progresso facendolo coincidere con lo stressante paradosso della cieca obbedienza alle leggi di mercato. Aveva ragione l’Avvocato. Nonostante il passato tumultuoso molti paesi finalmente approdati (?) alla democrazia progressista, che avrebbe dovuto salvare quello o fermare quell’altro, si comportano come se nulla fosse mutato.

L’Amazzonia scompare più velocemente, il Brasile disbosca, il Perù anche, le ricche province boliviane sono state spinte al separatismo, i Mapuche cileni ed argentini sono vittime del capitalismo italiano dal volto pulito, i discendenti apache di Geronimo non riescono a riavere le sue ossa, i nativi canadesi cercano i loro bambini morti nelle boarding school.

Ebbene il Brasile è governato da un presidente ex sindacalista ed esponente del PT (1), il Perù ha un presidente di centrosinistra Alan Gabriel Ludwig García Pérez (2), gli USA hanno un nuovo afropresidente progressista (3), il Cile (4) e l’Argentina poco possono o fanno per i diritti indigeni contro ENEL e Benetton o le imprese canadesi, sono governati da una presidente socialista, vittima della dittatura Pinochet, e da un’altra signora bandiera del peronismo progressista.

Le cose sono due o i nativi sono veramente dei rompicoglioni che ostacolano il progresso o le guerre indiane non sono mai finite ed il progresso non è tale.

Il fronte USA è il più pittoresco, fa più scenografia. La dura resistenza quotidiana ogni tanto impenna con le notizie destinate a soddisfare la nostra dipendenza dal gossip. Ultima la conferma  che gli antenati ma anche i padri della patria americana non hanno diritto alla sepoltura o al ricordo dei propri discendenti. Caso recentissimo le ossa di Goyaałé (5) che non riescono a tornare a casa. La sua storia è lunga ed intricata coinvolge personaggi troppi illustri nell’establishment a stelle e strisce; questa brutta storia sembra una sorta di vendetta per le figuracce dell’esercito USA subite ad opera degli Apache o forse non gli perdonano di aver inventato un tipo di guerriglia che un noto barbudo ha ripreso per far vedere loro sorci verdi alla faccia dei loro macabri berretti verdi. Gli Apache sanno che gli USA hanno un presidente non bianco, poco importa sia definito progressista.

Il “compagno” Lula si sente responsabile della sorte dei nostri fratelli selvaggi così liberi, così belli, così compagni? Forse lo sono troppo. Gli indios non hanno bisogno di noi, non contaminiamoli; ma come possiamo commentare che la morsa progressista dello sviluppo economico li costringe alla fuga finchè si può od alla schiavitù? Non si commenta.

Kangi Duta,(6) guerriero attore cantante, vide nell’incontro con le tribù amazzoniche una sorta di ritorno alle origini nelle similitudini riscontrate fra la spiritualità di quei popoli e quella della sua gente. “Siamo nati nella giungla. Torno a ricongiungermi con i miei antenati”  ricordò in quei momenti. Una sorta di testamento per ricordare che le guerre indiane sono una questione continentale di dimensioni mondiali.

Chi sono gli usufruttari delle guerre indiane? Sempre gli stessi: quelli che sanno far eseguire le cose di destra a quelli di sinistra. Quando si assapora il gusto del potere…..

I  Diaguita che fine faranno dopo la benedizione delle signore Cile ed Argentina alla riesumazione del progetto Pasqua Lama? "Firmato l'accordo fiscale fra l'impresa Barrick Gold e i governi di Argentina e Cile per uno dei più grandi progetti di estrazione d'oro del mondo che potrebbe inziare con la costruzione della miniera già dal mese di settembre."(Ya Basta). Una autentica distruzione ambientale con il sacrificio di tre ghiacciai. La cultura diaguita è destinata a sparire insieme alla zona che opsita una ricchezza storica ed archelogica unica?

Quali siano i rischi del desiderio di riscossa indigena lo si è visto in Honduras con il colpo di stato e come sia difficile la crescita democratica reale nel continente americano, quando il sistema scoppia ritorna l'abituale tallone di ferro; una volta che il governante progressista cerca di esserlo viene sostituito e quanto ne siano protagonisti i Nativi ce lo conferma Indian Country Today ricordando come i popoli indigeni siano in prima fila nella resistenza al colpo di stato che ha colpito il presidente Zelaya solo perchè voleva un referendum per modficare la costituzione a favore dei "selvaggi": Ma i sostenitori indigeni di Zelaya stanno dicendo che sono stati a favore del referendum, perché potrebbe dare opportunità ai popoli nativi con la ri-scrittura della Costituzione per dare più diritti e tutele dei loro territori e, quando il presidente è stato deposto, le popolazioni indigene hanno reagito rapidamente.”

I commenti su Indian Country Today ricordano che anche i Maya del Belize vogliono partecipare. Questi indiani sono proprio dei rompicoglioni perché si sa le guerre indiane non esistono.

Note:

 

1.     Partido dos Trabalhadores (PT) ovvero Partito dei Lavoratori, un partito di sinistra e con idee progressiste.

2. La Alleanza popolare rivoluzionaria americana (Alianza Popular Revolucionaria Americana, APRA) è un partito politico di centro sinistra del Perù fondato nel 1924 da Victor Raùl Haya de la Torre. Era favorevole ai valori democratici universali, quali l'eguaglianza dei diritti per le popolazioni indigene ed una economia socialista.

3.  Il presidente Barack Obama (24 giugno) si è rifiutato di scusarsi con il Cile o altri paesi dell'America Latina per i colpi di stato che, in passato hanno portato, con l'aiuto della CIA, a mutamenti di regime.

4.  Michelle Bachelet (nome completo Veronica Michelle Bachelet Jeria) è una politica appartenente al Partito Socialista Cileno. A circa un anno e mezzo dal suo insediamento si contavano in Cile ancora prigioneri politici mapuche.

5.  Geronimo (in chiricahua Goyaaté scritto anche Goyathlay o Goyahkla, "colui che sbadiglia")

6.  Kangi Duta è il nome dakota di Floyd Red Crow Westerman, l'esponente contemporaneo più noto dei Sioux Sisseton-Wahpeton.  Recentemente scomparso fu attore famoso oltre ad essere un grande politico ed attivista.

 
 
 

guerre indiane

Post n°167 pubblicato il 20 Luglio 2009 da hunkapi_genova
 

L’Avvocato, si narra, abbia detto che per fare una cosa di destra ci volevano persone di sinistra. La storia gli ha dato perfettamente ragione e se applichiamo il suo antico dire ai Nativi Americani il motto non si smentisce. Fino a ieri sinistra si identificava con il progresso sociale ma se andiamo ad inquadrare le realtà native scopriamo non solo che ci sono ancora le guerre indiane ma che a farle sono proprio quelli che si identificavano o si identificano come progressisti.  Questi i fronti: USA, Perù, Brasile, Argentina, Cile, Canada.

La società politica economica figlia della presuntuosa Europa confonde il significato di progresso facendolo coincidere con lo stressante paradosso della cieca obbedienza alle leggi di mercato. Aveva ragione l’Avvocato. Nonostante il passato tumultuoso molti paesi finalmente approdati (?) alla democrazia progressista, che avrebbe dovuto salvare quello o fermare quell’altro, si comportano come se nulla fosse mutato.

L’Amazzonia scompare più velocemente, il Brasile disbosca, il Perù anche, le ricche province boliviane sono state spinte al separatismo, i Mapuche cileni ed argentini sono vittime del capitalismo italiano dal volto pulito, i discendenti apache di Geronimo non riescono a riavere le sue ossa, i nativi canadesi cercano i loro bambini morti nelle boarding school.

Ebbene il Brasile è governato da un presidente ex sindacalista ed esponente del PT (1), il Perù ha un presidente di centrosinistra Alan Gabriel Ludwig García Pérez (2), gli USA hanno un nuovo afropresidente progressista (3), il Cile (4) e l’Argentina poco possono o fanno per i diritti indigeni contro ENEL e Benetton o le imprese canadesi, sono governati da una presidente socialista, vittima della dittatura Pinochet, e da un’altra signora bandiera del peronismo progressista.

Le cose sono due o i nativi sono veramente dei rompicoglioni che ostacolano il progresso o le guerre indiane non sono mai finite ed il progresso non è tale.

Il fronte USA è il più pittoresco, fa più scenografia. La dura resistenza quotidiana ogni tanto impenna con le notizie destinate a soddisfare la nostra dipendenza dal gossip. Ultima la conferma  che gli antenati ma anche i padri della patria americana non hanno diritto alla sepoltura o al ricordo dei propri discendenti. Caso recentissimo le ossa di Goyaałé (5) che non riescono a tornare a casa. La sua storia è lunga ed intricata coinvolge personaggi troppi illustri nell’establishment a stelle e strisce; questa brutta storia sembra una sorta di vendetta per le figuracce dell’esercito USA subite ad opera degli Apache o forse non gli perdonano di aver inventato un tipo di guerriglia che un noto barbudo ha ripreso per far vedere loro sorci verdi alla faccia dei loro macabri berretti verdi. Gli Apache sanno che gli USA hanno un presidente non bianco, poco importa sia definito progressista.

