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Head Dark Corners
Post n°62 pubblicato il 30 Gennaio 2006 da headroom
Nelle giornate della tua angoscia, l'irrazionale prende forma, a volte sembra tu abbia ancora in mano quel cordone ombelicale che io qualche anno fa e altri ingenui medici 32 anni or sono eravamo sicuri aver ormai reciso e cauterizzato. Senza vederti, senza sentirti, trasmetti quelle sensazioni. Quella voglia di stare lontano da tutti ormai la riconosco, è la tua tristezza, ormai nemmeno telefono, so che devo prendere la macchina e passare a pagar dazio, a vederti soffrire per nulla, incapace di reagire, incapace di aprire gli occhi e vedere il fantasma che non c'è, che tutto è tranquillo, che si può esser felici. Vorrei odiarti e ignorarti ma non sono geneticamente predisposto, mi maledico, il tuo dolore diventa mio indipendentemente dalle mie volontà, dai miei pensieri e dalle mie azioni. Ogni mio silenzio è una lacrima che dal tuo stomaco arriva al mio cervello. Sento il dovere di fare a metà di questo peso di vivere e tutte le volte ne usciamo a pezzi con le ossa rotte. Ho deciso, non voglio nemmeno più combatterlo questo dolore, voglio provare a capirlo fino ad arrivare a percepire ogni tua "stupida preoccupazione" dalla quale sembra dipendere il tuo mondo fatto da castelli di carta, nella quale ci hai nutriti e accuditi, senza avvisarci delle tue non-intenzioni. Fanculo i corvi neri con la tonaca che giravano per le campagne dicendo che la via per la felicità è sofferenza, non è così, TU meriti di esser felice. Se proprio vuoi credere in un Dio, fa che non sia un giudice delle tue azioni. Fanculo tua madre mia nonna, ormai è morta, devi amarla come l'hai amata, adesso non devi più accudire nessuno. Fanculo la tua famiglia, si, i tuoi figli e tuo marito, non ti chiediamo da anni il permesso di sbagliare da soli. NOI non dipendiamo da te. Fanculo casa tua, che odora di denso profumo di legno e angoscia. E soprattutto fanculo me, che ancora non accetto il fatto che si possa esser tristi senza motivo valido, che ancora penso sia impossibile non esser felici già per il fatto di esser vivi e rendersene conto.
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