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difesa dell'immagine e riqualificazione di Miramare a sud di Rimini

 

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BERLINI SCRIVE A MAURO DOPO L'INCONTRO CON PANCIROLI-COOP7

Post n°77 pubblicato il 27 Ottobre 2010 da prezziarimini
 

Caro Mauro,

è opportuno un mio intervento diretto. Mi scuso se sarò non breve.

Ho partecipato, invitato, all’incontro del circolo con l’Ing. Panciroli, Presidente di Rimini Terme, sullo stato del progetto “Città del benessere”

Mi ero ripromesso, dato che l’argomento, da miramarese, mi sta particolarmente a cuore, di starmene ad ascoltare le ragioni dei ritardi e dei mutamenti di indirizzo dell’intervento. Ma si sa, può succedere che non si condivide quello che si sente, e si interviene, ma l’esporre la mia opinione non ha incontrato approvazione dell’Ing. Panciroli che si aspetta dai miramaresi solo ringraziamenti (l’ho ha detto seriamente).

Intervenendo assieme a Renato Nanni, anche lui invitato, abbiamo premesso e convenuto le ragioni dell’imprenditore che ha necessità di investire al meglio le risorse dei suoi azionisti ricavandone il massimo del profitto. Rivolgendoci più agli altri amici presenti che all’Ingegnere lamentavamo l’atteggiamento dell’Amm/ne nella considerazione che la transazione riguardante la novarese non può essere valutata come semplice operazione commerciale tra due soggetti privati, per la ragione che coinvolge un territorio, la sua storia, la sua gente, cioè noi.

E ciò è vero al punto che il “piano industriale migliorativo per il polo del benessere e della salute”, alla base dell’assegnazione del bando, ha previsto una serie di vincoli che se non ottemperati porterebbero all’attivazione di una penale fino a 9 milioni di euro in valore proporzionato alle inadempienze:

-contributo alla riqualificazione complessiva dell’area territoriale;

-contributo alla destagionalizzazione del turismo riminese;

-prospettive di recupero di segmenti esteri di domanda;

-creazione di posti di lavoro e formazione del personale.

Abbiamo anche aggiunto che il progetto originario, davvero accattivante e che anche noi conserviamo in copia, prevedeva la trasformazione della colonia novarese in hotel di lusso con 82 suites per i tre piani alti dell’attuale manufatto, una Spa per i più avanzati servizi medicali legati al benessere ed al recupero psico-fisico ai due piani inferiori, parcheggi interrati fronte e retro della colonia, trasferimento dei trattamenti termali nei 5.000 mq. concessi a monte dell’hotel in parte interrati con camminamenti e piscine in superficie, recupero ed ampliamento delle attuali terme in servizi a disposizione anche degli esterni. Su questa base, con l’accordo di programma si è guadagnata l’approvazione di consiglio circoscrizionale, consiglio comunale, consiglio provinciale (a tutti i quali ci siamo fatti carico di assistere) per un intervento economico stimato in 50 milioni di euro e per un obiettivo dichiarato di portare sul territorio in breve tempo 50.000 presenze annue destagionalizzate e con capacità di spesa elevata.

Il respiro di questo progetto ha per un momento fatto sognare ai residenti della zona sud di Rimini il recupero di futuro a favore delle tante famiglie impegnate nelle attività economiche presenti sul territorio, anche alla luce delle affermazioni a tutti i livelli dell’Amm/ne che attribuiva al progetto il significato di terza gamba dello sviluppo cittadino, al pari del fieristico a nord e del congressuale al centro, confortandoci nella speranza di una maggiore attenzione relativamente ai possibili interventi di supporto per rendere più appetibile la nostra zona a questo nuovo flusso turistico, e da qui è partito il nostro impegno per favorire la riqualificazione del lungomare Spadazzi come area pedonale di collegamento a questa prossima struttura.

Ma un interrogativo subito è stato incombente: la realizzazione della città del benessere prevedeva l’interruzione della litoranea (che non è un lungomare) per i 130 metri di fronte alla novarese, in coerenza con il piano strategico (realmente definito molto più tardi) che da qui al 2027 prevederà la pedonalizzazione di tutta l’area a mare di Rimini (non Riccione!).

Rimini-Riccione è ormai un unico comprensorio, il cui collegamento longitudinale non può essere ridotto alla via Roma che, attesa da 60 anni come supporto alla viabilità, in alcuni tratti presenta una carreggiata di 7 metri per due corsie (il solo stop dell’autobus interromperebbe il flusso viario). In questo senso non ha trovato alcun ascolto la nostra proposta di una bretella parallela ed adiacente alla ferrovia od un sottovia (per i 130 metri) come quello ipotizzato da Futurismo poco più a sud sulla stessa litoranea. Altra incongruenza derivante dalla eventuale interruzione della strada evidenziata da subito: i moderni bus turistici a due piani non possono transitare sottovia Cavalieri di V.V. e la penetrazione a mare da sud su Miramare (70% del traffico terza età) che attualmente è garantita dal sottopasso delle Conchiglie, concorrerebbe ad intasare  in entrata ed in uscita il sottopasso di via Rapallo. Razionale, no?

Tutti possiamo concordare sulla pedonalizzazione, ma intanto un privato la realizza nel tratto di suo interesse valorizzando enormemente la sua proprietà e poi da qui al 2027 si interverrà sul restante fronte riminese. Fiduciosi, no?

Bene, sono passati già alcuni anni dal passaggio di quote a Rimini Terme. Nel frattempo la crisi economica ha di fatto fermato la realizzazione del progetto e quindi il rispetto degli obblighi derivanti dal piano industriale. Non solo, gli obiettivi sono mutati, investimenti importanti  già fatti hanno reso definitiva la collocazione dell’area trattamenti nella sede originaria, quella attuale, l’albergo per essere completato è in attesa di un gestore che garantisca con fideiussione anni di contribuzione, l’area di 5.000 mq. è nel limbo come utilizzazione.

Mi è permesso come miramarese di valutare tutto ciò con preoccupazione? Gli scheletri con cui abbiamo convissuto e con vergogna per 60 anni, ma che hanno preservato però quell’unica area verde a mare rimasta, possono essere a rischio di dare luogo ad un’ennesima speculazione? (che non è una parolaccia per un imprenditore).

Quando al commiato con l’Ing. Panciroli, abbiamo, forse provocatoriamente ma doverosamente da parte di semplici cittadini, chiesto se ad un’offerta  di 30 milioni a fronte di un esborso presunto a tutt’oggi di 19 milioni, l’imprenditore si sarebbe ritratto, l’Ingegnere si è adombrato e non poco.

E voi pensate che un altro investitore da fuori, superati i 10 anni definiti come limite, per il rispetto dei vincoli, dall’accordo di programma, si farebbe scrupoli nell’accentuare unicamente i suoi interessi ?

 

Maurizio Berlini            26 ottobre 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 
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