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Un blog creato da Lauridda il 08/02/2006

Il bosco fatato

nelle radure più remote... si nascondo piccoli esseri magici che osservano increduli il passo dell'uomo...

 
 

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LE COSE CHE AMO

- Dipingere la mia stanza con i colori del cielo
- Guardare le stelle tutta la notte
- fare l'amore
- cantare a squarcia gola
- passeggiare a piedi nudi sulla riva del mare....
- leggere un buon libro prima di addormentarmi
- viaggiare con la mente... immaginare nuovi orizzonti
- stare davanti allo specchio e truccarmi accuratamente
- preparare una cena romantica per la persona che amo
- collezionare statuette di folleti fate ed elfi
- scrivere una lettera d'amore
- guardare il mio telefilm preferito mangiando pop-corn e cioccolata
 

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La magia dei suoni

Post n°11 pubblicato il 04 Marzo 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Il suono ha effettivamente un potere immenso: la vibrazione può modificare o trasformare la qualità e la consistenza della sostanza che viene fatta risuonare.
Ogni suono ha un significato e una funzione: alcuni suoni possono rendere la materia più sottile, fluida e malleabile; altri possono riorganizzare o consolidare l'energia cristallizzandola in una forma fisica, altri ancora possono disorganizzarla...

Vediamo qualcuno dei suoni più comuni presenti nella nostra lingua (o comunque in lingue umane!), secondo quanto gli Spiriti della Natura ci suggeriscono:

  • la vocale "U", cantata in maniera prolungata e con voce profonda, rafforza le nostre capacità di sostegno e supporto "dalle fondamenta", e ci connette all'Elemento Terra.
  • La "O", cantata o vocalizzata con voce medio-bassa, è affine all'Elemento Acqua e ci riconduce all'innocenza e alla capacità di meravigliarsi proprie dei bambini, rendendoci più facili all'apertura.
  • La "A", fatta risuonare a livello del plesso solare, attiva gli Elementi Fuoco ed Aria e ci aiuta a trasformare le emozioni pesanti, purificando e aprendo il cuore.
  • La "E" contribuisce a risvegliare in noi la consapevolezza, rendendo più facile l'esercizio della presenza al "qui ed ora".
  • La "I", vocalizzata o cantata immaginando il suono che dalla gola si estende in alto e in basso lungo l'intero asse del corpo (dalla sommità del cranio al perineo, per intenderci, e lungo l'interno delle gambe fino a terra), è un incomparabile aiuto per ottenere un buon allineamento dei piani fisico, mentale, emozionale, energetico.
  • Tra le consonanti, il suono "M" cantato in modo prolungato incentiva i processi di trasformazione, "T" e "L" agiscono sul cuore, "R" tende a disgregare le forme dense, consolidate e cristallizzate, mentre "B" riorganizza le forme stesse; i suoni "F", "PH", "S", "SH", "Z" sono invece associati in qualche modo alla purificazione, al movimento e al passaggio di informazioni.


 
 
 

Il lato oscuro del Regno Feerico

Post n°10 pubblicato il 04 Marzo 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Il Regno Feerico è un vero e proprio "Specchio Incantato" che ha il potere di rimandarci, ingrandite, le caratteristiche negative della nostra personalità, ovvero quello che potremmo definire il nostro "lato oscuro" o "ombra". Questo invita ogni essere umano non tanto alla prudenza quanto alla consapevoleza. Essere consapevoli delle proprie mancanze, dei propri punti deboli, dei propri limiti, è il primo passo necessario per intraprendere il cammino alla ricerca di sè e della spiritualità, cammino che passa attraverso i Regni sottili del dominio Feerico, comunque vengano chiamati.

Ogni essere umano vorrebbe essere e apparire perfetto, e consciamente o inconsciamente tende a proiettare sull'ambiente esterno le cause della propria infelicità o delle proprie difficoltà, quando esse invece sono da ricercarsi innanzitutto all'interno di sè. Per muoversi senza rischi alla ricerca di contatti con la dimensione Feerica occorre innanzitutto muoversi verso se stessi, pronti a riconoscere onestamente - rimuovendo i veli dell'autoinganno - quegli aspetti di sè che per primi si tende a giudicare negativamente, come aspetti non edificanti o che "non fanno onore".
Nascondere tali aspetti a se stessi ed agli altri è come nascondere la testa sotto la sabbia: così facendo non ci si sottrae certo al pericolo, che può invece essere fronteggiato serenamente se ci si accetta per ciò che si è. Solo allora, con gli strumenti del non giudizio, si potrà davvero iniziare a "lavorare con la propria ombra" trasmutando, esperienza dopo esperienza, le proprie mancanze, debolezze e limiti in occasioni di crescita.