Il “compagno” Lula si sente responsabile della sorte dei nostri fratelli selvaggi così liberi, così belli, così compagni? Forse lo sono troppo. Gli indios non hanno bisogno di noi, non contaminiamoli; ma come possiamo commentare che la morsa progressista dello sviluppo economico li costringe alla fuga finchè si può od alla schiavitù? Non si commenta.

Kangi Duta,(6) guerriero attore cantante, vide nell’incontro con le tribù amazzoniche una sorta di ritorno alle origini nelle similitudini riscontrate fra la spiritualità di quei popoli e quella della sua gente. “Siamo nati nella giungla. Torno a ricongiungermi con i miei antenati”  ricordò in quei momenti. Una sorta di testamento per ricordare che le guerre indiane sono una questione continentale di dimensioni mondiali.

Chi sono gli usufruttari delle guerre indiane? Sempre gli stessi: quelli che sanno far eseguire le cose di destra a quelli di sinistra. Quando si assapora il gusto del potere….. I  Diaguita che fine faranno dopo la benedizione delle signore Cile ed Argentina alla riesumazione del progetto Pasqua Lama? “Firmato l’accordo fiscale fra l’impresa Barrick Gold e i governi di Argentina e Cile per uno dei più grandi progetti di estrazione d’oro del mondo che potrebbe iniziare con la costruzione della miniera già dal mese di settembre.” (Ya Basta) Una autentica distruzione ambientale con il sacrificio di tre ghiacciai. La cultura diaguita è destinata a sparire insieme alla zona che ospita una ricchezza storica e archeologica unica.

Quali siano i rischi del desiderio di riscossa indigena lo si è visto in Honduras con il colpo di stato e come sia difficile la crescita democratica reale nel continente americano, quando il sistema scoppia usa la tecnica abituale del tallone di ferro; una volta che il governante progressista cerca di esserlo viene sostituito e quanto siano protagonisti i Nativi ce lo conferma Indian Country Today ricordando come i popoli indigeni siano in prima fila nella resistenza al colpo di stato che ha colpito il presidente Zelaya solo perché voleva un referendum per modificare lo costituzione a favore dei “selvaggi”:” Ma i sostenitori indigeni di Zelaya stanno dicendo che sono stati a favore del referendum, perché potrebbe dare opportunità ai popoli nativi con la ri-scrittura della Costituzione per dare più diritti e tutele dei loro territori e, quando il presidente è stato deposto, le popolazioni indigene hanno reagito rapidamente.”

I commenti su Indian Country Today ricordano che anche i Maya del Belize vogliono partecipare. Questi indiani sono proprio dei rompicoglioni perché si sa le guerre indiane non esistono.

Note:

1.     Partido dos Trabalhadores (PT), ovvero Partito dei Lavoratori, un partito di sinistra e con idee progressiste.

2.    La Alleanza popolare rivoluzionaria americana (Alianza Popular Revolucionaria Americana, APRA) è un partito politico di centro-sinistra del Perù fondato nel 1924 da Víctor Raúl Haya de la Torre. Era favorevole a dei valori democratici universali, quali l'egualità dei diritti per le popolazioni indigene e una politica economica socialista

3.    WASHINGTON (24 giugno) - Il presidente Barack Obama si è rifiutato di scusarsi con il Cile o altri paesi dell'America latina per i colpi di stato che, in passato hanno portato, con l'aiuto della Cia, a mutamenti di regime...

4.    Michelle Bachelet - nome completo Verónica Michelle Bachelet Jeria - (Santiago del Cile, 29 settembre 1951) è una politica cilena, appartenente al Partito socialista cileno. Di fatto, ad un anno e qualche mese di distanza dalla sua elezione, si contavano in Cile, 8.000 detenuti nel corso di manifestazioni sociali o di protesta, diversi prigionieri politici, come i Mapuche e solo nel corso del 2006 circa 209 membri delle forze di polizia sono stati sospesi dal servizio per corruzione o per comportamento disonorevole.

5.    Geronimo (in chiricahua Goyaaté scritto anche Goyathlay o Goyahkla, "colui che sbadiglia")

6.    Kangi Duta è il nome wasichu di Floyd 'Red Crow'Westerman , l'esponente più noto dei Sioux di Sisseton-Wahpeton nel South Dakota. Recentemente scomparso fu attore famoso oltre ad essere un grande politico ed attivista.

 
 
 

Guerre indiane

Post n°166 pubblicato il 20 Luglio 2009 da hunkapi_genova
 

L’Avvocato, si narra, abbia detto che per fare una cosa di destra ci volevano persone di sinistra. La storia gli ha dato perfettamente ragione e se applichiamo il suo antico dire ai Nativi Americani il motto non si smentisce. Fino a ieri sinistra si identificava con il progresso sociale ma se andiamo ad inquadrare le realtà native scopriamo non solo che ci sono ancora le guerre indiane ma che a farle sono proprio quelli che si identificavano o si identificano come progressisti.  Questi i fronti: USA, Perù, Brasile, Argentina, Cile, Canada.

La società politica economica figlia della presuntuosa Europa confonde il significato di progresso facendolo coincidere con lo stressante paradosso della cieca obbedienza alle leggi di mercato. Aveva ragione l’Avvocato. Nonostante il passato tumultuoso molti paesi finalmente approdati (?) alla democrazia progressista, che avrebbe dovuto salvare quello o fermare quell’altro, si comportano come se nulla fosse mutato.

L’Amazzonia scompare più velocemente, il Brasile disbosca, il Perù anche, le ricche province boliviane sono state spinte al separatismo, i Mapuche cileni ed argentini sono vittime del capitalismo italiano dal volto pulito, i discendenti apache di Geronimo non riescono a riavere le sue ossa, i nativi canadesi cercano i loro bambini morti nelle boarding school.

Ebbene il Brasile è governato da un presidente ex sindacalista ed esponente del PT (1), il Perù ha un presidente di centrosinistra Alan Gabriel Ludwig García Pérez (2), gli USA hanno un nuovo afropresidente progressista (3), il Cile (4) e l’Argentina poco possono o fanno per i diritti indigeni contro ENEL e Benetton o le imprese canadesi, sono governati da una presidente socialista, vittima della dittatura Pinochet, e da un’altra signora bandiera del peronismo progressista.

Le cose sono due o i nativi sono veramente dei rompicoglioni che ostacolano il progresso o le guerre indiane non sono mai finite ed il progresso non è tale.

Il fronte USA è il più pittoresco, fa più scenografia. La dura resistenza quotidiana ogni tanto impenna con le notizie destinate a soddisfare la nostra dipendenza dal gossip. Ultima la conferma  che gli antenati ma anche i padri della patria americana non hanno diritto alla sepoltura o al ricordo dei propri discendenti. Caso recentissimo le ossa di Goyaałé (5) che non riescono a tornare a casa. La sua storia è lunga ed intricata coinvolge personaggi troppi illustri nell’establishment a stelle e strisce; questa brutta storia sembra una sorta di vendetta per le figuracce dell’esercito USA subite ad opera degli Apache o forse non gli perdonano di aver inventato un tipo di guerriglia che un noto barbudo ha ripreso per far vedere loro sorci verdi alla faccia dei loro macabri berretti verdi. Gli Apache sanno che gli USA hanno un presidente non bianco, poco importa sia definito progressista.

Il “compagno” Lula si sente responsabile della sorte dei nostri fratelli selvaggi così liberi, così belli, così compagni? Forse lo sono troppo. Gli indios non hanno bisogno di noi, non contaminiamoli; ma come possiamo commentare che la morsa progressista dello sviluppo economico li costringe alla fuga finchè si può od alla schiavitù? Non si commenta.

Kangi Duta,(6) guerriero attore cantante, vide nell’incontro con le tribù amazzoniche una sorta di ritorno alle origini nelle similitudini riscontrate fra la spiritualità di quei popoli e quella della sua gente. “Siamo nati nella giungla. Torno a ricongiungermi con i miei antenati”  ricordò in quei momenti. Una sorta di testamento per ricordare che le guerre indiane sono una questione continentale di dimensioni mondiali.

