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NO TAV LE RAGIONI

Post n°293 pubblicato il 29 Febbraio 2012 da kfcol

Il primo punto riguarda l’inutilità dell’opera, in base ai dati sul traffico nei vari anni e quelli previsti in futuro. La linea veloce Parigi-Lione infatti, lamenta un traffico molto basso di passeggeri, tanto che alcuni treni sono stati soppressi in via definitiva.
Stessi dati per il trasporto merci, in costante calo da 30 anni sia su rotaia che su gomma, rilevati sia dal Dipartimento Federale dei Trasporti Svizzeri che dall’Agenzia Euro-Svizzera per il Monitoraggio del Traffico Merci. Contestate anche in questo caso le previsioni future, giudicate totalmente inaffidabili.

Il secondo punto riguarda i costi elevatissimi dell’opera, che graverebbero sul debito pubblico per molte generazioni future a discapito di altre importanti spese come scuola, sanità, e in generale le voci di spesa che riguardano il welfare. Il preventivo di spesa del governo, reso noto nel 2010, è infatti di ben 13 miliardi di euro, ovvero 120 milioni al chilometro o se preferite 1.200 euro al centimetro. Ma a questi si sono già aggiunti dei costi aggiuntivi che hanno fatto lievitare la spesa a 22 miliardi di euro. Memori degli eterni lavori italiani, come la Salerno-Reggio Calabria, sarebbe incalcolabile sia la spesa finale che i tempi, stabiliti al momento, preventivo alla mano, per il 2025.

Il terzo punto riguarda il rapporto costi-benefici finanziari. Con il traffico attuale infatti non solo le ferrovie non sarebbero in grado di ammortizzare l’investimento, ma non riuscirebbero nemmeno a far fronte alle spese di esercizio, restando così perennemente in passivo. Le risorse quindi sarebbero attinte ancora con le tasse di tutti i cittadini italiani. Anche calcolando il rapporto costi-benefici con le previsioni di traffico fatte dal governo, secondo uno studio dell’Università di Parigi XII, dopo 40 anni la Tav sarebbe ancora in passivo.

Il quarto punto riguarda lo storico intreccio tra corruzione, mafia, politici e imprenditori, che ovunque nel Bel paese, ha provocato disastri, soprattutto in occasione delle grandi opere. E per questo punto la storia del paese è ricchissima, purtroppo, di esempi.

Il quinto punto riguarda l’impatto ambientale e sulla salute dei cittadini, devastante secondo i no tav, in base a numerose ricerche sia geologiche che sanitarie. Disastri sia transitori, dovuti alla lunghezza dei lavori, che permanenti, per riguardano la presenza di numerosi minerali dannosi alla salute, come amianto e uranio. Sono molte le ricerche in questo senso, da quelle dell’Università di Siena a quelle dell’Università di Napoli.
I lavori avrebbero un impatto devastante sull’equilibrio idrogeologico del territorio, con spese aggiuntive dovute ai problemi, purtroppo noti in molte parti d’Italia, che derivano dalla cementificazione.

 
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