
Ci vuole esercizio fisico, serve una ferma volontà per acquisire la consapevolezza delle proprie emozioni, delle proprie reazioni, per capire quali siano effettivamente i nostri più reconditi pensieri dettati dalla plausibile ed ineludibile necessità di stare sempre meglio.
Il problema è che molti di noi preferiscono non fare sforzi, abbiamo paura di ammettere che alcune scelte nella nostra vita non hanno portato i frutti attesi, abbiamo paura di capire che in fondo siamo solo un passaggio momentaneo nell'istante del mondo.
Certo è molto più facile che un parallelepipedo ci organizzi e filtri un pensiero o una opinione, che ci convinciamo che se qualcosa non passa dal tubo catodico, allora non è accaduta veramente, che è giustificabile dopo una giornata di lavoro passare una serata in poltrona ad assorbire la vacuità del pensiero inconsistente di un disperato vanesio, oppure confermare e commentare la fallacia delle esperienze altrui.
Da qualche tempo riesco ad essere molto sereno anche solo ascoltando il mio respiro, il mio lento respiro, lento ma solido, in grado di darmi forza, in grado di farmi sentire vivo ed in sintonia con il corso della natura (anche in una metropoli sono le leggi della natura ad ordinare le priorità).
Mi sono stancato dei filtri imposti dalla censura delle opinioni altrui, voglio rapporti veri, voglio parlare e confrontarmi con idee vissute, voglio odorare i profumi e vedere i colori, sentire le voci, coprirmi il viso per il troppo sole, ridere negli occhi , riflettermi nelle onde dei capelli, voglio essere consapevole del MOMENTO...
Tutti abbiamo infinite possibilità : trovare amici, andare a teatro, al cinema, andare in una piazza, andare in un ospedale e iniziare a parlare con il primo paziente vicino ai distributori automatici dove c'è sempre il paziente che aspetta invano i parenti, uscire a fare una passeggiata, prendersi cura di se stessi, amarsi , prendersi cura del priprio partner, del proprio cane/gatto/pesce.
IO ADESSO ESCO E VADO A DIRE A MIA MADRE QUANTO LE VOGLIO BENE perchè non ricordo l'ultima volta che gliel'ho detto, perchè ogni tanto mi ricatapulto con la memoria in quel momento, in una cucina pervasa da profumo di biscotti, con una tiepida instabile luce al neon , con vecchie fotografie color seppia alle pareti, con una stufa, con un bambino che si addormenta sul grembo di una donna tutto sommato minuta eppure così grande e rassicurante.
Basta pensare, credere, agire, sbagliare e cadere, basta volerlo.... basta volerlo... basta volerlo