Creato da Lindaluna il 05/03/2008

Madreperla salata

le maree

 

 

Murales (seconda parte)

Post n°12 pubblicato il 26 Febbraio 2013 da Lindaluna
Foto di Lindaluna

 

MMM...forse hai ragione, mia cara ispirazione. Ultimamente pensavo solo a Lui, anche i miei disegni (sono illustratrice di libri) erano un pò monotoni..

'Solo??' chiede esasperata la bianca borchiata 'Il libro di cucina...l'editore ti aveva chiesto di illustrare la zuppa di cozze e vongole, non di disegnare Lui mentre la mangia sensuale'

Eh vabbè, ora esagera..che ci posso fare se sono innamorata?

'No tu sei fissata, è diverso'

E fa il broncio.

Cado in ginocchio, melodrammatica

'Lo amo!!! Fa parte di me...'

Mi solleva il mento comprensiva

'Hai bisogno di purificare la tua mente'

'SIII'

Vedo una vasca sullo sfondo, grande, a forma di lampadina.

'Cosa?' direte voi...Lo giuro.

E' un'enorme lampadina accesa..ma c'è acqua dentro.

'Devo entrare lì dentro?'tentenno. Insomma, tutti sanno che elettricità e acqua non vanno d'accordo.

'Questo non è mica il mondo normale!'dice lei 'Ricordati che io sono la tua ispirazione e sei entrata in un muro attraverso un murales'

'Già' ammetto mesta

'Quindi entra nella lampadina'

'Ma come..' m'interrompo.

Qua nulla è razionale, è un racconto surreale quindi anche voi che leggete vi aspettate qualsiasi cosa..non è questo il bello?

Chiudo gli occhi e mi trovo nella lampadina.

Adesso sono luminescente e l'acqua è tiepida, piacevole..come..come..

'Come il grembo materno' mi suggerite voi

'Vero. Sono nuda e fluttuo nella lampadina piena d'acqua tiepida, mi lascio trasportare, i movimenti sono lenti e rallentati. La luce però è forte, ma non abbagliante'

Basta. Devo rinascere. E' questo il senso della storia?

Si. Rinascere illuminata da una nuova conoscenza, quella del mondo, di te stessa e del tempo...perchè è il tempo il vero problema, e poi ricordati che hai il Suo viso' Suggerisce la mia ispirazione

Che sta diventando rossa.

Cioè ha un vestito rosso fuoco adesso, non più bianco.

'sei tu che mi scaldi coi tuoi pensieri'dice sospirando.

Strano. 

Lui non centra.

Il liquido dentro alla lampadina però è un pò troppo caldo

'Ehm..mi faresti uscire?'

Lecca il vetro , mi dice.

Lo so, state ridendo, ma vorrei vedere voi in una lampadina piena d'acqua dentro ad un muro con la vostra ispirazione che vi ansima davanti.

Ma sono obbediente e lecco il vetro, che si scioglie come zucchero filato.

Mmm, buono.

Insomma, esco dalla lampadina nuda e cruda, l'ombra del mio naso si riduce, la vedo guardandomelo incrociando gli occhi.

'Il mio naso..'

'ecco, il naso è tornato il tuo, il resto è ancora il suo viso'

Spero non ci siano specchi, devo essere tipo creatura mitologica..un disastro.

'Cosa devo fare per recuperare la mia..identità?'

''Capire che Lui non è come tu lo hai idealizzato. E' un'uomo come tanti, anzi forse più egoista e furbo'

'Ma è quello che mi piace di lui..'

'perchè fondamentalmente sei stronza uguale'

Uff..avete mai avuto un'ispirazione che vi insulta?

Nooo, dite voi, non perdiamo tempo con queste sciocchezze.

(continua)

 

 

 
 
 

MURALES PRIMA PARTE

Post n°11 pubblicato il 25 Febbraio 2013 da Lindaluna
Foto di Lindaluna

Ti aspettavo.

Ultimamente non mi sembra di aver fatto altro.

Aspettarti.

Inutile.

Tempo sprecato, buttato via, gettato nella differenziata, però.

Bidone Illusioni.

Che noia! direte voi! Verissimo, ma ineluttabile.

Mi stroppiccio gli occhi e il viso con le mani sperando di ottenere alla fine un viso da top model argentina, sapete quel tipo di labbra carnose che con una smorfia stendono in un potente orgasmo centinaia di ammiratori ?

Ecco, niente da fare. Sono io, europea pallida e stanca.

Si avvicina un tipo' Cosa aspetta? Il diretto Per bologna è passato o è in ritardo?' 

Ma perchè la gente non mette uno 'scusi' davanti ad una frase del genere? Non sono una capostazione, e anche se lo fossi, un pò di rispetto!

'Aspetto uno stronzo!' gli rispondo, e mi alzo mentre il tipo indietreggia scandalizzato.

Non è giornata, amico.

Scendo le scale, proseguo nel sottopassaggio squallido della stazione, squallido come i miei pensieri.

Avete mai dedicato ogni pensiero di una giornata ad uno stronzo che non vi considera di striscio?

Nooo?? Fortunelli.

Siii??Sapete che sto parlando di una tortura tremenda.

In verità LUI non è altro che una persona che io sento affine a me e invece, per scelte di vita sue, neppure troppo contestabili, è lontanissimo. 

Non mi ama, punto. Non è colpa sua.

Insomma, da certe situazioni sentimentali bisogna difendersi, direte voi.