Tale processo, metaforicamente affine alla trasmutazione alchemica del Piombo in Oro, è ciò che consente di avvicinarsi alla propria Natura Spirituale affrancandosi da quell'ignoranza che rende schiavi delle proprie reazioni e dei propri automatismi.

Naturalmente, il Regno delle Fate ha una sua "oggettività", ma è molto suscettibile alle interferenze generate da "frequenze emozionali" umane che, se pesanti o violente, sortiscono nel luminoso Regno Feerico lo stesso effetto che sortirebbe stemperare fanghiglia in acqua pura: chi, dopo aver fatto ciò, pretenderebe dunque di specchiarsi (o dissetarsi) in trasparenza?

 
 
 

NEL REGNO DELLE FATE

Post n°8 pubblicato il 24 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Pare che il Regno delle Fate si trovi in una dimensione parallela a quella umana. Secondo alcuni, tale dimensione è affine al piano Astrale, quel piano nel quale secondo la Tradizione Esoterica si manifestano le nostre emozioni e i nostri sentimenti, un piano più sottile di quello materiale tangibile e pertanto più prossimo, dal punto di vista umano, al Regno dello Spirito.

Un'altra caratteristica del piano Astrale, o comunque del piano in cui regnano le Fate, è la sua sensibilità all'intenzionalità conscia e inconscia. Meraviglioso, cangiante, luminosissimo, caratterizzato da paesaggi e dimore di bellezza indescrivibile, il Piano Astrale - quindi il Regno Fatato, o Feerico - può divenire cupo e terrificante alla vista di chi nutre in sè sentimenti violenti o distruttivi. Tale caratteristica consente altresì ai suoi abitanti di cambiare a piacimento forma, sembianze e dimensioni.

Uomini e Fate

In molte leggende, orribili megere si trasformano in dame bellissime e viceversa, per elargire doni meravigliosi o affibbiare castighi memorabili a seconda delle buone o cattive intenzioni e reazioni degli umani da loro avvicinati...
In questa dimensione, invisibile agli occhi della maggior parte degli uomini, gli Esseri Fatati, forse più antichi dell'umanità stessa, si sarebbero ritirati quando le relazioni con gli esseri umani sono degenerate.
Pare che un tempo non troppo lontano fosse possibile intrattenere cordiali rapporti con le creature del Regno Feerico, mentre oggi le difficoltà aumentano con l'aumentare di un certo tipo di "progresso" il quale, purtroppo, sembra danneggiare irreparabilmente la sostanza stessa di cui la dimensione Feerica è costituita.

 
 
 

Il regno FEERICO

Post n°7 pubblicato il 24 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

In realtà pare che vi siano Fate e Fate: esiste dunque una varietà di esseri che risponde a questo nome, i cui esponenti differiscono tra loro nell'aspetto, nelle funzioni e nelle origini. Per intenderci, distingueremo almeno due classi di Esseri denominati "Fate": quelli che alcune tradizioni definiscono gli abitanti del Regno Feerico o Sidhe (antico termine gaelico che si pronuncia più o meno "Shee" in inglese), e gli Spiriti della Natura, in qualche modo subordinati ai primi.

In comune, gli esseri Fatati, a prescindere dalla loro classe di appartenenza, hanno lo strettissimo legame con la Natura, dalla quale dipende la loro stessa sopravvivenza.

Tra le Creature Fatate più evolute troviamo le cosiddette "Buone Signore", le "Fate Madrine", le nobili esponenti del Reame Feerico (dall'inglese "fairy", o "faery" che a sua volta viene da "fae-erie", incantato) che in molte fiabe o leggende soccorrono il genere umano, donando tesori e conoscenza ai puri di cuore o ai coraggiosi che dimostrano di meritarlo e, in genere, castigando quanti hanno mostrato grettezza o povertà di sentimenti. Talvolta esse vivono emozionanti storie d'amore con gli esseri umani e, seppur raramente, si uniscono perfino in matrimonio con essi.

