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« Civiltà dell'acquaLo sviluppo del business... »

Il principio economico

Post n°102 pubblicato il 28 Settembre 2009 da laletterascarletta
Foto di laletterascarletta

 

In maniera silenziosa è in corso da tempo una guerra tra le multinazionali dell’ ACQUA per la  conquista della gestione degli acquedotti, per la costruzione di dighe e per la  privatizzazione dei bacini idrici, prevalentemente in paesi sotto sviluppati ed in parte anche  in paesi europei. L’origine di questa corsa al nuovo business è da ricondursi al 1994. Su  iniziativa della Banca Mondiale nacque il Consiglio Mondiale per l’ ACQUA il quale, nel 2° Forum Mondiale organizzato nel marzo del 2000 a L’Aja, pose come principio globale la variazione dello status dell’ ACQUA: da diritto umano, fondamentale per la vita, a bisogno umano.
I bisogni umani secondo i principi che regolano l’economia, sono riconducibili a tre requisiti  fondamentali:
Desiderio da parte di un soggetto di eliminare o prevenire uno stato di insoddisfazione.
Conoscenza di un mezzo ritenuto idoneo a conseguire tale scopo.
Possibilità di disporre di tale mezzo solo a prezzo di sacrificio.
Perché il bisogno venga preso in considerazione dalla scienza economica occorre quindi che si riferisca a mezzi accessibili e limitati. Nessuno è disposto a sopportare un onere economico per ottenere beni che sono sempre disponibili in quantità illimitata.
“Nulla è più utile dell’ ACQUA ma difficilmente con essa si comprerà qualcosa, e  difficilmente se ne potrà avere qualcosa in cambio”. L’ ACQUA è indispensabile per la vita ed il suo valore è indiscutibile, ma ai tempi di Adam Smith, essendo considerata un bene  abbondante ed accessibile liberamente, non era minimamente pensabile di farne oggetto  di scambio. La nuova scuola di pensiero del XXI secolo, considera l’ ACQUA una risorsa  destinata a divenire scarsa e pertanto sottoposta alle leggi di mercato. Il suo commercio  quindi, oltre che lecito come per qualsiasi merce, è necessario poiché il mercato – il più efficiente meccanismo di regolazione sociale e di distribuzione delle risorse – permette di  ridurne gli sprechi con l’applicazione di tariffe stabilite dalle leggi della domanda e offerta.
Nella dichiarazione del 2° Forum si affermava che l’ ACQUA essendo una risorsa naturale  sempre più cara perché in via di rarefazione crescente a causa dell’inquinamento e degli  sprechi, doveva essere assimilata ad un bene economico. L’ ACQUA dovrà avere, quindi, un  valore di mercato con un suo prezzo che dovrà essere calcolato in base la costo di  produzione, al fine di assicurare al capitale una remunerazione adeguata.  L’efficienza di un mercato è fondata sulla sostituibilità e sulla scelta dei beni.
Si possono sostituire i combustibili tra loro per generare energia (legno, carbone, petrolio, uranio), possiamo mangiare il riso al posto della pasta oppure usare il treno al posto dell’automobile, ma non possiamo fare a meno dell’ ACQUA per sopravvivere. Per poter  scegliere tra beni con lo stesso valore d’uso, ma differenti in termini di prezzo e qualità, è  fondamentale la libertà del produttore e quella consumatore. L’ ACQUA non è un bene  qualsiasi, come pure l’aria, è unico ed insostituibile. Il suo uso non è una questione di scelta.  La gestione di un’impresa porta alla massimizzazione dei profitti che, nel caso dell’ ACQUA, potrebbe far leva sulla sua scarsità in certe parti del mondo spingendo sui consumi nel  breve periodo senza la salvaguardia per le risorse naturali. Inoltre, l’incremento dei  consumi d’ ACQUA imbottigliata sarà privilegio dei mercati più ricchi, senza comportare l’aumento della distribuzione nelle zone geografiche più povere. Il mercato opera secondo  principi reddituali e non potrà mai interessarsi a quella enorme schiera di persone che ancora oggi, nel terzo mondo, non ha accesso all’ ACQUA potabile.
 
 
 
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