Un blog creato da IoDomenico il 17/09/2010

ICARO...lemieali

Poesie e Racconti...oltre un volo

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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AUGURI...

Post n°62 pubblicato il 29 Dicembre 2016 da IoDomenico



UN MENO DUE  e un anno si aggiunge agli altri tra ricordi, rimpianti,sensazioni,gioie

il nuovo dietro al tempo si arricchisce di auguri, tutto sembra possibile, 

tutto da presentare al Dio della speranza

in ogni giorno da lustrare nel cammino della vita.

Vi auguro il bene interiore e il senso gaio verso cui la nostra meta tende il passo.

buon 2017 

 

 
 
 

Dimenticare...

Post n°60 pubblicato il 23 Ottobre 2013 da IoDomenico



Ci sono tempi in cui il passato è una memoria senza un valore. Si presenta in un mattino così inutile che pur preparandolo nulla può mutare. 
Lo trovo nei gesti di operai che nel riesumare dei corpi usano strumenti che spezzano ogni vista. 
Già io non avrei dovuto esserci ,ma ero lì ed essi sapevano,  chissà perché avevano rabbia e così poca umanità. 
Non avevo idea cosa cercassi in quel mattino, dopo oltre trenta anni dal giorno in cui i miei chiusero i loro sguardi. Avevo voglia di ritrovarli, forse lo stupido pensiero che nulla si fosse consumato quasi si potesse pensare di abbracciarli. Dopo tanto, dopo un calore dimenticato. 
Non potevo non esserci era un appuntamento, con la realtà, col mio dovere di sempre, di figlio.

Era un tempo, e tutto poi appariva inutile, persino ciò che avevo costruito come se tutto fosse ciò che avrei dovuto consegnare alla loro memoria. 
La mia vita fratturata in un  intimo dolore la costruivo sulle loro ceneri, nel loro lavoro da portare avanti, perché nulla fosse perso di ciò che avevano conquistato. 
La mia vita dal giorno dopo è stata l’idea da omaggiare ai loro sacrifici, e dentro tutte le mie conquiste io avevo il pensiero che loro fossero una traccia di ciò che raggiungevo. 
Io tratteggiavo i passi che dovevano essere il prolungamento d’un disegno dei loro destini. 
Lo facevo con orgoglio, cercando di rintracciare la mia vita che sembrava passarmi accanto, in un marciapiede opposto, senza mai incontrarsi se non per un nulla.

Poi arriva il tempo è tutto appare inutile, stupidamente un sogno che non avrei dovuto trattenere, perché le cose perse non si possono ritrovare neanche calcando le orme che appaiono un segno.

Resti solo, proprio come in quel mattino, in un silenzio così diverso da ogni altro. 
Neppure le scuse d’un operaio hanno un senso, perché avevano ragione loro, lì non vi era più nulla. 
E da quel momento non sapevo più dove cercarli. Non aveva logica. 
Tutto era stato senza fosse più abbraccio. Tutto un ricordo così sbiadito che rinunci persino a rintracciarlo. C’è solo una lacrima piccola, sfuggita. Ma basta un segno sul viso per cancellarne l’ultima sensazione. 

 
 
 

Io lo so...

Post n°59 pubblicato il 16 Ottobre 2013 da IoDomenico



IO LO SO…

 

 

Io lo so che non sono solo…

nella mia scelta,nella lotta,

nella pazienza di un’attesa,

non sono solo

dentro la mia delusione ,

stretto alla concretezza,

 o ad una speranza.

 

In un angolo d’anima

legato alla nuda pelle

di un battito in affanno

so che non sono solo


navigo la vita

stretto a rami in derival

onde d’amarezza

nel giudizio

che non può comprende


so che non sono solo

 se il riflesso dei miei occhi

si smarrisce

in questa forza per stare agganciati

e intorno

il chiasso del mio deserto

sussurra il vento

di una carezza

 

Io, so… che non sonosolo


© Domenico Nava

 
 
 

dietro al tempo...dedicata ai commercianti...

