Creato da Fratus il 08/08/2006
Commentiamo la società
 

 

Boria: ‘La scienza vera ha una virtu’ essenziale: l’umilta”

Post n°483 pubblicato il 12 Aprile 2012 da Fratus

Pubblicato su "la Voce d'Italia"

 

“Dubitare delle teorie scientifiche è cosa scientifica”, così ha esordito il Dott. Pier Maria Boria, fisico ed autore di vari saggi sul tema delle origini del mondo che sta trovando ampio spazio sulla “Voce d’Italia” con la costruzione di un dibattito aperto, capace di stimolare l’intervento di molti esperti.


 

Quali sono i suoi assunti per ritenere la teoria di Darwin non scientifica?

“Dubitare delle teorie scientifiche è cosa scientifica”. Oggi è di moda riempirsi la bocca della parola “scientifico” come se tale aggettivo rafforzasse il concetto: errore! Sul mio libro panettone di quest’anno (che è attualmente in cantiere, e che adotta il lemma citato come premessa) il concetto sarà ulteriormente chiarito; ma già così dice tutto: non perdiamoci nelle parole, applichiamo con rigore il rasoio di Occam!
Darwin ha fatto un gran bel lavoro ma, quando lo si estende alla storia passata, si entra in un campo dove non si può dimostrare nulla in forma sperimentale. Si entra nel campo della fede personale usando la scientificità come scudo per le proprie convinzioni. Darwin ha teorizzato intendendo che gli sperimentali dessero le loro conferme: ciascuno è libero di vederle o no. Le tante parole consentono ai preti di quella tal chiesa di ingarbugliare i concetti e da certi particolari (che sono rivelatori) si capisce che sono sostanzialmente sprovvisti di argomenti “scientifici”: uno di questi è l’attacco alle persone che traggono conclusioni diverse dalle medesime premesse, assumendo essi l’atteggiamento fondamentalista che attribuiscono alla “controparte”.
Le persone non sono attaccabili, le idee si. Le persone vanno rispettate anche se professano credenze diverse.
Ogni argomentazione deve poggiare su delle fondamenta. Tra queste, in campo scientifico, ci sono i principi di conservazione: sul primo volume, “Caro amico mio…”, Lato A, ho inserito un capitolo intitolato “L’evoluzione del nulla”. Si confuta l’evoluzione con considerazioni di principio che è la migliore procedura indiretta conosciuta in campo scientifico.
I libri compaiono anche nei banner della Hoepli, compreso quello presente in questa rubrica, e sono alla portata di tutte le borse”.

Nei suoi saggi lei ha “attaccato” alcuni modi di “fare” scienza sostenendo che sono i fatti a dare validità alle teorie, il resto sono chiacchere, ci può citare degli esempi?

“Le discussioni scientifiche vanno fatte ricorrendo a delle fondamenta concordate dimodochè, adottando concetti comuni all’inizio, la discussione si possa sviluppare soddisfacendo esigenze logiche.
Per esempio quando ho scritto la Teoria Termodinamica della Creazione (“Caro amico mio…”, Lato B), avendo come fondamenta l’entropia di Clausius, la statistica di Boltzmann, la Legge del Caso di Gauss, sono giunto alla conclusione “La creazione è una necessità termodinamica”. Si tratta di un asserto conclusivo di un ragionamento scientifico perchè usa i metodi della Scienza, a cominciare dallo Strumento Perfetto: la Matematica.
Il prof. Verolini, in occasione del primo convegno creazionista a Milano, osservava giustamente che, di per sè, tale teoria non è specificamente antievoluzionista. Infatti essa teoria si accontenta soltanto di richiedere necessariamente un Creatore. Nulla dice direttamente sull’evoluzione”


La scienza ufficiale presenta il neodarwinismo come teoria provata dai fatti, tra questi un esempio è che nella storia dell’esistenza le specie si sono susseguite, anche se non vi sono anelli di congiunzione è un fatto che vi siano diverse specie, alcune sono scomparse e altre, invece, sono spuntate improvvisamente, lei come lo spiega?

