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AMORE, CONDIVISIONE E INSICUREZZE

Post n°14 pubblicato il 13 Novembre 2005 da luna_bionda2005

Strano il titolo di questo post, lo so….
Comincio ponendo a chi leggerà una semplice domanda:Amare, secondo voi, vuol dire condividere ogni cosa con il proprio partner?

Ecco quanto mi sono domandata  ieri sera, quando, nel corso della consueta telefonatina della buona notte, ho appreso che N. sta passando un brutto periodo tra le mura domestiche. La cosa mi ha lasciata di sasso perché, pur avendo un rapporto molto aperto e votato al dialogo, lui non mi ha mai accennato a questa situazione che, a quanto pare, interessa il suo rapporto con i  genitori già da diverso tempo.
Con me è sempre stato allegro e spensierato, al massimo un po’ stanco in certi periodi della settimana, ma non ha mai fatto menzione di un aspetto della sua vita decisamente non secondario e che ultimamente lo sta condizionando e rendendo piuttosto nervoso. Da quel poco che mi ha detto (e la voglia di parlarne non era molta) ci sono problemi di fondo che si trascinano in casa sua già da diverso tempo e che ultimamente, dopo un periodo di quiete, sono tornati prepotentemente a farsi sentire.

C’era una parte di me che captava in lui il bisogno di sfogarsi e raccontare queste situazioni e dall’altra una profonda chiusura che gli impediva di tirare fuori ciò che dentro gli faceva male. Ovviamente non l’ho sforzato. Metterlo alle strette mi sembrava una cosa del tutto fuori luogo e ho preferito semplicemente rendergli manifesta la mia disponibilità ad ascoltarlo (e se ne avrò le capacità anche a capirlo), convinta come sono che parlare con qualcuno delle situazioni che ci fanno soffrire non può che fare bene.
Aprire gli armadi e fare uscire gli scheletri ha una sicura funzione liberatoria per l’animo umano, catartica direi…
E poi, chi meglio di chi ti ama  può aiutarti a sostenere  il peso di certe questioni importanti? In fin dei conti l’amore non è “nel bene e nel male”?
Stare insieme a qualcuno quando tutto gli va a gonfie vele è bello ma davvero troppo facile. Al contrario, stare accanto ad una persona dimostrandosi pronti e disponibili anche quando le cose nella sua vita si complicano è un segno evidente di grande amore e dedizione e non può essere sottovalutato. Desidero dargli il mio appoggio ed il mio sostegno…che c’è di male in questo?

Vorrei mi rendesse più partecipe della sua vita e che dimostrasse coi fatti la fiducia che a parole dice di avere in me aprendomi davvero le porte del suo cuore e facendomi entrare senza paura. Non è di certo per una qualche forma di curiosità morbosa che mi interesso tanto ai fatti suoi, solo credo sia normale quando si prova qualcosa di molto intenso per qualcuno, voler condividere (reciprocamente) gli aspetti più importanti della vita, tra i quali il rapporto con la famiglia occupa, secondo me, un posto preminente.
Qualunque questione gli stia a cuore (e questa gli sta a cuore di sicuro) merita a parer mio di essere condivisa. Un parere, un’opinione da chi vive le cose dall’esterno, o semplicemente un consiglio o un commento possono essere di grande aiuto e conforto, specie se la situazione ci sta sfuggendo di mano.

La mia impressione al telefono è stata che lui mi volesse in qualche modo escludere da certe problematiche, forse per proteggermi o forse per evitare di affrontare anche con me quei discorsi che in qualche modo è obbligato ad affrontare ogni giorno con i suoi genitori e che lo stanno davvero logorando. Le sue valvole di sfogo per stemperare il nervosismo e la rabbia sono le serate spensierate con gli amici, la palestra, le uscite insieme…insomma tutti quei momenti e quelle circostanze in cui può evadere e dimenticare i problemi di casa, accantonandoli per un po’.
E’ solo che….vorrei capisse che con me può anche parlare di queste cose perché stare insieme vuol dire, infondo, dividere con l’altra persona anche i propri problemi. Almeno, io la penso così.
Certo ognuno ha i suoi tempi e forse ieri sera non era ancora il momento giusto per affrontare quest’argomento. Rispetterò il suo silenzio e finche non sarà lui a parlarmene spontaneamente non tirerò più fuori la questione.
Onestamente, però, dopo la sua telefonata e dopo le riflessioni che ne sono seguite, sono tante le cose che non riesco a smettere di domandarmi.
Voglio che mi parli di certe cose perché credo davvero di poterlo aiutare o perché voglio dimostrare a me stessa di saperlo fare? E’ come se in un certo senso volessi mettermi alla prova, dimostrare a lui (ma a me stessa soprattutto) di saper gestire situazioni così delicate, di essere efficiente, sicura, la donna giusta al momento giusto. Credo forse che mi amerebbe di più se lo aiutassi? Mi sentirei migliore se sapessi farlo davvero?

