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L'incontro
Post n°59 pubblicato il 11 Gennaio 2006 da headroom
l'aveva notata appena entrato, seduta, con il busto ben eretto, con la testa lievemente reclinata ad adagiarsi sulla spalla destra, "che fortuna esser qui, adesso" si era detto con un certo sollievo dopo il sacrificio dell'alienazione dal dolce caldo nido domestico. Quando stava a zonzo si divertiva ma odiava la fatica delle partenze.Per raggiungere la meta di quella sera aveva dovuto vincere la propria ritrosia ad uscire di casa nelle fredde sere invernali : "Tanto vale che me ne stia a cucinare a casa con degli amici e della buona musica" era la giustiificazione principe, declamata con enfasi giusto prima che giungesse la seconda ritrosia, che lo rendeva avverso a qualsiasi forma di fatica (tipo spadellare o lavar pentole) e se ne stava a casa da solo a decidere come non impiegare il proprio tempo. Ma ciò non aveva più alcuna importanza ora, nell'aria una canzone inglese, non particolarmente bella, non credo l'avesse mai sentita prima, però era piacevole. Forse anche lei stava prestando attenzione alla marea di frasi comuni del testo di quellla canzone. Era ormai li da quasi un'ora, si spostava con sicumera, come fosse di casa, scambiava alcune frasi con i presenti, ma non la perdeva mai di vista, sperava che lei lo notasse, che lo trovasse carino, che gli aprisse un varco tra tutti gli uomini che la stavano venerando e a cui lei sembrava donare una sorta di forzata cortesia. "Non-puoi- esser-geloso!" si disse quasi tentando di rinunciare alle proprie ambizioni. Inutile tentativo, non pensava ad altro, la guardava sorridere e sorrideva anche lui quasi a voler afferrare la perfetta esecuzione di quel semplice gesto. L'aveva vista fare la stendi-uomini, gliel'aveva vista fare davanti ad un ragazzotto carino, alto, decisamente un bel tipo. Per fortuna lui se n'era andato, non aveva notato la sublime sinergia delle falangi di indice e medio nel sistemare quei brillanti capellli dorati a riposarsi al sicuro dietro l'incantevole intarsio orientale formato dalla cavità dell'orecchio. Essenziale geometria che ricordava un giardino zen, un quadro di Vermeer, insomma qualcosa di sublime. Poco dopo, stava prendendo il caffè quando si accorse che lei finalmente non aveva troppa gente attorno, si accorse anche che effettivamente si avvicinava l'ora di chiusura, dunque decise di avanzare, prese coraggio, puntò dritto verso la ragazza tanto che pareva un cavallo col paraocchi, un po' goffo in verità, ma quell'andatura tra un orso polare e james dean ce l'aveva ormai da una decina d'anni e proprio non se la sentiva di cambiarla. Quando arrivò ad un metro dalla beltà fattasi donna, proprio prima di iniziare ad emettere qualsiasi suono, ricordò di non aver avuto il tempo di prepararsi una frase intelligente da spendere come incipit e il risultato fu: "ciao, posso..?" Era davvero bella, camicia bianca e tailleur, occhi azzurri e piccoli, stava seduta, lui avrebbe puntato un euro sul fatto che non potesse superare il metro e settanta di altezza: "ciao" La canzone nell'aria era cambiata, lei no, anzi era ancora più bella da vedere, muoveva le mani come stesse suonando un'arpa, e gli lanciava rapide occhiate sorridendo, con le gote un po' arrossite in verità, forse perchè lui aveva abbandonato tutte le espressioni migliori strada facendo.L'unica rimasta era quella del barbagianni. Sperava accadesse qualcosa che li potesse far entrare in contatto, qualcosa che stabilisse un canale esclusivo fra loro due. Decise, il codardo, di non usare nessuna battuta, non ne aveva ancora pensate chè tanto se qualcosa fosse dovuto accadere sarebbe accaduto ed infatti accadde. Lei si girò, mentre era di tre quarti alzò la mano sinistra e fece una stendi-uomini, due stendi uomini, tre stendi-uomini. Mossa dopo mossa lui culllava dentro se l'immagine di Tardelli che esultava durante la finale di Madrid nel mondiale '82. La situazione volgeva a suo favore, non c'era che dire, il nostro agente all'avana ce la stava facendo. Erano uno di fronte all'altro, niente distrazioni, niente rumore di fondo, avevano stabilito un canale sicuro di comunicazione (Teorema di Cannon della Tasmissione), toccava a lei continuare l'estasi del momento, dire qualcosa... Per l'immagine :
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