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CONFERENZA DELLA MAESTRA ELENA SIBIRIUSTORIA DELL'OPERA LIRICA
PARTE PRIMA
Oggi,13 dicembre 2011, si è svolta, applauditissima, la conferenza della Maestra Elena Sibiriu, sull'argomento "Storia dell'opera lirica italiana. Opera del 1700 e del 1800". Questa è la sintesi dell'incontro, corredata di link e approfondimenti. OPERA SERIA E OPERA BUFFA Nel teatro musicale europeo il modello italiano propone la distinzione tra opera seria e opera buffa (o comica). Intorno alla metà del ‘700 i due generi appaiono nettamente differenziati. Le opere del Seicento a Venezia, Roma e Firenze appartenevano alla categoria delle opere serie, quale ne fosse l’argomento. Tra i ruoli secondari di tali opere non mancavano però personaggi comici, né scene buffe. I librettisti del 700 (Zeno e Metastasio) crearono un nuovo ordine, cancellando ogni impronta comica non coerente con la dignità dell’argomento drammatico: gli operisti e il pubblico mostrarono di gradire la riconquistata unità stilistica dei drammi in musica. Coerenza complessiva dello spettacolo: l’overture ha funzione di preparare gli spettatori allo specifico evento teatrale, l’orchestra è co-protagonista dell’opera; crea aderenza tra musica e dramma. I cori e balli si innestano nello spettacolo. L’insieme corale diventa un personaggio che interloquisce con i solisti integrandosi nella vicenda. Gli espressivi balletti ora sono essenziali e non ornamentali. Il libretto rinuncia ad affollare la vicenda con personaggi minori e non essenziali alla vicenda narrativa per focalizzare l’attenzione sui protagonisti. La vocalità è subordinata ai contenuti testuali, il cantante è obbligato ad affrontare un altro “tempo” operistico, non più scandito dall’alternanza dell’aria e del recitativo, ma fondato sullo svolgimento narrativo.
CARATTERISTICHE DELL’OPERA SERIA Essa rispecchiava i valori della società settecentesca, e obbediva a precise caratteristiche: - il pasticcio (opera seria su libretto originale, con arie di vari autori) - l’azione o festa teatrale (opera ridotta di argomento mitologico con fine agiografico, solitamente usata per ricorrenze reali quali incoronazioni o compleanni: Metastasio ne scrisse una quarantina per la corte viennese). OPERA COMICA o buffa era il nome che nell’Ottocento fu usato per definire le opere che non trattavano argomenti tragici. Il termine comprende infatti intermezzi (come La serva padrona), opere giocose e sentimentali, commedie per musica, farse in un atto (Gazza ladra) e opere dialettali. Mette in scena la borghesia o il popolo, nei loro ambienti, con i loro mestieri e la lingua. Gli accadimenti sono comuni, quasi sempre familiari. Il lieto fine era d’obbligo. 1) SINFONIA INTRODUTTIVA – unico brano interamente strumentale, in 3 parti (allegro, adagio, presto finale)
3) ARIE – davano sfogo all’abilità virtuosistica (nell’opera seria) o espressiva (nell’opera comica) del cantante. L’aria era una forma melodica composta da 2 frasi musicali regolate sulle strofe del testo, di ritmo e tonalità definite. Esistevano arie semplici, doppie (bipartite), e col da capo (tripartite ABA o ABA’). Esisteva anche un quarto tipo a rondo con una sezione A che si alternava a sezioni B, C, D... ecc contrastanti in tonalità. L’aria più usata era quella col da capo, basata su 2episodi musicali, eseguiti senza interruzione, cui seguiva la ripresa (solitamente variata) del primo episodio, che dava spazio a colorature e improvvisazioni estemporanee. 4) PEZZI D’INSIEME – introdotti per variare le situazioni sceniche. Essi ebbero fortuna nell’opera buffa, per passare solo in seguito anche nella seria. 5) FINALI DI ATTO O DI OPERA – erano i pezzi d’insieme più importanti, in cui i fili della trama venivano tirati per giungere alla conclusione dell’opera. Vi partecipavano tutti i personaggi. 6) ORCHESTRA – un ruolo fondamentale fu acquisito dall’orchestra, che suonava da cima a fondo tranne che nei recitativi secchi. La sua formazione non era diversa da quella attuale: verso la fine del Settecento divenne simile all’orchestra classica. La scrittura orchestrale era studiata in modo da non coprire le voci, ma anche da rendere l’orchestra qualcosa di più di un semplice accompagnamento. ESEMPIO DI OPERA SERIA – GRISELDA |
GITA A ORROLI
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