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CONFERENZA DEL SIGNOR LUCIANO BIANCIARDI

Post n°136 pubblicato il 09 Dicembre 2011 da ninolutec
 

 

 

CINEMA
"La poesia e la denuncia sociale e politica
nei film del grande Charlot". 

 Oggi, 9 dicembre  2011, il signor Luciano Bianciardi, presidente della   LUTEC,  ha parlato di “cinema” davanti a un uditorio attento e numeroso. L’argomento centrale di questa conferenza è stato dedicato a Charlie Chaplin:"La poesia e la denuncia sociale e politica nei film del grande Charlot". La conferenza ha riscosso un vivo interesse da parte dei presenti. Dopo una chiara e dettaqliata introduzione ci sono state proposte numerose scene del film Il grande dittatore,  purtroppo in lingua inglese e, quindi, sottotitolate. Io, comunque, propongo, alla fine di questo post, tutto il film nella versione italiana. Chi avesse voglia e tempo potrà farne, credo utilmente, uso. Non mintrattengo sulla vita di Charlie Chaplin, già così ben raccontata da Luciano Bianciardi, ma vi propongo alcune altre considerazioni, che potrebbero utilmente integrare le considerazioni che ci sono state proposte dal nostro relatore.

 

 

Autunno 1938. L'illusione di una pace possibile, nonostante le incalzanti pretese espansionistiche di Hitler, si alimenta dei fragili accordi definiti alla conferenza di Monaco. I Patti di non aggressione tra le maggiori potenze vengono stipulati mentre il dittatore tedesco sta organizzando il suo prossimo balzo verso Oriente per inglobare l'intera Cecoslovacchia. È in quei mesi che Charlie Chaplin porta a termine la prima stesura della sceneggiatura del Grande Dittatore. È allora – come egli stesso spiegò – che nasce quel film dove, per la prima volta, «la storia è più grande del piccolo vagabondo». Dove al povero Charlot, oppresso da una società spietata e incomprensibile, non basta resistere rifugiandosi in un'inesausta e creativa vitalità o nel sogno di una diversa realtà. Si rende conto, invece, di dover entrare, appunto, in un'altra storia, ben più grande della sua privata lotta contro le traversie quotidiane, perché questa storia sta divorando le moltitudini dei piccoli uomini di cui egli si era fatto bandiera. A questo punto Charlot sente la necessità di abbandonare la maschera abituale per descrivere ben altri clown che stavano insanguinando il mondo e, addirittura, per sostituirsi a uno di questi, dopo averlo ridicolizzato, in modo da lanciare lo straordinario messaggio con cui si conclude il film, nel segno di un'esortazione appassionata al realizzarsi di un'umanità migliore: «Voi, popolo, – scandiva, tra l'altro, il finto dittatore quasi a coprire il tuonare terrorizzante dei cannoni in azione allora su tutti i fronti di guerra – avete il potere di rendere la vita libera e bella, di fare di questa vita una meravigliosa avventura. Allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci. Lottiamo per creare un mondo nuovo, un mondo [...] dove la scienza e il progresso condurranno alla felicità universale». Charlot si inserisce, così, nella tragedia in corso usando la caricatura del potere più odioso, per obbligarlo a esprimersi con le parole pure dell'amore e della fratellanza. L'omino schiacciato dai cinici meccanismi della società si fa voce del popolo sofferente che, in quell'ottobre 1940, quando uscì il film, non poté che accogliere l'evento con partecipe entusiasmo, certo di interpretarne il significato universale e per nulla caduco. Ed è la sua Hannah, nella scena finale, a rappresentare un simile anelito collettivo, secondo le consuete stringenti e minuziose esortazioni di Chaplin, nella sua veste di regista, alla protagonista femminile Paulette Godard: «Deve essere tutto in chiave di Sincerità. Dimentica l'intonazione. Infondi un sentimento di Verità. Guarda la strada e usa la tua immaginazione. E girati. Credi a questo personaggio nella tua mente. Fammi sentire la verità di non voler essere odiata. (Riferita alla parte della sceneggiatura: "Non sarebbe meraviglioso se smettessero di odiarci"). / (Per ispirare). Non devi recitare guardando in basso. L'ispirazione viene guardando in alto. [...] Devi essere onesta e sincera. Otterrai la magia e la bellezza del tutto. Raggiungi lo spirito e sarai bella (Detto per la troppa staticità dell'attrice). Alzati e tira fuori il petto». In questa inedita trascrizione effettuata dalla segretaria di scena di alcune delle indicazioni di Chaplin, si percepisce il senso della consapevolezza di un messaggio "alto", da lanciare ben oltre le tragiche contingenze di quell'oggi dominato dai soprusi dei dittatori, verso l'eternità di un futuro nel quale l'uomo, tutti gli uomini, potessero liberamente raccogliersi in operosa e serena comunità. Il brano riportato fa parte di un prezioso documento dattiloscritto in lingua inglese, rinvenuto fra le migliaia di carte dell'Archivio Chaplin conservate presso la Cineteca del Comune di Bologna, in corso di definitiva inventariazione resa possibile dal contributo della Fondazione Carisbo. Dallo stesso inesauribile deposito è ora affiorato un altro inedito: la foto in grado di testimoniare che fu effettivamente girata la scena relativa a quando il futuro dittatore, in birreria coi suoi compari, si trovò stampate sul sedere le due croci (puntuale allusione alla svastica), casualmente disegnate sulla botte dov'era seduto e destinate a diventare il simbolo del partito. Un passaggio che – come molti altri – nella sofferta, costante, perfezionistica rilettura effettuata da Chaplin del suo lavoro, fu tolto e che la relativa sceneggiatura così descriveva: «A un certo punto egli [Hynkel] si alza rivelando impresse sul suo posteriore due X provenienti dal barile di birra, sul quale era stato seduto». Un'irrisione sarcastica e dissacrante che avrebbe forse dovuto servire, per Chaplin, a esorcizzare il percorso funesto verso il quale, da quella birreria austriaca, si stava incamminando il mondo.