Sono consentite nell'adolescenza, poi dobbiamo costruire muri e armarci fino ai denti.

'Il problema è che tu hai la sindrome di Peter Pan' mi ha detto ieri una cara amica.

Che poi si è lasciata andare su problemi suoi di conduzione famigliare, silenziosi sopprusi e raggiri beautyfulleschi che mi hanno ammutolita.

Preferisco i miei sopprusi mentali, preferisco le delusioni costanti dal sapore della battaglia piuttosto che una resa convenzionale.

Osservo distratta i murales sul muro, colorati e confusi..

C'è il disegno di una porta rossa con spessi contorni blu che si muove..

Eh?

Mi blocco, le persone che avevo dietro incespicano sui piedi e mi maledicono.

Fisso la porta disegnata che lentamente si apre.

Subito mi guardo in giro, qualcuno la vede? Nessuno si ferma.

Fermo una ragazza 'Non ho spiccioli' sussurra' NO, non voglio soldi. La vedi anche tu quella porta che si apre?' chiedo senza fiato.

Guarda distratta il murales 'cambia pusher, gioia' e se ne va.

Cavolo, la porta si sta proprio aprendo! E nessuno se ne accorge.

Dietro una luce bianca, invitante.

'Cosa faccio'

Scappa! suggerite voi, vi sento.

Entro. Cosa ho da perdere qui? Uno stronzo che non mi vuole e un lavoro saltuario , pieno di difficoltà.

Il muro mi inghiotte, un secondo..non era successo già ad Harry Potter?Ora mi troverò su un trenino carino che mi porterà ad una scuola di magia.

Suvvia cara!Non sei più una ragazzina. 

Però il muro si è aperto e io sono entrata. Qua tutto è bianchissimo, pieno di luce, anzi, troppo. La verità è non ci vedo un tubo.

Inciampo in qualcosa ma è tutto talmente abbagliante che non capisco di cosa si tratta.

'Sei tu!' mi dice la dolce signora vestita di borchie bianche, molto sexy, che mi viene incontro.

'C..Come?' 

'La cosa nella quale sei inciampata sei tu, sono i tuoi desideri.'

Oddio no, Lui no, per favore, non qui.

'Non Lui, Tu ho detto' alza un pochino la voce..beh, ha perso un pò di dolcezza ma rimane molto sexy.

Mi tende una mano guantata di raso bianco, la afferro senza pensarci

'Vedi?

Mi vedo raggomitolata per terra, ma ho il Suo viso. Cioè il viso di lui. Sono un mostro.

'Oh mamma.'

'No cara, non sono tua madre, ma la tua ispirazione, mi hai fruantumato le ovaie con 'sto stronzo, abbiamo bisogno di altro, io e te' e mi strizza l'occhio. 

Pirima parte

 

 

 

 
 
 

La Superba

Post n°10 pubblicato il 17 Settembre 2010 da Lindaluna

Maria!

si volta velocemente verso l'ombra che la chiama

pallida nell oscuro vicolo genovese bagnata di pioggia

lucidi sassi scuri

alte le case nei carrugi strette come donne tese

a non far veder la loro tela

Pablo, grandi occhi e rughe di chi si è bruciato al calore del sole

e ghiacciato dal cristallo della neve, amico e sostenitore

perchè un amico è fondamentale per non affondare durante la mareggiata

è un muro di pietra che protegge dai venti.

Maria nome di purezza,

dolce e trasparente

'bella, il tuo ultimo cliente era un bel tipo davvero, l'hai fatto almeno pagare!'

ammicca ironico

'valà, torna nella tana che tra poco piove'

ride Maria

un fiore nato tra le fratture di una roccia ripida ha profumi e colori più intensi di un fiore cresciuto in serra, coccolato  e curato

 C'è un Ombra sopra i tetti, minacciosa di pioggia colora di scuro muri pezzati di vecchio

tira fuori l'ombrellino rosso Maria

che la sera è lunga

'non ti sarai innamorata, non puoi!' urla Pablo prima di fuggire nella tana remota

'l'amore è la fede per i poveri amico mio'

'si, ma il suo prezzo è superiore delle indulgenze'

Un lampo vivido illumina una facciata con schianto che muove le vecchie tegole

Superba Maria cammina

felice di un lampo nel cuore

a scaldarlo come scarica elettrica, elettrica l'aria

nude le cosce che ipocriti e moralisti osservano

con rimprovero nei loro occhi spenti e impoveriti

Felice cammina alti i tacchi improbabili sul lastricato scivoloso

col sorriso splendido che illumina solo i  visi

di chi ha davvero sofferto.

Giorgia,17.9.2010

 

 

 

 

 

 
 
 

SCARLETT

Post n°9 pubblicato il 25 Maggio 2009 da Lindaluna

SCARLETT

Avete mai guardato la linea precisa di un orizzonte senza socchiudere gli occhi e senza permettere alla vostra mente di spaziare? se si, avete la mia stima,io non riesco.

E anche Scarlett, quel mattino sull'isola di Ski, dopo una notte insonne a tentare di scrivere due squallide righe in camera del B&B, si trovava così, sulla spiaggia grigia di una baia incontaminata, a guardare persa l' orizzonte grigio di un mare altrettanto grigio, all'alba.

La sua esuberanza, ad un occhio attento, si esprimeva nel movimento nervoso delle dita, e dai numerosi sospiri che uscivano dal suo petto.

