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« La biometriaSadia Abdullah »

Il Nichilista Vasco Rossi

Post n°287 pubblicato il 28 Agosto 2012 da BROWSERIK
 

postato da Vasco Rossi

Il nichilismo è alle porte: da dove ci viene costui, il più inquietante tra tutti gli ospiti?

F. Nietzsche

Non vedo rimedi all'attuale disagio giovanile. I giovani, anche se spesso non lo sanno, stanno male. E non per ragioni esistenziali, ma per ragioni culturali. I rimedi in circolazione non sono all’altezza del disagio giovanile. Con rimedi intendo dire le cure psicoterapiche o le attenzioni per questi giovani che nessuno riesce più a interpretare: i genitori non li comprendono, la scuola non sa più cosa fare, e probabilmente li riescono a interpretare solo gli operatori di mercato, che li conoscono meglio di quanto non li conoscano il loro genitori e i loro professori. Il disagio giovanile oggi non è psicologico ma culturale: sono in preda al nichilismo, cioè non hanno più riferimenti, se non quelli effimeri, falsi e mistificatori degli spot pubblicitari.

Sono travolti dalla svalutazione di ogni valore, vivendo in una società in cui il denaro è l’unico produttore simbolico di valori. Senza più alcun orientamento, nell’angoscia di un’assenza di futuro, o di un futuro che da promessa - come è sempre stato normale che fosse percepito – si è trasformato oggi addirittura in minaccia (grazie anche allo svuotamento del significato e al tradimento dello scopo essenziale del lavoro che è ormai è diventato cronicamente precario, mentre storicamente fu istituito proprio per affrancare l’individuo dalla precarietà della vita), i giovani si raccolgono nell’assoluto presente, cercano di vivere al limite dell’esuberanza e dell’espansività, che sono i tratti della giovinezza, ma esclusivamente nel presente, in una depressione e in un’angoscia esistenziale profonde ma non del tutto consapevoli, alle quali cercano invano un rimedio attraverso l’attitudine a ridere della sofferenza altrui e della vita in generale, attraverso un divertimento continuo che sia “da sballo”, ovvero insensato e in grado di farli deresponsabilizzare, dimenticare, perdere, annullare.

C’è nei giovani una sorta di analfabetismo emotivo, non conoscono i sentimenti, che non sanno gestire e neppure nominare. Figuriamoci gestire. Hanno la libertà di espressione ma non sanno propriamente cosa dire. Nella loro disperazione, la droga sembra loro l'unica soluzione, perché da sollievo e (purtroppo) toglie dal mondo, da un mondo che non gli appartiene, per cui al giorno preferiscono la notte e alla lucidità della mente preferiscono l’obnubilamento dei pensieri: qualcosa, insomma, che li anestetizzi nei confronti della vita, che a loro parte, in molti aspetti, insopportabile. Allora io penso ad una soluzione più interessante: perché questi giovani non li si fa incuriosire delle loro capacità, abilità, virtù e creatività?

Ecco, forse questi si potrebbero appassionare di sé, innamorare di sé e delle proprie capacità, trovando il gusto di vederle fiorire, e potrebbero così imparare quella che per i greci era la grande meta dell'esistenza umana, ovvero l'arte del vivere, allora la loro espansività potrebbe trovare l'espressione. E questa espressione va cercata proprio nel linguaggio giovanile, nelle canzoni che ascoltano, nei film che vedono, nei siti di Internet che visitano..."

UMBERTO GALIMBERTI*

sdc

* Umberto Galimberti è filosofo, psicologo, scrittore e professore di Filosofia della Storia e di Psicologia Dinamica all’Università di Venezia. Questi pensieri sono tratti da alcune sue riflessioni sul nichilismo attuale e sulle problematiche dei giovani, affrontate più specificatamente in molte sue opere, tra le quali vogliamo ricordarne almeno una: “L’OSPITE INQUIETANTE”, Feltrinelli, 2007

 
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