“Per quanto riguarda le ricerche paleontologiche e genetiche lascio la parola agli esperti: se ne sentono di tutti i colori ed il pocologo che è il sottoscritto non ci si mette. Uniquique suum…
Debbo, però, registrare che ho trovato tanta confusione in molti che discettano di genetica, tanto che ho scritto “Il Teorema di Hardy-Weinberg” inserendomi in una “quaestio” tra Fratus e Odifreddi. Chi vuol saperne di più vada sul Lato B di “Verba volant eqvationes manent”.


Molti ritengono che lo scontro tra evoluzionisti e antievoluzionisti sia da identificarsi con la lotta tra atei e teisti, lei è un credente?


“La questione del teismo è così ovvia che non è neanche il caso di porla! Per quanto mi riguarda se dico che la creazione è una necessità termodinamica è sufficiente un minimo di coerenza per professarmi credente e sfido chiunque a dimostrare che la TTC è sbagliata!”

Cosa vorrebbe dire alla scienza ufficiale? 

“Premesso che la scienza ufficiale ad un pocologo come me non chiederà mai nulla, tanto per rispondere alla domanda, direi che la Scienza vera (quella con la esse maiuscola) è caratterizzata da una virtù essenziale, purtroppo in disuso: l’Umiltà”.

A cura di Andrea Carbone

 
 
 

Pennetta: Bisogna liberarsi dal darwinismo sociale

Post n°482 pubblicato il 05 Aprile 2012 da Fratus

Pennetta: Bisogna liberarsi dal darwinismo sociale
'Antievoluzionismo e scientismo? Bisogna fare attenzione'
La Voce d’Italia continua ad occuparsi del dibattito tra il neodarwinismo e l’antievoluzionismo alla base dell’analisi scientifica sulle origini del mondo. La parola va al Prof. Pennetta, biologo ed insegnante di scienze naturali.

Professor Pennetta, perché non “crede” al neodarwinismo?

“Iniziamo subito col dire che il verbo “credere” è in questo caso quanto mai adatto: se il neodarwinismo avesse prodotto delle verifiche sperimentali soddisfacenti non ci sarebbe bisogno di “credere”, anzi non ci sarebbe nessuna questione aperta sull’argomento”

A questo punto però, per poter rispondere, va chiarita la distinzione tra il termine “evoluzione” con il quale si intende il fatto della successione di specie nel tempo (e alla quale non c’è bisogno di credere perché è provata dai fossili), e il termine “neodarwinismo” che indica quella teoria che assume il caso come origine della diversità del vivente e delle specie.

“Una volta fatto questo chiarimento, la situazione si può comprendere meglio se facciamo dei paragoni: nessuno ad esempio può dire di non “credere” alle leggi di Mendel o al codice genetico del DNA perché esistono esperimenti in grado di dimostrarne la correttezza. La stessa cosa invece non si può dire della teoria neodarwiniana, infatti, anche negli esperimenti su decine di migliaia di generazioni di batteri, non è mai stata osservata la comparsa di nuovi caratteri avvenuta col meccanismo delle mutazioni casuali”


Molto spesso viene sostenuto che gli antievoluzionisti siano antiscientisti e che chi non sostiene la teoria di Darwin non ha conoscenze adeguate: qual è la sua opinione in proposito?

