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CONFERENZA DELLA DOTTORESSA SILVIA GIANCOLA

Post n°118 pubblicato il 17 Novembre 2011 da ninolutec
 

 

 

Silvia Giancola - La clinica in Francia nel XIX secolo. Jean Martin Charcot.

     

         - PARTE SECONDA -



 

 

Quando Charcot cominciò ad interessarsi all'ipnosi, nel 1878 era arrivato alla fine della sua carriera. L'ipnosi era già stata esplorata prima da Mesmer, Braid e soprattutto da Bernheim (con cui iniziò una lunga diatriba: il conflitto tra la Scuola di Parigi e la Scuola di Nancy). Charcot si occupò della fisiologia dell'ipnotizzato, dei suoi movimenti, dei suoi riflessi ma tralasciò i fenomeni psicologici. Charcot, che faceva esperimenti soprattutto sugli isterici, considerava il loro stato ipnotico avanzato come un vera nevrosi costituita essenzialmente da tre stati diversi:

1. Lo stato di letargia: che si ottiene per fascinazione o per compressione dei globi oculari attraverso le palpebre abbassate.

2. Lo stato catalettico: nel quale le membra restano immobilizzate nella postura che gli si impone.

3. Lo stato sonnambulico: che può essere ottenuto attraverso la fissazione dello sguardo e attraverso altre pratiche.

Queste tre fasi costituiscono quello che Charcot chiamò la "grande ipnosi", o la "grande nevrosi ipnotica".

Accanto alla grande ipnosi, esistono delle piccole ipnosi i cui fenomeni sono meno evidenti, analogamente a quanto avviene nella grande isteria e in quelle minori. Sfortunatamente, se i lavori di Charcot sull'isteria e sulle nevrosi furono frequentemente oggetto di critiche sbagliate, le sue ricerche sull'ipnosi, la metalloscopia, la metalloterapia, pubblicati da lui stesso o dai suoi collaboratori, hanno sollevato delle obiezioni spesso giustificate.

Per esempio, Bernheim ha dimostrato formalmente che l'ipnosi praticata presso la Salpêtrière con le sue tre fasi e questi caratteristici fenomeni di letargia, di catalessi, di sonnambulismo e i fenomeni di transfert non esistono e si producono soltanto quando il soggetto sa che devono prodursi. Sono provocati, quindi, solo dalla suggestione e dall'imitazione.

Charcot stesso, un po' tardivamente d'altronde, finì per rendersi conto, poco prima della sua morte, che la strada sul quale si era avventurato era molto incerta, così prese la decisione di riprendere integralmente la questione dell'isteria e dell'ipnosi.

Sfortunatamente, soffrendo di un grave insufficienza coronarica, morì poco dopo nel 1893 a causa di un infarto del miocardio.

Le sue opere sono state tradotte in varie lingue e riguardano il reumatismo cronico, la gotta, le emorragie cerebrali, l'atassia.

È ritenuto il fondatore di un nuovo ramo della medicina, la neurologia, ed il suo lavoro alla Salpètriere di Parigi ebbe un'influenza profondissima sugli sviluppi della neuropsichiatria della seconda metà dell'Ottocento.

"Padre" della neurologia francese dell'epoca, la sua fama di docente attirò a Parigi numerosi medici da tutta Europa. Si recarono a Parigi per seguire le sue lezioni, tra gli altri, Eugen Bleuler, Sigmund Freud e Pierre Janet. Le lezioni della Salpètriere divenivano spesso una sorta di "spettacolo", in cui l'indubbia competenza clinica di Charcot si saldava con il suo carisma un po' narcisistico e teatrale: le celebri Isteriche di Charcot erano le sue pazienti che, nelle affollatissime lezioni, "si producevano sotto la sua guida" in accessi del grande male epilettico o archi isterici che divennero quasi "leggendari", e che lo resero famoso in tutti i circoli medici europei.

A prescindere da questi aspetti più "spettacolari", la sua opera di neurologo clinico fu di altissimo livello scientifico. Considerava l'isteria e l'epilessia come due grandi nevrosi che condividono il sintomo della convulsione, e da qui iniziò il suo lavoro nosologico. Charcot attribuisce la causa dell'isterismo in primo luogo a un fattore ereditario, e secondariamente ad effetti di suggestione, traumi nervosi, intossicazioni, incidenti, pratiche religiose, malattie infettive, diabete, ecc.

Secondo Charcot esistono anche persone che non sono suscettibili ad essere ipnotizzate, e ritiene perciò la suggestionabilità una sorta di "debilità mentale" a base neurologica, connessa con la sintomatologia nevrotica di tipo isterico. Fu tra l'altro maestro di Joseph Babinski, famoso neurologo, e di Nikolaj Dahl, il guaritore di Rachmaninoff.

Il figlio Jean-Baptiste, dopo la laurea in Medicina, divenne un celebre esploratore antartico, e denominò Terra di Charcot, in onore del padre, una regione antartica da lui scoperta nel 1910.

Fra i suoi allievi il più celebre fu il neurologo ed endocrinologo Pierre Marie (1853-1940).

 
 
 
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