
GALLERIA - SLIDESHOW
Da Mosca a San Pietroburgo (1) Da Mosca a San Pietroburgo (2)
Da Mosca a San Pietroburgo (3) Da Mosca a San Pietroburgo (4)
VIDEO DELLA GITA A
MONTEVECCHIO
| « GRUPPO DI LETTURA | QUANDO ANCHE NOI PARTIVAMO. » |
CONFERENZA DELLA MAESTRA ELENA SIBIRIUPERCORSO STORICO-MUSICALE.
Oggi, 29 marzo 2011, si è svolta la conferenza della maestra Elena Sibiriu, che ha affrontato, in modo chiarissimo e documentato, i temi relativi all'evoluzione della sinfonia, alla strruttura dell'orchestra ed alla figura del direttore d'orchestra. L'incontro si è concluso con il piacevole ascolto di brani di Beethoven, Mozart, Berlioz e Malher. Non avendo potuto disporre di un "file" della conferenza, ed essendo piuttosto difficile far memoria dettagliata e, soprattutto, organica delle numerosissime informazioni, mi sono permesso di concludere questo post con una breve storia della sinfonia, della quale mi assumo personalmente tutta la responsabilità, non prima di essemi scusato con la nostra ottima relatrice per questa mia del tutto involontaria "defaillance". Per gli antichi greci il termine Συμφωνία indicava in genere le consonanze, e in particolare la consonanza perfetta, cioè l'ottava, ma è usato (ad esempio da da Aristotele nel "De caelo") anche per indicare un concerto musicale. Nel latino classico si chiamavano symphonici i cori in cui si cantava in ottava. Nel medioevo la parola symphonia fu contrapposto a diaphonia: la prima indicava la consonanza, la seconda la dissonanza. Una sua corruzione volgare, zampogna, ci informa che la parola era anche adoperata per indicare uno strumento musicale di antica origine. Il primo impiego del termine per indicare un brano strumentale risale al XV secolo, durante il Rinascimento e primo Barocco, e trova riscontro in un manoscritto rinvenuto a Lipsia, contenente una sinfonia "per tuba ed altri strumenti armonici" , ma si tenga presente che il termine ‘’tuba’’ designava uno strumento molto più acuto dell’attuale tuba. Ė dal secolo successivo che la parola ’sinfonia’ inizia ad essere usata frequentemente, con un significato abbastanza variabile. Ma il brano che, dall'inizio del Seicento, viene sempre più spesso chiamato sinfonia è il preludio strumentale all’opera lirica che stava nascendo in Italia ad opera della Camerata de’ Bardi di Vincenzo Galilei. Basti pensare alla sinfonia del celeberrimo Orfeo di Claudio Monteverdi (1607). Le sinfonie che aprivano le opere della scuola napoletana sono anche caratterizzate dall'utilizzo del medesimo impianto formale, contrapposto alla sinfonia che introduceva le opere della scuola francese, che avevano un carattere più vario e che spesso si rifacevano allo schema ideato da Jean-Baptiste Lully adagio-allegro a volte seguiti da una ripresa del primo adagio. Schematizzando, nel momento in cui nacque Mozart c'erano quattro diversi stili sinfonici in evoluzione: l'italiano, quello di Mannheim, il viennese e il tedesco. La sinfonia prende origine dall'ouverture dell'opera italiana, dalla quale deriva il nome stesso di sinfonia e la prima orchestrazione (due corni, due oboi, archi e basso continuo). Le sinfonie più antiche avevano tre movimenti (veloce-lento-veloce) e presentavano uno stile davvero leggero: la sostanza musicale era tutt'al più una tenue linea melodica accompagnata da accordi; di rado c'era un vero e proprio sviluppo musicale. Giovanni Battista Sammartini si segnalò come il più importante compositore di sinfonie italiane prima del 1760. Mozart lo incontrò nel 1770. Dalla parte opposta stava lo stile della sinfonia di Mannheim. Mannheim era sede di una corte tedesca che aveva attirato vari musicisti di primo piano, in particolare suonatori di archi dalla Boemia, e che dunque amava esibire la sua eccellente orchestra. Negli anni seguenti al 1750, il compositore principale era Johann Stamitz, le cui sinfonie erano assai più lunghe