Post n°58 pubblicato il 11 Ottobre 2013 da IoDomenico



Luci del giorno

ad abbracciare i gesti

 

senso

da dare a un tempo

dietro un banco

col silenzio che attende

 

le parole

non si trovano più

assemblano la maschera di sempre

 

l’ombra del giorno,

l’impressione delle cose

tutto muove nei passi del mondo

mentre l’animo si sussurra

e attende l’arcobaleno del suo essere

 

l’animo parla di te

come a costruirsi

con un amore

in un segno dentro al petto

e un fiore lasciato sul grembo

e l’uomo sta

dietro la saracinesca

 

un giro di chiave

e la vita suona

col correre dei passi, il sorriso dei bimbi

lo strillo di mamme

e i nonni

che stringono mani piccole

e i desideri

 

inizia sempre così

il gemere della vita

dietro al tuo banco.


© Domenico Nava

 
 
 

A un passo dalla Luna...

Post n°57 pubblicato il 08 Ottobre 2013 da IoDomenico


La luna d’argento  

si maschera d’alone rossastro

traspare

nel tono d’un pudore

comesfogliasse

la durezza dei giorni

che una guerra assomma

sul globo terrestre

 

il nulla del tempo

d’un evento compiuto

 

il senso d’ogni passo

dell’uomo

appare l’ombra poggiata sulla luna

 e non basta

mostrarne la bellezza

il rosso dell’uomo

sbriciola o infiamma

il deserto del suo spazio

il ruolo

in cui una mano contro l’altro

è arma

e persino l’innocenza

si veste di follia

 

il brillio

d’un punto d’universo

poggia sulle acque

e rispecchia

il tempo d’una ponderazione

quiete che si offre

ad angoli d’amore

ma l’uomo

vive la sua guerra 

@ diritti riservati Nava Domenico


 
 
 

Olimpo di stelle...

Post n°56 pubblicato il 26 Settembre 2013 da IoDomenico

 
alzare lo sguardo e trovare un cielo di stelle. sembrano radunarsi davanti ai miei occhi, luccicano per scintillare la mia sensazione ed io mi chiedo dove sia la mia stella. Fumo, non lo facevo da tanto mi serve quando cerco energia. Sembra una sera d'agosto solo un po più frizzantina. Chissà cosa hanno le sere come queste per avvertirle come speciali. Forse il riconoscerle o cercare di interpretarle per vivere. Ma è troppo difficile in una sera spiegarsi parte della vita. E che senso avrebbe, sarebbe come se qualcuno mi spiegasse il perché d'una stella; Non mi serve mi basta vederla nel suo brillare. Manca la Luna, forse per questo ci sono tante stelle in libertà. Vorrei il mio sacco a pelo, quello che sapeva di libertà. Cosa non farei per abbracciarla, è ciò che cerco sempre a costo di farmi poi dei nemici. Spesso il mio senso di libertà è sopraffatto dal mio dovere ed io non sono il vero me stesso. La vita si impone, detta legge sul suolo ma qui, nell'infinito ogni mio pensiero spazia sino al riflesso più lontano. E in quel riflesso forse c'è un Dio o solo la parte fragile della mia umanità...

 
 
 

Attendere...

Post n°55 pubblicato il 11 Settembre 2013 da IoDomenico

attendere un  tempo

 

 

Accudire un tempo

che non puoi fantasticare

sensazione

che compensa la fatica

alba serena

nel cielo della vita 


© Domenico Nava

 
 
 

lasciami...

Post n°54 pubblicato il 03 Settembre 2013 da IoDomenico

 


Lasciami i tuoi occhi, le tue mani,
nell'orizzonte del tempo
il fiato delle tue parole.
Cingimi nell’animo che può colorare
resta ombra che tallona l'andare
e non smarrirti
ai margini del mondo
quando non avremo parole.


