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Parabola

Post n°27 pubblicato il 25 Luglio 2005 da Nannim

Un giorno un guerriero unno, in mezzo alla steppa, incontrò un tipo in toga bianca e si accinse a squartarlo per il lungo e per il largo. Il tipo gli disse:
“Ti consiglio di non farlo”
“E perché? – Chiese il barbaro-
“Perché sono Dio. – Gli rispose il tipo.
“Bene –Decise il barbaro dopo averci pensato un po’ su- Ti squarterò lo stesso. Se sei Dio non ti farò del male. In caso contrario mi sarò tolto la soddisfazione di aver eliminato un imbroglione.
“Sbaglieresti –Replicò Dio- Perché ti punirei egualmente, quello che conta è il gesto. Se tu alzi la spada su di me sarai maledetto. Anche se la tua spada non può farmi del male.
Il guerrierò rinfoderò la spada, convinto.Poi invitò Dio al suo bivacco e gli offrì il suo cibo: carne frollata ventiquattr’ore sotto la sella del cavallo e Kvass, una bevanda alcolica ricavata dal latte di giumenta fermentato. Dopo un paio d’ore Dio si sentì male, i suoi intestini presero a contorcersi per le coliche, il suo stomaco si rivoltò ma era troppo tardi, qualcosa di intollerabile gli era entrato nel sangue.
L’unno lo guardò con curiosità.
“Cosa ti succede, Dio? –Chiese.
“Mi hai avvelenato, barbaro? _Chiese a sua volta Dio.
“No. Hai mangiato quello che ho mangiato io e bevuto quello che ho bevuto io. Ti ho trattato come si tratta un fratello.
Dio sospirò. “ E’ vero. È proprio quello che hai fatto.
“Ma, un dio… -Chiese ancora l’unno- Non dovrebbe essere in grado di resistere ad un po’ di carne frolla e a qualche coppa di Kvass?
“Trova da solo la risposta –Gli disse l’altro- Ora sai qualcosa che gli altri tuoi simili non sanno.
Poi morì. L’unno si fece sacerdote e convertì molti dei suoi compagni. Divenne un uomo famoso e stimato. La sua parola era ascoltata all’interno ed al di fuori dell’orda. Ma non parlò mai a nessuno del suo incontro in mezzo alla steppa. Nemmeno quando, in punto di morte, si fece portare la sua ultima coppa di latte di giumenta fermentato.

 
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