Chi sono gli usufruttari delle guerre indiane? Sempre gli stessi: quelli che sanno far eseguire le cose di destra a quelli di sinistra. Quando si assapora il gusto del potere….. I  Diaguita che fine faranno dopo la benedizione delle signore Cile ed Argentina alla riesumazione del progetto Pasqua Lama? “Firmato l’accordo fiscale fra l’impresa Barrick Gold e i governi di Argentina e Cile per uno dei più grandi progetti di estrazione d’oro del mondo che potrebbe iniziare con la costruzione della miniera già dal mese di settembre.” (Ya Basta) Una autentica distruzione ambientale con il sacrificio di tre ghiacciai. La cultura diaguita è destinata a sparire insieme alla zona che ospita una ricchezza storica e archeologica unica.

Quali siano i rischi del desiderio di riscossa indigena lo si è visto in Honduras con il colpo di stato e come sia difficile la crescita democratica reale nel continente americano, quando il sistema scoppia usa la tecnica abituale del tallone di ferro; una volta che il governante progressista cerca di esserlo viene sostituito e quanto siano protagonisti i Nativi ce lo conferma Indian Country Today ricordando come i popoli indigeni siano in prima fila nella resistenza al colpo di stato che ha colpito il presidente Zelaya solo perché voleva un referendum per modificare lo costituzione a favore dei “selvaggi”:” Ma i sostenitori indigeni di Zelaya stanno dicendo che sono stati a favore del referendum, perché potrebbe dare opportunità ai popoli nativi con la ri-scrittura della Costituzione per dare più diritti e tutele dei loro territori e, quando il presidente è stato deposto, le popolazioni indigene hanno reagito rapidamente.”

I commenti su Indian Country Today ricordano che anche i Maya del Belize vogliono partecipare. Questi indiani sono proprio dei rompicoglioni perché si sa le guerre indiane non esistono.

Note:

1.     Partido dos Trabalhadores (PT), ovvero Partito dei Lavoratori, un partito di sinistra e con idee progressiste.

2.    La Alleanza popolare rivoluzionaria americana (Alianza Popular Revolucionaria Americana, APRA) è un partito politico di centro-sinistra del Perù fondato nel 1924 da Víctor Raúl Haya de la Torre. Era favorevole a dei valori democratici universali, quali l'egualità dei diritti per le popolazioni indigene e una politica economica socialista

3.    WASHINGTON (24 giugno) - Il presidente Barack Obama si è rifiutato di scusarsi con il Cile o altri paesi dell'America latina per i colpi di stato che, in passato hanno portato, con l'aiuto della Cia, a mutamenti di regime...

4.    Michelle Bachelet - nome completo Verónica Michelle Bachelet Jeria - (Santiago del Cile, 29 settembre 1951) è una politica cilena, appartenente al Partito socialista cileno. Di fatto, ad un anno e qualche mese di distanza dalla sua elezione, si contavano in Cile, 8.000 detenuti nel corso di manifestazioni sociali o di protesta, diversi prigionieri politici, come i Mapuche e solo nel corso del 2006 circa 209 membri delle forze di polizia sono stati sospesi dal servizio per corruzione o per comportamento disonorevole.

5.    Geronimo (Goyaaté scritto anche Goyathlay o Goyahkla, "colui che sbadiglia")

6.    Kangi Duta è il nome wasichu di Floyd 'Red Crow'Westerman , l'esponente più noto dei Sioux di Sisseton-Wahpeton nel South Dakota. Recentemente scomparso fu attore famoso oltre ad essere un grande politico ed attivista.

 
 
 

Attenzione!!!....Pericolo!!! Circola su YouTube

Post n°165 pubblicato il 20 Maggio 2009 da hunkapi_genova
 

 

         Attenzione. Attenzione, bis. Su YouTube circolano cose pericolose per alcuni straordinarie per tutti gli altri. Per fortuna. Grazie YouTube. Celebrare i massacri è cosa brutta. Dimenticarsi del più grande nella storia è cosa vergognosa. Pertanto grazie YouTube nuovamente. Noi eternamente votati alla difesa delle nazioni native americane non siamo mai stati follemente innamorati di chi celebra certe date ricorrenti: il 12 ottobre, tanto per citarne una a caso. Una marea di consenzienti auto referenziati non verifica o non fa uno straccio di ricerca, dimenticando o, sempre più spesso, non sapendo che dietro una celebrazione c’ è una dimensione storica dove i protagonisti sono i giusti, le vittime, i dominati mentre la bella figura la fanno i dominatori, perché hanno i mezzi e la convenienza.

         Accade che le vittime abbiano estimatori ed allora non si sprecano i nuovi soggetti od aggettivi tra i più brutti. Stare dalla parte dei vinti va secondo le mode, ma se le persone rivestono un alone di particolare forza diventano immuni alla stupidità dell’uomo cosiddetto civile. I Nativi Americani hanno tantissimi amici, vantano centinaia di personaggi pronti ad immolarsi; ma pochi sono stati intransigenti come loro.

         A Genova ne possiamo vantare uno: il nostro ultimo cantore e poeta, difficilmente domabile anche se purtroppo cavalca nella “celesti praterie” …ed allora, grazie YouTube. Da tempo citiamo il coraggio di Fabrizio De Andrè nel supremo atto irriverente nel rifiutare la celebrazione della presunta scoperta dell’America. Il nostro cuore è con lui ed ora sarà sicuramente in giro per i caruggi di una fantastica città.

         Molti codinamente  non hanno raccolto il suo messaggio, forse perché non sanno cosa sia una poesia o forse perché è meglio accondiscendere se le cose possono portare interessi anche monetari. E’ la storia che si ripete d’altronde il rischio revisionismo vive sempre nella casa degli…………………(ognuno è libero di mettere il suo aggettivo).

         Diversi hanno, forse, pensato che fossimo noi ad utilizzare il gran rifiuto celebrativo di Faber del poco edificante cinquecentenario. Pochi digerirono tale affronto , come si fa a stare con gli “indiani” nella città del presunto scopritore. Meglio stare zitti e fare finta di niente; magari pensando che prima o poi passi nel dimenticatoio. O meglio i detrattori dei grandi ammiragli forse sanno del gran rifiuto ma forse ne sono a conoscenza per sentito dire. Potrebbero addirittura aver fantasticato, preso fischi per fiaschi.

         Ebbene grazie YouTube: sentitelo tutti. Ciao Faber, grazie ancora; ma purtroppo ci è sfuggita una conferenza a tema nella tua bella mostra alla memoria. Noi siamo sempre disponibili, pensa che bello se fosse possibile sentirti alla presenza di un bel po’ di pinguini proprio in quel maledettissimo giorno in cui iniziò il più grande genocidio della storia.

         Ascoltare per credere: Fabrizio De Andrè " Al fianco degli indiani d'America". Grazie YouTube. Noi come Faber il 12 ottobre saremo al fianco dei popoli indigeni. Probabilmente lo saremo anche l’11: ultimo giorno di libertà per i nativi americani e gli altri 363 giorni di un qualsiasi anno finchè non ti raggiungeremo nei caruggi celesti.

         Pablo, Paolo Solari

 
 
 

Accadrà anche da noi?

Quanto sia difficile per i nativi incidere nella politica nordamericana è ormai cosa tristemente nota a tutti. Resistono da 517 anni, ma quanto sia importante il loro impegno personale o collettivo lo si intende dalle notizie che, comunque, i due grandi imperi a nord del Messico non riescono a bloccare. 

In molti casi arrivano a ritardare le notizie, ma ormai tutti sanno che i nativi non usano più i fantastici. Le informazioni in qualche modo giungono alle tastiere dei più attenti ed accade una cosa semplice che dai noi, paese di poeti, artisti e navigatori (ahimè), sembra essersi persa nella storia della politica contemporanea: un candidato alle elezioni canadesi si è ritirato per aver offeso i guerrieri Mohawk protagonisti della cosiddetta Crisi di Oka nel 1990.

La lezione morale dei selvaggi ha colpito quella presunta dei conquistatori e dei loro seguaci. Mohawk 1 Canada 0 anche sul campo della politica, talmente diversa quella nata dalla democrazia costituzionale irochese da quella imposta dagli anglo franco canadesi da interpretare ancora oggi sulla percentuale di reale democrazia.

Il fenomeno stucchevole della identità nazionale in Canada assume caratteristiche più provinciali rispetto agli Stati Uniti, in quel della famosa casetta piccolina tra i fiori di lillà le diatribe nazionaliste hanno assunto dimensioni internazionali quando in Quebec i discendenti dei conquistatori d’Oltralpe pretendevano la secessione considerando quella la loro terra e non dei loro nemici eterni i conquistatori d’Oltremanica. Come negli USA si erano dimenticati degli autentici americani.