Era venuta lì, da sola, aveva abbandonato la sua amata Londra, la vitalità, il caos e il sushi, per tentare di scrivere.

Dove di meglio della Baia di Talisker, sull'isola di Ski trovare la concentrazione?

Tra l'altro l'aroma di malto emanato dalla fabbrica dell'omonimo whisky si diffondeva sulle sponde vicino al suo b&b, le dava talvolta alla testa.

Scarlett era esuberante e la solitudine la spegneva, se ne accorse proprio quella mattina.

E sospirò.

Ormai aveva pagato la stanza, sarebbe dovuta restare.

E il suo romanzo alla Bridget Jones non progrediva, si accorse che la situazione era troppo solitaria per ispirarle situazioni tragicomiche.

Ma la casa editrice la pressava, e rischiava di perdere anche questo lavoro, non poteva permetterselo.

si guardò attorno febbrilmente cercando appigli al suo sguardo e alla sua ispirazione che invece scivolò spenta su un mare calmo, odoroso di sale e malto, su un cielo livido di alba...e il silenzio!

Ah le festicciole con le amiche(pochissime ma ottime) con le quali tirava l'alba nei locali e nei pub!!ah la leggerezza del dopo lavoro, quando tutto era concesso! a quel paese la calma, la tranquillità, la non civiltà!!

Si coricò, sconsolata, lo sguardo passò dal mare al cielo ei suoi occhi verdi combattivi come quelli di una gatta lentamente si chiusero, lasciarono posto al torpore che assale chi è insonne.

E dal grigio di una pallida nube emerse uno sguardo preciso.

Due occhi di uomo, azzurri come un mare norvegese e altrettanto lontani e freddi la lasciarono senza fiato.

Si trovava in un campo caldo e polveroso, aveva un abitino di cotone sporco e bagnato di sudore appiccicato addosso e scappava, correva verso la sua casa in cima ad una collina bruciacchiata dal calore.

Sapeva esattamente chi era e dove si trovava.

E chi stava cercando.

Voleva il refrigerio di due occhi azzurri e freddi.

Gli occhi di Ashley. Lo incontrò sul porticato, la guardò stupito dall'alto della sua freddezza:

'dove corri, cara? da chi scappi?'

'Oh Ashley! 'lo abbracciò,sentì l'ondata d'amore , ma, come sempre, lui mantenne le distanze.:

'Oh', eslamò lei esasperata 'sempre con questo modo di fare! hai paura di toccarmi? ti ispiro così tanta repulsione? sono disperata.

Non c'è nulla, nulla da mangiare! cosa daremo a tua moglie? e alle mie sorelle inette?'

'non parlare così di loro! non meritano il tuo disprezzo'

'non cercare questioni d'onore in questo momento..li senti i crampi della fame?'

'non è bello parlare di questo ' la rimproverò altezzoso

'e allora crepa!!' girò sui tacchi e scese di corsa gli scalini, col magone in gola.

Lacrime le scesero sulle guance impolverate...la rabbia la soffocava.

come poteva essere così legato al passato, alle convenienze, quando la guerra si era portata via tutto il loro mondo e li aveva lasciati senza cibo, con la loro terra rossa da risanare e senza nessuno per coltivarla?

Lo stomaco reclamava cibo, e un'odio sordo per chi aveva deciso il loro destino la invase.

Li avrebbe schiacciati, li avrebbe vinti.

lei, una povera, piccola gatta abituata alla bella vita, si sarebbe rimboccata le maniche e avrebbe lottato per la sua famiglia.

E a quel paese l'onore!! sentì, con sorpresa che l'amore per Ashley, eterno e mai vinto, stava scemando.

Come poteva amare un'uomo capace solo di parlare d'onore in momenti come questi? se solo fosse stato vivo suo padre!

'ah, papà' sospirò.

ma nessuno venne in suo aiuto.

era sola, stavolta, e doveva pensare a tutti lei, perchè era la sola senza scrupoli, e talvolta la gente senza scrupoli deve farsi carico di chi ne ha, per non lasciarli morire di fame.

Lentamente si chinò a raccogliere una radice, la pulì dalla terra e la mangiò...e mentre si saziava sentiva lacrime di umiliazione e rabbia.

Si alzò e si avviò verso casa, a testa china, pensando a chi avrebbe potuto chiedere soldi per comprare i semi da piantare e per pagare le tasse di casa.

Un sorriso tornò sulle belle labbra screpolate.

Sapeva chi avrebbe potuto aiutarla.

Corse da uno specchio e, dopo tanto tempo si guardò...era così diversa!

Magra, sciupata, gli occhi, un tempo ridenti e brillanti erano quelli di una donna che ha visto da vicino la disperazione.

Si addolcì e lo specchio la riflesse già più bella.

Il corpo era filiforme, le sue belle curve sparite.

Avrebbe trovato la maniera di rendersi attraente. Quella era la sola salvezza, oppure si sarebbero trovati tutti, Ashley e sua moglie Melly, le sorelle buone solo a rimpiangere e lamentarsi, tutti su una strada a chiedere l'elemosina. non c'era scelta.

Certo suo padre e sua madre se fossero stati vivi, che dispiacere avrebbe dato loro! cacciò le lacrime indietro, a piangere erano già troppi e lei non poteva permetterselo.I suoi erano morti, riposavano in pace, non avrebbero visto e lei doveva guardare avanti.

