Creato da pacilli.s3901 il 31/05/2013
 

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Filosofia della medicina. La natura delle spiegazioni biomediche e la logica del ragionamento diagnostico

Post n°1 pubblicato il 31 Maggio 2013 da pacilli.s3901

In un famoso articolo, Kenneth Schaffner (1986) ha inquadrato complessivamente l'epistemologia della medicina rielaborando la nozione della « medicina come scienza dei particolari» e riconoscendo l'origine di questa condizione nel fatto che fra le entità di cui si occupa prevalgono rapporti di analogia (simili, simillimum) piuttosto che di identità.
Tale riconoscimento ha rappresentato, negli ultimi anni, la base della mia ricerca terapeutica, fondata sulla condivisibilità delle azioni trofiche dei medicinali allopatici, dei preparati omotossicologici, dei fitoterapici, e comunque delle preparazioni galeniche, nel rispetto di una rigorosa analogia dei simtomi.
Indagini empiriche, volte a catturare e modellizzare la logica del ragionamento diagnostico, si sono ispirate alla tesi, ricavata da modelli costruttivisti emersi in ambito psicopedagogico, che il ragionamento diagnostico costituirebbe un complesso di strategie di classificazione euristica dei dati riguardanti un paziente, che il medico cerca di far corrispondere a una specifica categoria diagnostica (Clancey 1988). In tal senso, il medico non si richiamerebbe tanto alle conoscenze di base, sarebbero i « novizi» a fare uso delle conoscenze di base, mentre gli esperti nel fare una diagnosi si farebbero guidare da esemplari e analogie, sviluppando una perizia che col tempo dipende sempre meno dalla comprensione dei meccanismi fisiologici (Patel, Arocha e Kaufman 1994).

Nel contesto delle riflessioni epistemologiche sulle caratteristiche del ragionamento clinico è emersa la tesi che i giudizi medici sono borderline, e le malattie nonché le loro terapie non dovrebbero essere associate alla loro definizione e applicazione in termini di condizioni necessarie e sufficienti, ma piuttosto considerate concetti basati su somiglianze di famiglia, nel senso di Wittgenstein (Minogue 1982) .

Significativamente, Geoffrey Norman (2000) ha svolto una riflessione sull'epistemologia del ragionamento clinico in cui sottolinea proprio come gli studi filosofici, psicologici e neuroscientifici delle strategie di categorizzazione stiano convergendo sul fatto che queste dipendono dal contesto, ovvero che se «le capacità di identificare regolarità risulta innata, queste abilità rispondono direttamente all'ambiente», per cui le categorizzazioni concettuali di cui si servono i medici nella loro pratica sono fortemente individualizzate.
Insomma, il ragionamento clinico funziona in modo diverso dai processi algoritmici implementati nel computer, e nel raccogliere e selezionare i dati da inserire nei sistemi decisionali computerizzati intervengono strategie cognitive che interpretano
i dati stessi.

 
 
 
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