Che la pressione democratica abbia costretto tale candidato ci riempie di orgoglio e di felicità, anzi siamo spudoratamente contenti. A tutto c’è un limite anche nei presuntuosi padri della patria all’ombra della foglia d’acero. Il candidato, un tale Simon Bèdard, del Liberal Party è stato estromesso per una sua dichiarazione molto liberale nei confronti dei Mohawk che nel 1990 difendevano territori ancestrali con luogo di sepoltura per impedire che i civilissimi euroamericani vi costruissero un campo da golf.

Tal signore esportatore di democrazia molto liberal non ha gradito che qualcuno riproponesse il suo pensiero sui Mohawk, ma a tutto c’è un limite anche alla sfacciataggine. Tanto è vero che il leader del Liberal Party of Canada, Stefhane Dion, lo ha invitato ad uscire dalla competizione. Il fatto risale a circa 6 mesi fa, ma è importante: una piccola grande soddisfazione.

Tutti ricordano che la Crisi di Oka fu una autentica guerra indiana con tanto di carri armati, non mancarono gli scontri ed i caduti. Per il Canada era inaccettabile che guerrieri mohawk potessero tenere in scacco una potenza mondiale con passaggi sui media di tutto il mondo. Si concluse con le solite trattative ed i soliti prigionieri ( i nativi) questa volta di guerra. 

Di quei fatti ne parlarono in tanti, le immagini girarono il mondo ricevendo anche premi. Ne è stato fatto anche un film serial recentemente. Di fatto gli Irochesi di quell’area non hanno terminato di lottare ed hanno proseguito con altre guerre indiane come nell’Ontario.

I Mohawk fanno parte della Lega Irochese e sono famosi per la determinazione in difesa dei loro diritti.

L’ex candidato aveva candidamente chiesto con dichiarazione pubblica alla radio CJRP, come ricorda la CBC NEWS: “You go in there with the army, and you clean it all up. Fifty deaths, 100 deaths, 125 deaths, it's done. We can put that behind us and go on.”(Tu vai lì con l’esercito, e si pulisce tutto. Cinquanta morti, 100 morti, 125 morti, è fatto.

Possiamo mettere dietro di noi e andiamo avanti.). Non fu una dichiarazione momentanea sull’onda dell’ira, nonostante le posizioni ufficiali del Liberal Party nei confronti delle First Nations, il buon Berard nel settembre scorso ha pensato bene di rincarare la dose commentando sul quotidiano Le Soleil di Quebec City: “Ho detto che un intervento forte dell’esercito avrebbe risolto la situazione sul territorio della nazione mohawk una volta per tutte….perchè la situazione è ancora la stessa” Aggiungendo che se fosse stato eletto avrebbe creato una lobby per una “..azione concertata a ripulire la mafia sotterranea in Kanesatake”, che altro non è se non la comunità mohawk che combattè ad Oka.

Lo sfacciato sessantacinquenne non si è nemmeno presentato alla conferenza stampa di scuse con Max Gros-Louis, Grand Chief della Nazione Huron-Wendake. Probabilmente è rimasto al motto che l’unico indiano buono è quello morto. Per fortuna è andato a meditare sul suo futuro politico che noi speriamo finito. Il coraggio dei Mohawk ha pagato, quando accadrà da noi che un partito ritiri un candidato per le…….che dice?

 

 
 
 

2009: quaranta anni fa ad Alcatraz

Post n°163 pubblicato il 02 Febbraio 2009 da hunkapi_genova

Correva l'anno 1969, era novembre, per l'esattezza il giorno 20. Venne Alcatraz e nulla fu come prima. L'occupazione della famosa isola/carcere da parte dei Nativi Americani fu dimenticata col tempo ma diede la nascita ad un movimento politico che continua ancora oggi. La resistenza americana ha vissuto tante altre pagine contemporanee che il clamore mediatico ed i fatti hanno reso più importanti. Il leader naturale di quella straordinaria pagian di storia fu Richard Oakes, un mohawk che sentenziò: "This the beginning of our fight for justice and self-determination" ovvero l'inizio della loro battaglia per la giustizia e l'autodeterminazione.

Seguirono le appassionanti "guerre indiane" contemporanee, quelle che hanno visto ingrigire i nostri capelli facendoci sognare perchè dobbiamo ricordare che i nativi americani resistono in casa loro alla potenza numero uno della Madre Terra.  Le armi usate dai wasichu furono e sono le più potenti e sofisticate, non solo militari; ma gli Americani ci sono ancora ed ogni tanto tornano a farci sognare. Una sorta di sveglia anche per chi, come noi, se ne occupa, sostiene e si arricchisce con la loro cultura. Nuove energie ed arrendersi mai, se hanno resistito alla nostra invasione per 517 anni forse un motivo ci sarà.


Lo spirito di Alcatraz dovrà far parte di noi altrimenti giocheremo a fare “gli indiani” col rischio di apparire come quelli di plastica. In questi anni abbiamo fatto tanto, non dobbiamo accontentarci. Abbiamo una serie di obiettivi da toccare e che raggiungeremo, prendiamoci questo impegno.  Siamo debitori e proviamo a scalare un poco del nostro debito.



 



In merito alla informazione abbiamo i nostri mezzi ovvero la nostra buona volontà, quindi ci perdonerete e ci aiuterete. Non ci piace la censura, ci infastidiscono le offese gratuite. La storia insegna.


I nostri appuntamenti mireranno ad organizzare l’abituale Festa della Madre Terra cercando di coinvolgere il maggior numero di persone, personaggi ed istituzioni con la volontà di trasmettere una coscienza autentica nel rispetto di ambiente e natura.


L’ impegno storico sarà il più laborioso perché continueremo a raccontarvi la vera storia americana quella lakota, mohawk, hopi, inuit, cheyenne, chippewa o qualsiasi altra nazione nativa e non quella canadese, statunitense o messicana e così via; ma soprattutto ci aspetta l’oneroso obiettivo dell’ 11 ottobre come Festa Nazionale ed Internazionale dei Popoli Indigeni che comprende l’appuntamento romano a seguito del meeting genovese organizzato dall'omonimo comitato, che ha sancito la nostra promessa comune ai nativi di tutto il mondo.


Il 2009 ci ha portato due ricorrenze culturali e musicali importanti: il decennale della morte di Fabrizio De Andrè  ed il cinquantennale di quella del mitico Ritchie Valens. Ricordarli farà bene a tutti perché rappresentano gli aspetti diversi della cultura nativa e della sua forte capacità di contagio, per non relegarla alle immagini spesso stereotipate dei “bellissimi indiani a cavallo” della cinematografia ufficiale. Ben vengano anche gli straordinari cavalieri ottocenteschi, se non irridono, ma i nativi oggi sono anche scrittori, musicisti, poeti che non hanno dimenticato ed aiutano a dare una visione odierna. Le due commemorazioni ce lo rammentano.


Faber dimostrò ampiamente la passione per “gli indiani” costruendo uno straordinario long playing con l’inconsueta Sand Creek, ma soprattutto fu un genovese illustre del gran rifiuto celebrativo colombiano. Cosa ci sia da celebrare pare proprio difficile da intendere nell’inizio del più grande olocausto della storia. Un grande esempio di un altrettanto grande poeta musicista innamorato dell’armonia e dei nativi americani.


Richard Steven Valenzuela, in arte Ritchie Valens, moriva il 2 febbraio di cinquanta anni fa in un incidente aereo che ci rubò il firmamento emergente del rock, con lui persero la vita Buddy Holly e J. P. Richardson (The Big Bopper) oltre al pilota. Restano le loro straordinarie canzoni, i ritmi travolgenti e le strofe armoniose che hanno fatto innamorare generazioni di giovani in tutto il mondo. Ritchie aveva solo 17 anni, una giovane vita spesa per la musica persa per una monetina che gli fece vincere il terzo posto sull’ aeroplano per Fargo dove avrebbe tenuto un concerto. Chi non ricorda: La Bamba, Donna,  Come On, Let’s Go od ancora We Belong Togheter? Le proponeva una delle stelle più brillanti del mondo rock.


Il mondo pianse quei ragazzi definendo il 3 febbraio del 1959: The day the music died (Il giorno in cui è morta la musica). Ritchie proveniva da una famiglia povera con tanti problemi, fu la prima Chicano rock and roll star. Un nativo americano. Punto e basta. Chicano è un termine relativamente recente di origine naturalmente discriminatorio come negro o redskin, tuttavia è diventato come vietcong una parola di identità rivendicativa. Tutto ebbe origine dalla incapacità dei Nahualt del Morelos a definirsi Mexicanos. Riuscivano a dire Mesheecanos, da questa Cichano, che sono nella sostanza la mano d’opera importata per l’agricoltura statunitense in buona parte nativi e meticci. I Cichano come altre minoranze diedero origine a forti rivendicazioni e rappresentano una realtà politica molto organizzata.