“Anche in questo caso va prima fatto un chiarimento sui termini. Per “antievoluzionisti” ritengo che la domanda si intenda riferirsi a coloro che si oppongono al meccanismo neodarwiniano, non all’evidenza dei fossili, e per “scientismo” quel movimento intellettuale tendente ad attribuire alle scienze fisiche e sperimentali e ai loro metodi la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell'uomo. 
Fatte queste precisazioni, la critica al neodarwinismo potrebbe benissimo essere fatta anche in ambito scientista, infatti il neodarwinismo è insoddisfacente proprio dal punto di vista strettamente scientifico.
“Se invece si intende affermare che la critica al neodarwinismo sia “antiscientifica”, cioè contraria alla scienza basata sul metodo sperimentale, questo ci riconduce a quanto detto nella prima risposta: il metodo scientifico è fondato sulla prova sperimentale, e questa prova è proprio il neodarwinismo a non averla prodotta Con questo intendo affermare una cosa che può apparire rivoluzionaria, cioè che contrariamente a quanto si sente dire è la critica al neodarwinismo che difende la vera scienza da speculazioni teoriche non provate”

In Italia gli antievoluzionisti sono ascrivibili a diverse correnti. Vi è chi semplicemente nega la scientificità della teoria di Darwin, chi sostiene il creazionismo biblico, chi appoggia la teoria sintropica e, da ultimo, quanti la teoria della devoluzione. Evidenziando brevississimamente gli assunti di partenza di queste diverse scuole, lei dove si colloca, e perché?


“Rispondendo nell’ordine, troviamo al primo posto chi nega la scientificità della teoria di Darwin sostenendo che essa non soddisfi i requisiti del metodo scientifico, invece per “creazionisti” dobbiamo intendere non coloro che credono alla creazione, ma coloro che la mettono in contrasto con le spiegazioni scientifiche, chi invece sostiene la “devoluzione” ritiene che ad esempio sia la scimmia a discendere dall’uomo. Come si può già evincere da quanto detto sinora, la mia collocazione è nel primo gruppo, tra coloro cioè che negano che la teoria neodarwiniana abbia superato i test della corroborazione scientifica. Ma a questo punto possiamo aggiungere dell’altro: la teoria neodarwiniana, così com’è formulata, non è scientifica e non lo potrà mai essere, perché anche nel caso che si producesse un evento corroborante, essa manca di quel requisito introdotto dal filosofo Karl Popper e che è divenuto fondamentale nella scienza moderna: il criterio di falsificabilità”
Il criterio di falsificabilità è un evento che se verificato invaliderebbe la teoria, in poche parole, se voglio proporre una teoria scientifica, devo anche dire “se si verificasse l’evento “X”, la mia teoria risulterebbe confutata. Appare subito evidente che una teoria che pone un evento casuale come spiegazione di un fatto non può essere confutata.
“Possiamo aiutarci con un esempio. Se dico che è possibile vincere 100 volte di seguito alla roulette indovinando il numero che uscirà, non esiste esperimento in grado di dimostrare che questo evento in realtà non si è mai verificato in passato. Ed è proprio questo che fa la teoria neodarwiniana, pone il caso all’origine di eventi molto improbabili avvenuti nel passato. Per completezza ricordo infine che l’esempio del numero fortunato uscito alla roulette fu fatto da un grande neodarwinista, il premio Nobel Jacques Monod”
Nelle maggiori riviste scientifiche mondiali non si trovano mai articoli o ricerche che non sostengano il neodarwinismo. Ciò a suo parere avviene per carenza di scienziati non darwinisti di alto profilo o per altre motivazioni?
“Questo è un argomento che viene utilizzato abbastanza spesso per cercare di far passare per argomenti di basso livello le obiezioni al neodarwinismo. La realtà è invece quella efficacemente descritta da grandi personaggi come Stephen Jay Gould e Niles Eldredge che nei loro libri hanno efficacemente descritto l’emarginazione cui sono stati sottoposti nel mondo della biologia coloro anche solo sospettati di mettere in discussione il dogma darwinista. La stessa situazione è stata più recentemente confermata da autori come J. Fodor e M. Piattelli Palmarini, ma senza andare troppo lontano, abbiamo un caso che conosco direttamente, quello di alcuni innovativi lavori di Alessandro Giuliani, primo ricercatore dell’Istituto Superiore della Sanità, che non hanno trovato accoglienza sulle pubblicazioni scientifiche di biologia mentre quegli stessi lavori sono stati favorevolmente valutati e pubblicati su autorevoli riviste specializzate di chimica. Come affermava il filosofo della scienza Thomas Samuel Kuhn, i sostenitori di un paradigma tendono a difenderlo da qualsiasi dato che tenda a metterlo in crisi, e nel campo della biologia il paradigma neodarwiniano è particolarmente radicato”

