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« PRESENTAZIONEAll'origine dello spreco »

Il Primo Giorno

Post n°3 pubblicato il 18 Luglio 2005 da Nannim

 Sarà un viaggio lunghissimo, pieno di esitazioni e di soste, deviazioni e ritorni su passi già compiuti. Un viaggio senza una meta precisa, fatto soprattutto di tappe intermedie.
 Sarà un viaggio brevissimo, appena il tempo di partire e già si è arrivati. Partire è già arrivare da qualche parte.
 Il trucco, mi è stato detto, è non avere desideri. Il desiderio in se è un ostacolo alla propria realizzazione. Ma se io non desidero una cosa, cosa mi spingerà a darmi da fare per ottenerla? E se comunque la otterrò, cose me ne importerà più di averla ottenuta?
 Prima non c’era nulla, adesso c’è qualcosa. Non importa cosa. Essere è un fine di per se stesso. Camminare per il piacere di camminare. Guardare per il piacere di vedere. La vita nel suo iniziare è splendida. E’ il suo evolversi, a partire dal primo secondo di scorrimento del tempo, che guasta tutto.
 Niente esiste se non nel ricordo perché il presente non ha durata. Un vero peccato, il presente è così bello!
 Occorre allenamento per vivere, per affrontare il mondo. Ogni cosa va affrontata dopo averla ben ponderata. Ma non c’è tempo, si è sbattuti nella vita senza alcuna preparazione e niente ci avvisa mai su cosa esattamente stia per accadere. Il trionfo dell’improvvisazione.
 Siamo pronti, occorre fare solo il primo passo e poi tutto avrà inizio. Ma un primo passo non è concepibile perché è nel futuro, mentre noi siamo nel presente.
 Ecco, senza neanche accorgercene, siamo partiti. Solo a questo punto ci rendiamo conto che non eravamo affatto pronti, ma tornare indietro non è possibile. Un secondo o un secolo fa non cambia: il passato è immutabile da subito. Non resta malleabile neanche per un istante.
 Una macchina implacabile, l’universo. Siamo esattamente al suo centro eppure esso ci ignora completamente. Ogni punto è il suo centro e nessun punto ha un’importanza particolare. Se esistesse una periferia sarebbe importante.
 Ci sono relazioni tra le parti, relazioni importanti. Da qui posso andare lì ma non là. Non altrettanto facilmente, in ogni caso. Dovrò passare per un altro punto e chissà cosa mi riserverà quell’altro punto. Un intero universo di nuove relazioni da esplorare.
 Credevo che tutto fosse più semplice. Un pulcino all’interno di un uovo probabilmente pensa la stessa cosa, quando il guscio si è appena rotto.
 Agire di istinto, senza pensare. Pensando ci si creano un sacco di problemi. Se non si pensa li si subisce soltanto, i problemi. Chissà cos’è meglio.
 C’è una strada delimitata da due file di edifici. Ostacoli per la vista, cose da guardare. Indicatori di direzione. Di direzioni anzi: due, in avanti e indietro. Quale sia in avanti e quale indietro non è indicato.
 C’è una città fatta di strade, ciascuna circondata da file di edifici, alcune però attraversano giardini. I giardini, i prati, non hanno nulla che indichi direzioni specifiche. E’ questo il motivo per cui vi si sosta.
 Guardarsi intorno è importante, si può farlo camminando, ma allora le cose scorrono via e diventa difficile dar loro un secondo sguardo. Non sappiamo se esse sarebbero apparse, dopo un secondo sguardo, uguali a come ci erano apparse al primo.
 Ad un esame più accurato le case che delimitano la strada non appaiono più come due muraglie compatte, argini di un fiume che scorre. Sono piene di dettagli, vi si aprono vie traverse, sono fornite di portoni. Ah, i portoni! Chi avrebbe mai pensato che potessero esistere i portoni! Questi immobili cenni che invitano ad entrare.
 E’ così che scopriamo una cosa nuova: la tentazione di aderire all’ivito che i portoni ci fanno. Ma è impossibile fare una scelta. Non esistono due edifici uguali. Molti si somigliano come membri di una medesima famiglia però nessuno è esattamente uguale all’altro. E quasi tutti hanno almeno un portone, spesso più d’uno.
 Una realtà porosa si rivela allo sguardo, un’intero universo dalla natura completamente nuova. Una dicotomia tra interni ed esterno. Tanti interni per un solo esterno. Asimmetricamente.
 Non una natura immutabile, i colori cambiano con la luce. Sono nuvole che oscurano il sole e poi si scostano. Oppure è il sole che si scosta liberandosi delle nuvole. Ma alzare lo sguardo è una vertigine. Non sarebbero state sufficenti due dimensioni? E, se sono tre, non è che ce ne saranno altre?
 Il sole scende proprio in fondo al viale. Non è più necessario alzare lo sguardo per vederlo. So, mi è stato detto, che non è possibile guardarlo direttamente. Esso acceca chi lo guarda, temporaneamente o, se lo si fissa troppo a lungo, definitivamente. Però proietta ombre che si fanno sempre più lunghe. Le ombre sono interessanti.
 Ora che è molto basso, enorme nella prospettiva fornita dalla strada, si può guardare il sole quasi senza problemi. Solo poche macchie compaiono quando si sposta altrove lo sguardo. Il sole mi dice che l’universo è molto più grande di quanto lascerebbe pensare la città, che pure è senz’altro molto grande. Scale diverse.
 Per gli animali che agiscono d’istinto questo non ha alcuna importanza. O forse non è vero. Un piccolo uccello che saltella pochi passi davanti a me probabilmente sa usare il sole per orientarsi nel corso di lunghe migrazioni.
 E’ incredibile. Ora so una cosa nuova: in che direzione è l’oriente e, quindi, in che direzione sia l’occidente. Ogni direzione è esattamente nella direzione in cui deve essere. Potrebbe essere altrimenti?
 Il buio invita al sonno, il sonno è una piccola morte. Ogni risveglio una nuova, piccola, nascita. Sarà la stessa fatica tutte le volte? E’ necessario provare per accertarsene ma non ho sonno. Tutto è così nuovo, anche la notte. La prima notte.

 
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