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viaggio al sud - un altro turismo

Post n°423 pubblicato il 04 Gennaio 2007 da kudablog
 
Foto di kudablog

a cavallo di capodanno ci siamo concessi una pausa e un piccolo viaggio in una regione della repubblica dominicana che non avevo mai visitato: il Sud.

Le zone turistiche più conosciute dell'isola si trovano a est (Punta Cana, Baiahibe, Boca Chica) e al nord (Sosua, Samanà) mentre le altre parti si sono per fortuna o purtroppo salvate. Il Sud è praticamente tutta quella zona che si estende a ovest di Santo Domingo, è una parte grande del paese, ma poverissima.

Durante il nostro viaggio di tre giorni non abbiamo quasi incontrato turisti, nonostante tutti i voli per la repubblica dominicana siano strapieni, però abbiamo potuto godere di una bellezza incontaminata che ti fanno esclamare: allora il paradiso esiste...

Il viaggio comincia a farsi interessante da Barahona (vedi mappa) scendendo per la costa è una serie di spiagge e fiumiciattoli che nascono nelle vicine montagne.

immagineLa spiaggia del Quemaito (vedi foto) è famosa perchè è una delle poche formate solo da sassi in Repubblica Dominicana, pietre bianche e lisce su cui il sole si riflette illuminando tantissimo tutto l'intorno.
La strada costeggia tutta la riva del mare seguendone l'andamento ondulato della costa. Gli scarsi investimenti fan si che la strada sia abbastanza deteriorta, cosa che scoraggia i turisti da una settimana perchè rallenta abbastanza la marcia, ma la cosa più belle è proprio scoprire scorci e viste panoramiche che si aprono sorprendendoti lungo il cammino.
immagineimmaginealla spiaggia de Los Patos ci si trova di fronte a uno spettacolo molto particolare: un fiume che nasce e muore in soli 250 metri. Qualcuno potrebbe trovare avventato attribuirgli il titolo di fiume, ma come si vede nel filmato, ha tutte le caratteristiche necessarie: acqua dolce, larghezza, pesci, vegetazione abbondante. In una regione in cui tutti i fiumi si stanno seccando questo piccolo rivolo d'acqua può vantare il record di più di 100 anni di carico costante. Nella foto la foce del fiume.


arrivati nei pressi di Oviedo abbiamo visitato velocemente una laguna, riserva naturale di uccelli e iguane, di cui, credo, parlerò uno di questi giorni.
Avvicinandosi a Pedernales, una città fondata nel 1927 per contenere l'immigrazione haitina, la vegetazione cambia tantissimo, spariscono le palme per lasciare il posto a svariati tipi di cactus e piante grasse. Da queste parti piove forse tre o quattro volte l'anno e la situazione è davvero difficile. Ci si può immaginare la sorpresa allora quando in questa steppa arida ci si trova di fronte a dei pozzi naturali da cui sgorgono fresche acque...
immaginePrima di arrivare a Pedernales ci lanciamo alla ricerca dell'Hoyo del Pelempito una grande depressione con una profondità di più di 800 metri che nasce dove una volta c'era un lago di coralli. Lungo la strada (una impressionante autostrada deserta dal fondo rosso) si aprono i resti di quello che furono cave di bauxite, qualcosa di impressionante, simile al Colorado. Dopo 40 chilometri, di cui gli ultimi con il 4x4 innestato si giunge a vedere una vista mozzafiato, tra pini e un vento freschino, si apre un panorama a 300°.


immagineIl giorno dopo passiamo la frontiera con Haiti a Pedernales, senza troppi problemi burocratici, e scopriamo che questa parte dello sfortunato stato caraibico è messa un po' meglio dei loro compatrioti del nord. Un fiume bassissimo divide le due nazioni le cui rive sono unite da un ponte pedonale. Questa opera positiva per gli scambi ha però tolto una fonte di reddito per i giovani haitiani che si facevano pagare 5 pesos per trasportare le persone a spalla da una riva all'altra.

rientrati in Repubblica Dominicana ci dirigiamo verso il vero paradiso: Bahia de las Aguilas, una baia incontaminata raggiungibile solo con un 4x4 o in barca. Questa baia ha resistito ad un grande tentativo di speculazione edilizia che voleva trasformarla nella cornice di un complesso di villaggi turistici e aereoporti. Qui si incontra un mare dai colori stupendi e una sabbia bianchissima, senza avere vicini di ombrelloni. Davvero uno dei posti più belli dell'isola che ho visto finora.
immagine


dopo esserci rinfrescati in queste splendide acque riprendiamo il cammino verso Barahona e arriviamo a Cabral dove un'illusione ottica fornisce la possibilità di vedere gli oggetti salire una salita (anzichè cadere verso il basso), un luogo qui conosciuto come il Polo Magnetico.

il primo dell'anno percorriamo la strada che gira intorno al Lago Enriquillo, un lago che ha il doppio della salinità del mare. In questa zona, nel 2004, ci fu un forte uraganoe tuttora si vedono i disastri causati, ponti abbattuti e case scoperchiate. A Jimanì cìè un'altra frontiera con Haiti, frontiera sprovvista di fiume, ma ben segnata sulla montagna da una linea di terra disboscata.
immagineNel lago Enriquillo, dedicato a un cacique taino che si ribellò contro gli spagnoli, trovano ospitalità coccodrilli e iguane. Dei primi non abbiam visto traccia, ma le iguane sono davvero tante, grosse e si avvicinano tantissimo alle persone, mettendo quasi paura.
immagineQuesto racconto fatto di foto, video e parole vuole essere solo uno stimolo a cercare posti nuovi, dove il turismo di massa non è ancora giunto e dove ogni soldo da noi speso rimane nelle povere tasche della gente che vive in questi posti, a differenza di ciò che succede con i villaggi turistici.

ps: come al solito, per vedere le foto ingrnadite basta cliccarci sopra

 
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