Perché per alcuni la teoria di Darwin è così importante per la struttura in prima istanza della forma mentis scientifica e per altri è un “gigante dai piedi d’argilla” da abbattere?
“A questa domanda la risposta può essere data ricorrendo ancora una volta attingendo alle parole del Nobel neodarwiniano Jacques Monod, quando parla della scienza moderna e del “postulato di oggettività”: La pietra angolare del metodo scientifico è il postulato dell'oggettività della natura, vale a dire il rifiuto sistematico a considerare la possibilità di pervenire ad una conoscenza vera mediante qualsiasi interpretazione dei fenomeni in termini di cause finali, cioè di progetto”.

I sostenitori del neodarwinismo ritengono che abbandonare il “caso” come motore dell’evoluzione comporterebbe il contemporaneo abbandono di questo postulato di oggettività. Ma si tratta di un timore infondato, non si capisce perché abbandonare il caso per una eventuale nuova legge di natura, come ce ne sono in tutte le discipline scientifiche, dovrebbe comportare l’abbandono del postulato di oggettività: in realtà non esistono scoperte che possano provare, o al contrario, negare l’esistenza di un finalismo in natura.

“Chi invece ritiene che sia un “gigante dai piedi d’argilla da abbattere”, può avere diversi motivi per assumere questa posizione, io posso parlare di chi la pensa come me: ritengo che il darwinismo prima, e il neodarwinismo poi, siano delle teorie delle quali si è appropriato chi vuole strumentalizzarle al fine di proporre una determinata visione della realtà. Se quella neodarwiniana è una teoria scientifica, il darwinismo è a tutti gli effetti un’ideologia (come evidenziato anche dal suffisso –ismo) che si appoggia su una legittimazione scientifica che la rende estremamente solida, quasi inattaccabile. Questo viene sostenuto anche da una grandissima personalità della scienza come il genetista Richard Lewontin, che utilizza proprio il termine “legittimazione” quando indica la valenza politica della biologia. Il neodarwinismo è dunque un “gigante da abbattere” per due importanti motivi: il primo è Liberare la scienza dal condizionamento di un paradigma errato, il secondo è Liberare la cultura e la politica dal darwinismo sociale, un’ideologia disumanizzante che oltretutto ha storicamente fallito. E questo è quanto, chi condivide le mie idee, si propone di fare”

A cura di Andrea Carbone

 
 
 

Fratus: "Il neo-darwinismo e' una religione"

Post n°481 pubblicato il 30 Marzo 2012 da Fratus

Tecnoscienze

 

"Da quell'assemblea al Vittorini in dieci anni e' cambiato moltissimo"

Foto Fratus: 'Il neo-darwinismo e' una religione'

http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=79600&titolo=Fratus%20%27Il%20neo-darwinismo%20e%27%20una%20religione%27

Fratus: "Il neo-darwinismo e' una religione"

"Evoluzionismo? Non vi sono prove concrete per nulla"

Affidiamo la sintesi del dibattito sorto nei giorni scorsi su “La Voce d’Italia” in merito alle teorie che spiegano le origini del mondo a Fabrizio Fratus, referente del Comitato Antievoluzionista. Si conclude così il ciclo di interviste realizzato dalla Voce d’Italia, che ha coinvolto il Prof. Odifreddi ed il Dott. Bertolini, nell’auspicio che queste tematiche siano affrontate con maggiore frequenza ed interesse sui media.