I nativi americani non sono tutti uguali, non parlano la stessa lingua se non quella dei conquistatori, vogliono vivere le proprie contraddizioni, sono bravi e cattivi, smetteranno di parlare all’infinito come nei peggiori fumetti quando smetteremo di considerarli chiusi nell’alone di cristallo del mito, sembra un’altra piccola riserva. Aiutiamoli ad esistere all’interno della società più spietata dove, purtroppo, anche un neo presidente decisamente poco ortodosso “…ha ripercorso il cammino dei padri fondatori”, che forse erano anche schiavisti. Per gli americani originari i padri fondatori portavano le piume ed in rete circola un bellissimo poster con Capo Giuseppe, Toro Seduto, Geronimo e Nuvola Rossa definiti spudoratamente dai nuovi selvaggi:  "The original founding fathers" con sullo sfondo i 4 wasichu famosi di Mont Rushmore. Rimanendo in ambito 2009 si ricordi proprio il centenario della morte del grande americano apache Geronimo.


E tanto per fare un po’ di cronaca, nel giro di nemmeno 20 giorni (gennaio 2009) quale clamore hanno suscitato le vicissitudini di un uomo: il rifiuto della grazia dell’ex Bush, il trasferimento in un carcere di massima sicurezza di Waymart (Pennsylvania), l’aggressione da parte di altri detenuti nello stesso carcere, il conseguente isolamento per il rifiuto di fare i nomi degli aggressori nonostante le ferite ed il diabete in forma grave, il ritorno al carcere di Lewisburg.? La saga di Leonard Peltier, condannato a due ergastoli, che per essere stato aggredito rischia la libertà provvisoria come detenuto modello.



Il nostro 2009 coincidente con il quarantennale di Alcatraz si basa su alcuni traguardi: mantenere vivi l’affetto ed il sostegno ai popoli indigeni americani senza dimenticare gli altri; fare informazione sempre più corretta anche se non è facile, non bastano le scuse pilatesche di tanti potenti e governi; organizzare i nostri appuntamenti ed iniziative in funzione della sensibilità del mondo solidale verso la Madre Terra ed infine istituzionalizzare la memoria.

 
 
 
 
 

Manifestazioni Hunkapi 2008

Post n°161 pubblicato il 07 Maggio 2008 da hunkapi_genova

Con gli Indiani d’America
presso l'agriturismo Andia Paradiso
Lizzano Pistoiese (PT)


sabato 14 e domenica 15 giugno

INA WAKAN
Nativi a Morsasco (AL) - Stadio Comunale

sabato 21 e domenica 22 giugno 2008


FESTA DELLA MADRE TERRA 2008
sabato 5 e domenica 6 luglio 2008

Casa del Romano
Fascia (GE)

A breve sarà pubblicato il programma dettagliato delle manifestazioni

 
 
 

Arrivano gli indiani!

Post n°160 pubblicato il 30 Aprile 2008 da hunkapi_genova
Foto di hunkapi_genova

Molte le domande poste dai 150 ragazzi della scuola primaria durante il ciclo di incontri condotti da Ivano Ciravegna, responsabile dei Servizi Educativi Territoriali, nell’ambito del progetto educativo “Gli ultimi primitivi. Nativi americani, testimoni recenti dell’avventura preistorica” relativo alle “attività del benessere”. Eccone alcune: “Ma quello è un dente di mammut? E quel rotolo molle, cos’è? Mamma mia, che grandi le corna di un cervo! Ma, la scheggi in classe la pietra? E quelle penne? Se hai detto che primitivo significa il primo, allora lui, che è bravo a scuola, è il primitivo della classe?”.

Il progetto didattico, che si è esteso lungo l’intero anno scolastico 2007-2008, appartiene allo stesso filo conduttore che ha visto lo svolgersi di altre attività e la realizzazione della mostra “Ishi: lo specchio del passato” tenutasi al parco culturale “Le Serre” nel 2004.

L’iniziativa, che prevede il coinvolgimento diretto delle famiglie nella costruzione di alcuni oggetti, ha permesso ai bambini di “assaporare” in modo pratico la Preistoria, intesa non come un passato muto e incomprensibile ma come un libro aperto che attende di essere letto.

“L’attività didattica e sperimentale -dice l’Assessore all’Istruzione Stefano Colombi- è rivolta alle classi terze della scuola primaria che, conformemente alla programmazione scolastica, affrontano lo studio della Preistoria e dell’evoluzione dell’uomo. I bambini saranno guidati alla scoperta delle analogie tra il nostro Neolitico e la cultura delle popolazioni dei nativi americani vissuti in tempi più recenti”.

Sabato 17 maggio, dalle 10 alle 12.30, si terrà una festa conclusiva all’Università di Agraria (via L. da Vinci 144), dove sarà stata piantata la prima Maclura di Grugliasco, che prevede: una vetrina fotografica degli incontri con i ragazzi, l’esposizione dell’artigianato dei nativi americani, la presentazione della pubblicazione “L’albero degli archi dorati” che racconta la storia di un albero (Maclura Pomifera) e del suo utilizzo sia da parte dei nativi americani che dei conquistatori europei e che verrà donata ai ragazzi e, infine, l’incontro di bambini, genitori e cittadini grugliaschesi con Gilbert Douville (Sicangu-Lakota) poeta e membro della “Rosebud Siuox Tribe” in Sud Dakota (Usa).

Per il carattere educativo-didattico e culturale del progetto è stato concesso il patrocinio della Regione Piemonte, della Provincia di Torino, delle associazioni “Hunkapi”, “Soconas Incomindios” e del blog “Nativiamericani.it”, che da anni promuovono in Italia la conoscenza della cultura passata e presente dei nativi d’America.

 

 

Grugliasco, 25 aprile 2008

 
 
 

Violazione diritti degli Yankton

Post n°159 pubblicato il 22 Aprile 2008 da hunkapi_genova

Lo sceriffo Ray Westindorf della Contea Charles Mix County nel Sud Dakota e la polizia hanno iniziato un'occupazione all'interno della terra della riserva degli Yankton Sioux. Perchè? La Hog Farm ha costruito una fattoria di maiali all'interno della riserva, nonostante le opinioni contrarie della tribù, dei coltivatori locali e dei membri della comunità, preoccupati per la salute dei propri figli e l'inquinamento ambientale della loro terra. La Hog Farm è circondata dalla riserva e l'unica strada di accesso è sotto la giurisdizione del BIA. Il 15 aprile scorso i membri della tribù hanno iniziato una protesta pacifica, ma sono stati illegalmente e immediatamente circondati e arrestati. Sono 22 i Nativi arrestati da uno spiegamento di polizia di 52 auto della polizia del Sud Dakota e da circa 22 già presenti nella riserva, più alcuni mezzi di polizia provenienti dallo stato dell'Iowa, con cecchini piazzati dietro ogni veicolo. Lo stato del Sud Dakota non ha giurisdizione sulla terra indiana della riserva, e questo spiegamento di forza, che viola palesemente la giurisdizione legale della tribù Yankton sulla loro terra, non ha nessun precedente per una manifestazione pacifica. Ma non è un caso…al figlio dello sceriffo è stato aggiudicato il contratto elettrico per la costruzione della Hog Farm. L'applicazione della legge è ora usata per proteggere le aziende di Stato e gli interessi dei membri della famiglia dello sceriffo nello Stato del Sud Dakota? La risposta datela voi…Le Aziende Hog Farms sono state bandite in molti Stati degli Stati Uniti. Quante automobili della Highway Patrol sono state inviate per le proteste della gente non nativa in Sud Dakota? Nessuna. Il razzismo è vivo e vegeto nel Sud Dakota! Il Peace and Justice Center ha inviato osservatori sul posto, pronti anche a farsi arrestare, per attirare l'attenzione pubblica su questa grave violazione dei Diritti Umani della Tribù degli Yankton Sioux. Il Dakota Indian Movement è presente e ha inviato osservatori nella riserva, ed è probabile la richiesta da parte della comunuità dell'intervento dell'A.I.M. nazionale. L'International Indian Treaty Council ha inviato degli avvocati per documentare questa grave violazione, e tale documentazione sarà inviata e presentata al Forum permanente delle Nazioni unite che si terrà a New York il 21 aprile prossimo. Fonte: Censored Blog
Segnalazione di Virginia.
Non c'è niente da fare, questo ennesimo fatto dimostra come ad essere sotto assedio non siano solamente gli Yankton Sioux ma in generale i Diritti Umani delle Popolazioni Native Americane. Nonostante questo sia un Blog italiano, e con i limiti di accesso all'intera informazione locale Nativa Americana, sono ormai numerose le violazioni che stiamo denunciando; queste, da sole costituiscono già un allarme, e la realtà è sicuramente e drasticamente più grave. Cercheremo di seguire la situazione. Dateci una mano se potete…
DIFFONDETE PER FAVORE.
Altro su: Sioux City Journal.com
Indianz.com