Con un rapido gesto si avvolse in un tessuto di velluto, l'ultimo rimasto della madre e con ago e filo ne uscì un vestito che la fasciava e le dava un riverbero verde agli occhi.

Ashley la guardò andare via impotente e scandalizzato.

Attraversò Altanta, polverosa e in costruzione, piena di nordisti.

Sapeva dove trovarlo.

Rett Butler non poteva che essere in un bordello, quello o la galera erano gli unici posti dove poteva essere un uomo non d'onore, completamente privo d'ipocrisia.

Con il fiatone, schivando yankes sfacciati che le sbarravano di continuo la strada raggiunse il saloon(che in realtà assomigliava ad un famigliare pub londinese). entrò, col cuore in gola dalla paura, creando un silenzio innaturale attorno a se, tastando il pericolo negli sguardi lascivi che gli uomini le inviavano.

Alzò il capo e si diresse decisa verso il banco.

'é qui Rett Butler?'

Chiese autoritaria all'oste, cercando di fingere sicurezza.

'e chi lo cerca?' ghignò l'uomo

'le dica che sono Scarlett O'Ara'

' hei , bellezza, sola? ' si avvicinò un' uomo che puzzava di whisky (anche questo odore era molto famigliare )

'togliti dai piedi, straccione ' gli sibilò, disgustata e provando per lui un'odio crescente. Era per colpa dei vincitori, o di chi aveva voluto la guerra se lei era lì, in quel postaccio a umiliarsi a chieder aiuto ad un rinnegato per sfamare la sua famiglia.

L'oste salì i gradini in gran fretta, per timore di rogne, e proprio mentre il tipaccio allungava la mano sudicia verso il suo braccio, udì la voce tonante di Rett da in cima le scale.

'Scarlett, qual buon vento ti porta in questi allegri luoghi di mondo ?'

Scarlett si sentì invadere da sollievo e dispetto allo stesso tempo.

'Rett!'salì le scale velocemente nonostante la fame e la paura le stesse togliendo tutte le forze.

La guardò con i suoi occhi neri, sornioni.

'ho tanto bisogno di parlarti!'

'ma certo...ti rendi conto di dove sei, vero? che direbbe il tuo amato Ashley se ti vedesse in un bord ..'

'Oh!' gridò esasperata! 'non mi parlare di lui! a casa si muore di fame e non muove un dito per aiutarmi. è capace solo di rimpiangere il passato, parlare di dignità e coscienza e gravare sulle mie spalle con la sua mogliettina'

Rett le afferrò le mani

'Bella e sempre selvaggia! ma non lo amavi alla follia?'

la guidò in una stanza, chiuse la porta a chiave e Scarlett degluttì , sentendosi in trappola dentro quella camera lussuosa ed equivoca,'la camera di un bordello!!'pensò spaventata ma eccitata 'se mi vedesse mia madre..che dolore avrebbe..no, ci penserò dopo, ora non posso '

'Rett, un tempo mi dicesti che..'si fece forza, nonostante sentiva la gola di cartavetro e il sudore sulle tempie

'si?' sorrideva ironico

'che, che ti piacevo.'

'e allora?'

'Rett..'

'vai avanti, so come mi chiamo 'il suo sguardo si indurì

'si, beh, ecco...ho bisogno di soldi, per la piantagione.'disse tutto d'un fiato, e le sembrò d'essersi tolta un enorme peso. Lo osservò ansiosa, il suo sguardo era imperscrutabile.

'mi hai preso per una banca?'ma negli occhi tremolava un sorriso.

'no,no, senti..lo so che è da sfacciata ma non ho via di scampo: mi vuoi?'

una bella

risata cristallina le gelò il sangue nelle vene.

'cara mia...fammi capire, vorresti diventare la mia amante in un bordello?'

'non m'interessa dove, ti prego, io...'lo guardò e per la prima volta le sembrò di capirlo e capire se stessa.

provò un lungo, intenso brivido dalla testa ai piedi,e si perse in quegli occhi neri che sapevano essere tanto crudeli e tanto pieni

di comprensione.

'io non ho mai amato Ahsley, era solo un sogno da ragazzina che la guerra e la realtà si sono portati via..io' prese forza, socchiuse gli occhi da gatta che brillarono come nei suoi giorni migliori

'io amo te' e si sentì leggera e persino provò la voglia di ridere che da tanto non aveva.

'sempre la solita scaltra 'Rett, con suo orrore le lasciò le mani e si avviò alla porta.

lo stava perdendo! 'aspetta!' lo raggiunse, si piazzò davanti alla porta per non farlo uscire, ma lui la scansò.

'ti presterò i soldi, ma non voglio portarmi a letto una povera donna affamata, ci vedremo quando ti sarai ristabilita' sfilò dal portafogli un mazzo di denaro e glielo

piazzò in mano.le afferrò il mento, la fissò per qualche istante negli occhi come per leggerle la mente, e la lasciò, come sconfitto da qualcosa di più forte di lui.

Scarlett si trovò tremante di umiliazione, sorpresa e amore.

Non lo seguì. Poteva capirlo. Strinse i soldi nel pugno e fuggì via, nella polvere del suo destino, tra gli amori sconfitti e quelli che sarebbero risorti..ma lo amava, quanto lo amava..

