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CONFERENZA DELLA MAESTRA ELENA SIBIRIU

Post n°138 pubblicato il 13 Dicembre 2011 da ninolutec
 

STORIA DELL'OPERA LIRICA
ITALIANA
OPERA DEL 1700
E DEL 1800

___________________________

 

 

 PARTE PRIMA

 

Oggi,13 dicembre 2011, si è svolta, applauditissima, la conferenza della Maestra Elena Sibiriu, sull'argomento "Storia dell'opera lirica italiana. Opera del 1700 e del 1800". Questa è la sintesi dell'incontro, corredata di link e approfondimenti.


OPERA SERIA E OPERA BUFFA

Nel teatro musicale europeo il modello italiano propone la distinzione tra opera seria e opera buffa (o comica). Intorno alla metà del ‘700 i due generi appaiono nettamente differenziati.

Le opere del Seicento a Venezia, Roma e Firenze appartenevano alla categoria delle opere serie, quale ne fosse l’argomento. Tra i ruoli secondari di tali opere non mancavano però personaggi comici, né scene buffe.

I librettisti del 700 (Zeno e Metastasio) crearono un nuovo ordine, cancellando ogni impronta comica non coerente con la dignità dell’argomento drammatico: gli operisti e il pubblico mostrarono di gradire la riconquistata unità stilistica dei drammi in musica.
Il comico trovò così spazio in nuove composizioni di teatro musicale, che chiamiamo opere buffe. Alla fine del secolo soppiantarono quasi l’opera seria, grazie al favore del pubblico (Rossini fu costretto a scrivere opere buffe a inizio carriera).

OPERA SERIA passaggi fondamentali nella storia:
a) Dafne di Peri (1589)
b) Codificazione nel Settecento di Metastasio e Scarlatti
c) Riforma di Gluck (1752)

Coerenza complessiva dello spettacolo: l’overture ha funzione di preparare gli spettatori allo specifico evento teatrale, l’orchestra è co-protagonista dell’opera; crea aderenza tra musica e dramma.

I cori e balli si innestano nello spettacolo. L’insieme corale diventa un personaggio che interloquisce con i solisti integrandosi nella vicenda. Gli espressivi balletti ora sono essenziali e non ornamentali.

Il libretto rinuncia ad affollare la vicenda con personaggi minori e non essenziali alla vicenda narrativa per focalizzare l’attenzione sui protagonisti.

La vocalità è subordinata ai contenuti testuali, il cantante è obbligato ad affrontare un altro “tempo” operistico, non più scandito dall’alternanza dell’aria e del recitativo, ma fondato sullo svolgimento narrativo.


d) Tramonto dell’opera seria a forme chiuse a fine Settecento.


CARATTERISTICHE DELL’OPERA SERIA
Per i musicisti dell’epoca, fino a metà Settecento l’opera in musica fu opera seria. L’opera seria mette in scena eroi del mito e della storia antica, simboli di fedeltà, coraggio, clemenza, sacrificio. Venivano rappresentate nelle corti e le occasioni di allestimento sono scandite sul calendario di corte, i libretti sono pieni di allusioni ad alti personaggi. Le voci dei castrati accentuano l’atmosfera mitica e irreale.

Essa rispecchiava i valori della società settecentesca, e obbediva a precise caratteristiche:
1) Era cosmopolita e internazionale
2) Era eseguita nei teatri principali (S. Carlo) con la collaborazione di masse artistiche numerose e qualificate
3) Era suddivisa in 3 atti
4) Aveva trama eroica o tragica
5) Aveva un lieto fine
6) I personaggi si esprimevano in lingua stilisticamente corretta
7) L’esecuzione vocale era affidata a esperti cantanti, di cui si apprezzava il virtuosismo
8) Prevaleva uno stile elaborato, soprattutto nelle arie col da capo
9) I libretti erano scritti da famosi letterati (Zeno, Metastasio).

Vi erano inoltre 2 tipi principali di opera seria:

-          il pasticcio (opera seria su libretto originale, con arie di vari autori)

-          l’azione o festa teatrale (opera ridotta di argomento mitologico con fine agiografico, solitamente usata per ricorrenze reali quali incoronazioni o compleanni: Metastasio ne scrisse una quarantina per la corte viennese).

OPERA COMICA o buffa era il nome che nell’Ottocento fu usato per definire le opere che non trattavano argomenti tragici. Il termine comprende infatti intermezzi (come La serva padrona), opere giocose e sentimentali, commedie per musica, farse in un atto (Gazza ladra) e opere dialettali.