Dott. Fabrizio Fratus, sono passati 10 anni dalla sua prima iniziativa antievoluzionista tenutasi al liceo scientifico Vittorini di Milano. In quell’occasione tre studiosi spiegarono perché per loro la teoria di Darwin non era scientifica: è cambiato qualcosa da allora?

“E’ cambiato moltissimo. Al liceo Vittorini parlarono il ricercatore dell’università di Padova Ronald Nalin, il professore di scienze naturali Fernando De Angelis e il medico Mihael Georgiev, poi divenuto uno dei massimi esponenti nella lotta alla teoria neodarwinista in Italia. Con l’assemblea studentesca organizzata in collaborazione con alcuni studenti si è aperto il vaso di pandora, dimostrando che la teoria di Darwin non è per nulla una teoria valida scientificamente, è piena di falle ed è sostenuta soprattutto per motivi ideologici. Non si capisce come si possa sostenere che noi si discenda da un qualcosa che non si sa da dove sarebbe nato e come si sarebbe sviluppato. Da quel primo evento se ne sono susseguiti a cascata molti altri”

In sintesi ciò che lei sostiene è che il darwinismo funga da giustificazione ideologica per la costruzione di un certo tipo di società: è corretto?

“È così. Per comprendere il discorso si deve tornare all’origine della teoria quando Darwin la propose, si deve comprendere il periodo storico… a metà del ‘700 la rivoluzione industriale e a fine secolo quella francese, l’affermazione della scuola di pensiero di S. Simon e Comte, la nascita delle scienze sociali e colonialismo… tutte questioni che vanno inquadrate in un’ottica di società materialista cui Darwin è servito. Non dobbiamo poi dimenticare che egli era figlio di un pastore anglicano e aveva seguito studi per diventare pastore: chi meglio di lui per sostenere che ogni ipotesi trascendente della vita non esisteva? Questo fu il primo passaggio. Arrivò poi H. Spencer a coniare il termine evoluzionismo (Darwin parlava solo di trasformazione), ed inoltre creò il modello specifico a cui oggi facciamo riferimento, un modello sviluppatosi partendo dalle ipotesi di Darwin per cui si crede che tutto sia migliorabile. Il progresso di cui si sente tanto parlare ha origine nella teoria di Darwin: esso va sostenuto perché è la strada per giungere alla migliore condizione possibile. In realtà gli studi dimostrano il contrario: noi viviamo in una società che non ha migliorato realmente la qualità della vita e tantomeno la sua durata effettiva (basti guardare un qualsiasi libro e verificare quando morivano i filosofi al tempo di Pitagora). Ma il discorso è molto lungo e complesso, per concludere su questo argomento vorrei specificare che in relazione all’ipotesi evoluzionista noi siamo frutto del caso e come tale non siamo differenti da nessun tipo di animale: è partendo da questo assunto che, a mio avviso, si legittimano aborto, eutanasia ed eugenetica“

Ma davvero non vi sono prove a sostegno della teoria di Darwin?


“Questo è il fatto più interessante: prove concrete non ve ne sono per nulla. Basta leggere le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti per averne dimostrazione. .la più chiara è sicuramente quella del genetista di Harvard Richard Lewontin, che ha scritto: “Noi difendiamo la scienza nonostante l’evidente assurdità di alcune delle sue affermazioni e la tolleranza della comunità scientifica per delle favole immaginarie... perché abbiamo un impegno materialista aprioristico... Non è che i metodi e le istituzioni della scienza ci obbligano ad accettare una spiegazione materialista dei fenomeni, ma al contrario, siamo costretti dalla nostra adesione aprioristica alle cause materiali... Questo materialismo è assoluto, perché non possiamo permettere l’accesso a Dio” Ecco quanto è valida scientificamente la teoria di Darwin. Ma prendiamo anche un altro importante scienziato evoluzionista, colui che è stato importantissimo nel processo contro l’insegnamento dell’Intelligent Designer nelle scuole americane, ovvero il prof. di filosofia e zoologia M. Ruse: “L’evoluzione viene promossa dai suoi praticanti come più che solo scienza. L’evoluzione viene promulgata come una ideologia, una religione secolare – una completa alternativa al cristianesimo, con significato e moralità. Sono un evoluzionista fervente ed ex-cristiano, ma devo ammettere … che chi si attiene alla lettera ha assolutamente ragione. L’evoluzione è una religione”. Sono gli evoluzionisti che devono dimostrare di avere delle prove… e come si è appena accennato, sono i primi a sapere di non averle”