Una pioggerella fitta scendeva sul suo viso...le nebbie si diradarono e il mare, il cielo erano più scuri.

stupì di non sentire la polvere, ma la pioggia.

indolenzita per il sonno fatto si tirò a sedere sulla sabbia umida..era lei, Scarlett, ma del 2009, non del 1861..cosa le era girato per la mente? cercava ispirazioni tragicomiche e sognava un classico dove l'eroina portava il suo stesso nome ma era tanto più antica...eppure...non era poi così antica.

Forse era più moderna di tante sue coetanee ipocrite e finte benpensanti..

E Rett! quello sguardo le aveva messo un formicolio nelle vene, come si era sentita bella davanti a lui.

Si stirò

, e a passi lenti, viaggiò con i piedi e

con la mente attraverso quelle colline brulle intrise di acqua

finchè non si trovò davanti ad un casolare. Il

pastore era seduto su una pietra con berretto di traverso, uno sguardo scuro,dolce

e ironico. si osservarono a lungo, sapevano già perchè erano lì, ad osservarsi e sapevano senza dirsi niente dove la natura li voleva portare.

'Hi, conosci Rett ?' le chiese in scozzese stretto

lui non sembrò stupito, scosse la testa e semplicemente sorrise

'no, sorry'

meglio così..si sedette sulla pietra vicino a lui si guardarono e cominciarono a ridere senza fermarsi più.

intanto la pioggerella bagnava e alimentava i prati molli d'acqua con l'insistenza di un'altra primavera.

 

 

 
 
 

Liquore Chartreuse 2parte

Post n°8 pubblicato il 09 Febbraio 2009 da Lindaluna

Si fermò e sperò che la zia la avesse seguita ma tutto era silenzio, solo un leggero venticello muoveva le foglie del leccio e qualche uccello notturno col suo richiamo sembrava salutarla o ammonirla.


Era quasi arrivata, i suoi passi erano veloci e sicuri sul selciato pietroso, il lume diffondeva un alone dorato su arbusti e sassi.


La radura la accolse esattamente come la ricordava e le piante aromatiche di cui era cosparsa diffondevano un profumo stimolante nella notte.


Sorrise, felice.Era giunta! Si chinò ad annusare ogni arbusto ne toccò le foglie, riconobbe il sambuco con le sue bacche a grappolo, il biancospino, l’erba cedrina che diffondeva un aroma spiritoso e l’erba luisa, che lei adorava.


Staccò un rametto di finocchio per prenderne i semi, riconobbe i fiori ad ombrello dell’anice e ne staccò con cautela qualcuno, tenendoli in mano come un delizioso e profumato mazzetto.


Per raggiungere l’angelica, ombrellifera si spinse in un sentiero stretto ma si bloccò di colpo.


Aveva udito un fruscio, qualcosa.


Pensò ad un animale e la paura le pulsò nelle tempie, si ritrovò a tremare completamente.


Poi intuì uno spiazzo e accelerò il passò per allontanarsi e si fermò davanti ad un ombra allungata sull’erba.


Era un uomo,  disteso con le braccia incrociate dietro alla nuca e osservava la luna  a metà che brillava in cielo.


Abbassò il grado di luce del lume dalla paura di essere vista, ma troppo tardi, lui lentamente girò il viso verso di lei, e si levò sui gomiti, sorpreso.


Giulia si sentì venir meno.


Un po’ per la paura, un po’ per quello che il viso di lui le aveva trasmesso.


Aveva labbra  sensuali e occhi molto scuri, i capelli lunghi sciolti sulle spalle ampie.


‘Sto sognando o sei vera?’ chiese il ragazzo, studiandola tutta, per quanto il lume gli concedesse.


‘mi chiedevo la stessa cosa’ sussurrò lei avvicinandolo.


La paura era completamente scomparsa, l’aveva sostituita un’eccitazione, un senso di attrazione che la fece sedere vicino a lui.


Era una situazione paradossale , ma sembrava in realtà la più naturale mai vissuta.


Appese il lume ad un ramo basso , si osservarono in viso per qualche lunghissimo istante, in silenzio.


I tratti di lui erano illuminati da una luce dorata, la sua bocca increspata in un sorriso incredulo;  Giulia sentì un fluido bollente attraversare  ogni cm del suo corpo, la voglia di toccarlo diventò irresistibile.


Le loro bocche s’avvicinarono, la ragazza sentì le labbra di lui, il suo fiato di tabacco che entrava in lei, la sua lingua che lentamente le percorreva le labbra e s’incrociava alla sua.


Si sentì bruciare le vene mentre lui le accarezzò la nuca fra i capelli  con le sue grandi mani, si arrese ad un calore che la scaldava tutta e la rendeva languida.


‘fammi quello che vuoi’, avrebbe detto se solo fosse riuscita a parlare.


Il ragazzo percepì quest’abbandono, la fece sdraiare dolcemente sull’erba, la percorse  con lente carezze, esasperanti che la bruciavano sempre di più, si soffermò sui seni e mentre li prendeva fra le meni lo sentì respirare forte.


Giulia si contorse sull’erba priva di controllo; intravedeva il suo viso e le sembrava bellissimo, ma soprattutto voleva che le mani la raggiungessero là, dove sentiva un lento  calore liquido irresistibile.


La percorse ancora, per farla impazzire, le sollevò la t-shirt e le osservò rapito i seni spuntare liberi e fieri.


Si chinò su di lei per prendere un capezzolo grande fra i denti, lo baciò, lo leccò e poi lo mordicchiò finchè la ragazza ansimò esasperata, gli afferrò la mano intenta ad accarezzare l’altro seno e  se la premette contro il ruvido e stretto cavallo dei jeans.


