MARCA BUDAVARINon sono affatto un tipo interessante: è solo che parlo molto in fretta... |
THE WHO - BARGAIN
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BARICCO NON CI PROVARE
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L'Italia in Travaglio
Post n°16 pubblicato il 10 Agosto 2007 da ProfumoDiNebbia
Il nostro Paese, fra tanti primati più o meno lusinghieri, ne vanta uno singolare. La maggior parte dei suoi abitanti ha una particolare conformazione delle sinapsi, che sembra le renda idiosincratiche al cosiddetto Spirito Critico. Una divinità, pare, che trova scarso albergo presso i nostri altari, o scatole craniche che dir si voglia. Curioso come tale malformazione sia morfologicamente radicata e circoscritta nella Penisola, tanto che alcuni studiosi già suppongono un parallelo con l’anemia falciforme, pur trattandosi allo stadio attuale di sole ipotesi. Certo è che tale anomalia italica sia tanto diffusa quanto indiscriminata, al punto tale che diventa difficile isolarla per poterne studiare le caratteristiche, tanto colpisce trasversalmente. La si può solo dedurre da sintomi inequivocabili. Uno di questi, fra i più gravi, è il cosiddetto “manicheismo partigiano”. Tale sintomo, indicatore certo della presenza della patologia in analisi, non permette ai soggetti affetti di sollevare alcun dubbio sulla bontà, l’onestà, la correttezza e la veridicità di quanto fatto, detto o sostenuto da esponenti della parte politica che sostengono con il loro voto. Ne consegue che tutto ciò che quella parte fa per mezzo dei suoi esponenti, sia irrimediabilmente, ma potremmo dire naturalmente, giusta ed irreprensibile. Questo perché le sinapsi corrotte pare compiano un’equivalenza fra sé e la propria parte politica. Di conseguenza, anche un solo dubbio nei confronti di esponenti del proprio partito e del loro operato, secondo questa logica frutto di una mente ammorbata, andrebbe a ledere se stessi. Ed è quindi da evitare. Tale meccanismo è noto in psicologia col nome di “dissonanza cognitiva”. Concetto introdotto da Festinger, spiega come l’individuo tenda ad appianare le incongruenze e le minacce proprie della realtà, della propria persona e del proprio operato eliminando questo conflitto, vissuto come pericoloso. In questo caso, poiché sostengo il partito A, e quindi possiamo dire che in una certa misura io “sia” il partito A, posso credere anche ad una sola cosa che vada contro il mio partito, dunque contro me stesso? Potrei, se messo di fronte alla cruda realtà dei Fatti decidessi di sostenere il conflitto. Ma ecco che a questo punto, interviene in soccorso la patologia, che sostiene un’altra identità. Quella fra Fatti e opinioni. Che diventano la stessa cosa. Curiosamente, è un meccanismo univoco. Le opinioni diventano fatti, mai il contrario. Tant’è che questi ultimi tendono a diventare obsoleti e a scomparire. Niente più Fatti, solo opinioni. Le opinioni sostituiscono i Fatti, le opinioni diventano fatti, con l’indubbio vantaggio che ciascuno può abbracciare l’opinione che più preferisce. Vivendola però come un Fatto certo, quindi indiscutibile. Per uno strano capriccio statistico, tendenzialmente vengono scelte le opinioni che più e meglio si confanno alle idee che già abbiamo e sosteniamo. Verrebbe allora da chiedersi quale sia in origine la differenza fra un Fatto e un' opinione. C’è chi potrebbe sostenere che io sia un villano infantile, chi che stessi compiendo un innovativo esperimento per verificare che l’accelerazione terrestre di un grave in caduta libera corrisponda effettivamente a g= 9,81 m/s². In conforto alle rispettive opinioni, i primi potrebbero affermare come, compiuto il gesto, abbia fatto seguire l’affermazione: “accidenti alla maiala di to mà”. Che, tradotto per i non toscani, significa pressappoco: “possa qualcosa di estremamente spiacevole capitare nell’arco di un breve periodo, o meglio ancora in questo stesso istante, a tua madre. La quale, complici forse alcune letture inadeguate compiute nell’adolescenza, ha notoriamente fama di donna lasciva, fama che peraltro pare trovare un certo riscontro positivo. Mi sembrava quindi giunto il momento, data ormai la tua maggiore età, informarti in coscienza dell’origine dei proventi che contribuiscono al tuo sostentamento, nonché dell'anonimato che contraddistingue il tuo padre naturale”. C’è da dire che l’espressione toscana, pur elitaria, è caratterizzata da una maggiore stringatezza. Altri potrebbero obiettare, sostenendo come il Fatto che io abiti al quarto piano dimostri in maniera eloquente la bontà della loro ipotesi. Il quarto piano del mio stabile, come rilevato da periti di parte, si situa infatti a 11,58 metri dal suolo. Considerando che l’uomo coinvolto nell’esperimento, che si trovava a transitare sotto la mia finestra, al momento dell’impatto misurasse esattamente 1,77 metri, questo faceva di lui il soggetto ideale per l’esperimento, dal momento che si può facilmente verificare come 11,58 – 1,77= 9.81. Constatando come per le mie rilevazioni avessi solo una sveglia in ottone, sprovvista del computo dei decimi, questo era il solo modo per poter verificare la veridicità o meno dell’ipotesi. La frase era allora un significante scevro di significato, una sorta di “Eureka” moderno, e come tale va intesa. Ora, è chiaro che ciascuna delle due ipotesi abbia una sua dignità, che noi (io e il mio sosia) non ci metteremo in questa sede a sindacare. Ma è probabile, per quanto detto, che i figli di meretrici propendano per la prima opinione, mentre chi abita al quarto piano per la seconda. Lo stesso avviene per la politica, in Italia. Spesso, chi vota a sinistra crede che la destra sia il Male, che tutti i suoi princìpi, tutto ciò che faccia o dica sia sbagliato, mentre i rappresentanti della propria parte siano invece tutti, sempre, indistintamente onesti filantropi, forieri della Verità parmenidea. Chi vota a destra, pensa esattamente la stessa cosa, solo a parti invertite. Da cui il nome di manicheismo partigiano. E come prova della bontà del meccanismo perverso cui si aderisce, si portano a conforto non i Fatti, ma le opinioni divenuti fatti, ovvero i fatti corrispondenti in realtà ad opinioni di parte. Quindi di dubbia affidabilità. Fra i pochi soggetti immuni a questa patologia dilagante in Italia, ricordiamo Marco Travaglio. Di ispirazione dichiaratamente Montanelliana (leggi, uno di destra ma antiberlusconiano), Marco Travaglio in ogni suo intervento parla di tutti, indipendentemente dalla loro posizione o schieramento, citando Fatti, che a differenza di altri si è premurato di cercare e verificare. Una delle poche persone che quindi sa di cosa stia parlando nel momento in cui lo sta facendo. Perché il lavoro del giornalista si dovrebbe basare principalmente su Fatti, non su sole opinioni conformi alla dottrina editoriale. Forse dovremmo farlo, o in alternativa dovremo aspettare che gli studi su Marco Travaglio siano conclusi, che spieghino il perché della sua prodigiosa immunità al morbo, che venga sintetizzato un vaccino e ci venga infine somministrato per guarire. Sperando a quel punto non sia troppo tardi.
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