Creato da: Luke79TO il 25/05/2006
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RICORDANDO GIOVANNI FALCONE...

Post n°177 pubblicato il 27 Maggio 2008 da Luke79TO

L'AMICO DI FALCONE






Dov’eravate il 23 maggio 1992, un sabato pomeriggio, quando la mafia
fece saltare in aria Giovanni Falcone con moglie e scorta, fissando per
sempre quella data nella memoria degli italiani come il loro 11
settembre? Io mi trovavo a Roma nella redazione de La Stampa e avevo
voglia di un gelato. La tv accesa ronzava boiate e mi alzai dal
computer per proporre a Ciccio La Licata un raid alla gelateria
siciliana sotto il giornale. Lo trovai curvo su un foglietto di carta:
lo rigirava fra le mani come se cercasse il verso giusto per leggerlo.
Era il dispaccio d’agenzia che annunciava l’Attentatuni. Palermitano e
principe del giornalismo di mafia, Ciccio era amico personale di
Falcone, uno dei pochi. Quando me lo aveva presentato al giornale
(Falcone scriveva per noi), ero andato in cerca di una frase
memorabile, ma dalla gola non mi era uscito che uno stupido
«Pia-ce-re!».


Ciccio posò il foglietto e rispose al telefono. Il direttore, da
Torino, gli chiedeva un ritratto del magistrato ucciso. Lui non disse
nulla. Accese il computer e cominciò a battere piano sulla tastiera. Lo
osservavo come in un incantesimo: intorno a noi i televisori
strepitavano la notizia, sui volti dei redattori e dei fattorini
montava la rabbia, ma Ciccio niente, scriveva e perdeva acqua dagli
occhi in silenzio. Le lacrime gli scendevano lungo la scanalatura del
naso e andavano a inzuppare la barba senza che lui facesse un solo
movimento per fermarle. Ancora oggi lo rivedo mentre scrive quelle
parole asciutte con gli occhi bagnati. E penso che Falcone doveva
essere davvero un grand’uomo per meritarsi un giornalista così.


(M. Gramellini, Buongiorno de "La
Stampa" 24 maggio 2008)

 
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