Mette in scena la borghesia o il popolo, nei loro ambienti, con i loro mestieri e la lingua. Gli accadimenti sono comuni, quasi sempre familiari. Il lieto fine era d’obbligo.

CARATTERISTICHE DELL'OPERA COMICA
1) Aveva caratteri tipicamente italiani (non era cosmopolita)
2) Fotografava episodi giornalieri con personaggi locali che parlavano spesso in dialetto
3) Gli interpreti erano semplici attori, dunque il virtuosismo lasciava il posto all’espressività
4) Il numero degli atti variava da 1 (farse) a 2 (intermezzi) a 3 (opere giocose e sentimentali)
5) I primi libretti furono modesti e solo in seguito scritti da professionisti (come Goldoni, autore di 56 libretti comici).

Gradualmente, l’opera buffa salì nella considerazione del pubblico, prima in Italia e poi anche in Francia, con il consenso del movimento enciclopedista, che apprezzò la sua sempicità.
Enorme successo ebbe in particolare la Cecchina, ispirata alla Pamela di Richardson (musicata da Piccinni su libretto di Goldoni), accanto a Il barbiere di Siviglia e Le nozze di Figaro musicate da Hasse, Mozart e Paisiello.

STRUTTURA DELLE OPERE

1) SINFONIA INTRODUTTIVA – unico brano interamente strumentale, in 3 parti (allegro, adagio, presto finale)


2) RECITATIVI – declamazione declamazione intonata, senza ripetizioni né indugi, ma con la necessaria libertà richiesta dal periodare (ritmo libero parlante). Vi erano recitativi semplici (o secchi) sostenuti dagli accordi del direttore d’orchestra che sedeva al clavicembalo per guidare il cantante nella tonalità d’impianto della nuova aria che sarebbe seguita, e recitativi accompagnati (o obbligati) in cui partecipava l’intera orchestra, che dava un maggior apporto drammatico (nonostante avessero come difetto il fatto che il cantante non poteva perseguire un ritmo libero).

3) ARIE – davano sfogo all’abilità virtuosistica (nell’opera seria) o espressiva (nell’opera comica) del cantante. L’aria era una forma melodica composta da 2 frasi musicali regolate sulle strofe del testo, di ritmo e tonalità definite. Esistevano arie semplici, doppie (bipartite), e col da capo (tripartite ABA o ABA’). Esisteva anche un quarto tipo a rondo con una sezione A che si alternava a sezioni B, C, D... ecc contrastanti in tonalità. L’aria più usata era quella col da capo, basata su 2episodi musicali, eseguiti senza interruzione, cui seguiva la ripresa (solitamente variata) del primo episodio, che dava spazio a colorature e improvvisazioni estemporanee.

4) PEZZI D’INSIEME – introdotti per variare le situazioni sceniche. Essi ebbero fortuna nell’opera buffa, per passare solo in seguito anche nella seria.

5) FINALI DI ATTO O DI OPERA – erano i pezzi d’insieme più importanti, in cui i fili della trama venivano tirati per giungere alla conclusione dell’opera. Vi partecipavano tutti i personaggi.

6) ORCHESTRA – un ruolo fondamentale fu acquisito dall’orchestra, che suonava da cima a fondo tranne che nei recitativi secchi. La sua formazione non era diversa da quella attuale: verso la fine del Settecento divenne simile all’orchestra classica. La scrittura orchestrale era studiata in modo da non coprire le voci, ma anche da rendere l’orchestra qualcosa di più di un semplice accompagnamento.

ESEMPIO DI OPERA SERIA – GRISELDA
Opera seria in 3 atti:
1° atto – vi si alternano recitativi e 7 arie (2 cantate da Griselda)
2° atto – vi sono 6 arie e un terzetto conclusivo
3° atto – vi sono 5 arie e un coro finale all’unisono in cui cantano tutti i 6 personaggi.
L’orchestra d’archi è accompagnata dal clavicembalo.

ESEMPIO DI OPERA BUFFA – IL MATRIMONIO SEGRETO
Dramma giocoso in 2 atti:
Ci sono 6 personaggi, 3 maschili e 3 femminili, ognuno dei quali svolge un’aria, per un totale di 6 arie, 3 nel primo e 3 nel secondo tempo. Numerosi i pezzi d’insieme: 5 duetti, 3 terzetti, un quartetto e un quintetto. Nei finali degli atti cantano tutti i 6 personaggi.
L’orchestra comprende archi, fiati, trombe, timpani, e il clavicembalo per il basso continuo.

 
 
 
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