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MEGLIO IL GAS OGGI O IL TURISMO PER SEMPRE?

Post n°17 pubblicato il 04 Giugno 2006 da savin_s
 
Foto di savin_s

Avete ben presente la Val di Noto? Quella parte della Sicilia che, nelle vignette di Forattini, si trova vicino alla giugulare della testa della Trinacria- coccodrillo, con tanto di zanne e lacrime…

E’ la zona che vanta il maggior numero di siti, riconosciuti dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. E’ la zona del Nero d’Avola, i pomodori di Pachino e dove si coltivano una serie di prodotti che hanno riscosso e riscuotono il consenso di tutti i turisti che vengono a Noto e tornano anche per questo.

La Val di Noto è un vero e proprio paradiso incontaminato: natura e aria pulita, colline morbide tra le quali si adagiano i preziosi gioielli del barocco siciliano o delle aree archeologiche, eredità di greci e romani.

Però…C’è un però. Nel sottosuolo di questo ambiente naturale c’è petrolio. E la gente del posto lo sa da tantissimo tempo che c’è petrolio. E sappiamo che il petrolio è una risorsa non rinnovabile, preziosissima per un mondo, come il nostro, tecnologicamente in contrasto con i paradisi naturali.

Eppure, dopo aver  raccolto dati preoccupanti sull’aumento dei tumori nel triangolo industriale di Melilli-Priolo-Augusta, dopo aver costatato che il meraviglioso litorale di Augusta è andato perduto per sempre, proprio a causa delle attività legate all’industria petrolifera, dopo aver cambiato rotta politica e aver scelto per lo sviluppo di quest’ area della Sicilia la via del turismo, delle risorse rinnovabili, delle coltivazioni di pregio, della valorizzazione di tutto quello che, per grazia ricevuta, c’è e c’è solo qui e da nessun’ altra parte, nonostante tutto ciò la Regione Siciliana ha cambiato ancora una volta parere e ha concesso alla multinazionale texana Panther Resources Corporation il permesso di effettuare, proprio in questa zona, “prospezioni geologiche e geofisiche nonché perforazioni e trivellazioni esplorative per la ricerca di giacimenti sotterranei di idrocarburi liquidi e gassosi”. In cambio, la società riconosce alla Regione, un canone annuo e, in caso positivo delle ricerche, in caso di concessione, per la coltivazione degli idrocarburi -Che parola buffa!Gli idrocarburi di origine fossile, con tanto di produzione naturale di anidride carbonica, non si coltivano mica! Si estraggono con macchinari ingombranti ed inquinanti; si trasportano con oleodotti, le cui perdite infettano e distruggono i terreni sui quali passano, sconvolgendo, senza speranze di recupero, il paesaggio- la Panther  corrisponderà alla Regione il 7% in royalties e il 39 % in tasse.

Finchè ci sarà qualcosa da estrarre. Finchè resterà anche una sola goccia di petrolio o di metano. Poi, fra una ventina d’anni, i signori delle industrie se ne andranno, con i loro esperti e tutti i loro uomini. E ai siciliani cosa rimarrà?

Solo la devastazione di una delle zone più genuine dell’Isola

 
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