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Nuove dall'Erdigheta

Post n°78 pubblicato il 29 Settembre 2009 da a.benassi

Buongiorno a tutti. Il fine settimana passato siamo tornati, Paolo Turrini,
Luigi Russo ed io ad esplorare all'erdigheta, Ramo Matrix. Vi riporto una
relazione dell'uscita.
ciao,
Valerio

Come ci è venuto in mente dopo un'estate passata a pozzo della neve ad andare
all'Erdigheta non me lo spiego proprio. Posso solo dire che passare in una sola
settimana da Cul di Bove ai meandri tipicamente laziali dell'Erdigheta è
un'esperienze devastante nel fisico e nel morale. L'idea di tornare
all'Erdigheta è di Andrea Benassi e Paolo Turrini, le cui strane idee ormai
abbiamo incominciato tutti a conoscere. L'idea in particolar modo è di andare a
dare un'occhiata al punto dove finisce il meandro Matrix dove Marco Taverniti ed
io ci fermammo ben 7 anni fa. Quel giorno per noi un passaggio basso allagato
con una spanna d'aria poteva assomigliare molto bene ad un fondo. Il ramo Matrix
costituisce uno dei due rami in cui si divide la grotta, e si sviluppa in
direzione nord-est verso Pian della Faggeta, e pur non raggiungendo la
profondità e l'imponenza (sempre per standard laziali) dell'altro ramo ha la
particolarità che il suo fondo è il punto in pianta più distante dall'ingresso
ed è localizzato sulla carta topografica oltre la cresta del versante che
degrada verso Pian della Faggeta.
All'inizio dell'estate promettemmo di tornarci, ma in fondo speravo che la
promessa venisse dimenticata tra i larghi ed asciutti meandri matesini. Invece
settembre è arrivato e Paolo e Luigi Russo aizzati da Andrea bloccato a casa da
un infortunio sono tornati alla carica obbligandomi a mantenere la promessa.
Così sabato notte ci ritroviamo tutti e tre davanti allo pseudosifone. Il fango
è tanto, l'acqua non si capisce quanto sia profonda e purtroppo manca quel getto
d'aria che spegneva le carburo 7 anni fa. Paolo è l'unico con la muta. Infatti
la mia idea è quella di passare il sifone con calzamaglia e maglietta. L'idea
che mi sembrava furbissima a casa mentre facevo il materiale ora, al momento di
immergersi in acqua, diventava ogni minuto meno furba. Naturalmente avevo
convinto anche Luigi della furbizia dell'idea. Grazie all'esperienza acquatica
di Paolo riusciamo a convincerlo a mettersi la muta per andare a vedere che c'è
oltre il primo tratto allagato. Lui passa, senza troppi lamenti, e si allontana
dalla nostra vista immergendosi nel fango. Torna dopo qualche minuto urlando. La
grotta si allarga e si è fermato su un pozzo. Bellissimo! Pensiamo. Bruttissimo!
Pensiamo un secondo dopo guardando le nostre mute improvvisate. Non c'è scelta,
ci vestiamo, e ci buttiamo nell'acqua. Il sifone è un tratto rettilineo basso ma
largo 1-1,5 lungo circa 20 metri, con la volta che si abbassa due volte ad una
distanza di 20 cm dal pelo d'acqua. Ci troviamo tutti e tre dall'altra parte.
Il bagno non è stato così sgradevole, l'acqua non è fredda e siamo riusciti a
bagnarci non totalmente. Ma il problema come si dice non è il volo, ma
l'atterraggio. Infatti togliersi la roba bagnata, mettere quella asciutta, tuta
e attrezzi in un meandro pieno di fango senza un posto in piano dove mettere i
piedi, è stata la parte più noiosa e ci ha preso tantissimo tempo. Dopo circa
tre ore da quando siamo arrivati davanti al sifone siamo pronti per iniziare
questa esplorazione tanto voluta. Abbiamo trapano, 80/90 metri di corde, e 15
attacchi. Inizia ad armare Paolo, e subito ci accorgiamo che la grotta è
diventata più larga, e più verticale. L'ambiente è sempre quello di prima, un
meandro che ogni tanto si allarga in brevi pozzetti, ma tutti ampi, rotondi e
lisci. In breve finiamo corda e attacchi, e ci fermiamo davanti l'ennesimo
saltino, di circa 4 metri. Sono le sette del mattino, mangiamo qualcosa e
iniziamo a rilevare. Alle 12 siamo alla sala del (quasi)campo, dopo aver
ripassato il sifone e dopo il noioso cambio di vestiti, che adesso assomigliano
a delle palle omogenee di fango. Mangiamo qualcosa di caldo, e dopo un'ora
iniziamo il lento ritorno verso l'uscita attraverso meandri sempre uguali e
sempre stretti.
Alle 19 siamo fuori per goderci l'ultima luce del giorno. I lividi e i dolori
sparsi ci suggeriscono che la settimana prossima non saremo qui ad esplorare, ma
chi sa, magari una volta svanito l'ultimo livido c'è anche la possibilità che
torni la voglia di rinfilarsi qui dentro.
Note: Abbiamo rilevato 200 metri lineari, per una profondità tra 50/70 metri. La
circolazione d'aria era scarsissima in tutta la grotta, ma il comportamento era
quello invernale, con l'aria che entrava.

Rilievo

 
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