‘Cosa sto facendo?’ si chiese Giulia in un barlume di lucidità.


Nella mente udì una risatella famigliare.’ti stai divertendo un po’, finalmente , sciocchina!’.


La ragazza sorrise ma lui non se ne accorse; le aveva slacciato i jeans e con una mano le accarezzava il pube attraverso gli slip di cotone bagnati mentre le succhiava un capezzolo.


Giulia lo attirò su di sé.


Lo sentì pesante e sentì  la sua durezza sugli slip.Non  ne poteva più.


Slacciò i bottoni che sentì sotto le dita sottili  e tirò fuori il  pene, bollente e duro come pietra.


‘Ti voglio, ti voglio..’la sua voce uscì in un sussurro e lui non si fece pregare.Si sollevò a guardarla per un attimo: capelli scuri spettinati sull’erba e labbra di fuoco dischiuse, occhi come la pece lo stavano incenerendo, seni tondi che si sollevavano nell’ansimare: era bellissima.


Entrò in lei come se fosse ciò che da sempre aveva desiderato.


La ragazza lo accolse come un assetato accoglie un bicchiere di acqua fresca.


Lo circondò con tutta se stessa, lui prese a muoversi in lei ed ogni movimento era un onda di piacere che li trasportava dove solo loro potevano volare, dove vorticavano immagini di alberi dai rami tesi nella notte, mille spicchi di luna danzavano su  loro e capelli lunghi scuri solleticavano le loro guance…ruscelli e cascate di acqua sorgiva e poi fuoco di danzanti falò…e musiche sconosciute all’orecchio umano e dolci cantilene di maliziose risate.


Danzarono la loro danza e si sentirono esplodere in un piacere di mille stelle e scintille nelle vene.


Si trovarono avvinghiati e bagnati di sudore dopo un tempo indefinito.


Lui le accarezzò a lungo le tempie  e quando si osservarono negli occhi esplosero in una confortante risata.


‘Mai provato nulla di simile’ dichiarò lei scuotendo la testa.


‘Posso dire lo stesso. Mi chiamo Roberto’


‘Giulia’ e rise ancora ‘questa è la prima volta che mi presento dopo!’


Si alzarono lentamente stiracchiandosi e rivestendosi.


Il lume s’era spento ma i loro occhi vedevano bene nel buio, e Giulia scorse l’ombrellifera che stava cercando proprio accanto a dove si erano sdraiati.


‘Zia!!’ esclamò al ragazza stupefatta


‘scusa?’


‘no, non parlo con te.’


‘ah, capisco…e con chi, se mi è lecito chiedere?’


‘no è che….stavo cercando l’Angelica per un liquore..’


‘di notte?’


‘si lo so che è strano ma conosco la posizione delle piante, insomma è una storia lunga!’Giulia si chinò sulla pianta, ne estrasse la radice e la pulì dalla terra; raccolse l’anice e il finocchio  sparpagliato sull’erba.


‘vieni’Lo prese per mano , lo guidò lungo il sentiero raccontandogli per sommi capi la storia che l’aveva condotta lì.


Roberto si trovò rapito e d incuriosito e quando entrarono  nella cantina la pallida luce  illuminò i loro volti.


Giulia si accorse di aver fatto l’amore col più interessante ragazzo mai incontrato e lui con la più bella ed ammaliante streghetta mai conosciuta.


Si avvicinarono e si ritrovarono ancora avvinghiati.


Giulia posò le erbe sulla credenza lui la prese per i fianchi la sollevò e la fece sedere sul tavolo, le aprì le gambe  e premette contro i jeans.


Mentre si stava sciogliendo per la seconda volta la ragazza captò un a bottiglia di vetro scuro, sopra un piccolo carrello davanti a lei.


La  ridente etichetta rossa sembrava lampeggiare.


Balzò dal tavolo lasciandolo stupito.


‘Liquore Charteuse, 30 09 2004’lesse con un filo di voce.


‘Vuoi dire che …è lo stessa data di oggi, ma due anni fa’Sussurò lui.


‘si…sono  due anni che è a riposo ed è pronto per essere consumato’rispose Giulia frastornata.


Sollevò la bottiglia e cadde un biglietto spiegazzato, lo raccolse un po’ tremante e lo lesse.


‘Non è un filtro d’amore ma un ottimo digestivo.


I filtri non servono a chi sa liberare se stessa ed i propri impulsi d’amore da inutili catene.


Mi auguro che, soprattutto in questo campo, l’allieva superi la maestra!’.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

 
 
 

Una bottiglia di Chartreuse 1parte

Post n°7 pubblicato il 09 Febbraio 2009 da Lindaluna

Liquore Chartreuse

 


 


Era una fosca serata di fine settembre.


Giulia passeggiava sola nei carrugi lucidi e viscidi di pioggia in quel suggestivo ed unico borgo antico che è Triora.


Arroccata sulla cima d’un monte il paese sembrava volersi distaccare dalla vita sociale della costa e del primo entroterra .


A chi lo raggiungeva la prima volta sembrava dire:’E adesso? Che ti credi di fare? Cosa credevi di trovare?’Non era certo il posto adatto a chi cercava una vita sociale intensa di divertimenti o svaghi mondani.


Giulia l’aveva scoperta grazie a sua zia Lina, purtroppo morta da qualche anno, alla quale era stata incredibilmente affezionata .