 
 
 

Incontri con il piccolo popolo

Post n°6 pubblicato il 11 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Anche nell'era moderna, in cui scienza e tecnologia hanno visibilmente  preso il sopravvento su superstizione e irrazionalità, le persone continuano a vedere il Piccolo Popolo, e il Piccolo Popolo continua a danzare.

Solo con la purezza nel cuore, con ferma volontà e scintillante fantasia sarete accettati nel Regno di Luce. Per prepararci a questo passo è utile tener conto che vi sono giorni e ore particolari, i quali sono d'aiuto ai mortali che cercano il Regno delle Luce. Questi giorni e queste ore sono intrisi di vibrazioni magiche che assottigliano il velo tessuto tra il nostro mondo e il loro, dalla nostra propensione ad aggrapparci alle cose materiali. Se intendete fare di questi giorni e ore  fatati un uso pratico troverete utile celebrarli con una preghiera rituale alle divinità correlata alla vita delle fate, come ad esempio Pan, il dio con le corna, il guardiano spirituale delle fate nel suo aspetto maschile e i tre volti della della natura, ossia Diana, Artemide e Aradia. Accendete una candela per intonare la vostra preghiera; potete scegliere le parole che desiderate, ma ricordate di mantenere un atteggiamento rispettoso e di formulare chiaramente nel cuore, nella mente e con le parole la vostra richiesta di sviluppare la vista sottile. Tuttavia, pur se all'inizio esse sono portate agli scherzi e magari mentre le cercate vi condurranno in un'allegra danza, è importante non farsi mai prendere dall'esasperazione o dallo sconforto. Le fate sono un popolo antico e saggio; esse metteranno alla prova, anche in modo severo, il vostro senso dell'umorismo e la vostra buona volontà. Non si riveleranno mai a uomini di cattiva fede, con un brutto carattere o meschini, ne concederanno ad essi la loro amicizia o dei favori: pertanto, se avete avuto una pessima giornata, rimandate la vostra ricerca a quando vi sentirete meglio, e non prendetevela per i loro scherzi, altrimenti non sarete in grado di sviluppare la vista sottile. Oltre al seguente elenco di date, per comunicare con le fate sono propizi i giorni e le vigilie (la sera) soprattutto la notte del cinque gennaio, festa celtica di S. Ceera. La cosa piu importante e interessante è il collegare alla nostra percezione  conoscenza di quel regno, i nomi di questi numi tutelali sono greci, ma essi appaiono anche nella mitologia celtica nelle sembianze di Ahrianrad, la dea delle stelle, o Brigit la dea della luna, e la regina Aine (pronuncia "Oni"), la dea delle fate.

 
 
 

Le fate in Italia

Post n°5 pubblicato il 10 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Italia, una magica terra decisamente apprezzata dagli spiriti della natura e in particolare dalle Signore del Cielo.

Numerosissime sono ad esempio le località dedicate alle Fate - ricche dunque di leggende associate al luogo stesso - come valli, monti, grotte, buche, massi, boschi, pozzi, torrenti, cascate, laghi e altri luoghi legati alle acque.

Secondo una leggenda raccontata dai montanari di Catenaia di Casentino, in un punto alto della montagna detto il Cardetto, si trova una grotta nella quale si ritiene abitino le Fate. Una di esse si innamorò un giorno di un giovane contadino che lavorava la terra in una campo vicino, il quale non rimase insensibile al fascino della bella creatura, ricambiandone appassionatamente i sentimenti; ma per un crudele incantesimo la Fata diveniva una splendida fanciulla per soli tre giorni e per altri tre un grosso serpente. Così quando il ragazzo scavava il solco con l'aiuto dei buoi, lei vi strisciava all'interno, per restargli vicino. Accadde dopo un po' di tempo che il giovane dovette allontanarsi per qualche giorno, per cui incaricò fratello di continuare i lavori, raccomandandogli di non temere, soprattutto, non molestare l'innocuo serpente che ormai per abitudine seguiva la terra scavata dietro l'aratro. Inizialmente il fratello lasciò che il serpente lo seguisse tranquillamente, ma l'ultimo giorno il rettile si accorse che non aveva davanti a se l'innamorato bensì un'altra persona, e sdegnato alzò la testa e spalancò le fauci minacciosamente nei confronti dell'agricoltore, il quale, spaventato, reagì colpendo violentemente l'animale, che fuggì e scomparve... Quando il fratello ritornò e fu informato dell'accaduto, cercò invano disperatamente per molto tempo di far tornare l'amata fata, chiamandola e implorandola senza pace, ma lei non apparve mai più. Allora lui, con il cuore spezzato, decise di rimanerle fedele per tutta la vita, e volle infine che la morte lo cogliesse nel sonno, davanti alla grotta dove l'aveva conosciuta, per ritrovarla e amarla ancora e per sempre nel cielo delle Fate...