Amore di...
sorrisi e lacrime
avventure e pensieri,
muta coscienza d’un grillo parlante
litigio e preghiera
dell’età  che s’innamora,
non consumarti 
come fossi sogno
o amore che si srotola coi giorni,
lasciami le mani che si sanno unire
come un girotondo
che non ha bandiere
e ruota per costruire un mondo
tutto ciò
che in un abbraccio
potrei trovare

 

©  Domenico Nava

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

serve la notte...

Post n°53 pubblicato il 05 Agosto 2013 da IoDomenico




serve la notte a luccicare desideri

a reperire fra la rena i nostri averi

a guidare una bracciata verso il lampo dei fari

o trovare amore in voce di conchiglia

e coricare nel vento il soffio delle palpebre

 

la notte dei miei silenzi

d’una luna che rincorre le risposte

che non bastano alla mente

e…

viandante senza suole che piantano orme

parte di verità confusa nel giorno

 sulla scia di stelle immagino un volo

una costellazione che schizzi la fiaba del mio termine

poiché vi sarà

nell’immenso disegno dei tempi

la risposta che nell’animo ho muta

 

ci sarà nel riflesso notturno

il punto che rompe l’inquietudine

e marea dell’errare

sia la boa per annodare il mio attracco 

la notte dell’amore

 

 

@ Domenico Nava

 

 

 
 
 

Il fiore sulla Roccia

Post n°52 pubblicato il 17 Luglio 2013 da IoDomenico



IL FIORE SULLA ROCCIA


Alita il vento sulla roccia

leviga l’orma d’una memoria

ciò che sulla battigia

trascina

 

 

Scaltro è il potere

scortica interiormente

la considerazione dell’uomo,

d’un lavoro

 

sudore della fronte

fatica

che consuma la carne

e logora i sogni

goccia d’ogni sforzo

 

quanto costa

chinare la schiena

e stringere fra le mani

il nudo destino

 

si avverte 

marcato

dal colore della pelle

onestà e sacrificio…

da confidare ad una generazione

 

subdolo il potere

ciarla di finanza

e s’impadronisce della dignità

sigillo d’un lavoro

 

e sulla riva dei giorni

la memoria

scorge chi parte

quando sulla roccia cresce

la radice d’un fiore

@ Nava Domenico


clicca qui per ascoltare  tornando sulla poesia

 
 
 

La città, la collina e ..il mare

Post n°51 pubblicato il 30 Ottobre 2012 da IoDomenico

 traghetti

 

Con le mani stava appoggiato al parapetto della nave, su di sé sentiva il peso degli anni e il suo sguardo aveva le pieghe che nel tempo lasciano i sorrisi, le rughe tracciate da una vita di stenti.

Il vento si trastullava coi suoi brizzolati capelli, con il riporto che lambiva la tempia, mentre sul viso si adagiavano i cristalli di sale che nell’aria il traghetto sollevava allontanandosi dalla costa al massimo dei motori.

Il suo sguardo stava in un tuffo tra la schiuma biancastra che si allargava con le onde e la sponda calabra, mentre cresceva il frastuono della gente che si affollava sul ponte, lasciava che ogni ricordo fosse accompagnato dalle onde, che lievi si accavallavano dinanzi ai suoi occhi.

Stava ad osservare con le palpebre strizzate per il sole la distanza che si creava fra l’azzurro del mare e il verde dei boschi, chiazzati dai profili delle case distanti.

Accanto a lui un uomo indicava il punto in cui sarebbe stato costruito il ponte....

I traghetti erano stati parte della sua vita, non saprebbe dire a che età iniziò a salirci, ma gli è rimasto dentro l’odore dei motori, della nafta che aleggiava nei corridoi che portavano in coperta, sino a percepire quello dei saloni, delle stoffe dei divani occupati dal chiacchierio della gente che li riempiva....