 
 
 

Tasteve (toccatevi)

Post n°158 pubblicato il 10 Aprile 2008 da hunkapi_genova
Foto di hunkapi_genova

M’a tastu se ghe sun, uso la mia lingua solo per ricordare a qualcuno che la Geografia ha deciso che la mamma mi fece nascere al nord secondo i dettami di tale scienza; per il resto i miei confini sono nell’ambito della Madre Terra. Mi tocco per vedere se ci sono, è un vecchio adagio che indica sorpresa ed incredulità; l’ho detto nella mia lingua perché tengo alle  radici liguri. Tutto mi sarei aspettato che in questa monotematica e fotocopiata campagna elettorale italiana finissero i Nativi Americani visto che non riescono ad essere protagonisti nemmeno di quella che li riguarda direttamente negli USA. I Padani, leggi Lega Nord, nella loro fantasiosa colorita propaganda hanno avuto il coraggio di paragonarsi a quelli che loro, paladini della identità linguistica, chiamano comunque Indiani. Si è proprio vero i tapini nordisti sono ridotti nelle riserve, vedi il loro manifesto elettorale che recita "Loro non hanno potuto mettere regole all'immigrazione. Ora vivono nelle riserve. Pensaci"; bisogna salvarli. Prima, però, chiariscano alcune cosette di poco conto altrimenti ci dicano quale storia abbiamo letto fino ad oggi. Primo, portiamo un tale rispetto ai Nativi che non li chiamiamo più da decenni Indiani, visto che tali non sono. Secondo, se le terre liguri fanno parte di un nord qualsiasi ebbene noi, purtroppo, abbiamo spedito loro l’iniziatore della conquista culminata in cinque secoli di genocidio, un tal Cristoforo. Terzo, probabilmente nessuno ha chiesto il permesso ai nativi di tal paragone visto l’impegno delle loro organizzazioni verso l’uso improprio di immagini e termini che li riguardano. Quarto, i giornali in linea di massima identificano in Toro Seduto l’effige riprodotta, qualcuno ha chiesto il permesso? Qualcuno ha pagato il copyright? Quinto, la grande pensata non ha origini padane ma ancora più nordiste, è svizzera. Viene dal Canton Ticino ed i leghisti hanno copiato, quindi loro stanno più a sud. Qualcuno ricorda i nostri immigrati? Sesto, sarebbe opportuno, non dico farsi una cultura, ma leggere qualche libro di storia ed un vocabolario per sapere cosa vuol dire conquista e subirla fino al genocidio. Settimo, quella subita dalle First Nations fu vera invasione militare, politica e fisica. Vennero depredate di tutto. Ottavo, non mi risulta che l’orda euroamericana seguita ai conquistadores andasse a lavare vetri, pulire cessi, costruire ville, facchinare, volantinare, raccogliere e quant’altro per arricchire “gli indiani”; forse, studiatevi la storia, lo hanno fatto per arricchire il capitalismo o loro stessi sulle pelle “degli indiani”. Nono, i Nativi americani hanno nel DNA l’accoglienza ed hanno sempre accettato gli stranieri salvo pentirsi per le loro malefatte. Decimo, i padani ci dicano quanti furono gli invasori ed i colonizzatori originari di quelle che  pretendono di chiamare le loro terre. Undecimo, tanto per non montarsi la testa, forse era meglio copiare il cioccolato e non il manifesto, ma i gli svizzeri ed i padani forse non sanno l’origine del cacao, quella cosa che serve per farlo. I partenopei sanno che senza il pomodoro non avrebbero mai inventato il cibo più famoso al mondo, ma non sono del Nord. Ed infine perché i tanto solerti quando erano al governo italiano, quello che sta nei confini, non hanno riconosciuto l’indipendenza delle riserve aprendo un bella serie di ambasciate?, forse non volevano dare un dispiacere allo Zio Sam. I padani sanno sicuramente che in gergo western i Nordisti sono le Giacche Blu che forse non erano alleati dei Nativi. Forse ci sbagliamo.

 
 
 

Post N° 157

Post n°157 pubblicato il 21 Marzo 2008 da hunkapi_genova

A TUTTI GLI AMICI DEL BLOG

FELICE  PASQUA

DA

HUNKAPI

 
 
 