Ancora una volta, seppur in circostanze apparentemente “insospettabili”, emerge la mia insicurezza di fondo.
Nel mio cervello “bacato” è come se non parlandomi avesse implicitamente ammesso di non ritenermi “adatta” ad affrontare certi argomenti così delicati…oppure, ancora, è come se mi avesse (sempre implicitamente) messo a distanza di sicurezza dalla sua parte più debole e vulnerabile in questo momento, come se non si fidasse davvero di me al punto tale da mettere nero su bianco le cose che lo fanno soffrire davanti ai miei occhi.

Questi pensieri paranoici sono razionalmente del tutto infondati e questo lo so bene.
Non credo nemmeno ad una delle cose che ho appena scritto. Non credo che lui non si fidi di me, non credo che  voglia mantenere le distanze e non credo che non mi stimi abbastanza intelligente e sensibile per affrontare certi discorsi. Ne sono più che convinta.

Il punto però è un altro: perché, nonostante sappia che è così, il mio cuore non riesce a smettere di provare queste paure assurde e prive di qualsiasi fondamento? Perché ,anche se non vi è ragione di provare queste insicurezze, io le provo e basta?

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Commenti al Post:
lorycasper
lorycasper il 13/11/05 alle 22:08 via WEB
Fidarsi un po'.... Non sono io ad avere freddo... E' una persona a cui voglio bene... Tanto... Ma che non riesce a fidarsi di me... O forse non riesce a fidarsi di sè stessa... Ci sono persone che si chiudono a riccio attorno ai propri problemi...ne' conosco bene proprio una (stà scrivendo ora...) ..e che ne parlano solo quando conoscono la soluzione. Non parlare non è non fidarsi. E' voler non soffrire. Non portare il brutto dentro ciò che è solo bello. Fidare è un conto Affidarsi è il passo successivo. Lo.
(Rispondi)
vampiro_bianco
vampiro_bianco il 14/11/05 alle 11:49 via WEB
;o)..ciaooo
(Rispondi)
Aurora720
Aurora720 il 15/11/05 alle 09:36 via WEB
Ci sono anche persone che non ne parlano per non "scaricare" addosso a coloro a cui vogliono bene i propri problemi...per non farli star male...Lo so a volte ci arrabbiamo ed é inconcepibile questo atteggiamento (te lo dice una che sta meglio solo se riesce a sfogarsi...a raccontare) ma dovremmo ogni tanto indossare il cappotto di qualcun altro per capire...Complimenti per il blog mi piace molto. Baci
(Rispondi)
vanigliarancia
vanigliarancia il 15/11/05 alle 15:46 via WEB
A volte NON si dicono le cose e basta. Senza nessun motivo in particolare. Ci sono persone che sono abituate a condividere con amici, amori e parenti i loro problemi, alcuni che lo sono in parte, e altri che non lo sono affatto! ^_^
(Rispondi)
Ginx
Ginx il 16/11/05 alle 20:54 via WEB
credo che dipenda dal carattere di ognuno di noi...c'è chi è più aperto ed esterna con maggior facilità i propri pensieri e problemi mentre x altri che magari pensano di doversi risolvere da soli i problemi ci vuole più tempo x far partecipi gli altri...ognuno ha i propri tempi e sforzarli ad essere diversi non serve a niente! abbi pazienza e soprattutto se vuoi che si apra di più con te fagli sempre sentire la tua presenza ma senza pressarlo troppo o rischieresti di allontanarlo!
(Rispondi)
lorteyuw
lorteyuw il 24/03/09 alle 20:51 via WEB
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