La portava lì non appena finiva la scuola  e stavano solitamente un mese, un mese e mezzo in affitto in una casetta di due piani uno più angusto dell’altro , una di quelle strette e alte con i muri in pietra incastonate fra le altre.Vivevano  giorni di distacco dalla chiassosa estate della riviera, in un mondo tutto loro. In famiglia zia Lina era considerata un tipo ‘strano’ , con idee non comuni e abbastanza libertine, per questo la sorella, madre di Giulia non affidava volentieri la figlia  ma  la ragazzina la adorava e non sentiva ragioni.


Spesso si alzavano all’alba quando gli uccelli cantano indisturbati, e si incamminavano per sentieri e  nei boschi con un sacchetto di carta e un cesto per raccogliere le erbe, i fiori ancora bagnati di rugiada e le bacche variopinte di cui la donna conosceva ogni proprietà malefica o benefica.


Nella cantina della casa teneva vasi di vetro chiaro e scuro, ermetici e non, teneva filtri di carta e garze, piccole bottiglie in cui racchiudeva le sue preziose raccolte,in attesa che essiccassero e fossero pronte all’uso.


Faceva ottimi liquori con la salvia, le bacche d’alloro,l’ulivo e ciò che a lei si concedeva in natura.


Mescolava anche ottimi infusi curativi e spesso Giulia li assaporava un po’ per curiosità, un po’ per bisogno.


Talvolta la osservava in silenzio, mentre cuoceva sul fornelletto lo sciroppo di zucchero, era così bella. Aveva occhi neri e lunghi capelli scuri che, al contrario di lei, teneva spesso legati in una coda spettinata;un seno prepotente  tendeva il tessuto della maglietta scura e le gambe snelle si muovevano rapide sui sentieri scoscesi e pietrosi attorno al paese. Giulia la seguiva col fiatone e ne osservava l’armonia del passo, l’ondeggiare dei suoi fianchi..molte volte si era accorta che la zia suscitava interesse nel prossimo,soprattutto maschile; era impossibile non notare la sensualità innata dei movimenti e molte volte l’aveva invidiata in silenzio finchè una sera che la osservava con più attenzione Zia Lina la guardò e sorrise:’guarda Giulia che sei più bella tu di me!’.Da allora la ragazza si era accorta di possedere una bellezza molto simile, anche se, per ragioni d’età, più acerba e tutta da scoprire.


Un brutto giorno morì e Giulia seppe che era da tempo malata di cuore.Fu un colpo durissimo da superare, anche perché improvviso.


Capì che avrebbe dovuto ritagliarsi una parentesi di magia da sola.


Finì la scuola e si iscrisse a biologia, ma dovette battagliare a lungo con i genitori, persone completamente pratiche e poco inclini ai voli pindarici, per poter tornare a Triora.


Qualche lavoro saltuario le consentì di pagarsi il soggiorno , ma solo di una settimana , presso il suggestivo albergo del paese, La colomba d’oro.


Non poteva più permettersi la casetta in affitto, ma questo non la scoraggiò.


Passeggiava col libro sotto il braccio, doveva preparare  un esame , aveva studiato già parecchio ed era stanca di ripetersi le formule a memoria.


Nel silenzio udì il miagolare d’un gatto e lo scricchiolare d’una porta..


Sapeva che Triora era conosciuta per i processi alle streghe avvenuti alla vigilia del 1600… gliel’aveva spiegato anni fa la zia, e lei aveva avuto da allora la certezza che la portava lì proprio per respirare quell’atmosfera, forse era l’unico posto dove si sentiva a casa.


Giulia passò  come sempre , prima d’andare a cenare in albergo , davanti alla casetta di pietra.


Da allora era rimasta chiusa, le persiane erano sprangate e qualche listello minacciava di cadere, un lampione diffondeva una luce giallognola sui muri bagnati.


Spesso la osservava con un nodo in gola  sperando di vedere la porta di legno aprirsi, la zia uscire col cesto sottobraccio e udire la sua bella risata ’argentina’


‘Nipote! Cosa fai lì incantata? Prendi il cesto e seguimi!’.


Ma tutto era silenzio.


Giulia aveva uno spirito forte e non era incline alle malinconie: sentiva di averla vicino, sentiva qualcosa che talvolta la sfiorava e la faceva ridere, e sopratutto una voce che le suggeriva canticchiando di non spegnersi, di non fermarsi, di seguire i propri impulsi,per il bene di sé e di chi avrebbe incontrato.


Tutto ciò in lei era accolto come semi in un terreno fertile, per natura Giulia era sentimentalmente libera perché incapace di fedeltà.


Si stancava in fretta e le promesse d’amore eterno la facevano fuggire a gambe levate…amava le atmosfere insolite, i personaggi non comuni, chi riusciva a darle la sensazione di sfiorare la realtà e chi esaltava la sua sensualità senza cercare di sopprimerla.


Improvvisamente sentì un profumo insolito.


Era di anice trasportato da un venticello frizzante. Le ricordò all’istante un liquore che la zia faceva spesso…lo chartreuse.


Le venne un’idea fulminante.


Avrebbe provato a farlo.


Le serviva solo la ricetta e sarebbe riuscito perfettamente.


Mentre le balenò in mente quest’idea si rese conto, con un tuffo al cuore, che la ricetta poteva essere solo in cantina.


Quando la zia morì le era mancato il coraggio di scendere in quel mondo prezioso per paura di soffrire.


