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Post N° 8
Post n°8 pubblicato il 01 Settembre 2008 da ulissee01
Amate gli animali? Andate al canile e prendete il meno carino "Lo vorrei nero, con i calzini bianchi. La vorrei rossa con gli occhi verdi. Lo vorrei di razza e discendente di una famiglia nobile, altrimenti non mi piace". Vi piacerebbe essere venduti? Vi piacerebbe che i vostri figli lo fossero? E allora perché comprate animali? Tutto nasce da un errore di fondo: l’uomo che si considera padrone dell’intero universo.
L’uomo che può disporre di tutto a suo piacimento. E quindi anche delle piante, degli animali, degli altri uomini, potendo. Ma se il progresso raggiunto da una civiltà si misura anche nel rapporto con gli esseri viventi con cui si condivide uno spazio, non siamo proprio messi bene. Lasciamo, per questa volta, perdere il fatto che tutti i giorni li mangiamo. Sì, perché non mangiamo “carne”, mangiamo “animali”, esseri dotati di coscienza e, come qualcuno sostiene fermamente, anche di un’anima. Parliamo, oggi, di una scelta di vita: quella a fianco di un animale. (E non “di avere un animale al nostro fianco”, ma di essere noi al suo). Un animale è un essere vivente che viene al mondo. E in quel momento egli ha tutti gli stessi diritti di qualsiasi altra creatura, uomo compreso. Perché dunque essere schiavo? Perché essere considerato una cosa? Perché essere venduto? Dividere la propria vita con un divano, per esempio, è già diverso. Ma un animale non si compra: lo si incontra. Avete presente cosa succede quando due sguardi si incrociano e si riconoscono? Quel momento magico in cui due anime si sfiorano, capiscono di essere al posto giusto e al momento giusto, e non si lasciano più? Quel momento da solo rende qualsiasi vita meritevole di essere vissuta. È un incontro fra esseri viventi, fra anime. Anche se una cammina su quattro zampe e l’altra su due. “Io amo gli animali” non può essere solo uno slogan: deve essere una scelta di vita. Altrimenti non vale. E la vita, se la si rispetta, non si baratta con il vile denaro. E si combatte la vendita di esseri senzienti. Nei negozi di animali e negli allevamenti. Siano essi cani, gatti, mucche o galline. Perché è indifferente. A pensarci bene c’è una cosa che ci rende diversi dagli animali, sulla bilancia dei diritti e dei doveri, dal momento in cui veniamo al mondo. Noi siamo responsabili. Noi siamo i loro fratelli maggiori. Non padroni, non proprietari, ma solo responsabili. Gli animali ci guardano come noi guardiamo agli angeli. Ci guardano e si affidano senza chiedere niente, senza porre condizioni, senza ma né perché. Lo fanno e basta. Prendere coscienza di questo porta, giocoforza, a rifiutarsi di prendere parte a qualsiasi mercato possa essere condotto su di loro. Sulle loro anime e sui loro corpi. |
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