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fonte: www.welfareitalia.it
di: Paola Carini
A elezioni presidenziali americane compiute, dopo che lo sfidante democratico Kerry ha ceduto le armi all’oppositore repubblicano Bush, dopo che lo sconcerto ha percorso come una scossa l’Europa unita, o meglio, il 70% dei suoi cittadini che tifavano per Kerry, dopo che lo sbigottimento, lo sconforto, la disillusione hanno lasciato increduli molti americani davanti a quello che sembrava impossibile o, quantomeno, non auspicabile, dopo che gli analisti politici hanno già sfornato ipotesi, illazioni, deduzioni su come sarà il secondo mandato di Bush, concentriamoci su alcuni episodi pregressi che hanno già acquisito la solidità dei dati certi.
Tutti abbiamo ancora nelle orecchie gli stati-chiave di queste elezioni: la Florida, per i trascorsi poco cristallini in sede di seggio tanto da meritarsi gli osservatori dell’OSCE, e l’Ohio, in cui la distanza tra i due candidati era esigua. Si riteneva però che anche Minnesota, New Mexico e Wisconsin, per la presenza delle comunità nativo americane, potessero essere terreno decisivo per influenzare l’esito delle elezioni. Il South Dakota poi, con l’alta percentuale di votanti nativo americani, avrebbe dato del filo da torcere ai repubblicani. Anche nelle riserve del South Dakota ci sono state intimidazioni affinché i nativo americani non andassero a votare........ continua a leggere cliccando qui
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