Death Valley

Post n°156 pubblicato il 17 Marzo 2008 da hunkapi_genova

La Valle della Morte (Death Valley) è una criptodepressione che fa parte del Grande Bacino (Great Basin) e si estende longitudinalmente da Nord a Sud, fra Sierra Nevada in California ad Ovest e Stato del Nevada ad Est.
la valle è lunga 225 chilometri e larga in media 40 chilometri.
il parco è lungo circa 150 chilometri e penetra a Nord per un breve tratto in Nevada.
il parco è delimitato a meridione dal Owlshead Mountain (montagna testa di gufi), che è separato dalle Black Mountains (montagne nere) per mezzo del Jubilee Pass (passo del giubileo), porta d'ingresso Sud del parco.
il limite settentrionale del parco è vicino allo Scotty's Castle (castello di Scotty), porta d'ingresso Nord del parco.
verso Ovest il parco è delimitato dal Panamint Range che è formato verso Nord dal Cottonwood Mountains che si continuano verso Sud nel Panamint Mountains.  
Jubilee Pass porta di ingresso da Sudverso Est il parco è delimitato dall' Amargosa Range che comprende verso Nord le Grapevine Mountains, che si continuano verso Sud nelle Funeral Mountains e nei due gruppi affiancati del Greenwater Range e delle Black Mountains.
Il bacino è sprofondato di 86 metri sotto il livello del mare. Il punto più basso si trova a Badwater (acqua cattiva).
Badwater è dominato verso Est dai calanchi delle Black Mountains, proprio nel punto dove si trova Dante's View e verso Ovest si distende la salina, chiamata Devil Golf Course e si vede all'orizzonte Telescope Peak alto 3.300 metri.
Ha i seguenti accessi:
da Sud, dalla statale 15 che unisce Los Angeles con Las Vegas, a Baker si gira verso Nord e sulla strada 127 che porta al paese di Shoshone (nome proprio di tribù nativa), dove si imbocca verso Ovest la strada 178 che porta al Jubilee Pass.
da Est, da Las Vegas, sulla strada 95 che va verso Reno si gira verso Ovest per la Death Valley Junction e poi si continua sulla stradad 190 per Furnace Creek.
da Est, provenendo da Reno verso Las Vegas sulla strada 95, all'altezza di Beatty, si gira verso Ovest per Stovepipe Wells. Questo è lo storico ingresso che usavano i convogli dei coloni, per attraversare la valle e si chiama Hell's Gate (Cancello dell'Inferno).
da Nord, provenendo da Reno sulla strada 95 per Las Vegas, si imbocca la strada che porta allo Scotty's Castle e si scende verso Sud a Furnace Creek.
da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Olancha verso Est la strada 190 che da Panamint Springs attraverso Emigrant Canyon, porta a Stovepipe Wells.
da Ovest, sulla direzione da Reno a Los Angeles, si imbocca da Ridgecrest verso Est la strada 178, che porta da Trona, da Wildrose, attraverso Emigrant Canyon, a Stovepipe Wells.
Le rocce più vecchie si sono formate circa 1,8 miliardi anni fa e hanno subito talmente tanti cambiamenti che sono quasi illeggibili. Le rocce che datano circa 500 milioni di anni fa trovate nel Panamint e nelle Funeral Mountains, sono fatte di arenaria ed il calcare indica che il luogo era un mare caldo e poco profondo, che si trovava all'Equatore, durante la maggior parte dell'era paleozoica (570-250 milioni anni fa).
Col passar del tempo il mare ha cominciato a retrocedere lentamente verso Ovest mentre la terra è stata spinta verso l'alto e verso Nord. Questo spinta era dovuta ai movimenti di subduzione, quelli del magma lontano sotto la superficie della terra. Gli scienziati hanno scoperto che la crosta terrestre si compone di serie di sezioni collegate, o piastre. Dato che la Valle della Morte si trova in una zona adiacente al contorno che separa due di queste piastre, mentre le piastre si muovevano lentamente una contro l'altra, le forze di compressione hanno piegato gradualmente, deformato e fratturato la sottile crosta. Questa deformazione diffusa della roccia ed innalzamento si sono presentati durante la maggior parte dell'era mesozoica (250-70 milioni anni fa). I periodi attivi della costruzione della montagna si sono alternati con periodi calmi in cui le forze di erosione lavoravano per rompere sotto quello che le montagne che avevano formato.
La fase successiva di sviluppo della Valle della Morte è stata soprattutto influenzata dall'attività vulcanica che si è svolta in gran parte del Periodo Terziario (70-3 milioni di anni fa). Poiché l'elevazione della montagna ha aumentato la superficie terrestre, la crosta è diventata fragile. Il magma caldo e fuso sotto la superficie è scaturito in alto ed ha eruttato in questi punti deboli. I getti vulcanici sono comparsi prima a Nord-Est, nel Nevada ed hanno ricoperto la regione della Valle della Morte con strati numerosi di cenere e lapilli.
La topografia a quel tempo consisteva di basse colline rotolanti, di cui ne è rimasta una e si chiama Shireline Butte, a Sud nella valle. Col tempo, il centro di attività vulcanica si è mosso progressivamente verso Ovest, finché ha prodotto una catena di vulcani che corrono da Furnace Creek verso Shoshone, oggi rappresentati dalle Black Mountais. I risultati secondari delle eruzioni di lapilli e cenere danno i vividi colori dell'Artist's Palette (tavolozza dell'artista) e dei giacimenti minerari del famoso borace (borato di sodio) della Valle di Morte.
Zabriskie Point, badlands (terre cattive) all'albaDieci milioni di anni fa si sono formate le rocce colorate intorno a Zabriskie Point (punto di Zabriskie).
Circa tre milioni di anni fa, le dinamiche del movimento della crosta terrestre sono cambiate e la Valle della Morte ha cominciato a formarsi propriamente. Attualmente, le forze di compressione sono state sostituite da forze di estensione. Questa "spinta laterale" della crosta terrestre ha permesso che i grandi blocchi di terra scorressero lentamente uno dopo l'altro lungo i bordi, formando valli e montagne. Il bacino di Badwater, il bacino di sale della Valle della Morte e la catena montuosa del Panamint contengono un blocco, come unità strutturale, che sta ruotando verso Est. Il pavimento della valle sta slittando costantemente verso il basso, abbassandosi lungo la linea che si trova alla base delle Black Mountains. Questa caduta sta continuando ancor oggi. La prova di ciò può essere vista nelle scarpate fresche esposte vicino a Badwater.
La Valle della Morte, oltre ai mutamenti strutturali, è stata sottoposta a cambiamenti climatici importanti, durante gli ultimi tre milioni di anni. Durante l'ultima Era Glaciale principale dell'America settentrionale, la valle faceva parte di un sistema di grandi laghi. I laghi scomparsero circa 10.000 anni fa, quando il clima si riscaldò. L'Era Glaciale più corta, circa 2.000 anni fa, ha provocato di nuovo, un più piccolo sistema lacustre, però quando il clima si è scaldato di nuovo, questa acqua è evaporata e sono rimasti gli ampi campi di giacimenti di sale, cloruro di sodio (NaCl).
Il lago che si estendeva nella Valle della Morte è stato chiamato Manly Lake (Lago di Manly) e faceva parte di un bacino acquifero, collegato al Fiume Colorado. Attualmente non è più collegato al Fiume Colorado ma riceve acqua dall'Amargosa River; quest'acqua va a finire in un'enorme fossa che si trova sotto alla superficie della Valle della Morte, formando una delle raccolte d'acqua sotterranea più vasta del mondo e della quale Badwater è un piccolo affioramento.
Esistono segni recenti di attività vulcanica nella parte Nord della Valle della Morte al cratere di Ubehebe. I crateri si sono formati soltanto circa 2.000 anni fa, causati dalle esplosioni violente di vapore, quando materiale fuso caldo è venuto a contattato con l'acqua freatica. Queste grandi depressioni indicano che non tutto è calmo sotto la superficie della terra.
Si trovano gli insediamenti di almeno quattro culture di Nativi Americani che sono vissuti qui in epoche differenti da 9.000 anni fa fino a 1.000 e al presente:
dal 7000 a.C. Nevares Spring Cultures fu il primo gruppo umano che visse qui quando il fondo della valle era coperto per tutta la sua lunghezza di 145 chilometri (90 miglia) dal Manly Lake e gli animali selvatici e la vegetazione erano abbondanti;
dal 3000 a.C. all'anno 1, Mesquite Flat Culture;
dal 900 al 1100 dopo Cristo, Saratoga Springs Culture;
dal 1100 ad oggi, Shoshonean Culture della Valle della Morte.
Attualmente solo pochi discendenti dei Timbisha, i nativi del Panamint vivono ancora in questa zona. Di quel lago rimangono le tracce dei livelli nelle rocce circostanti e il misero affioramento d'acqua salata a Badwater.
Nel XVIII secolo, all'epoca del Far West, malgrado il clima asciutto, il territorio arido e desertico, le temperature estive più calde della Terra, i coloni americani trovarono questo territorio abitato da Nativi Americani, che si chiamavano Timbisha (popolo della valle) e furono ricristianizzati Shoshoni e dai Paiute.
Nel 1849 la corsa all'oro (Gold rush), scatenò l'ingordigia spingendo la povera gente verso sacrifici inauditi nella speranza di arricchire, trovando qualche chilo di pepite d'oro. Nacquero delle leggende su favolose miniere perdute sulle montagne del Panamint come Lost Gunsight Mine, Lost Breyfogle Mine, Goller's Gold Nuggets, Wire Gold of the Panamints e perfino su un tesoro sotterrato! Migliaia di persone si sparsero sui monti rivoltando ogni pietra e poi se ne andarono, alcuni invece come Shorty Harris, Pete Aguereberry, John Lemoigne rimasero e spesero la vita inseguendo queste chimere.
Nel 1849 a Dicembre, al confine della California, un centinaio di cercatori d'oro disinformati e senza mappa, con le loro famiglie, cercando la via verso la California, procedevano in gruppi sparsi sull'orlo orientale del pavimento salato della Valle della Morte. Uomini, donne e bambini guardavano fisso le montagne torreggianti del Panamint che ostruivano la via del ritorno. Vedevano Telescope Peak (pizzo del telescopio) a poche miglia ma non riuscivano ad uscire dai calanchi dei canaloni. Passarono un mese di spaventose privazioni sul fondo della valle e una persona anziana, già ammalata, morì. Prima di arrivare ad uscire fuori dalla valle, per sopravvivere mangiarono i loro buoi rinsecchiti, bruciando e abbandonando i carri, nei pressi dell'attuale Stovepipe Wells. La loro storia venne raccontata da William Lewis Manly, nell'autobiografia intitolata Death Valley in '49. La loro sofferenza divenne una leggenda che ha dato il nome alla valle.
Negli anni dal 1850 al 1900, durante il periodo della corsa all'Ovest (Far West), la Valle della Morte veniva attraversata dai pionieri con le carovane, nel suo punto più stretto che è di circa 30 chilometri.
Historic Stovepipe Well, tutto ciò che è rimastoPartivano da Betty, entravano da Hells Gate, percorrevano il Mud Canyon, arrivavano a Historic Stovepipe Well ed uscivano ad Emigrant, però la maggior parte dei capi carovana preferiva passare intorno. Di questo attraversamento si vedono ancora oggi, le tracce infossate delle ruote dei carri, nei dintorni di Historic Stovepipe Well.
Nel 1873 Panamint City fu la Tombstone della Valle della Morte. Fondata da fuorilegge, trovarono un ricco deposito d'argento e iniziò la corsa. Due anni dopo contava 2.000 persone, molti fuorilegge, tanto che la (EN) Wells Fargo rifiutò il trasporto dell'argento estratto. Quando finì, se ne andarono tutti e Panamint City divenne una ghost town (città fantasma).
Nel 1881 Aaron Winters scoprì i giacimenti di borace e vendette i diritti a William Coleman per 20.000 dollari che l'anno successivo costituì la Harmony Borax Works. Nello stesso anno la società mineraria Pacific Coast Borax Company (società di borace della costa del Pacifico) incominciò ad estrarre il borace, portando nella Valle della Morte molta gente. Sono di questo periodo i viaggi e le avventure della speciale carovana formata da due carri enormi e dalla cisterna dell'acqua trainati in blocco da 20 muli, chiamata Twenty Mule Team Wagon (carro della squadra di venti muli), che univa la miniera di Harmony Borax Work con la ferrovia di Mojave distante 265 chilometri. Le dimensioni del carro sono uniche, 5 metri di lunghezza, 1,2 metri di larghezza, 1,8 metri di altezza del contenitore, sospeso su ruote enormi che lo alzavano di altri 2 metri e pesava 3.500 chilogrammi. Questo carro conteneva 10 tonnellate di minerale. Mentre la cisterna era da 4.500 litri. Fra salmerie, acqua e minerale, in totale i 20 muli tiravano 36,5 tonnellate di peso, su strade dell'epoca, tortuose e non asfaltate. Andò avanti così per 5 anni, senza perdere mai un carico.
Mustard Canyon, Carri e cisternaUna leggenda che al giorno d'oggi possiamo vedere ancora, durante particolari ricorrenze nella quale gli appassionati riesumano l'evento antico e lo rivivono in abiti e mezzi d'epoca (EN) (reenactment).
Attualmente dietro al motel Furnace Creek Ranch è esposto un trattore agricolo a vapore chiamato Old Dinah (vecchia Dina), che non operò nella Valle della Morte ma a Calico, un paese di minatori, dove fu trovato qualche chilo d'argento; oggi città fantasma, rinata ad uso turistico.
La Old Dinah avrebbe dovuto sostituire il Twenty Mule Team Wagon ma consumava troppo, circa 1,5 tonnellate di carbone per il viaggio di 265 chilometri e affondava nella sabbia, inoltre richiedeva una manutenzione quotidiana.
Nel 1904 durante la corsa all'oro a Goldfield (Campo d'oro) nel Nevada, spuntarono campi e miniere anche nella Valle della Morte a Bullfrog, Rhyolite, Harrisburg e Skidoo.
Nel 1905 Francis Marion Smith fece fortuna dall'estrazione del borace. William Andrews Clark fece fortuna nelle miniere di rame di Butte, Montana. Entrambi furono attratti dalla corsa all'oro che avveniva nella regione della Valle della Morte. Inizialmente fecero società poi uno di loro cambiò idea, conducendo ad una rivalità che durò tutta la vita, alle aste di vendita delle concessioni per l'estrazione.
Resti di uno scivolo per l'estrazione dell'oroNel 1906 fu trovato l'oro a Skidoo. Un paesino formato da ventitré case di legno, a 1.700 m. sulla Tucki Mountains. Il nome deriva da un gioco di parole su un modo di dire circolare della polizia di New York City: "23 skidoo".
Nel 1917 quando le vene si esaurirono, il paese fu abbandonato e cadde in rovina.
Nel 1933, l'11 febbraio, per preservare l'interesse storico naturalistico della valle, l'amministrazione Hoover stabilì che 6.500 km² di valle diventavano Monumento Nazionale, chiudendola allo sfruttamento minerario ma con un atto del Congresso a Giugno la miniera fu riaperta.
Nel 1937 l'amministrazione Roosevelt e nel 1952 l'amministrazione Truman allargarono quest'area fino a 8.000 km².
Nel 1976 la miniera fu chiusa di nuovo ma nel 1982 era aperta.
Questa miniera è visibile a Ryan, sulla strada per andare a Dante's View, la lavorazione avviene tutta nelle gallerie, non si vede via vai di camion o di minatori, la miniera è quasi mimetizzata e non lascia tracce nei dintorni e tanto meno nel resto della valle, ad eccezione di un gran baccano.