Si narra inoltre che anche il lago di Subiolo, in Valstagna, sia un luogo abitato da Fate e da altri spiriti che nottetempo si manifestano con lamenti, grida e sibili inquietanti; pare tra l'altro che lo stesso nome del lago derivi da questi strani rumori, simili al suono dello zufolo, detto in dialetto locale subio. Il seguente è uno dei racconti più interessanti raccolti nella zona: un giovane falegname ritornava una sera sul tardi alla sua casa vicina al ponte Subiolo, dopo aver fatto visita alla fidanzata, quando si sentì ripetutamente chiamare per nome... Con sgomento si accorse allora alla luce dei raggi lunari che un gruppo di Fate danzava sulle acque del lago! Vieni con noi - gli dicevano - tu non hai mai provato la felicità che ti offriamo, vieni a danzare con noi finché splende la luna... No, no - rispose il giovane terrorizzato - laggiù c'è l'acqua e se scendo annegherò. Hai paura? - Gli chiesero le Fate ridendo - allora guarda, l'acqua è sparita vieni! Infatti anche i sassolini del fondo erano asciutti e i massi rivestiti di muschio porgevano il soffice divano alle Fate. No, no! - ripetè il giovane, ma come soggiogato non poteva staccarsi dal parapetto del ponte - Non vuoi? - le Fate ripresero - ebbene perché tu abbia a ricordarti di noi, t'offriamo una grazia: chiedi! Ed egli tremante domandò: Che io possa con le mie mani eseguire qualunque lavoro d'intaglio. Concessa - si sentì rispondere - ma non sarai mai ricco! Alla mente del falegname balenò forse l'idea di opere grandiose, l'artista ebbe forse la sua prima visione. Intanto l'acqua tornava ad uscire impetuosa e spumeggiante da laghetto, stormivano per il vento le fronde dei faggi e la montagna proiettava l'ombra sua immobile, poiché la luna era calata dietro la cima. Le Fate erano sparite. Da quel giorno il giovane falegname realizzò opere in legno meravigliose e di rara bellezza per tutte le chiese del paese e di altri villaggi vicini, ma morì povero come era vissuto e come gli avevano predetto le Fate...

Anche in Val d'Aosta è presente una Dama Bianca, una bella ed amabile Fata benefica che appare con lunghe vesti bianche nei prati, sulle alture, ai margini dei boschi. In particolare, protegge gli abitanti di Issime e se proprio non le è possibile evitare sventure o disgrazie, cerca di avvisare pastori e paesani con lamenti e grida acuti e prolungati. Altre dame bianche sono segnalate sul Monte Bianco, sul Monte Rosa e in varie altre località delle Alpi. E a proposito di Alpi, non possiamo dimenticare che secondo una poetica leggenda biellese le magnifiche stelle alpine, che ostentano la loro fragile grazia sull'orlo di insidiosi crepacci, ebbero origine dalle lacrime di una Fata innamoratasi di un mortale

Sempre in Toscana, a Soraggio, le Fate risultano specializzate, come molte loro colleghe italiane ed europee, nel fare il bucato sulle rive del fiume, dove poi stendono accuratamente i panni ad asciugare al sole, ma solo durante l'estate; in inverno infatti si ritirano nelle tane degli orsi o nelle grotte dette Buche delle Fate (il territorio ne comprende almeno tre), a tessere e filare. Quanto a distrazioni amano riunirsi nelle magiche notti di luna piena assieme ad altre colleghe a Pratofiorito, uno dei prati più belli del mondo, a 1.300 m. sopra Bagni di Lucca, per scatenarsi in feste e danze gioiose.