Ho avuto modo di leggere dei suoi articoli contro diversi esponenti evoluzionisti che lei sostiene appartengano ad una “nomenclatura evoluzionista”. Qual è l’accusa?

“È senza dubbio l’incapacità della nostra cultura universitaria di essere al passo con il resto del mondo occidentale. Quando parlo di “nomenclatura evoluzionista” faccio riferimento alla lobby dei professori evoluzionisti che per diversi interessi screditano tutti coloro che si schierano contro il neodarwinismo. Un esempio è Telmo Pievani, che in una recente intervista ha dato degli stupidi a tutti coloro che sostengono che la teoria di Darwin sia una ideologia e una religione: mi spiace per lui che evidentemente offuscato dalle sue convinzioni non conosce le dichiarazioni degli stessi evoluzionisti fuori dai nostri confini, dichiarazioni come quelle che ho esposto precedentemente”

La sua posizione è molto chiara e mi chiedo se ha esempi concreti in cui gli evoluzionisti hanno sbagliato ad interpretare i dati.

“Ve ne sono moltissimi di esempi, l’ultimo in ordine temporale è quello a proposito di batteri e antibiotici: gli evoluzionisti sostenevano che i batteri si evolvessero per resistere agli antibiotici mentre si è scoperto, come sostenevano altri scienziati non evoluzionisti, che la resistenza agli antibiotici fosse già patrimonio dell’informazione contenuta nel codice genetico dei batteri. Hanno avuto ragione i secondi. Nel nostro codice genetico vi sono informazioni e una complessità incredibile e gli evoluzionisti vogliono farci credere che tutto ciò sia frutto del caso, senza però riuscire a dimostrarci come si “crei” l’informazione contenuta nelle specie viventi. A titolo di ulteriori esempi possiamo citare molto altro.
Gli organismi unicellulari, come scriveva Huxley in contrapposizione all’ipotesi di Paley sostenitore del disegno intelligente, erano ritenuti essere delle semplici gocce di “protoplasma”. Oggi sappiamo che non sono primitivi e tanto meno semplici, sono capolavori, vere e proprie macchine molecolari. Ancora: Darwin sosteneva che lo sviluppo embrionale fosse influenzato da fattori esterni, al contrario è un progetto incorporato negli esseri viventi. Oppure: Cuvier ha avuto ragione nel sostenere che i fossili fossero distinti e separati, ed infatti come è dimostrato da tutti i fossili ritrovati non vi è nessun tipo di possibilità nel ricostruire qualsiasi tipo di albero che preveda una gradualità temporale e morfologica come sostenuto dagli evoluzionisti. Insomma: la variabilità che vediamo non si genera da variazioni casuali ma solamente da rimescolamento genetico, essa è limitata e oscillante e non illimitata come vogliono farci credere i neodarwinisti. La selezione naturale elimina e non contribuisce in nessuna maniera a sviluppare nuove informazioni”


A cura di Andrea Carbone
 
 
 

MUTAZIONI BENEFICHE:IL CASO DI LIMONE DEL GARDA

Post n°480 pubblicato il 19 Marzo 2012 da Fratus

Tutti noi siamo portati a credere a ciò che riteniamo veritiero in relazione a quello che presunti esperti ci spiegano tramite i diversi canali media e così ci ritroviamo a considerare informazioni da verificare come prove oggettive. Capita a volte che queste nostre informazioni divenute per noi credenze si difendano in pubblico con forza e convinzione. Purtroppo il problema è presente in ognuno di noi e pochi ne sono coscienti. L’ultimo caso è quello di una docente di storia nel biennio di un Liceo Classico, durante una lezione la docente ha approfondito con la classe la teoria di Darwin mettendone in luce limiti di carattere scientifico e in sostanza la sua inaccettabilità.

