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Haiti: Inizia l'era Martelly

Post n°1774 pubblicato il 20 Aprile 2011 da kudablog
 

Oggi, a meno di rinvii dell'ultimo minuto, verranno ufficializzati i risultati delle elezioni presidenziali haitiane, processo lungo che avrebbe dovuto compiersi nel febbraio 2010 ma che ha subito continui rinvii a causa del terremoto prima e delle accuse di brogli poi. Michel "Sweet Micky" Martelly sarà ufficializzato presidente, senza alcuna esperienza politica, il cantante si appresta a giocare un ruolo molto delicato, ovvero dare ad Haiti un governo capace di interloquire con le organizzazioni internazionali, le ONG e, soprattutto gli haitiani.

In molti si chiedono che linea terrà Martelly di cui si conosce molto poco. La cosa certa è che oggi, nel giorno dell'ufficializzazione dei risultati non sarà ad Haiti, ma negli USA ad un incontro bilaterale con la Clinton.

Una prima questione che ha iniziato a trattare nei giorni scorsi riguarda le presenze ingombranti di due ex-presidenti da poco rientrati nel paese, l'ex-dittatore Jean-Claude Duvalier e l'ex-prete Jean-Bertrand Aristide. La sua apertura mira a una riconciliazione nazionale che però mette sullo stesso piano un figura responsabile di decine di migliaia di vittime e del furto di ingenti beni dello stato (Duvalier) con un presidente legittimamente eletto ed estromesso dal potere con un golpe militare (Aristide, 2004). La sua proposta di amnistia mal si concilia con le richieste delle organizzazioni civili che chiedono un processo contro Duvalier: Human Rights Watch e Amnesty international hanno prodotto centinaia di pagine di documenti chiedendo l'incriminazione dell'ex-dittatore, fino ad oggi esule in Francia, per tortura ed omicidio.

Ambiguo è il rapporto tra Martelly e gli autori del golpe contro Aristide. Guy Philippe, leader della rivolta del 2004, ha affermato che nonostante abbia sostenuto la candidatura di Martelly alla presidenza, non ha stretto alcun accordo o allenaza.

Il ruolo della Francia, già colonizzatrice di Haiti e stato responsabile dell'imposizione di una grande ammenda al momento dell'indipendneza, è altresì ambiguo. L'ambasciatore francese in Repubblica Dominicana ha infatti comunicato che la Francia, dal terremoto ad oggi, avrebbe speso 486 milioni di euro a favore della ricostruzione, ma dall'analisi dei conti pubblici si scopre che sommando i soldi stanziati realmente tra il 2010 e il 2011 non si arriva a 200 milioni e che delle scuole, ospitali e centri pubblici di cui parla l'ambasciatore non vi sia alcun riscontro. Il rapporto con questo stato sarà particolarmente delicato per il nuovo presidente.

Il governo di Martelly, che sarà nominato presidente il 14 maggio, appare però già minato alla nascita. Il presidente eletto, infatti dovrà fare i conti con almeno quattro elementi di debolezza:

- dal processo elettorale è stato escluso, già alla fine del 2009, il partito di Aristide, Fanmi Lavalas, e questo ha lasciato molte persone che ancora credono nel processo di rinnovamento a suo tempo iniziato dall'ex-presidente, senza una rappresentanza politica;

- al ballottaggio per le presidenziali l'affluenza è stata tra il 23 e il 30%, ciò vuol dire che Martelly è stato scelto da meno di un quinto della popolazione;

- il Parlamento è controllato quasi completamente dal partito del presidente uscente Preval, che, accusato di brogli durante il primo turno, ha dovuto cedere ed accettare l'esclusione del suo candidato alla presidenza, ma ha tenuto duro per quel che riguarda deputati e senatori;

- ultimo, ma forse primo problema, in questo momento Haiti non ha una politica indipendente, ogni azione deve essere concordata con stati esteri, Nazioni Unite e con le grosse ONG e ciò lascia davvero pochi margini di manovra.

Il rischio che a breve monti un malcontento nei confronti del presidente e che qualcuno pensi di approvittarne rinnovando la tradizione dei colpi di stato è reale. Per evitare ciò sarà fondamentale l'aiuto politico di Stati Uniti, Brasile e Europa che dovranno sostenere, senza limitarne l'indipendenza, il nuovo presidente.

In questi giorni, infine, il Servizio Gesuita Rifugiati denuncia le deportazioni che gli USA stanno perpetranno a danni degli immigrati haitiani, ancora un paio di giorni fa un gruppo di 19 persone è stato rimpatriato. Davanti alle proteste, il Dipartimento di Stato afferma che il problema della loro qualità di vita riguarda il governo haitiano, non quello statunitense.

Per approfondire: Haiti: l'isola che non c'era.

 
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