L’attraversamento da Reggio durava circa un’ora e non sempre l’orario di partenza e quindi di arrivo veniva rispettato, causa il ritardo dei treni a cui la nave faceva da coincidenza, e che portavano soprattutto d’estate i tanti emigranti che rientravano nella loro terra.

Ma per lui quel viaggio non aveva mai fine, ricominciava dopo che aveva toccato l’altra sponda sino all’imbrunire.

 

stralci da...Il traghetto di D.Nava

 
 
 

Ricerca della felicità..

Post n°50 pubblicato il 24 Agosto 2012 da IoDomenico

Nel seguente frammento del racconto “Il soffio d'uno sguardo” tratto dal libro "Frammenti" di Domenico Nava

...il momento nasce da uno sguardo per essere esplosione concatenata di sensazioni.

 

In quel momento apparve lei con i suoi piccoli occhi neri affacciati alla vita, e l’aria spaurita d’un pulcino, avvolta in un bianco lenzuolo.

Starei ore a ritrovare nella mia mente quel primo sguardo, a invadermi di gioia, che avrei urlato per quel nostro primo bambino.

La adagiai accanto a Laura, al suo seno perché tornasse a vivere il calore della mamma; avvicinandomi fu facile scivolare sulle sue labbra in un tutt’uno mi piegai in un bacio mentre incrociavo i suoi occhi.

E lì in quello sguardo, rividi il nostro primo vero incontro.

La clandestinità aveva una sola forza, l’unica che sapeva infiammare il nostro pensiero, la sola che poteva giustificare il nostro abbraccio: l’amore, che scavalcava le ipocrisie, le riempiva di verità da non potere annullare, di certezze che sembravano mondare ogni peccato.

Fuori pioveva: sotto il giaccone a coprirmi solo un pantalone, ai piedi gli infradito della doccia. Mi ritrovavo così a salutarla, dopo che la nostra passione aveva disfatto le lenzuola di un letto, in cui si era stretta agli animi, senza tregua, in mezzo ai pensieri, ai respiri, alla parte di noi che nasceva nel contatto della pelle, della nostra intimità.

Stetti fermo ad osservarla, fra il buio intorno e le luci poco distanti del piazzale d’una piccola stazione di paese, giallognole come fossero una sfera di sole.

Respiravo quel posto per la prima volta e percepii dentro di me lo sbalordimento nel trovarmi in strada fra l’ora della notte e il primo mattino.

Avvertivo l’aria umida, l’odore della pioggia che ristagnava nella terra ma più di tutto stavo immobile a fissare i suoi occhi.

I nostri occhi avevano bisogno di quell’amore, non illecito, non egoistico, non calcolatore; quell’amore da mostrare agli altri, che nasce dalle ceneri di altre unioni, eppure capace di brillare con esse.

L’amore puro, da non nascondere agli occhi di nessuno.

Le storie hanno partenze e arrivi come fu per quel treno, che mi trasportò vicino alle nostre sensazioni.

Ed ecco ora, di nuovo quel momento.

Nel suo sguardo mi ritrovavo ad incrociarli nel calore di quella stanza, nel respiro della nostra piccola bimba ed io ricordavo la vibrazione di quel primo incontro, il suo profumo, le carezze di mani fra le ciocche di sottili capelli e in un sorriso mi strinsi ai suoi occhi, che ora brillavano del sogno di essere donna e mamma.

Nei suoi occhi leggevo la felicità.

 

 

 
 
 

cassetti del cuore

Post n°49 pubblicato il 08 Giugno 2011 da IoDomenico

cassetti del cuore

Quanti segreti ha il tuo cuore,

nei cassetti della memoria

conservi le impronte

del mio animo

nascondi le definizioni

che possono trafiggere,

nella sacca dei pensieri

le emozioni

che sottraggo ai tuoi sensi,

quando ascolti

senza guardarmi negli occhi

le parole

sanno imbrogliare.