Aveva preso gli effetti personali ed era scappata lasciando ai proprietari il compito di sistemare il resto.


Senza pensarci due volte scese la scaletta infestata da erbacce che portava alla porticina ; era ancora chiusa dal fil di ferro.


Giulia si fermò, ascoltandosi, valutando le proprie emozioni.


Poteva farcela.


Inspirò profondamente, entrò e a tastoni sollevò l’interruttore generale che sapeva sulla destra.


La lampadina appesa con un filo al soffitto fece luce nella stanza così familiare.


Profumo misto di terra, fiori appassiti, pioggia e polvere.


Qualcuno aveva riordinato sommariamente.


La zia era abbastanza disordinata, adesso il tavolo e il ripiano della credenza era sgomberi, tutti i vasetti erano chiusi oltre i vetri della credenza.


I liquori pronti erano spariti.


‘spero che li bevano alla nostra salute!’ pensò.


Con l’indice accarezzò e toccò i flaconi.


‘cara mia zietta….’ Una lacrima scivolò sulla polvere del tavolone di legno.


Ebbe la sensazione che la zia le mollasse uno scapaccione sulla nuca : ‘Perché piangi, frignona! Datti da fare invece che spargere lacrime.’


‘E cosa devo fare?’


‘Ma   come!sei entrata qui, commettendo,tra l’altro un reato, per piangermi? Io sto bene! Tu piuttosto, ti annoi vero?’sospirò..’e povera Giulia ti capisco! Mia sorella è una lagna e la gente che hai attorno, mamma mia, che impiastro…nessuno che se la sa godere la vita! Tutti preoccupati di nulla e corrono e guadagnano e si sparlano dietro perché c’è troppa invidia’la zia si stiracchiò, si accarezzò voluttuosamente i fianchi e si passò la lingua sulle labbra.


Era più bella che mai.Giulia si rese conto di quanto doveva essere stata amata e desiderata.


Le lunghe dita tamburellarono sul tavolone di legno.


‘Volevo la  ricetta dello Chartreuse…’balbettò la ragazza un poco in soggezione.


‘Ah….si, è un ottimo digestivo lo facevano i frati Certosini dell’abbazia della ‘Grande Chartreuse’ a Grenoble.Buona fortuna, cara.’


‘ma no!’Giulia sussultò ‘non so la ricetta a memoria’


‘Uff…la zia sbuffò con affetto’cercala, amore mio..’


e piano piano svanì.


Giulia si guardò attorno costernata..non sapeva se aveva sognato o no, ma non se lo chiese troppo; non era tipo molto razionale, o almeno non lo era quando percepiva che la  razionalità non sarebbe servita.


Andò dritta verso la credenza e si vide riflessa nei vetri polverosi e si accorse di non essere mai stata tanto bella.


Aveva i capelli sciolti e un po’ spettinati , negli occhi scuri una luce nuova, di decisione, di potere e magia.


Il suo corpo era sbocciato e il suo seno, sebbene non prorompente come quello della zia si lasciava intuire da sotto la t- shirt .


Sorrise soddisfatta a se stessa e aprì il cassetto della credenzina.


Il foglio spiegazzato della ricetta danzava biricchino davanti ai suoi occhi,seminascosto da cianfrusaglie e attrezzi.


Sentì una risatina alle spalle, la zia era seduta al tavolo.


‘Bimba bella, la senti che arietta frizzante c’è stasera?perché non vai a cercare gli ingredienti, la fuori?


Giulia spalancò gli occhi’adesso?ma è tutto buio, non si vede nulla!!’


La zia sospirò ancora’vuoi andare già a nanna? Credo sia presto per dormire.E poi non mi dicevi che ti piace la notte, il buio, la luna?Ecco.Lì c’è un lume ad olio, Non mi dire che devi studiare ancora tutte queste assurdità’passò l’indice e con l’unghia graffiò languida la copertina del libro ‘Vai bella…vedrai che ti farà bene!’


E svanì.


Giulia pensò un poco al da farsi, poi decise che sarebbe stata un’avventura diversa. Afferrò il lume, si accertò che funzionasse, lo accese , e con la ricetta nei jeans aderenti lasciò il libro sul tavolo’lo prenderò dopo’ salutò la zia anche se la stanza le rispose con un irridente silenzio,uscì


‘devo essere impazzita’ pensava mentre tentava di farsi strada sul sentiero che conosceva bene, ma che il buio rendeva ancora più aspro e scosceso.


La ricetta elencava:


500g di alcool, e lo aveva in cantina.


500g di zucchero semolato


1g di radice di angelica, e qui le cose si complicavano


un pizzico di zafferano, il cui barattolo era nella credenza


10 semi di finocchio, abb. Semplice


1g di semi d’anice


e acqua….


Ricordava bene dove la zia seminava le sue piante, era una radura alla fine del sentiero, sperò soltanto che qualche pianta avesse resistito.


Oltrepassò il grande leccio sotto il quale facevano merenda, ebbe un attimo di paura quando si rese conto di essersi inoltrata parecchio nel bosco.

 
 
 

Eccomi giunta...

Post n°1 pubblicato il 05 Marzo 2008 da Lindaluna

Tu che Mi leggi, sappi ke sono di un paese di mare, ke amo la poesia e il lato oscuro di me stessa e di te...
nessuno di noi è banale
siamo anime di sangue che pulsa caldo e ognuno di noi è mondo.

 
 
 

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