
Salutato il dolce Morfeo, lasciata la pesante coscienza diurna, abbandonate le vesti madide del quotidiano vivere, mi piace correre nelle ampie praterie della mente, dove posso scorgere possibilità irreali e sogni tangibili.
In questo regno ogni cosa ha la forma che la mia immaginazione vuole, con le melodie più dolci, le note vibranti, armoniose e stridule allo stesso tempo, i colori vivi e accesi come solo lo sguardo spoglio del conformismo può vedere. Ed io ivi gioco, come un bimbo gioca fino allo sfinimento, con le nuvole viola e il sole blu, con le enormi ninfee e la luce abbagliante, con i riflessi dell'acqua pura e fresca. Gioco con amici reali e immaginari, posso conoscere forme nuove e plasmare i ricordi reinventandomi scontati epiloghi senza distinguere nulla dall'incommensurabile.
Come un lapillo di lava viola saturo di energia schizzo in volo, plano sul prato di narcisi sino a ridiscendere sopra il caldo dorso della balena rosa. Canto, parlo con i fili d'erba, cerco conforto all'ombra delle sequoie, scruto i poligoni tutto intorno, ammiro la puntuale perfezione della causalità e mi sollazzo.
M'arrampico sui rami del tempo, ne colgo i frutti più dolci e mi affilo gli artigli graffiandone la corteccia, aprendo tutte le sfumature di un'istante, analizzandolo da ogni punto di vista, utilizzando tutte e quattro le dimensioni. Qui non c'è timore, non ci sono zelanti guardiani di morali di plastica. Persino la noia non mi è più nemica, solletica e stimola le mie insicurezze, sino a renderle chiavi per stanze altrimenti irraggiungibili. Sono massa puntiforme, magma primordiale recettivo fatto di idee colorate, vive, di gioie ingiustificate e benessere intellettuale.
Tutto alla fine tornerà a tacere, riprenderò a vivere nell'oggi ansimante e pressante con i suoi impegni e le sue fatalità. L'immaginazione non fugge, si alimenta giorno dopo giorno nella nostra anima e nei nostri desideri, senza un momento preciso o una condizione necessaria. Lsciare che cresca e assecondarla sempre e comunque: questa è la strada per l'astrazione dove le necessità non hanno i normali colori con i quali siamo soliti dipingere la nostra quotidiana esistenza.