 

 

 
 
 

lasciami la poesia...

Post n°48 pubblicato il 06 Giugno 2011 da IoDomenico

una poesia

Cosa muterà

una poesia,

all’orecchio del mondo

strappato al suo ruotare,

se è la prepotenza,

il fiore coltivato

nel giardino d’uomo

 

cosa sostituirà

una preghiera

se non si snoda dentro un cuore

labbra smosse d’un catechismo

 

cosa reggerà

una legge

se non sa farsi pensare

nel rispetto d’ogni simile

 

cosa sposterà

l’impegno

che non riesce

neanche a farsi riconoscere

essere è solo apparire

 

se una vita

è solo un bocciolo

sepolto dal giorno

cosa cambierà…

se l’umanità

vive offuscata

nei gesti dell’empio

d’un senso

che l’Io

è la cima

su cui devi saper svettare

 

 
 
 

Ricominciare...

Post n°47 pubblicato il 06 Giugno 2011 da IoDomenico

cosa fai

Cosa fai quando ti trovi solo…

gli averi da far arrivare

sembrano nuvole

sui cui nessuno potrà giungere,

cosa fai quando

non ti riesce d’esprimere l’autentica parte di te,

credono poterla riconoscere

scambiandola al poco che sfoggia col tuo essere.

Cosa fai...quando gli sguardi incrociano barriere

che non vorresti ostili o presuntuosi al comprendere.

Cosa fai se al tanto da donare esprimi solo indifferenza,

se un dolore anziché sbriciolarsi

nel tempo dei giorni

si fa forza

e nega ogni parte di te che non sia solo ragione.

Cosa fai…se intuisci che se ti perdessi in un silenzio,

chi ti è intorno valuterebbe le sole parole

capaci di tuonare

nel deserto delle loro stanze.

Cosa fai…se nel percorso del cammino

quell’amore che avresti seminato

è traccia confusa nel sentiero

e non ha orme dietro ogni passo.

Cosa fai…senza la voglia di ricominciare…

 

 
 
 

il gioco dell'ipocrisia

Post n°46 pubblicato il 14 Maggio 2011 da IoDomenico

le mani

 

L’intuisci da come ti viene incontro,

sguardo e mano tesa

come d’un vecchio amico

le parole non hanno importanza

non si ascoltano fra loro

o fingono

come quando avrai da chiedere.

E nella sagra della politica

la stretta di mano simboleggia

…sei mio con te andrò al potere.

E’ l’istante da immortalare

l’unico

fra le promesse e i sentimenti,

un mantello che avvolge e conforta

la mano amica

la stringi e sai che sarà l’unica stretta,

la base sui cui si erge

il senso della politica: il segno dell’ipocrisia

 

 
 
 

la mia calabria...

Post n°45 pubblicato il 11 Maggio 2011 da IoDomenico

 la mia città

 


 

 

 

La mia Calabria…                                          A mè calabria

rocce incastonate nel mare,                           chi rocce ncastunati nto mari

bagliori di sole,                                              bagghiuri ru suli

ombre dell’incerto domani.                            umbra ill’incertu rumani

 

La mia Calabria,arida terra                            a mè calabria sciutta terra

dove il dramma di chi emigra                        aundi u dramma i cu emigra

acuisce il dubbio di chi resta                          punge i rabbia cu resta

dove la speranza si perde nel sogno,              ca speranza ca si perde nto sognu

e il sogno non è mai speranza.                       E u sognu chi nun è mai spiranza

 

La mia Calabria,                                           a mè calabria

di zagare e bergamotto                                 i zagare e bergamottu

souvenir d’un viaggiatore                             pu ricordu ri forestieri

 

spine di fico d’india                                     spine i ficu r’india

sui dorsi delle mani                                      supra li mani

di chi coltiva la terra.                                   chi cultivannu la terra

 