Gli studenti, in parte con ragione visto che gli si poneva un problema: credere o non credere ai libri di testo visto che la loro professoressa, con l’aiuto di pubblicazioni, confutava la teoria di Darwin? Ed ecco allora che i giovani, credendo di avere un FATTO inconfutabile a sostegno della teoria si sono contrapposti alla docente e hanno presentato il caso degli abitanti di Limone sul Garda, portatori di una mutazione genetica, attualmente ancora operante, che avrebbe dato luogo alla produzione di una nuova proteina, la Apolipoproteina A-1 Milano, che protegge dalle malattie cardiovascolari favorendo l’eliminazione del colesterolo.

Appena appreso della nuova “prova” a sostegno della teoria mi sono subito chiesto il perché questa prova arrivi da studenti e non la si ritrova in nessun testo a favore di Darwin? Già da qui il sospetto che fosse come sempre una notizia “fasulla”; la domanda è stata posta al dott. Nunzio Nobile, che, senza nessun tipo di problema ha subito risposto e spiegato la questione senza nessun tipo di problema e soprattutto confutando che fosse una prova del neodarwinismo:La apolipoproteina A ha già una funzione benefica per l’organismo in quanto estrae il colesterolo dal circolo sanguigno e la  porta al fegato dove verrà eliminato attraverso la bile.La mutazione Milano presente in alcuni abitanti di Limone del Garda non porta quindi ad una funzione nuova ma rafforza ed amplifica la funzione precedente della proteina. Queste mutazioni che provocano miglioramenti di una precedente funzione sono selezionate e si possono diffondere nella popolazione. Non è vero che le mutazioni sono o
dannose o neutrali, qualche volta, seppur molto raramente sono benefiche, ma nel senso che migliorano una precedente funzione oppure possono determinare una perdita di una funzione che nel caso specifico possono dare un vantaggio all’organismo che la possiede: vedasi la resistenza dei batteri  agli antibiotici. In queste questioni si deve rifuggire da due opposti estremismi: quello che dice che la teoria darwiniana non è valida in nessun evento della vita ed è da buttare via del tutto e quello che afferma la validità della teoria drwiniana in tutti gli eventi della vita compresa la macroevoluzione e le strutture complesse funzionali integrate. Di queste strutture sono piene le cellule, basti pensare alle macchine molecolari enzimatiche formate da molte sub-unità proteiche ,non funzionando una sola di
esse  la funzione della struttura viene persa completamente. La formazione di queste strutture non possono assolutamente essere spiegate col meccanismo darwiniano di piccole mutazioni casuali + selezione naturale, per funzionare la struttura tutte le componenti devono essere presenti sin dall’inizio. Consiglio alla professoressa di leggere il libro di Michael Behe ‘la scatola nera di Darwin’ è un libro molto ben fatto e chiaro e accessibile anche ai non addetti ai lavori. In conclusione il meccanismo darwiniano può funzionare per quelle piccole mutazioni che migliorano una funzione precedente ed è questo il caso della apolipoproteina A1 Milano. Ma il problema della vita è:come sono nate le funzioni irriducibilmente complesse?’
cordiali saluti  Nunzio Nobile medico-chirurgo

Anche in questo caso, come in tutti gli altri, le prove non sostengono per nulla il neodarwinismo; grazie alla docente che con coraggio ha fatto il suo dovere, spiegato con intelligenza le mancanze del neodarwinismo. Grazie al dott. Nuzio Nobile che senza alcun problema ha risolto la questione delle mutazioni a Limone del Garda.