 
 
 

Molto prima di Colombo

Post n°155 pubblicato il 13 Marzo 2008 da hunkapi_genova

Gli indiani giunsero dall’Asia nord-orientale ventimila anni fa con un unico evento migratorio. Lo dimostra uno studio guidato da genetisti italiani e pubblicato su Plos One
L’origine asiatica delle popolazioni indigene del Nord e Sud America è da tempo riconosciuta. Uno studio internazionale guidato da Antonio Torroni e Alessandro Achilli delle università di Pavia e Perugia, pubblicato sulla rivista Plos One, ha ora dimostrato che la quasi totalità dei nativi americani derivano dai coloni che arrivarono nel Nuovo Continente in un unico grande evento migratorio, circa ventimila anni fa.
Grazie all’analisi del Dna contenuto nei mitocondri (gli organuli in cui avviene la gran parte delle reazioni metaboliche della cellula) è noto fin dai primi anni novanta che il 95 per cento di tutte le popolazioni native del continente fanno capo a quattro linee evolutive parentali (denominate aplogruppi) che si sono diffuse dallo stretto di Bering fino alla Terra del Fuoco. L’esame dei dati raccolti da Torroni e Achilli su oltre 200 genomi mitocondriali ha dimostrato che l’evento migratorio non solo ebbe un’origine comune, ma si realizzò circa diecimila anni prima di quanto finora creduto.
I dati genetici sono anche in accordo con la datazione al radiocarbonio dei più antichi reperti rinvenuti in Sud America, risalenti appunto a ventimila anni fa (cioè subito dopo l’ultima glaciazione) e non 11mila, come sembravano indicare gli studi precedenti condotti sulla cosiddetta “cultura Clovis”, ritenuta la più antica del continente.
Grazie all'abbassamento dei mari dovuto alla glaciazione, ventimila anni fa l’Asia e il Nord America dovevano essere unite da un istmo di terra largo circa 1.500 chilometri in corrispondenza dell’attuale stretto di Bering. Le popolazioni si sarebbero diffuse da questa regione, chiamata Beringia, lungo la costa del Pacifico da cui si sarebbero mosse per colonizzare il continente americano, fino a quel momento probabilmente disabitato.

Fonte: http://www.galileonet.it/news/9642/molto-prima-di-colombo

 
 
 

ASSEMBLEA ANNUALE SOCI HUNKAPI

Post n°154 pubblicato il 03 Marzo 2008 da hunkapi_genova

Oggetto: convocazione assemblea annuale dei soci Hunkapi.

L’assemblea annuale dei soci di Hunkapi è fissata in prima convocazione per domenica 16 marzo 2008 alle ore 7,00 presso il Bar Antico caffè – via Ugo Foscolo e in seconda convocazione per giovedì 27 marzo 2008 alle ore 21,00 presso il Bar Antico caffè – via Ugo Foscolo.

Ordine del giorno:
· Bilancio 2007
· Relazione del presidente
· Festa Madre Terra 2008
· Viaggio nelle grandi pianure 2008
· Varie ed eventuali

Il presidente
Sergio Bugolotti

Cordiali saluti

 
 
 

L'olocausto americano

Post n°153 pubblicato il 01 Marzo 2008 da hunkapi_genova

La conquista fatale ebbe inizio a partire dal 1492, anno in cui si dice Cristoforo Colombo abbia scoperto le Americhe. Nel corso di pochi secoli successivi, le complesse civiltà dei nativi americani furono devastate. Lo storico britannico Mark Cocker ha esaminato delle stime affidabili del bilancio delle vittime:
“[U]ndici milioni di indigeni americani persero la vita negli ottant'anni successivi all'invasione spagnola del Messico. Nell'Impero andino degli Inca, la cifra superò gli otto milioni. In Brasile, la conquista portoghese assistette alla diminuzione del numero degli indiani da un totale precolombiano di quasi 2.500.000 ad appena 225.000 persone. E nel nord del Messico. . . i nativi americani, entro la fine del XIX secolo, diminuirono drammaticamente da una popolazione originale di oltre 800.000 persone. Per l'intero continente delle Americhe, secondo alcuni storici le perdite totali raggiunsero addirittura i 100 milioni.” [Mark Cocker, Rivers of Blood, Rivers of Gold: Europe’s Conquest of Indigenous Peoples (New York: Grove Press, 1998), p. 5 – Fiumi di sangue, fiumi d'oro: la conquista europea dei popoli indigeni, trad. it. non disponibile]
Sebbene la maggior parte di tali morti siano avvenute a causa dell'impatto con le malattie europee, la malattia da sola non spiega le variazioni nei bilanci dei decessi nelle diverse parti delle Americhe. I fattori chiave in cui le malattie agirono erano, in definitiva, le conformazioni sociali colonialiste e repressive imposte sui nativi dagli invasori europei, che consistettero in diverse matrici di regimi di lavoro forzato in miniere e piantagioni, riduzione in schiavitù in massa per l'uso domestico e personale da parte dei colonialisti, perturbazioni religiose e culturali, e così via.
Secondo le conclusioni di David Stannard nel suo esaustivo studio del genocidio che egli descrive come un “Olocausto americano”, questi fattori accelerarono ed intensificarono il semplice impatto della malattia. Egli descrive ulteriormente il pensiero strategico dei colonialisti:
“All'alba del quindicesimo secolo, i conquistadores e i preti spagnoli offrivano agli indiani in cui si imbattevano una scelta: o abbandonate la vostra religione e la vostra cultura, le vostre terre e la vostra indipendenza, giurando fedeltà 'come vassalli' alla Chiesa Cattolica e alla Corona Spagnola, o subirete ‘tutto il male e tutti i danni’ che gli invasori europei sceglieranno di infliggervi.” [David Stannard, American Holocaust: The Conquest of the New World (Oxford: Oxford University Press, 1993), p. 255 – trad. it.: Olocausto americano. La conquista del Nuovo Mondo, Bollati Boringhieri, 2001]
Questa scelta binaria, data ai nativi americani cinque secoli fa, assomiglia in maniera impressionante alla retorica che oggi dà fondamento alla Guerra al terrore: “Con noi o contro di noi.”

Fonte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=4340

 
 
 
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