La mia Calabria                                             A me calabria

nei suoi dilemmi                                            ri l’ìeterni dilemmi

striati dai raggi di sole,                                  raggiati da lu suli

di giovani da braccia forti                             ri brazza di juvani fuorti

incatenate dai vili poteri,                               ncatenati ri vili puteri

nel pregiudizio                                               cu pregiudizio

che oscura                                                       chi scura

la storia di tempi gloriosi                                 a storia ri tempi perduti

polvere raschiata dal vento                             pulberi raschiata ru ventu

dei perduti ricordi                                            ri ricordi scurdati 

 

La mia Calabria                                                 a me calabria

punta d’uno stivale                                            nta punta ru stivale

stretto ai confini,                                               stritta i cunfini

fazzoletto di terra                                              maccaturi i terra

che ai figli                                                         chi ai so figghi

deterge il sudore                                                sciuga a surura

e asciuga il pianto                                              e lu chiantu

di chi il giorno contende.                               ri chi s’arabbatte à sò iuornata

 


 

 

 

 

 

sono gradite le correzioni dialettali...e chiedo venia per errori che chi come me nn ha abitudine a trascrivere il dialetto sicuramente avrà commesso..grazie

 
 
 

Piccole mani tese...

Post n°44 pubblicato il 10 Maggio 2011 da IoDomenico

mani stese

Mani protese

occhi di bimbi

su marciapiedi

rapiti allo svago

i sogni dispersi

in cambio di offerte

 

mani stese

costrette

allo scorrere del tempo

non avrà pietà

del gioco perduto

 

inconsapevolezza

di una vita

scaricata

tra le strade

del mondo

 

 
 
 

la risacca dei ricordi

Post n°43 pubblicato il 05 Aprile 2011 da IoDomenico

mare terra

Lui sta nel suo tempo, adagiato sino a sentire il pietrisco della riva, il respiro del mare, nell’onda che ruba il tratteggio dei passi, tra nuvole che spezzano i colori.

Sottrae ogni cosa di se, il pensiero, un sogno, ogni paura fra lo sciabordio delle onde nel silenzio dell’animo.

Non ha bisogno di scorgere l’orizzonte, ha il sapore salmastro dell’aria nelle narici e il frusciare del mare fra le orecchie, è tutto lì lo spazio da intendere.

Poi saranno le sensazioni che veleggiano il momento a recargli dentro ogni parola.

In lontananza le gradazioni variano col flusso delle correnti, lui deve cercarle nel gioco delle sue pupille.

Basterebbe una vela per navigare lui sa che non serve molto, lì, nel mare.

Per partire un motivo, o niente da lasciare.

Ed è un ricordo, o il presente.

L’onda bagna il suo terreno e si ritira sembra la sfida della vita, l’occasione che sfuma quando serri il pugno come volessi stringere la foschia dell’aria della sera.

Il mare è trasparenza, il colore lo prende dai riflessi del cielo o dalle nuvole nere.

Lui tinge il suo umore osservando il mare, ed è quasi sempre azzurro.

E quando infuria, schizzando nell’aria minuscoli cristalli di sale quella burrasca per lui, è la forza da saper trovare. 

La rabbia dell’inverno lascia sulla riva i resti di qualche mareggiata nel suo cuore un po’ d’amarezza,credeva aver trovato la parte di se, non solo un riflesso, specchiato nei suoi occhi.

Il confine tra la terra e il cielo è questo mare, lui lo sa ed è li a bagnare l’animo nelle tinte che sanno di pace.     

 
 
 

un soffio...

Post n°42 pubblicato il 28 Marzo 2011 da IoDomenico

lievevento

 

Lascia

sia vento

che leggero sfiori

le labbra

 

sia

raggio di sole

per sfavillare

sulla tua pelle

 

luce

da rapire

il risveglio

 

estasi

d’inconscio sospesa

su te

anima

dove trapunterò i sensi

danzerò

in una passione

 

 

 
 
 
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