Per concludere, aggiungiamo che le Fate non risultano sempre e soltanto legate a zone particolarmente suggestive e misteriose della natura, o ad antichi castelli e rovine, ma anche a semplici abitazioni. Una consolidata tradizione, nota soprattutto nelle regioni del sud, ci conferma infatti che ogni casa possiede una propria Fata, la quale ama manifestarsi in vario modo, ovviamente secondo i meriti di coloro che vi abitano, proteggendo o aiutando la famiglia perfino con interventi ultraterreni.
Questa italica Fata della dimora appare periodicamente in occasione di avvenimenti di rilievo o per salutare coloro che credono o confidano nei suoi benefici poteri, ma si allontana o scompare per sempre quando all'interno della casa si verificano fatti di sangue o di grave violenza.

Dobbiamo infine segnalare un gruppo di Fate particolari, conosciute col nome di Sibille in tutte le regioni della catena appenninica. Da un libro di Dario Spada traiamo le seguenti informazioni:
La sibilla dell'Appennino si identifica in Cibele, la nota divinità mitologia. Ai tempi di Virgilio il monte della Sibilla, consacrato alla Gran Madre (Cibele), si chiamava Tetrica e oggi quella cima è stata identificata con quella del monte Vettore dov'è situata la grotta della Sibilla a 2.175 m di altezza nel territorio di Norcia (Perugia). Parimenti, la catena dei monti sibillini prende il nome proprio dalla Sibilla a dimostrazione di come sia popolare questo personaggio. Si racconta che una volta alle falde del monte Vettore, c'era un paese dal nome ridente, Colfiorito; i suoi abitanti erano spesso visitati dalle Fate che abitavano sulle montagne le quali insegnavano alle donne cose utili e agli uomini il ballo. Un brutto giorno però le amabili creature furono scacciate da Colfiorito e ricorsero alla loro regina, la Sibilla, la quale provocò una grande caduta di massi e di detriti tanto che il borgo scomparve sotto la frana. In genere però le Sibille sono Fate belle e buone e non disdegnano di mescolarsi con la gente comune; spesso lavorano su telai d'oro e insegnano l'arte della tessitura e della filatura ai mortali. Alcune volte si divertono ad ammaliare i baldi giovanotti spingendoli alla lussuria e alla perdizione. Naturalmente tutte costoro sono abili nella divinazione...

 
 
 

I cerchi delle fate

Post n°4 pubblicato il 10 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Le Fate e gli Elfi musicisti possiedono un'abilità magica e suonano una gran varietà di strumenti come il violino, l'arpa, il cembalo e lo scacciapensieri. Molte arie e canzoni note in tutto il mondo traggono origine dal Regno delle Fate: il motivo di Londonderry è una di queste. Danzano spesso sull'erba in ridde chiamate 'Cerchi delle fate'. Si sa che le melodie delle Fate sono belle e tristi e allo stesso tempo selvagge e capricciose, e che esercitano un fascino fatale che può trascinare l'uomo che passi di lì verso il cerchio che, come i baci, il cibo e le bevande delle Fate, può ridurlo in schiavitù eterna nel loro mondo. Se un essere umano entra nel cerchio è obbligato a unirsi ai saltelli forsennati di queste creature; può sembrare che la danza duri un minuto, un'ora o una notte intera, ma in realtà la durata normale, rapportata al nostro tempo, è di sette anni o più. Lo sventurato prigioniero può essere salvato da un amico che, tenuto da altri per la giacca, segua la musica, allunghi le mani dentro il cerchio tenendo un piede fuori e afferri così il danzatore.
Le Fate frequentano e vivono in tutti i luoghi naturali come rocce, fonti, boschi e soprattutto i cespugli di biancospino: alberi di biancospino su una collina sono indizio sicuro della presenza delle Fate. E' chiaro che non si può invadere o dissacrare per futili motivi il luogo scelto dalle Fate per vivere: è imprudente chi decide di costruire sul terreno delle Fate; infatti questo piccolo popolo è capacissimo di spostare case, chiese e addirittura castelli se ne contesta la posizione. Le case incautamente costruite lungo un sentiero delle Fate vengono disturbate.
Esistono vari tipi di fate. Nell'aria dimorano le SILFIDI, amanti delle scienze, sottili, officiose con i saggi, nemiche degli sciocchi e degli ignoranti; nelle acque dimorano le ONDINE, bellissime fanciulle generalmente malefiche, che si offrono di condurre i viaggiatori attraverso le brume, le paludi e le foreste, ma poi li sperdono e li annegano;anche le GLAISTIG non sono da meno, infatti la loro natura ambivalente le porta ad essere dolci e gentili con vecchi e bambini, ma malvagie e terribili con gli uomini che si lasciano sedurre dal loro aspetto.

