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Sovrastrutture di un'idea (la continua isteresi del pensiero)

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La memoria dell'acqua

Post n°88 pubblicato il 17 Luglio 2006 da headroom
Foto di headroom

Nuotava. sospeso nell'acqua si sentiva rinascere, senza gravità, senza peso, senza aspettative. Aveva la sensazione di poter smettere di respirare, di sciogliersi in quel liquido amniotico che l'aveva richiamato a se. Perchè ti piace tanto l'acqua? gli chiese il vecchio che l'aveva accompagnato al fiume. Perchè non cela ciò che contiene, disse l’uomo sfiorando con la guancia il pelo dell’acqua, semplicemente lo protegge senza nasconderlo. Ah! quanto mi piacerebbe essere sempre in grado di accettare ogni pensiero, ogni emozione, ogni punto di vista, senza sentirmi a disagio, senza paure di mostrare l'essenza del nucleo del mio essere, senza usare il filtro dell’esperienza personale per valorizzare un istante. Senza giudizi o pre-giudizi, senza “strategie migliori” o contromosse.
L’acqua ti ha guidato in questo luogo, mio giovane ed impaziente amico, qui dove ogni suono esprime la coniugazione tra l'impeto della gioventù e la calma della ragione, perché tu legga attraverso al trasparenza, perché tu colga e possa accettare la rifrazione delle onde e la loro riflessione. Quando l’acqua ha scelto una via, non si ferma davanti agli ostacoli, alle intemperie, continua la sua corsa sebbene non conosca la meta. Scorre perchè ogni cosa necessita di divenire, perchè ogni cosa vive in antitesi alla staticità. L'acqua può essere veloce, oppure procedere pacatamente lungo la direzione scelta, bagnando ciò che incontra, contaminando ciò che tocca, purificandosi, umilmente, in silenzio. Scorre fra i terrapieni, evapora in cielo, fluisce nel corpo di uomini, animali e vegetali. L'acqua è ovunque, come la vita. La tua fretta di giungere da qualche parte, come a ripetere un mantra rassicurante, come un'accettazione dell'omologazione dell'anima, stride con  l’equilibrio liquido dell’acqua. Essa è umile, ascolta tutto, non manca di toccare, salutare e ascoltare ognuno.
Sono completamente convinto della veridicità delle tue conclusioni, penso alla duttilità in grado di resistere ad ogni situazione. Essa compie il proprio ciclo, con serenità con paziente caparbietà, ostacolo dopo ostacolo. Sapessi quante volte mi sono trovato ad avanzare con lo sguardo rivolto al passato, riproponendo inutili timori e dissennate aspettative. Ho conosciuto uomini che credono di esser vivi perché indispensabili a qualcuno, altri che accettano di vivere seguendo il ciclo delle stagioni ignorando ogni possibilità di cambiamento. Tutti però si nutrono quando hanno fame, si lavano, interagiscono, pensano, amano, vivono. Se me li immagino ora, li vedo così simili anche se infinitamente diversi. Ogni uomo è una possibilità di evoluzione, di felicità, di miseria, di paura, di amore, di disincanto, comunque è un’esperienza che vale la pena di essere vissuta. Ogni individuo, se in grado di accettare l’altro, di amarlo per quello che è, di prendersene cura, non può che trarre beneficio dalla condivisione.
Al giovane tornarono alcune nozioni sulla interferenza distruttiva e costruttiva imparate a scuola tempo addietro per cui se due onde hanno simile lunghezza e frequenza vanno a sommare la propria potenza, mentre si annullano nel caso abbiano caratteristiche opposte. Frasi che aveva ripetuto innanzi ad altre persone più di una volta, ma mai assimilate come in questo momento, mai verificate con fatti che lo riguardassero così intensamente. Pensò alla luce riflessa dall’acqua, che si scontra con la sua superficie e ne viene rifiutata, pensò all’impossibilità di cambiare una persona per farla viaggiare alla propria lunghezza d’onda, pensò che le lacrime che stavano scendendo lungo il suo viso non erano altro che parte di se e del proprio mondo. Né tristezza né gioia. Presa di coscienza, radicamento di convinzioni, fiducia nella memoria dell’uomo, nella memoria dell’acqua. Si voltò di scatto per parlare al vecchio ma lungo la riva non c’era nessuno. Ci si incontrerà ancora pensò, alla prossima foce, in qualche torrente o nell’oceano più remoto, non indugiò oltre, uscì dal fiume e si avviò verso quanti sapeva di dover ringraziare, di dover amare, quel giorno stesso, senza aspettare, senza pensare, senza parlare.
 

 
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