Fabrizio Fratus

 
 
 

Due pesi e due marò; di Massimo FINI

Post n°479 pubblicato il 12 Marzo 2012 da Fratus

Ancora un passo e siamo al “Sakineh, subito libera!”. Per Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i fucilieri di Marina in stato di arresto in India, tutta la destra ma anche parte della sinistra si sono mobilitate al grido di “Riportiamoli subito a casa”, “Salviamo i nostri marò”, “Siamo tutti con voi”. L’ex ministro della Difesa Ignazio La Russa, quasi in lacrime ha dichiarato: “I nostri ragazzi devono tornare in Italia ed essere restituiti alle loro famiglie”. Si è invocato l’intervento della Nato e dell’Unione europea. Il Giornale ha scritto: “La parte sana del Paese difende i suoi soldati” e vedendo una parte della sinistra un po’ tiepida ha sottolineato, in polemica col sindaco di Milano Pisapia, che a Giuliana Sgrena e alle ‘due Simone’ “nessuna istituzione ha mai negato solidarietà e partecipazione durante i difficili momenti della prigionia”.

Non ho alcuna simpatia per le Sgrene e le Simone, ‘vispe terese’ del turismo di guerra, ma a parte che una cosa è un sequestro altra un arresto ordinato dalla magistratura di uno Stato, qui c’è il piccolo particolare che Girone e Latorre sono accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiandoli per pirati somali. All’inizio i due fucilieri si sono difesi dichiarando: “Abbiamo sparato in aria e poi in acqua, contro un’imbarcazione con cinque uomini armati”. Tesi incautamente fatta subito propria dal nostro governo (sia mai che dei ‘bravi ragazzi’ italiani sparino per uccidere, sia pur dei presunti pirati) che in seguito ha più prudentemente ripiegato sulla questione della giurisdizione: la nave da cui i due avrebbero sparato è italiana, i due sono italiani, l’incidente è avvenuto in acque internazionali, quindi la giurisdizione appartiene alla magistratura italiana. Non c’è dubbio che se l’incidente fosse avvenuto a bordo della Enrica Lexie, che è territorio italiano, così sarebbe. Ma la cosa è avvenuta a trecento metri dalla nave e quindi in ‘territorio’ internazionale e perciò neutro.

A chi spetta in questo caso la giurisdizione, al Paese dei presunti assassini o a quello delle vittime? Come scrivevo sul Fatto (22/2) all’indomani di questo tragico episodio: “Se due pescatori di Mazara del Vallo di un peschereccio che naviga al largo delle coste siciliane, sia pur in acque internazionali fossero uccisi da militari indiani imbarcati su un mercantile indiano, qualcuno dubiterebbe, qui da noi, che la competenza spetta al Paese delle vittime?”. È quel che pensano, nel caso dell’Enrica Lexie, gli indiani. A ragione. Smettiamola quindi di fare i gradassi con quell’atteggiamento neocoloniale che abbiamo assunto da qualche tempo a imitazione degli angloamericani dal ‘grilletto facile’ che han la pretesa, che anche noi adesso avanziamo, dell’immunità. Se i due fucilieri hanno sbagliato devono risponderne. Un processo in Italia, lo capisce chiunque, anche un indiano, sarebbe una farsa, i due marò sarebbero accolti come eroi e finirebbero in breve all”Isola dei famosi’.

Troppo facilmente ci si dimentica che, pur se a migliaia di chilometri, qui ci sono due morti, anche se non se ne fanno mai i nomi come se fossero delle comparse irrilevanti in questa brutta faccenda. Si chiamavano Ajesh Binki e Valentine Jelastine e avevano anch’essi, caro La Russa e cari italiani, delle famiglie e degli affetti. Come Franco Lamolinara, ucciso in Nigeria in seguito a uno sconsiderato blitz degli inglesi, per la cui morte giustamente ci indignammo. Come gli indiani si indignano per le loro.

Massimo Fini

 
 
 

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