 
 
 

...Il regno delle fate...

Post n°3 pubblicato il 08 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Circondato da nebbie sottili o illuminato dalla tenue luce del crepuscolo, il Regno delle Fate sfugge continuamente ad ogni definizione possibile, più vicino di un soffio, più lontano di quanto si possa immaginare, appare riflesso in una goccia d'acqua per poi scomparire nel tempo di un respiro. Chi o che cosa sono le fate? La tradizione popolare ci riporta un ampio repertorio relativo a questi esseri incredibili. Ogni roccia, lago e fonte montana recano i loro nomi; molto spesso la loro presenza è legata alle acque, alla fertilità dei luoghi e guai ai contadini che hanno osato deviarne la corrente o incanalarne il flusso. Di certo possiamo dire che queste creature difendono con grande tenacia ciò che è affidato alle loro cure, sia esso un albero, un animale o un luogo e la loro vendetta è implacabile.
Le fate sono dunque esseri capaci di amore ma anche di una collera molto forte e repentina. Perciò sentiamo spesso dire che non sono né buone né cattive, questo un po' a scapito delle fiabe che le vogliono sempre vestite di azzurro, con la bacchetta magica e un dolce sorriso ...

 
 
 

...Le fate...

Post n°1 pubblicato il 08 Febbraio 2006 da Lauridda
Foto di Lauridda

Il Regno delle Fate
Dove si trova il regno delle Fate?
A volte appena sopra l'orizzonte, a volte sotto i nostri piedi.
In ogni paese del mondo c'è un regno delle Fate; quindi ci sono Fate italiane, Fate americane, Fate francesi, Fate russe, Fate inglesi etc.etc.
Nel Galles pensano che il regno delle Fate si trovi in un'isola, nel canale di San Giorgio, al largo della costa del Pembrokeshire.
Gli Irlandesi chiamarono Hy Breasail l'isola fantasma che, secondo loro, si trovava ad ovest e che secondo loro accoglieva il regno delle Fate.
Mentre per i britannici l'isola fantastica è l'isola di Man.
Ma la più famosa delle isole magiche è senz'altro l'isola di Avalon. Il leggendario Re Artù si dice vi sia stato incoronato e che in seguito, ferito a morte, vi sia stato portato per essere curato da quattro Regine delle Fate, e che il suo corpo immerso in un magico sonno sia nascosto nel cuore di una collina dell'isola.
Il Regno delle fate può svelarsi all'improvviso in qualsiasi luogo, luminoso e scintillante, e sparire con la stessa rapidità.
Terrapieni, forti e colli antichi sono le altre dimore tradizionali delle Fate, e a riprova di ciò, la parola gaelica che indica le Fate è Sidhe, che significa popolo delle colline.
Le pareti delle caverne scelte dalle Fate per dimora, trasudano gocce dorate. Ogni collina ha il suo Re e la sua Regina; di solito, però, sono legati da un vincolo di fedeltà a un Gran Re, dei quali il più conosciuto, l' "Oberon " dei poemi cavallereschi medievali, deve la sua bassa statura ad una maledizione che gli fu lanciata durante il battesimo.
Le isole non sono tutte uguali, alcune galleggiano sull'acqua, altre sono appena sotto la superficie e spuntano solo di notte, oppure una sola volta ogni sette anni. O ancora, parecchi metri sotto l'acqua, ma solo in apparenza, la zona dove sorge l'isola è completamente asciutta, ma circondata da un muro d'acqua a mò di scogliera.
Al largo della costa del Galles, si dice che a volte si possano scorgere i " Verdi Prati dell'Incanto ", una terra che si intravede appena sotto la superficie del mare, ricoperta di alberi e fiori ed erba, fra gli steli e i fili nuotano i pesci.
Molti laghi del Galles proteggono dal mondo esterno le dimore delle fate, nascondendole alla vista degli esseri umani.
Oppure, come nel caso della Dama del Lago, la superficie d'acqua è solo un'illusione creata per proteggere da occhi estranei l'ingresso della propria dimora.

 
 
 
 

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