Il Domenicale del Sole 24 Ore ha pubblicato un importante inedito su Charlie Chaplin, una foto, rinvenuta fra le migliaia di carte dell'Archivio Chaplin presso la Cineteca del Comune di Bologna, che testimonia che fu effettivamente girata una scena, descritta nella sceneggiatura ma non comparsa nel film "Il grande dittatore" (1940), relativa a quando «il futuro dittatore, in birreria coi suoi compari, si trovò stampate sul sedere le due croci (puntuale allusione alla svastica), casualmente disegnate sulla botte dov'era seduto e destinate a diventare il simbolo del partito». Così scrive lo storico Angelo Varni, che fa notare la grande lungimiranza e fiuto storico dimostrata dall'artista Chaplin nel progettare fin dal 1938 un film sulla incombente catasfrofe europea. La scoperta è commentata da David Robinson (uno dei più illustri critici e storici del cinema muto, autore della biografia ufficiale di Charlie Chaplin – Chaplin, His Life and Art - dalla quale è tratto il biopic di Richard Attenborough) – eletta dal «New York Times» una delle dieci più belle del secolo scorso) .  «Il processo creativo di Charlie Chaplin - scrive - è sempre fitto di misteri e di sorprese, come prova l'ultima scoperta, negli archivi Chaplin, di questo negativo dalla sequenza "perduta". Non è chiaro se si tratti di una foto scattata durante le riprese o durante le prove della scena descritta nella sceneggiatura. Quest'ultima ipotesi sembra confermata dal fatto che Henry Daniell, l'attore che interpreta Garbitsch, pare indossare sotto il cappotto l'uniforme che vestirà più tardi nel film, quando Hynkel è all'apice del potere. Senza dubbio questa nuova scoperta apre un piccolo enigma che allieterà la comunità internazionale dei ricercatori chapliniani».

 

 

 

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