e complesse di quelle italiane. Egli faceva in modo che ciascuno strumento avesse occasione di mettersi in luce, cosicché la tessitura orchestrale si ispessì con il contrappunto e si caratterizzò per una serie di piccoli frammenti echeggiati da uno strumento all'altro. Stamitz inoltre portò a quattro il numero dei movimenti, aggiungendo una danza (come ad esempio il minuetto e trio) prima del finale. Le sinfonie di Mannheim, infine, erano rinomate per i loro emozionanti crescendo. Sebbene Johann Stamitz fosse morto nel 1757, l'orchestra era ancora di qualità tale da essere ammirata da Mozart, quando egli visitò Mannheim nel 1777. Tra la linearità italiana e la complessità di Mannheim stava lo stile della sinfonia viennese, che oltre ad avere un movimento di danza era caratterizzata dall'uso del canone per arricchire la lieve tessitura all'italiana. La sinfonia tedesca seguiva in sostanza lo stile italiano, ma lo arricchiva con il contrappunto e con una più complessa armonia. Grazie all'approfondimento nell'uso del contrappunto per opera di compositori come Carl Philipp Emanuel Bach, i musicisti tedeschi raggiunsero livelli di serietà e drammaticità sconosciuti alle sinfonie italiane. Per comprendere le sinfonie di Mozart, è importante tenere presente questo panorama, poiché grazie ai suoi viaggi egli ebbe modo di conoscere bene tutti questi stili e, più di ogni altro, contribuì a fonderne le differenti qualità per creare l'eclettico stile sinfonico degli anni Ottanta e Novanta del diciottesimo secolo. Le novità formali introdotte da Beethoven andarono di pari passo con lo sviluppo dell'orcherstra sinfonica. All'epoca di Mozart tali orchestre erano infatti composte da poche decine di strumenti, mentre con la Nona di Beethoven raggiunsero i 100 elementi. Al di fuori della germania la sinfonia conosce nel primo Ottocento anche sviluppi molto più eterodossi, come ci dimostra Hector Berlioz con la sua Sinfonia fantastica, costruita su di un canovaccio letterario come sarà di lì a poco con il poema sinfonico. Anche la strumentazione e l'utilizzo del contrappunto da parte di Berlioz sono profondamente originali, ed avranno forti influenze sulla sensibilità timbrica della scuola francese delle generazioni successive, e da quella, su tutta la musica del Novecento. Spetta a Johannes Brahms e Anton Bruckner, in epoca tardo romantica, il merito di aver consolidato il linguaggio sinfonico e di avergli dato un'ulteriore, salda giustificazione architettonica. Importanti contributi alla storia della sinfonia portarono pure Antonín Dvořák, Čajkovskij, Aleksandr Borodin, Camille Saint-Saens, César Franck, Jean Sibelius. Mentre un posto a parte occupa Gustav Mahler, che dilata ancora di più l'apparato formale e strumentale delle sinfonie di Bruckner. Voci soliste e cori compaiono in diverse sinfonie mahleriane: la seconda contiene un finale che è un monumentale inno alla Resurrezione; nella terza, in sei tempi, intervengono un contralto solista, un coro femminile ed uno di voci bianche; nell'ottava si intonano il Veni Creator Spiritus e il finale del Faust di Johann Wolfgang Goethe; la nona sinfonia termina con un imponente adagio della durata di quasi mezz'ora, mentre la decima è rimasta incompiuta e comprende solo un adagio iniziale che lo proietta già verso l'universo dell'atonalità (gli altri quattro movimenti rimangono allo stato frammentario e sono stati oggetti di numerosi tentativi di ricostruzione). L'organico si arricchisce anche di nuove percussioni e di strumenti coloristici come il glockenspiel.
|
GITA A ORROLI
Contatta l'autore
|
Nickname: ninolutec
|
|
|
|
Età: 85 Prov: CA |






Inviato da: Manuela
il 10/02/2015 alle 23:06
Inviato da: giramondo595
il 30/11/2013 alle 10:19
Inviato da: giramondo595
il 18/05/2013 alle 23:30
Inviato da: giramondo595
il 14/04/2013 alle 19:55
Inviato da: giramondo595
il 01/04/2013 alle 23:46